Leggere la cronaca cervese in questi giorni, riporta indietro la memoria alla Milano Marittima fine anni 50, quando Aldo Spallicci infastidito dai primi grandi cambiamenti edilizi lasciò la sua villa sulla Rotonda Don Minzoni (dove oggi c’è il condominio Faraone) per trasferirsi fuori Milano Marittima in Cervia Pineta (zona Piazzale Donatello) nella Buscaròla. E quando, ancora, l’Ing. Uberto Santini “codice alla mano” (come ricorda tuttora la moglie Paola) evitò che al posto dell’ex Colonia del Fascio Mantovano sì innalzasse il terzo grattacielo di Milano Marittima, quello che oggi sappiamo si farà, e farà anche tanto discutere. Nonostante tutto quello che viene scritto oggi, spesso rovesciando i fatti, all’epoca in città la polemica fu rovente, coinvolgendo le più alte sfere politiche, fino a Roma. Chi volesse farsi un’idea del clima di quei giorni, può sfogliare alcuni numeri del quindicinale “La Gazzetta di Cervia” (da non confondersi col “Gazzettino di Cervia”), e vedrà che, dopo mezzo secolo, quegli articoli sono attualissimi. Già nel biennio 1957-1958, quando si edificò il Marinella, abbiamo articoli sulla cementificazione, bastano talvolta i titoli: “Il nuovo volto non si addice a Milano Marittima” titolava la Gazzetta di Cervia n.6 Agosto 1957. Nello stesso anno, nel n.7 la filippica continuava. Nel n.3 del 1958 vi è un’interessante articolo-intervista all’architetto Focaccia, che val la pena di leggere e memorizzare. Nel n.5 del 1958 c’è proprio un articolo di Spallicci, dove scrive “Gli italiani non hanno nessun amore per le piante”, poiché già allora si sacrificavano pini e piante per far posto al cemento. Intanto c’è anche questo da dirci: nel 2012, nel Centenario della Città Giardino, che è anche la città del Maggio in Fiore, da quando ha chiuso il negozio di Eliana Todoli in Viale Romagna, a Milano Marittima non c’è più un fioraio! Pare uno scherzo, ma è così. Tornando alla Gazzetta, nel n.13 del 1958 ancora Spallicci (e non solo) scrive al Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Interno perché a Milano Marittima sia tutelato “il rispetto della bellezza del paesaggio” dato che il turismo è si cosa importante per il posto ed ha le sue esigenze, ma “esigenze di un turismo che non dev’essere speculativo”. Parole e intenti profetici! Perché i turisti contano; ma contano anche i residenti. Sappiamo che, in altre cittadine turistiche d’élite, come Forte dei Marmi, i sindaci hanno legiferato proprio per favorire in primis i residenti storici, e frenare la loro “fuga” dal Forte per motivi analoghi che spesso sentiamo anche a Milano Marittima (vedi “La Stampa” del 22.08.2010). Recentemente, a Desenzano sul Garda, si è assistito a una vicenda simile alla nostra. Il quotidiano “La Repubblica” del 03.09.2011 dedicava già dalla prima pagina un grande articolo alla situazione “Giù le mani dalla spiaggia, la rivolta di Desenzano nel nome dei Feltrinelli, tutti contro il progetto che cementifica lo storico lungolago”. Noi potremmo titolare “Giù le mani dal Canalino, tutti contro il progetto che cementifica il Canalino nel nome di Palanti”. Qualcuno potrebbe dire: ma allora a Milano Marittima non avrebbero più dovuto costruire dopo le villette dei milanesi? Intanto, le villette dei milanesi sarebbero dovute essere molte di più di quelle poi edificate effettivamente, e questo fa capire che il problema non è poi tanto il cemento in sé, ma il modo in cui è impiegato e soprattutto la quantità. Nessuno pensa che Milano Marittima dovesse rimanere una specie di villaggio dei Puffi con le poche casine nel bosco incantato dove al massimo incontrare Biancaneve, i Sette Nani e Bambi, ma come in tutte le cose c’è modo e modo di farle. Scriveva Palanti: “Le ville NON saranno mastodontiche, ma svelte e perfette, sia dal lato del comfort che da quello dell’estetica, villette graziose, variamente colorate, in mezzo al verde cupo dei pini sullo sfondo glauco del mare”. Proprio nell’anno del Centenario e della bella mostra dedicatagli, si “onora” Palanti e il suo “concept” urbanistico con un palazzone sghembo di 18 piani per 58 metri? Una sconfessione totale dell’idea Palantiana! Uno “scoglio al vento e alle intemperie”, ci dicono sia questa l’ispirazione del progettone che cozza del tutto con lo slogan tutto pace e tranquillità del Palanti nel suo manifesto pubblicitario di Milano Marittima datato 1928. Altro controsenso, antistorico e anti-Palanti, è definire ossessivamente una zona di Milano Marittima “il centro”, secondo una visione del tutto contraria a quella di Città Giardino: nei giardini non esiste “il centro”, esso è presente nelle città e nei paesotti. Evidentemente col tempo la mentalità paesana ha scalzato l’idealità Palantiana, la stessa mentalità secondo cui se compri una casa a Milano Marittima sei diventato un “signore” come quelli, i signori veri, che a Milano Marittima l’avevano o l’hanno da sempre. Addirittura, c’è chi ha scritto di “centro storico” riguardo la Rotonda Primo Maggio, semmai, il centro “storico” è invece la Rotonda Don Minzoni, perché è nei suoi pressi che fecero le prime ville dei milanesi (Redenti, Galli, Tempini, Bianchi) ed il primo grande albergo, il Mare Pineta.

Il Conte che non conta

La Città Giardino che non ha un negozio di fiori

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