La sindrome di Milano Marittima (Prima parte)E’ stata individuata la Sindrome di Versailles e consiste in “Una strana sottile identificazione del turista che paga il biglietto, una specie di depressione che s’insinua sotto pelle, e sembra offrire ad ognuno che superi quei cancelli di essere lui parte di quella grandezza” (Cfr. Venerdì di Repubblica 12.6.2015). Qui da noi abbiamo la Sindrome di Milano Marittima dove però il subitaneo processo d’identificazione non costa nulla, non ci sono cancelli e ad oggi neanche confini, visto che ormai più di mezzo territorio comunale si consideri Milano Marittima. Addirittura assistiamo ad annunci immobiliari su Ebay con scritto “A Cotignola si vende casa colonica a 45 km da Milano Marittima”. Sulla Voce del 2 Febbraio 2014, Paolo Gambi, compagno di battaglie romagnoliste, accennava a questi andazzi con l’articolo “Sei vip se conosci il nome delle bariste del Vanquish”. Per mia grande tranquillità, data la mia ignoranza al riguardo, confermo che non sono un vip e mi accontento di essere un signore e di conoscere i nomi dei miei simili, anche se siamo sempre meno. L’articolo descriveva “Milano Marittima forgiata negli spasmi degli animi di queste persone (i vip ndr) così importanti, è diventata il più grande contenitore di vanità ribollente che si possa trovare (…) al Pineta ti senti un principe asburgico” poi a fare il tour degli street bar “anche tu ti senti qualcuno” causa “la tua vanità autoindotta” però poi “ti rendi conto che il tuo rango è quello di tutti gli altri”. Cioè? cioè un pirla! E dire che pensavo che Milano Marittima fosse stata forgiata dagli spasmi di chi, per anni o decenni, si è fatto il mazzo con le attività. Quanto alle persone “importanti”, non sono certo i calciatori e soci, che comunque per tutti gli anni ’80 erano molto modesti come ha descritto giustamente la Gazzetta dello Sport del 28 Giugno 2015, cioè quando non se la tiravano e passavano il tempo fra sabbiature e scopone nei bagni della Romagna giocando coi turisti. Sono ben altre le persone “importanti” che hanno dato l’impronta a Milano Marittima col savoir-vivre, improntato al basso profilo non a ribollenti vanità, e magari i principi asburgici (i veri) erano anche amici di famiglia. Oggi solo menti deviate possono vagheggiare “l’idea di brandizzare Milano Marittima con grandi marchi” (Carlino 14.12.2014) perché Milano Marittima era uno stile non qualcosa di volgarmente etichettabile. Ecco perché negli anni ’70/80 vi si potevano ancora “vivere atmosfere da sogno” (Corriere 12.6.205) come al Cluny Bar di Peppino Manzi. Da “stile” Milano Marittima l’hanno fatta diventare una “moda” e le mode possono essere volgari e transitorie, ecco perché il nostro DNA è andato perdendosi. Bisognava mantenere lo stile! Continua…

Firmato

Il Conte che non conta

La sindrome di Milano Marittima (Prima parte)

4 pensieri su “La sindrome di Milano Marittima (Prima parte)

  • Ottobre 9, 2015 alle 5:20 pm
    Permalink

    Molto divertente l’idea della “Sindrome di Milano Marittima”; come sempre il Conte ha fatto centro! Per me è una specie di “Sindrome di Stendhal”: quando arrivo a Milano Marittima e comincio a sentire il profumo dei pini, del mare, delle saline ma anche della piadina e dello squacquerone ( si sente proprio nell’aria… ), mi prende uno strano stordimento, come un leggero incantamento…..mi sembra, per pochi attimi, di entrare in un’altra dimensione! Sarà colpa del lungo viaggio su una strada perennemente dissestata (la E45) che neanche S. Vicinio (protettore degli indemoniati)riesce a migliorare, sarà un certo languorino allo stomaco, saranno gli affetti e i ricordi che ritrovo intatti negli anni? …….Il bello è che questo piacevolissimo stato d’animo continua praticamente finché resto a Milano Marittima per poi svanire pian piano lungo la strada del ritorno a Roma.

    Rispondi
    • Ottobre 10, 2015 alle 10:27 pm
      Permalink

      Hai ragione , sara’ anche Milano Marittima, ma e’ soprattutto la giovinezza che ci ha visto cavalcare invincibili le nostre biciclette tra le taverse nei lunghi periodi delle vacanze da scuola : un mix imbattibile …. per non parlare degli amici ( e amiche) . Si, Milano Marittima, ma anche negli anni 60 era già’ speciale.

      Rispondi
  • Novembre 1, 2015 alle 4:43 pm
    Permalink

    è bello avere la sindrome di milano marittima dove ho passato gli anni della mia infanzia mi piacerebbe mandavi una mia foto davanti a villa marcella in viale 2 giugno per sapere come era e come è ora

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: