Milano Marittima, la seconda Torino“Fermare Porsche a Milano Marittima non è un evento eccezionale” (Carlino 28.4.2012). In verità, anche prima dell’autonoleggio in Rotonda Cadorna (Ferrari) molte supercar erano in affitto. Comunque ciò che da un po’ di anni si vede per Milano Marittima è la massa di camioncini aziendali degli operai, altro che Porsche. Quasi tutti targati FC (forse hanno tariffe minori). All’ora di pranzo una lunga teoria di camioncini è parcheggiata fra Sesta e Decima Traversa, con gli operai clienti pressoché esclusivi di tre ristoranti che in quella zona insistono e sono aperti tutto l’anno. Non fosse per un plotone dell’esercito e qualche sporadico rappresentante, si direbbe una zona industriale, altro che la città dei VIP. Mai in 42 anni, 12 mesi su 12, tanti operai per Milano Marittima. Neanche quando andai a Torino che si preparava per le Olimpiadi. Milano Marittima, partita un secolo fa come “Milano al mare”, luogo di relax altolocato è stata trasformata col tempo in una mera fabbrica di soldi, un impiegamentificio. Anzi, da “Milano al mare” è la “Nuova Torino”. Torino ha in sé un’assurdità che la rende unica fra le città industriali. Tutta la storia dell’industrializzazione insegna che le fabbriche e poi le cosiddette “zone” (industriali, artigianali, direzionali) sono nate in un secondo tempo FUORI dalle città. Così anche da noi, con la prima zona industriale a Montaletto (forese) poi in periferia (Malva Sud, Via Pineta Formica ecc.). La gente partiva dalle città e andava nelle periferie a lavorare. A Torino, invece, da subito fu l’opposto. La famosa fabbrica che tutto muove e tutto può, era ed è tuttora in città. E per lavorarci la gente conviene dalle periferie dormitorio e dai paesini limitrofi! Se ci fate caso, Milano Marittima ha fatto lo stesso di Torino con vent’anni di ritardo. Infatti la gente che lavora a Milano Marittima viene tutta da fuori, e non parlo solo degli stranieri o chi è di altre regioni. Parlo di chi ogni giorno viene a Milano Marittima da Savio, Pinarella, dal forese, specie per le attività estive. Si può essere affezionati al mero posto di lavoro? Milano Marittima è stata trasformata in una grande azienda, come quella di Torino. Se poi mancano (a noi sopravvissuti) i negozietti di vicinato (di sussistenza), se manca sempre più il verde, la tranquillità, se viene cementificata, chi se ne frega? Tanto loro abitano lontano, e così quelli delle seconde case, che vivono Milano Marittima solo nei weekend. Per loro vedere 200 lecci al posto di 200 pini è uguale. Per me è la fine della mia Milano Marittima, ogni pino un ricordo. Tanti dicono “la mia Milano Marittima” o “la nostra Milano Marittima” ma fateci caso, mai per questioni sentimentali, solo per apparenza e bottega.

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Milano Marittima, la seconda Torino

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