milano marittima a tavola“È la signora dell’Adriatico, l’unica che dalla pensione tagliatelle fatte in casa, marchio della riviera romagnola, si è sempre tenuta alla larga”. Così sul Carlino del 10 Agosto 2012 un articolo ed un intervista assurdi e antistorici di chi oggi vuole insegnarci com’era Milano Marittim a tavola! Mia nonna, nata principessa sposata contessa, pur avida lettrice di Cesare Marchi non sapeva né voleva far da mangiare e quando mi toccava stare da lei a Forlì mi portava al ristorante “Da Vittorino” allora blasonatissimo. Cuoca storica di Vittorino fu Irma Flamigni, che fra gli anni ’70/’90 lavorò in due pensioni di Milano Marittima deliziando generazioni di turisti. La pensione Silvana (che mi pare fosse di un carabiniere) e la Orsa Maggiore, tuttora gestita dalla famiglia Calderoni che nel 1967 l’aveva rilevata dal mitico Silvano Collina del Bellevue, dove villeggiava invece un cugino di mia nonna, il Conte von Schonborn Bucchheim campione di tiro a volo. L’Irma lavorava in coppia con l’inseparabile Guglielma Poletti sepolta al Ronco accanto alla zia di Giancarlo Santarelli, che a Milano Marittima partecipava al famoso circuito delle moto. Dai primordi a Milano Marittima una cucina casereccia tipica era praticamente offerta esclusiva di alcuni hotel e pensioni a conduzione familiare tipicamente romagnola, altro che balle! Ancora nei pur ruggenti anni ’60 la titolare di una notissima catena di ristorazione cara a personalità come Pertini e Agnelli, rifiuto’ di aprire a Milano Marittima convinta che il suo pur prestigioso marchio qui non avrebbe avuto vita facile… E comunque fino ad anni ’80 inoltrati, alcuni ristoranti che oggi godono di notevole rinomanza, erano apprezzati ma erano qualificati per semplici pizzerie. Quando, nel 1985, il rampollo di una notissima famiglia di Milano Marittima ne elesse uno, il più noto tuttora, per farci il pranzo di nozze, la madre (vero personaggio simbolo di Milano Marittima) esclamò arrabbiata “Ma si può fare il pranzo di nozze in pizzeria?”… Vanno assolutamente ricordate pensioni come Il Cacciatore, il Touring, la Lucciola, il Milano, il Bologna, il Belvedere. Clementina Villa, padrona e cuoca della Lucciola che abitò anche nel mio condominio, proponeva una cucina di pesce da fare impallidire i cuochi più stellati tipo i fighetti che ci vengono proposti in ogni numero di Milano Marittima Life. Fede può farne anche una buona forchetta come il nostro simpatico assessore Grandu, visto che sua moglie lavorava li. Il primo ristorante a proporre il risotto alla marinara col Cognac fu Zi Teresa. Il Caminetto, aperto nel 1965 dal mitico Lorenzo Di Pietro, si distingueva per gli Spaghetti Tel Aviv, i Maccheroncini Sancio Pancio e la cucina di Alberto. Alla Settima Traversa, nel cuore della zona detta il Piccolo Parioli, chef Tonino faceva faville con le penne all’arrabbiata presso La Lanterna Da Beppe. Oggi così le sa fare solo mio padre, mentre una ricetta altrettanto mitica mai del tutto decriptata era i Maccheroncini alla Pallino, il nome di Alfonso Para, detto Pallino e amico di mio zio. Ci sarebbe riuscito subito sicuramente il Cesare Marchi di Romagna e grande amico di Milano Marittima il Conte Giovanni Manzoni, lughese, amico di Neddo e di Onestini, collaboratore del nostro giornalino locale e fine gastronomo. Durante la guerra servì come ufficiale il generale Alexander, che venne anche qui nell’aeroporto in Pineta. La pizza per eccellenza era quella di Raffaele, la cui fama varcava ampiamente i confini locali. Un altra ottima pizzeria era il ristorante Il Bucaniere in Piazzale Napoli, tanto che il pizzaiolo barese Piero era soprannominato Piero Pizza. Adesso nei ristoranti di Milano Marittima ci si va più per farsi vedere che per mangiare, ma è la Milano Marittima in linea con master chef: tutta facciata, poca o nulla sostanza.

Il Conte che non conta

Milano Marittima a tavola

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