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Milano Marittima degli anni ’60

Quando un residente storico e fan di questo blog mi ha detto che esistette una latteria anche in viale Leopardi, sono rimasto dapprincipio stupito, poi ho pensato che in fin dei conti confermava ciò che ho sempre scritto (la verità storica), che cioè in passato non solo Milano Marittima godeva di più ampia offerta commerciale di generi di prima necessità, ma che questa offerta fosse altresì più diffusa sul territorio, a beneficio delle varie zone, tutta l’anno! Ultimamente, sento spesso lamentare a Milano Marittima la mancanza di negozi di alimentari, e a ciò si associa la lamentela per i prezzi “da gioielleria”. Riguardo ai prezzi, non discuto le scelte che sono individuali, semmai una cosa mi irrita parecchio, quando questi prezzi molto alti vengono giustificati come “sono prezzi da Milano Marittima”. Anche una volta i prezzi degli alimentari di Milano Marittima potevano essere leggermente più alti, ma non si arrivava certo alle cifre odierne, e posso assicurare che Milano Marittima era molto più “in” di oggi, visto che non era poi raro trovare a far la spesa contesse o domestici in livrea, cosa che adesso sembra lontana anni luce per spazio, e tempo. Ed è anche un controsenso che, dopo la moltiplicazione esponenziale di appartamenti e case rispetto al passato, l’offerta alimentari sia invece ridotta ai minimi termini… Fino a tutti gli anni ’80 molti negozi di alimentari hanno lavorato benissimo, e hanno spesso coesistito anche vicini. Basta fare una piccola rassegna mentale, che consiglio di leggere ai nuovi residenti (i primi a lamentarsi) e farsi poi qualche domanda. Alla Sedicesima Traversa c’era e c’è tuttora un minimarket (oggi Crai, quando ero piccolo era gestito dalla famiglia Fantini per esempio), poi c’erano i due market delle sorelle Bellettini (della nota famiglia hoteliera) una alla Tredicesima Traversa è l’altra alla Quarta, poi i tre market dei fratelli Bolognesi, uno in Ottava Traversa, uno in viale Gramsci (oggi Matisse) ed uno in Rotonda Primo Maggio (oggi Slurp). Sempre in Rotonda Primo Maggio il più vecchio market era quello dei Pansecchi (poi bar La Perla). In viale Forlì c’era quello dei Manuzzi, in viale Ravenna quello di Fernando e Osvalda, in viale dei Pini vicino alla pompa Galbucci un altro, in viale Dante ce n’erano ben tre, in viale Matteotti c’era il mitico Bertasi (subentrato alla Cooperativa Consumo), poi trasferitosi in viale Bologna nel 1980. E poi Alessandri nel viale Due Giugno (oggi agenzia Bazzocchi e Focaccia) e in Rotonda Primo Maggio addirittura la prima Coop (oggi Bar Cognac) gestita da sua zia con lui come giovane commesso… Insomma tutto il territorio di Milano Marittima era debitamente servito senza bisogno di allontanarsi da casa o andare addirittura a Cervia. Un piccolo esempio: quando sono nato nel 1974 al numero 47 di viale Verdi, dietro cioè al bar Verdi, girato l’angolo di casa mia madre senza neanche allungarsi alla vicinissima Rotonda, aveva a disposizione un fornaio, un macellaio, un minimarket, oltre che un bar, un tabacchi, una merceria, un negozio di articoli per la casa… Quindi cosa ci raccontiamo oggi? A forza di costruire solo appartamenti per uso estivo, a forza di eliminare tutti i negozi di prima necessità per avere solo negozi di abbigliamento che poi trovi dappertutto, ecco che Milano Marittima ha perso vita, come luogo da vivere appunto 365 giorni all’anno. Sparendo i negozi e sparendo i residenti storici ecco il mortorio attuale che si vuol tamponare con iniziative che possono vivacizzare al massimo pochi giorni, ma non possono rivitalizzare un economia e una comunità cittadina. È come pensare di far vivere una persona privata dei polmoni…

Il Conte

Milano Marittima al supermarket

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