Memoria corta ma lingua lunga (Prima parte)

hotel casa major

Tempo fa sentii dire dall’Avv. Giardini che c’era un habitué dello Sporting (il bar) che si lamentava sempre della presenza massiccia di forlivesi a Milano Marittima. Nel suo sciocco Campanilismo, quel tipo senza saperlo diceva una gran verità: una buona parte della storia di questa città si deve proprio ai forlivesi o a persone provenienti da quella che fu la vastissima provincia di Forlì a partire da paesi montani come Civitella, Galeata e Santa Sofia. Sopra lo Sporting c’era proprio l’appartamento di forlivesi blasonati; e forlivesi sono i padroni dell’unica villa storica, ed integra, di Viale Gramsci. Negozianti storici erano o sono di Forlì e provincia, come la Rossana, la Pantani, Righi, Guardigli. Tutt’oggi gli hotels più stellati di Milano Marittima sono di persone di siffatta provenienza: Batani, Astolfi, Solaroli, Bovelacci, Tampellini. Non aveva certamente un cognome salinaro o marinaro Di Pietro che nel 1965 aprì un locale simbolo di Milano Marittima, cioè il Caminetto che dal 1970 è gestito da un’altro forlivese Franco Mazzoni. E non sono forlivesi i Bagioni delle altrettanto storiche gelaterie La Perla e Ottocento?. Lo stesso Laghi del Pineta era di Forlì, come William Boni, storico presidente Ascom. E già questo confuterebbe la favola che vuole che all’origine del boom di Milano Marittima ci fossero solo i cervesi. Detto altrimenti: dare ai cervesi tutto il merito non è solo antistorico, ma ingeneroso verso i tanti altri romagnoli e non, che scrissero pagine importanti della nostra realtà socio-economica. Prendiamo un articolo uscito durante il Centenario su “La Stampa” il 16 Giugno 2012 a firma Michele Brambilla (viene specificato “inviato a Milano Marittima”) articolo intitolato “Milano Marittima un secolo di vacanze”. Lasciamo perdere certi scivoloni pesanti, come dire che la villa di Palanti (davanti alle Orsoline ndr) è ancora dei discendenti , o che Milano Marittima “può convivere” col chiasso della sera e con scrittori antimoderni tipo Guareschi. Fra Guareschi ed il chiasso non della sera, ma della sera/notte fino a mattina, passano 50 anni, le due cose quindi non hanno mai convissuto. Scrive Brambilla “Negli anni sessanta gli ex pescatori e salinari diventarono albergatori e attirarono villeggianti da tutto il mondo”. E’ verissimo che molti s’ingegnarono con cambiali e sacrifici (vedi mio scritto Onore al merito?), ma ciò vale per TUTTA la Riviera Romagnola e fra questi “molti”, tanti, cervesi proprio non lo erano. Anzi, al principio è vero l’opposto. Chi furono i “pionieri” del turismo, dell’ospitalità alberghiera a Milano Marittima? Quali i cognomi di questo gotha? E’ presto detto: Aliprandi, Sovera, Allegri, Benzi, Collina. Incontrovertibilmente. Intanto, già Aliprandi e Sovera non solo non sono cognomi cervesi di zocca, ma neanche romagnoli. I Benzi sono del Forese, non certo salinari o marinai del borgo. Anni fa proprio lo studioso di storia locale (e cervese) Montanari Giorgio, riesumò e pubblicò un articolo che riprendeva la cronaca del canonico Orlando Prondini del 1697, il quale prelato strada per strada, contrada per contrada, segnalava tutti i cognomi dei cittadini cervesi dell’epoca della fondazione di Cervia Nuova (575 persone, Montanari parla di “albero genealogico” dei cognomi cervesi). Nel dettagliato elenco, non se ne trova manco uno ricollegabile ai grandi albergatori predetti, o ad altri imprenditori di rilievo. Spicca il cognome Mazzolani del governatore, i cui discendenti ancora oggi partecipano alla vita socio-economico-politica cittadina a vari livelli. Né in tale lista “canonica” (è il caso di dirlo!) si troverà il cognome di un altro grande albergatore quale fu l’austriaco Rudy Neumann, per non dire dei cognomi di matrice meridionale di altri importanti personaggi del panorama socio-culturale-economico nostrano (De Maria, Ascione, De Biase, Fattorini). Per esempio il Dollaro e la Zi Teresa erano immobili di proprietà di gente di Padova, quindi né romagnoli né cervesi. Certo, fra i primi noti albergatori cui molto si deve, spicca il cognome (però di origine marinaresca) dei Tiozzi, ma sempre riguardo al coté marino, se si va a guardare anche l’elenco dei fondatori (1952 anche se qualcuno dice 1953) del nostro Circolo Nautico, a parte i due Gualdi (il cognome Gualdi nell’elenco Prondini non c’è) di cervesi “DI ZOCCA” non c’è nessuno. Questo ci dicono i documenti. Chi scrive ha una laurea in archivistica, non è autore di testi di fantascienza, ergo non può accettare certe favolette. Padre Geremia Ronconi non fu il primo frate di Milano Marittima però fu incontestabilmente il fondatore della nostra parrocchia: ebbene, era cesenate, quindi anche lui oriundo della provincia di Forlì. Né erano cervesi gli architetti Focaccia, Monti e Berardi che hanno firmato opere che tuttora veicolano l’immagine e l’immaginario di Milano Marittima. E qui si sfata anche l’altra favoletta (già se n’é parlato) secondo cui Spallicci e company volevano ribatezzare “Cervia Pineta” la nostra Milano Marittima. Spallicci era uomo colto e di vasti orizzonti e guardava alla Romagna tutta, non solo a Cervia. Quindi avrebbe ribattezzato col nome Romagna Marittima, anche perché Cervia Pineta era già un toponimo esistente, anzi ancora lo è, basti leggere la lapide (del 1974) proprio a Cervia Pineta sul muro della sua villa presso Piazzale Donatello. Continua…

Il Conte che non conta