Giovan Battista Giuffrè strozzapreti
Giovan Battista Giuffrè

La recente scoperta di Thomas Venturi sulla vera sorte della torre della Montecatini di Milano Marittima, dimostra ancora una volta come la storia della nostra città sia stata spesso modificata; altre volte messa nel dimenticatoio. Una e l’altra cosa riguardano il caso Giuffrè. Giovan Battista Giuffrè era un bancario che lavorava a Imola. Riciclatosi consulente finanziario, prometteva la moltiplicazione dei capitali a chi gli affidava i soldi. Sui suoi maneggi, arrivati a livelli consistenti, fu istituita una Commissione Parlamentare d’Inchiesta per smascherarlo (morirà in miseria in una casa di riposo di Lugo). Il relatore Raffaele Mattioli, romagnolo, in una lettera resoconto a Malagodi del 1959 scriveva “Ma che credevano, che avesse trovato la pietra filosofale?” Innumerevoli i membri del clero vittime del siciliano e dei quali sempre Mattioli scriveva: “Brava gente come i devoti, i frati ed i preti, tutti clienti del Giuffrè”. Fra essi anche il parroco di Milano Marittima padre Geremia Ronconi (1920 -1992) parroco ufficialmente dal 1958 ma già presente ed attivo dal 1953. Fu lui ad ottenere la nostra parrocchia (1954) e a far edificare (1956-1959) la nuova chiesa, il Santuario S. Maria della Stella Maris. Il progetto dell’architetto Bordone fu però realizzato in minima parte, proprio perché sparirono i soldi grazie al Giuffrè, che a Milano Marittima fece anche altre vittime. Il fratello del mio ex padrone di casa gestiva ai tempi l’hotel della Chiesa (poi sostituito dai parenti di padre Geremia) e ancora oggi la vedova ricorda d’aver conosciuto il “trafficone” ed i suoi via-vai da Milano Marittima. Il famigerato campanile della Stella Maris non fu fatto per mancanza di fondi, non certo perché, come qualcuno si é inventato dopo, venne bocciato in un fantomatico referendum di residenti perché altrimenti avrebbe deturpato il paesaggio e la pineta.

Chiesa Stella Maris
Il campanile nel progetto originale del 1956 dell’architetto Carmelo Bordone

Questa favola trova ricetto nel libro di un altro frate della Stella Maris, padre Pietro Rossi, edito nel 2005′ pagina 56. Ed è sicuramente un’altra favola quella che si legge in una biografia del pittore Werther Morigi, secondo cui nel 1957 padre Geremia e il Vescovo Baldassarri avrebbero invitato l’artista a collaborare con l’architetto. Grazie alla cortese disponibilità dell’attuale parroco padre Mauro Galesini, ho avuto modo di visionare in esclusiva non poche carte di padre Geremia e del progetto, ma il nome del Morigi non l’ho mai letto.

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Il Resto del Carlino 1.9.2016. Si è poi scoperto che i cedimenti avvenuti nel 2016 fossero dovuti ad una malta sbagliata e di qualità scadente; una chiara testimonianza dei lavori fatti al risparmio.

Il Conte che non conta

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