colonia varese roberto pasini
Progetto di Roberto Pasini per fare un’università nella Colonia Varese

Giorni fa, mentre una mia carissima amica faceva bere il cane alla fontanella della Colonia Varese raccontandomi news della sua congiunta Sua Altezza Serenissima Lady Mountbatten, (Durante la guerra sua zia era comandante in capo della fanteria canadese) ero distratto dall’altezza della maestosa colonia. Ripensavo ad altri inglesi (quelli dell’Aeroporto militare in Pineta) alla mia ultima visita con una giornalista, e ripensavo alle parole del sindaco Coffari che avevo letto quel mattino sul giornale… “Purtroppo i privati proprietari delle colonie abbandonate sono spesso enti o società che non collaborano particolarmente” (Corriere 7 Gennaio 2018). Verissimo, purtroppo, però non fu uno di questi privati che parecchi anni fa mi rise in faccia allorché, durante una riunione allo Sporting (nel salone che ospitava un tempo la pista delle macchinine radiocomandate poi i telefoni pubblici) proposi la Monopoli come sede di un Centro Congressi per Milano Marittima. C’è tutto: grandi saloni per le conferenze, sale per intrattenimento, stanze per dormire, cucine, un grande parco, una splendida vista sul mare, addirittura una cappella con un altare pregevolissimo! Troppe strutture sono abbandonate, ha ragione il sindaco, ma vanno messe in conto anche tante responsabilità politiche, che nessuno è finora riuscito a soverchiare affinché questo patrimonio venisse recuperato sia a livello culturale, che turistico. Proprio sette anni fa, a Natale 2011 la Regione vendeva la Varese per 4,7 milioni, cifra pari a tante ville nuove di Milano Marittima: se nessuno si è fatto avanti, anche in questi tempi di speculazioni selvagge e piratesche, ci sarà un perché… Lasciamo perdere la damnatio memoriae: cioè chi avendo in mano la cosa pubblica da queste parti dal 1946 vedeva nelle colonie un ingombrante retaggio fascista del quale disinteressarsi. Essendo di Pinarella ed essendo giovanissimo, logicamente l’attuale sindaco è lontanissimo per spazio e per tempo da quelle che furono certe dinamiche di Milano Marittima di quando chi scrive, invece, abbordava il quarto di secolo o poco meno, e se le ricorda benissimo. Per la Varese, tanti furono i tentativi abortiti per causa della politica. Il più notevole si doveva ad un industriale di fama internazionale, legatissimo a Milano Marittima, che voleva investire nella ristrutturazione una cifra per l’epoca colossale (50 miliardi di lire). Schifato da tutte le complicazioni fattegli, decise non solo di abbandonare il progetto Varese, ma vendette tutto ciò che aveva investito in città e salutò Milano Marittima. Poi ci furono quelli che volevano il Casinò. Qui intervenne una cordata di almeno tre noti albergatori locali, ma nulla di fatto. Si erano interessati anche altri privati, che speravano di avere più appoggi, ma fu detto loro che se si fosse fatto un casinò in costa, la politica avrebbe appoggiato la candidatura di Rimini e non certo Milano Marittima. Il fatidico “mettetevi il cuore in pace” fu detto da due pezzi grossissimi della politica nazionale degli anni ’90… Non fece breccia neanche un filone legato agli ambienti massonici, ed è tutto dire… Anni fa, invece, essendo sindaco Zoffoli, ci fu ai Magazzini una bellissima mostra di progetti per riattare le Colonie di Pinarella che potrebbero tornare utili agli scopi del nuovo Primo Cittadino…
Il Conte che non conta

Future colonie

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