Strutture per calcio, atletica, pallacanestro, tiro a volo, tennis, golf, equitazione, pattinaggio, anche il Palazzo dello Sporting Club dove ritrovarsi socialmente. Non è il progetto del nuovo parco urbano di Milano Marittima, quello cioè che dovrebbe sorgere a seguito della devastazione del 10 Luglio 2019. É il progetto Vietti Violi del 1931. Per la solita serie, ma quanto era “avanti” la mia Milano Marittima?

il parco urbano del 1931
Il progetto Vietti Violi del 1931

Voi che non mi credete quando dico che Milano Marittima era più verde una volta, che era molto più abitata anche in inverno ed in inverno eravamo pieni di negozi di tutte le tipologie, voi che non mi volete credere quando vi dico che la stagione durava 6 mesi, dai primi di Aprile a metà Ottobre, oggi faticate a credere che Milano Marittima ha precorso i tempi, e se alcuni progetti avessero trovato ascolto, avrebbe conosciuto il famoso “boom” trent’anni  prima di tante altre parti d’Italia. Ed è anche per questo che mi arrabbio quando sento definire quartiere Milano Marittima, un termine assai riduttivo quanto inappropriato anche storicamente.

Oggi il focus è su due grandi progetti che solo oggi, ormai 2020, vedono una certa prospettiva di realizzazione. Il primo è il Lungomare di Milano Marittima, ovvero il tratto dal Canalino alle colonie fasciste. Il secondo è il parco urbano in zona Pineta.

Il lungomare di Milano Marittima, come è logico, lo aveva da subito previsto Palanti nel lontano 1911. Spazio per farlo non mancava allora, e non è mancato neanche dopo, molto dopo. Basta guardare le foto aeree fino a metà anni 70, e si vede come fra la prima fascia alberghiera e gli stabilimenti balneari ci fosse spazio per fare un autostrada a quattro corsie.

il parco urbano del 1931
Foto degli anni ’70

Quindi mi fa un po’ ridere leggere sul Corriere del 2 Novembre 2019 che gli operatori sono entusiasti, anzi, non vedevano l’ora perché al lungomare sono sempre stati favorevoli. Se siete sempre stati favorevoli allora perché non lo avete fatto prima? Cosa è successo in questi 100 anni ad impedirvelo?

Passiamo al parco. La storia ufficiale ci dice che nel 1938, grazie ad un cervese che ne fece richiesta al Duce durante una visita ufficiale in città, sorse finalmente il campo sportivo. Ed è vero. Però ben sette anni prima, un milanese, uno dei fondatori, Anselmo Orti, aveva commissionato ad un grande architetto, Paolo Vietti Violi, un progetto di parco multi funzionale per Milano Marittima, che ovviamente non ebbe seguito, ennesimo schiaffo ai fondatori oggi invece tanto apprezzati. Lo stesso vale per altre strutture che non ebbero appoggio debito, come la rivalutazione delle colonie nei primi anni ’80 come voleva fare un imprenditore di fama mondiale, o il galoppatoio Le Siepi, per non dire dell’esilio del mitico Woodpecker…

Oggi bisogna ricordarsi di queste cose, altrimenti non è vero che si fa storia, presentando tutto come se fosse una novità, e Milano Marittima avesse sempre stagnato per decenni fra le nebbie marine, bella addormentata, ma addormentata comunque. No, Milano Marittima è sempre stata avanguardista, il problema è chi ha messo i freni. Tanti freni, troppi freni, che magari su certe cose non sono stati messi più, come sul casinificio estivo, coi risultati che tutti vediamo…

Il Conte
Il Parco Urbano del 1931

2 pensieri su “Il Parco Urbano del 1931

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