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Le tende a Cervia

Negli anni ’40 la spiaggia era più corta di almeno 30 metri, adesso è più lunga perché il mare, con le sue correnti, ogni anno deposita lungo il litorale Cervese circa un metro di sabbia. Le cabine dei bagni erano di legno, non avevano bar e i servizi igienici li lascio alla vostra immaginazione. I bagni, come ho detto, non avevano il bar, però ogni 200 metri c’era un chiosco Bar. Non esistevano ancora i frigoriferi, e le ghiacciaie erano troppo ingombranti e costose, quindi, raffreddavano le bibite mettendole a bagno in una grande bacinella di lamiera zincata, (la plastica ancora non c’era) con due stecche di ghiaccio col quale, oltre a raffreddare le bibite, facevano con un apposito attrezzo, che raschiava il ghiaccio, delle squisite granatine, le quali, oltre ai bomboloni, erano anche il pezzo forte di ogni chiosco.

Fino agli anni ’50 gli ombrelloni non c’erano; solo tende! Queste tende erano fatte cosi: un palo piantato in terra, una tela simile ad un grande lenzuolo con due bastoni infilati alle estremità. Un bastone veniva fissato al centro dell’albero, con l’altro bastone veniva tesa la tela e fissata a terra con dei picchetti. Man mano che il sole girava veniva spostata anche la tenda, girandola, dopo aver tolto i picchetti a terra, facendo in modo di aver l’ombra tutto il giorno. La doccia era solo all’aperto e per farla bisognava andare sotto ad un soffione, e con una pompa a mano che si chiamava a “Farfalla”, si doveva tirar su l’acqua per sciacquarsi.

C’era il noleggio dei mosconi che erano in legno e molto pesanti per vogare. Il bagnino faceva le sabbiature ai clienti che le richiedevano. Preparava al mattino presto delle fosse circondate di sabbia che sembravano “bare” all’interno delle quali potessero stendersi le persone. Poi verso le 12.00/13.00, quando la sabbia era bollente, il malcapitato si stendeva nella fossa (restava fuori solo la testa) e veniva interamente ricoperto con questa sabbia bollente. Naturalmente tutto a pagamento.

Per la pubblicità, non c’era la Fonospiaggia come ora, ma dei piccoli aerei che volavano bassissimi e facevano volantinaggio, lanciando fra i “bagnanti”, come li chiamavano una volta, volantini seguiti da caramelle, torroncini, (che se cadevano in testa a qualcuno, facevano il botto) oppure giochini di legno, campioncini di profumi ecc. Questi ultimi omaggi, che erano un po’ troppo pesanti, atterravano con un piccolo paracadute. Gli aerei oltre che volare bassi, andavano anche molto piano, non a passo d’uomo naturalmente, ma erano comunque inseguiti da grandi folle, adulti e bambini, per raccogliere di tutto e di più di quel che lanciavano. In questa folle corsa veniva distrutto tutto il lavoro che i bambini avevano fatto, tipo: piste per la gara con le palline o i coperchini delle bottiglie, castelli di sabbia, formine, ecc. Dimenticavo una cosa importantissima: essendo la spiaggia molto più corta, poteva succedere che violente mareggiate spazzassero via chioschi, mosconi, cabine, che andavano ad arenarsi lontano, fin sul lungomare.

C’era anche trampolino, posizionato a circa 300 metri da riva, con due pedane per i tuffi a 3 e 6 metri dall’acqua. Naturalmente, come sempre c’erano i soliti esibizionisti che dai 6 metri favevano tuffi, anche molto belli. Al trampolino ci si arrivava a nuoto o col moscone, ma bisognava ancorarsi a una certa distanza di sicurezza per far sì che se qualcuno scivolava, cadesse in acqua e non sul moscone. Le Bacheche dei fotografi di spiaggia erano posizionate a una certa distanza, l’una dalle altre; erano esposte le foto più belle come richiamo e servivano anche da recapito per i bagnanti. Ricordo il nome di due fotografi di quei tempi: Foto Lanes e Foto Guerra.

Anno dopo anno la spiaggia cambiava, si evolveva. Sono poi arrivati gli ombrelloni, all’inizio solo nelle prime file, poi sempre più indietro, fino ad eliminare le tende, i bagni e cabine in muratura. Ogni bagno aveva il prorio bar, che ha reso inutili i chioschi, e la Fonospiaggia ha abbattuto gli aeroplanini. L’evolversi della spiaggia, da questo momento in poi, penso l’abbiate visto tutti. I giovani, chiudano per un attimo gli occhi, e volino con quegli aeropplanini; facciano finta di volare e dall’alto vedere cabine in legno, tende e quanche chiosco.

Paolo Maraldi

Amarcord la spiaggia
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