Dopo la bufera di agosto, a Milano Marittima si prospettano nuovi scenari. Speriamo solo che le idee siano migliori di quelle degli ultimi 20 anni.

Milano Marittima, una località unica, un vero sogno di paese (per noi che la abbiamo sempre vissuta tutto l’anno) che, oggi, pare vada “ripensata”. Siamo consapevoli tutti che alla maggior parte della gente, e partiamo da chi sbandiera il suo (presunto) amore per la cittadina, non importa in realtà un bel fico secco della Milano Marittima del passato, del presente e figuriamoci del futuro (interessa solo il nome, per credersi fighetti o addirittura signori). Resta il fatto che la bufera di Agosto ci ha messo davvero davanti ad una svolta epocale definitiva.

milano marittima pini

Qui non si tratta di voltar pagina. Qui si tratta proprio di iniziare un nuovo libro e quale sarà la trama? Già da un quarto di secolo stiamo perdendo la battaglia contro la massiccia cementificazione (altrove chiamasi rapallizzazione) che elimina continuamente spazi verdi e snatura anche il contesto urbanistico. Una progressione di case o palazzine del tutto decontestualizzate per strutture e colori, che non dialogano con il restante paesaggio, com’era invece per le vecchie costruzioni, fossero villette, condomini o alberghi. Perché, come ho detto prima, per molti l’importante non è avere una casa “di Milano Marittima” bensì vogliono semplicemente una casa “a Milano Marittima”, che è ben diverso! Delle caratteristiche architettonico paesaggistiche non gliene frega una beata mazza, vogliono solo sfoggiare una proprietà che nel loro cervello fa status, esattamente come sfoggiate l’orologione, il macchinone e magari… lo zoccolone di turno.

Vi piaccia o meno, Milano marittima è i suoi pini. La nostra unica caratteristica. Come l’acqua lo è per Venezia. L’Italia è piena di grandi città d’arte, ma di città d’arte su palafitte in acqua c’è solo Venezia. Quelle teste di legno (non uso altri termini essendo un signore) che dicono che non si costruisce una città dentro a una pineta, stranamente non direbbero mai che è stata una stronzata pazzesca, e un enorme pericolo, aver edificato una città imperiale su una foresta di legno marcio nella mefitica laguna. Ma voi ve lo immaginate il sindaco di Venezia ordinare di tombare tutti i canali (qua si chiede di segare tutti i pini) perché sono responsabili del problema dell’acqua alta che ha sempre fatto danni inenarrabili alla città di San Marco e non parliamo ai suoi monumenti di importanza mondiale? Oppure perché fra i tanti milioni di turisti che girano in città, chissà quanti in percentuale non sanno nuotare e quindi potenzialmente ogni passo che fanno se non stanno attenti rischiano di affogare? Ma vi rendete conto, ogni tanto, delle enormi stronzate che escono dalla bocca o scrivono col ditino ignorante sul web?

In compenso qualcosa di intelligente lo abbiamo letto sul Carlino del 27 agosto 25 “I pini, ipotesi sostituzione, serve una riflessione, non va snaturata la località” in una intervista all’assessora Bosi, e sempre sullo stesso un intervento del sindaco Missiroli “Non rinunceremo ai nostri pini”. Ma è proprio in questa intervista che il sindaco accenna a una “Occasione per ripensare e rilanciare Milano Marittima sul piano turistico (…) dovremo rivedere quegli spazi” (cioè tutta l’area colpita dal nubifragio ndr). Appunto, e come? Le scelte urbanistico architettoniche degli ultimi anni e non parliamo della viabilità, sono state una tragedia. Hanno già fatto danni. Complicare l’assetto viario, fra l’altro non manutenuto ma sempre più effetto tratturo sardo, sfornare permessi edilizi come maritozzi, non sono state delle gran pensate. Eppure si continua in quella vision.

Qualche imbecille ha detto che le città non sono musei, non devono restare mummificate, intangibili, ma cari amici un conto è apportare aggiunte e modifiche, ben altro distruggere completamente la sua identità con scelte stravolgenti e sconvolgenti per i residenti storici. Milano Marittima andrebbe trattata con un vero restauro filologico, altrimenti, come ho detto al principio, non resta che il nome, che poi è quello che in definitiva è l’unica cosa che vi interessa e un vero brand illusorio che regge ancora tutta la baracca.

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi