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Milano Marittima capitale (seconda parte)

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Agosto, Milano Marittima mia non ti conosco. Pare proprio così, pare proprio che tutti i milioni di residenti di Milano Marittima, i suoi strenui sostenitori pubblici e privati, siano spariti come neve al sole di questa estate africana, nessuno ti difende Milano Marittima! Solo questo blog per dovere di cronaca e per sentimento personale di chi Milano Marittima nel cuore e nel DNA ce l’ha davvero. Ieri ci siamo spesi per rigettare la brutta etichetta di “Milano Marittima capitale immorale italiana”, e nessuno ci ha seguito, anzi c’è chi ci ha accusato di essere di parte (Salviniani) chi addirittura ci vorrebbe mettere il bavaglio come tale M.S. che beceramente finge di non sapere chi scrive, quasi minacciando di astenerci perché non rappresentiamo nessuno.

Milano Marittima capitale (seconda parte)

Il Giornale 1 Agosto 2019

Posto che rappresentiamo in modo civile ed educato noi stessi, come la legge permette, ecco che oggi c’è una nuova bordata contro Milano Marittima ed il suo turismo, ripeto in una estate che proprio non decolla e qui gli albergatori e bagnini dovrebbero incazzarsi con chi ci rema contro… Ieri era la sinistra del Fatto Quotidiano, oggi primo di Agosto è la destra de Il Giornale. Articolo pesantissimo (Potete leggero qui), ma solo per noi che abbiamo Milano Marittima nel cuore forse.

Frasi scelte come:

-“A Milano Marittima dove anche le palme sembrano finte, un non luogo delle vacanze”.

-“A Forte dei Marmi vanno i ricchi a Milano Marittima la riccanza”.

-“L’Italia dal Twiga al Papeete, al mare la sfida elite-popolo”.

-“La sfida mondano-politica fra due località icona”.

-“Milano Marittima capoluogo nazionale popolare del divertimentificio di massa”.

-“Di giorno al bagno Piero (Forte dei marmi ndr) la più bella aristocrazia di blasone e di pensiero, i Moratti, i Marzotto, Brivio Sforza, Corsini, Ferragamo, è l’Italia simpatica ecologica acculturata”.

-“Di qua (Papeete ndr) IL PEGGIORE PROLETARIATO VACANZIERO, i faziosi, i leghisti di ritorno, i sovranisti, i lavoratori, il popolo della partite Iva, si capisce la decadenza del paese”.

-“Al Twiga di solito si compra il Financial Times, al Papeete il libro più letto è il menù”.

Ora, mi chiedo, dove sono i nostri promoter turistici che d’inverno fanno tanti faticosi viaggi anche per allungare la stagione? Dove sono le redazioni dei magazine fighetti che ossessivamente pompano Milano Marittima come non plus ultra del glamour? Io posso solo dire che anni fa anche la MIA Milano Marittima vedeva fior di blasonati nobiliari industriali intellettuali, e lo ho scritto cento volte, nomi e cognomi. Quanto poi a certi cognomi citati al Forte, posso dire che personalmente mi sono famigliari da sempre, perché in alcuni casi si tratta di amici dei miei genitori (Angelo Moratti e Umberto Marzotto nello specifico per i curiosi). Addirittura loro la sarebbero anche l’Italia ecologica, noi che saremmo la Città Giardino pluripremiata e purtroppo non ci lasciamo offendere solo dalle ingiurie del tempo come il tornado del 10 Luglio, e siamo impotenti, ma ci lasciamo ingiuriare da destra e sinistra e tutti zitti… Tranne questo blog.

P.S. vorrei ricordare che Milano Marittima non è mai stata una PICCOLA FRAZIONE BALNEARE come scrive sempre oggi La Repubblica…

Il Conte

Milano Marittima capitale (prima parte)

milano marittima capitale

Il figlio di Salvini sulla moto d’acqua della polizia a Milano Marittima

Quante volte i gentili followers che non ringrazierò mai abbastanza, hanno letto nei miei articoli di storia come decenni fa Milano Marittima fosse un buen retiro del capitale italiano e straniero, perché venivano a villeggiare capitani di industria di altissimo livello, e come qualcuno per meglio gestirla avesse addirittura proposto di renderla comune autonomo da Cervia. Oggi, estate 2019, ci risiamo con capitali e capitani ma di altro genere. Ora, premesso che la nostra legge fondamentale prevede con l’articolo 21 la libertà di esprimere le proprie opinioni, né la costituzione né altre leggi civili o morali danno facoltà di offendere qualcuno o una intera comunità. E dico subito che in questo discorso, in questo frangente, vorrei il sostegno del nostro vero Comune, dei miei concittadini, delle rappresentanze dei commercianti, bagnini, albergatori di Cervia e Milano Marittima, perché siamo stati tutti offesi con un danno di immagine che peraltro arriva in una estate 2019 difficilissima per scarsità di presenze e fatturati, e per la mazzata ambientale del 10 Luglio. Dove invece abbiamo fatto bella figura. Nessuno può permettersi di gettare fango su Milano Marittima.

È un pezzo che per motivi politici Il Fatto Quotidiano è ossessionato da Salvini al Papeete, e giù a sparlare di Milano Marittima dove, parrebbe ovvio, possono andare tutti in vacanza e possono esserci anche tanti che non sono certo sodali del Capitano Nazionale.

milano marittima capitale

Oggi 31 Luglio leggere in prima pagina “MILANO MARITTIMA CAPITALE IMMORALE” fa schifo, e dovrebbero insorgere per primi quelli che talvolta hanno censurato me, perché di Milano Marittima ho fatto conoscere anche aspetti poco glamour. Dove siete oggi? A partire da quella persona che con virulenza mi tacciò addirittura di volgarità, pur conoscendomi bene. Nelle pagine interne si legge “Abituati al dualismo fra Capitale e Capitale Morale, questa estate ci offre la agognata terza via, a fianco di Roma e Milano avanza la versione romagnola, Milano Marittima, è qui nella nuova capitale che la Padania, berlusconismo e sovranismo si incontrano nel nome della Riviera e della piadina”. Fra l’altro, sempre quella spocchia contro certi simboli popolari appunto la piadina, che quindi mangiare è trash. Un attacco così becero e dannoso per la nostra immagine ed il nostro turismo non si vedeva dagli anni ’60, quando dalla stessa parte politica, quella a cui vanno benissimo cozze, cappelletti e piada ma solo se serviti alle Feste dell’Unità, trasformò Milano Marittima in un campo di battaglia, cioè quando nel 1963 una grande violenta manifestazione della Gioventù Comunista pensò bene di distruggere auto, mosconi, lettini, ombrelloni della città prediletta dai Signori, con particolare accanimento verso i Tedeschi, quei tedeschi che sono venuti in massa a Milano Marittima fino metà anni ’90 e ai quali Milano Marittima deve tantissimo, essendo il 90% dei turisti di allora…

Ci volle del bello e del buono per risalire la china grazie al marketing di Federico Tiozzi e Tommaso De Biase in primis. Caro sindaco, cari assessori, cari lettori e anche cari voi che per farvi belli siete sempre in prima fila a dire che siete di Milano Marittima, adesso fate qualcosa, altrimenti sarebbe immorale davvero farci offendere così gratuitamente. Noi siamo la Milano Marittima che ancora ha i segni del tornado. Mentre scrivo, per esempio, stanno ancora segando alberi e tronchi nel giardino del Residence Touring, un nostro luogo simbolo, dove mangiò lasagne quel Mussolini che tanti paragonano a Salvini. Rispetto per la località, rispetto per noi, rispetto per la nostra storia, ed imparate a scrivere in italiano se siete giornalisti come pretendete essere.

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Il Conte

Piazzale Genova, prima e dopo

Solo chi, come noi, conosce Milano Marittima pino per pino, giardino per giardino, può capire la ferita al cuore che il tornado del 10 Luglio 2019 ha provocato. Per comprendere al meglio come sia cambiata la fisionomia di Piazzale Genova abbiamo pensato di proporvi un confronto con foto scattate nel 1998, quando già si iniziavano a perdere alberi per altri motivi, e foto scattate alcuni giorni fa. Salta subito agli occhi la perdita di quasi tutto il verde in soli 20 anni.

Il Conte

Milano Marittima mia, cara pineta mia

Milano Marittima mia, cara pineta mia

La pineta. Foto Thomas Venturi

Ho pianto, e non mi vergogno a dirlo, quando calmatosi il turbine ho visto cos’era successo davanti a casa mia, e mi tremava la mano nel fare le foto per documentarlo e poi per scriverlo qui, per voi, per noi, per tutti, per non dimenticare. Noi certo non dimenticheremo. Mai. Ma noi chi? Noi di Milano Marittima, noi quelli veri di Milano Marittima, quelli che non abbiamo la residenza fittizia o la casa delle vacanze, noi quelli che ci siamo da sempre, che ci viviamo 365 giorni l’anno da 45 anni come me, famiglie di varia estrazione, ma tutte col proprio contributo, perché molti hanno avuto o hanno anche qui il lavoro. Quelli che sono rimasti pochissimi, quelli che ormai non li conosce più nessuno, quelli che non hanno quindi neanche più tanta voce in capitolo a livello politico ed elettorale, quelli che hanno fatto la storia di Milano Marittima, e che magari adesso sono messi da parte, neanche tanto gentilmente, da gente nuova venuta da lontano e venuta da poco tempo, che non ha neanche casa o attività a Milano Marittima, ma di Milano Marittima può decidere.

Sulla prima pagina del Carlino di Sabato 20 Luglio, campeggiava il titolo “Milano Marittima vuole il super parco, concorso di idee dopo la tromba d’aria” col bando pubblico previsto in Autunno. Milano Marittima sono io, e come me altri, francamente, il super parco non lo vogliamo, noi vogliamo la pineta, il super parco possono farlo alla Bassona o altrove. Dicono che i cittadini saranno coinvolti? In cosa? Nelle spese? Allora perché non partire dal principio, fare un bel referendum democratico su chi il parco lo vuole e chi no? A fine anni Trenta il podestà fascista Bedeschi, a seguito del nuovo piano regolatore di Milano Marittima, aveva assolutamente imposto la condizione al massimo rispetto della pineta a monte del viale oggi Matteotti e del campo sportivo oggi Todoli. Fra l’alto, proprio lo Stadio Todoli, poi la Colonia Varese negli anni passati, ospitarono il parco giochi di Milano Marittima, ma questo lo sappiamo solo noi, noi di Milano Marittima quelli veri, quelli che Milano Marittima l’hanno sempre vissuta, non quelli arrivati da poco che nulla possono ricordare ma che oggi sanno tutto loro.

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Anni ’70/’80. La Colonia Varese con il luna park

Come riporta un bell’articolo del Carlino datato 26 Giugno 2012, dove si dava conto di altre prossime magnifiche realizzazioni, era scritto che nei verbali podestarili fascisti si legge di continuo che i costruttori a Milano Marittima avevano obbligo tassativo e vincolante di non abbattere nessun pino più dello stretto necessario. Per decenni si è spacciata per storia la menzogna che ci fu un referendum di cittadini che si oppose alla realizzazione del grande campanile della Stella Maris perché avrebbe deturpato la Pineta, ed invece erano solo mancati i soldi rubati dal famoso Giuffrè, altra storia che ho riportato a galla non facendomi tanti amici. Oggi invece il referendum facciamolo davvero, sul parco giochi, quello che già nel 1962 era previsto fra la prima e la settima Traversa con la stessa estensione che anni dopo fu di Fiabilandia… Perché i cervesi con la pineta hanno sempre avuto uno strano rapporto di amore e odio, loro che appartengono a due ceppi avulsi dalla pineta, i salinari ed i pescatori. Si, è vero che i cervesi venivano a farci la merenda nei giorni di festa ma solo noi, come dicevo ieri con Thomas Venturi (Ideatore di questo blog), sappiamo, per esempio, la magia della neve quando cade a Milano Marittima, il silenzio fra i pini che a quei tempi erano dieci volte di più, addirittura sembrava di sentire il “rumore” della neve che gli cadeva sopra…

Milano Marittima mia, cara pineta mia

Il Venturi Sport sotto la neve

Già il famoso Palanti fra le due guerre scriveva che la sua idea di Città Giardino aveva salvato tanta pineta dai cervesi, che invece tanta ne avevano usata per farci campi di riso, patate e barbabietole. E dire che a Ravenna, già nel 1884 con i moti dei Pinetofili, una spiccata sensibilità si era avuta, sebbene contrastata da due compagnie di granatieri! Nel 1917 vi fù una grande deforestazione per fornire alla Terza Armata 95.000 quintali di legna, poi nel 1945, altra mazzata, con un aeroporto militare inglese e poi adesso, 2019, con questo tornado. Perché adesso è il divertimentificio, in qualsiasi modo declinato, a fare la nostra immagine, una volta erano i pini, basta vedere le pubblicità dei villini di Palanti ma anche di tanti alberghi. Si trovava via di mezzo e rispetto. La nostra discoteca simbolo come si chiama? La Pineta, e al suo interno i pini ci sono ancora. Il nostro hotel simbolo come si chiama? Mare Pineta. In quell’area di pineta chiamata Stazzone, giorni fa piangevo davanti a tanta desolazione e pensavo proprio a questa simbologia ricorrente. Risalendo il mio albero (pure quello) genealogico, i miei antenati Gregorio duca bizantino di Ravenna, nel 838, e sua moglie Albesinda sorella di Martino duca di Rimini, la pineta di Dante devono averla vista e vissuta, e chissà che meraviglia, se poi ha ispirato addirittura gli stemmi araldici delle grandi dinastie locali, come la pigna fra le zampe del leone per gli Onesti e proprio un pino verde in campo azzurro per i Traversari, e non parliamo di leoni contro un pino, stemma comunale di Ravenna, quasi una sintesi! Voglio solo dire che, per carità, magari verrà un parco stupendo e di fama europea, anzi mondiale, però non scrivete che Milano Marittima lo vuole, altrimenti dateci la parola, prima di fare bandi e titoli di giornale, Milano Marittima siamo noi, quelli ancora con i danni, con i tetti scassati, con i muretti e recinzioni di casa rotti, quando ancora ci sono, con i pini interi ancora da tagliare, con i zocchi sui marciapiedi. Milano Marittima siamo noi, con un dolore immenso e con decenni e generazioni di ricordi azzerati in 10 minuti, noi che abbiamo il cuore che davanti ad ogni pino rotto fa le montagne russe col magone, e purtroppo non è un divertente luna park.

Il Conte

Vittorio Sgarbi sta con Milano Marittima

vittorio sgarbi sta con milano marittima

Vittorio Sgarbi sta con Milano Marittima

Il tornado che ha devastato buona parte del verde del mio Piccolo Parioli fra la Quinta e la Nona Traversa, con una piccola incursione alla Quarta proprio nella villetta dei pronipoti del fondatore Bianchi e nel retro della chiesa Stella Maris, è stato mercoledì 10 Luglio. Tanto i soccorsi sono stati veloci, che già nel weekend molta gente, che forse in quei giorni aveva la TV guasta o guardava solo i Puffi o Temptation Island, diceva che in fin dei conti non era accaduto granché, che tutto era bello libero e addirittura per fortuna nessun pino era rovinato sulle case e alberghi. Forse qualcuno avrà pensato ad un nuovo, originalissimo allestimento del Maggio in Fiore, vedendo quello strano mix di tronchi e fiori. Certo è che come ho già detto, il piano di ripresa è scattato subito, e ci tengo a ringraziare Vittorio Sgarbi per il suo video-pensiero, che come si sente, da piccolo veniva a Milano Marittima, luogo molto amato da tanti Ferraresi.

La sua famiglia, ad esempio, andava in hotel all’Anello del Pino, ma ricordo come la sua amatissima mamma fosse particolarmente attratta e legata proprio a Villa Perelli difronte casa mia, un luogo topico di Milano Marittima e purtroppo decisamente colpito dal tornado, come una villa accanto appartenuta ad amici di famiglia discendenti dei Medici di Toscana. Per anni Elisabetta Sgarbi è venuta proprio alla mia Settima Traversa presso l’hotel Perla Verde.

vittorio sgarbi sta con milano marittima

Giardinieri al lavoro dopo il tornado in Piazzale Genova. Foto Ausiello-Mazzi

Ieri mattina, 15 Luglio, prima che una pioggia battente fermasse i lavori, si era ancora al lavoro, nel piazzale Genova i giardinieri comunali erano già intenti a ripianare i fiori nelle aiuole del vero Maggio in Fiore, e mi hanno invece infastidito certe uscite sul web e sulla stampa locale, dove si attribuiscono meriti per puro lecchinaggio da parte di chi, non solo non è stato né colpito ne presente, ma manco sa cosa ha scritto, e anche da parte di chi con certe carnevalate avrebbe la pretesa di aver dato a noialtri addirittura un diversivo, un po’ di spensieratezza. Significa soprattutto non aver capito assolutamente nulla, cioè di quale mazzata, non solo ambientale paesaggistica ci sia stata, ma di quale mazzata psicologica abbiamo ricevuto noi veri cittadini storici delle traverse colpite, quelli che in 10 minuti si sono visti volare via decenni di ricordi carissimi. Perché noi siamo in simbiosi con il verde di Milano Marittima, un concetto più proprio a certa cultura tedesca, di ieri e di oggi, mentre i “nuovi” hanno più dei parassiti di Milano Marittima, loro sono interessati al nome e basta, perché per loro è come le firme dei vestiti, delle auto, degli orologi ed anche delle zoccole che sfoggiano…

Qualcuno mi ha chiesto un conto dei pini caduti ma non ho avuto cuore, la mente si inceppa ad ogni inizio della lista, da quando sono partito guardando il giardino, già bellissimo, dove abitava la contessa Porcelli, che con tutti i tronchi stesi pareva diventato una segheria… Valentina Todoli, figlia di Germano, che ho visto sinceramente provata, ha detto che torneremo come prima, ed io mi auguro che anche i privati si attivino per ripristinare le alberature, altrimenti lo sforzo del Comune, sarà insufficiente.

Quante volte Vittorio Sgarbi avrebbe gridato capra! capra! capra! Quando a neanche un’oretta dalla devastazione, centinaia di persone convenivano sulla zona disastrata, non per aiutare ma per dare intralcio, fregandosene ampiamente di calpestare recinti e piante, di passare sopra i tronchi con biciclette e carrozzine, facendo selfie col sorriso e fregandosene dei divieti e degli inviti dei forestali dei Carabinieri dei residenti, con frasi tipo “Ed io adesso secondo lei, che non mi fa passare, dove porto il cane a passeggio”, “Cercate di liberare la Traversa per sera che domani devo arrivare in edicola”, “Lasciami fare la foto in pace, rientra in casa tua e non rompermi i coglioni”.

Perché c’è stato anche questo, e ce n’è stato tanto…

Il Conte