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Milano Marittima la paura fa 2019

Milano Marittima la paura fa 2019“Vetrine vuote nel cuore di Milano Marittima, la situazione è molto preoccupante (…) a risentirne è la località che non può contare sulla passeggiata glamour che, nei due viali centrali, conta numerose vetrine spente (…) viale Matteotti regge un po’ di più, anche a seguito della recente riqualificazione, ma su viale Gramsci e zone limitrofe la situazione è, a colpo d’occhio, significativa” abbiamo letto aprendo il Carlino giovedì 7 Febbraio 2019. Ma come sono arrivati a questa situazione? Cos’è successo? Ovviamente su questo si tace. Nessuno si prende la responsabilità di almeno 20 anni di scelte una più sbagliata dell’altra, e la peggiore è quella che continua a tener banco: Milano Marittima è la regina della Riviera romagnola, com’è stato propagandato per l’ennesima volta dopo le feste di Natale (Carlino 15/1/19). In sostanza il problema è poi tutto qui: fra la Milano Marittima REALE, e la Milano Marittima PROPAGANDATA sulla stampa ed i social. Fintanto che il “partito” del negazionismo ad oltranza della decadenza e dei problemi avrà in mano i media, il futuro della nostra località sarà sempre più buio perché se si nega un problema, il problema non si risolverà mai. Bisognerebbe fare un esame di coscienza, e soprattutto tanti ma davvero tanti mea culpa, ma certa gente non lo farà mai…

Eppure, quanti avevano cercato di dare l’allarme, purtroppo inascoltati, magari derisi, anche offesi (a partire da chi scrive). Il primo illustre detrattore fu Luca Goldoni “Milano Marittima sei una nobile decaduta” scriveva sul Carlino del 9/9/2008 ovvero 11 anni fa! Un altro titolo pesante comparve sulla Voce del 25/8/2009 “Requiem per Milano Marittima non sei più la perla dell’Adriatico”. Più recentemente sul Corriere del 11/1/2014 leggevamo “Milano Marittima quasi indecente” per passare ad un noto negoziante con un intervista sul Corriere del 16/6/2015 “Ormai Milano Marittima vive un periodo penoso, è sotto gli occhi di tutti”… Evidentemente, viviamo in un paese di ciechi. E pure di sordi. Perché i nostri turisti storici, quelli che hanno sempre amato follemente Milano Marittima, e hanno contribuito a farne la fama e ricchezza, ad un certo punto hanno iniziato a scappare, e ce lo dicevano, perché a malincuore non sarebbero più venuti, ma praticamente nessuno li ha ascoltati. L’unica risposta, una becera arroganza istituzionale sul nuovo corso del turismo a Milano Marittima “Noi cervesi non prendiamo lezioni da nessuno, anzi le diamo” (Corriere 28/10/2011). Leggendo l’articolo odierno, trasuda tutta la vision sbagliata che ci ha rovinato, eppure non se ne rendono ancora conto!

Milano Marittima la paura fa 2019

La situazione, infatti, è molto preoccupante, perché ci sono vetrine vuote/spente solo nel cosiddetto “centro”? Perché non è preoccupante che già da parecchio il fenomeno sia diffuso anche in altre parti di Milano Marittima? O Milano Marittima è solo il centro ed il resto è merda? Pardon periferia? Gli esercizi commerciali non hanno pari dignità? Perché le associazioni di categoria e la politica si muovono solo per il centro? La località per caso dipende dalle vetrine del solo centro o da tutto il sistema commerciale diffuso? È inutile, cari lettori, la mentalità contadina che vede nella piazza il cuore della vita paesana (e tutto il resto non conta) continua a dominare la vision di certa gente che purtroppo da qualche tempo condiziona Milano Marittima. Il risultato è stata la progressiva desertificazione commerciale delle Traverse ecc ma siccome prima o poi il deserto avanza, come avanza il cancro allorché non lo si stronca, ecco che adesso è il turno del centro! E dire che viale Gramsci, quello prima dell’orrendo restyling, era un gioiello, un vero giardino. Adesso è un abbandono, nonostante ancora recentemente si cercasse di tamponare la decadenza con spot tipo “il salotto più elegante della Riviera romagnola” (Voce 22/6/2013) o l’allora assessore Coffari lo definisse per ragioni a me ignote addirittura “un area ad alto valore istituzionale” (Carlino 12/7/2012) manco fosse l’Altare della Patria, o gli scavi di Pompei… anche se da com’è ridotto viale Milano pare davvero di essere fra gli scavi di Pompei o in un luogo bombardato o terremotato dimenticato dagli uomini… Che il tratto di Matteotti appena rimesso a nuovo regga per questo motivo è una boiata pazzesca, non è un nuovo arredo urbano a incrementare i fatturati dei negozi: ma si possono scrivere tali puerilità? Il manifesto del negazionismo ad oltranza fu l’articolo del Corriere in data 4/10/2016 dove leggevamo “Il tempio dello shopping oltre la crisi, nessuna fuga da Milano Marittima, i commercianti serrano i ranghi e non sono annunciate altre cessazioni di attività, né Brera né Cucinelli, solo un ricambio generazionale, chiude chi non si mette al passo coi tempi, una località che non muore, lo stesso Space è un negozio storico, le due vetrine del viale Matteotti continueranno ad essere molto frequentate secondo gli esperti di mercato”. Tutte panzane.

C'era una volta

Negli anni del boom a Milano Marittima avevamo ancora i marciapiedi di sabbia eppure avevamo un turismo di lusso, se non lo sapete informativi! Adesso il “mondanissimo viale Gramsci” (Voce 22/6/13) è un triste corridoio e basta… E per fortuna che resistono due gioiellerie a tenere un po’ alto il tono di un luogo dove d’estate trovi giocolieri, mangia fuoco e cartomanti come alle fiere paesane ottocentesche. Infine, quanto al problema degli affitti che andrebbero abbassati, è un altro falso problema. Da una parte siamo d’accordo che sono cifre assurde, una volta avere un negozio in viale Gramsci o averlo alla Diciottesima Traversa pari era. Se non lo sapete ve lo dico io. Il fatto è che quando purtroppo non si lavora, non si guadagna, tutto è caro, anche un affitto più basso o “normale”. Il vero problema è che nessuno fa e farà nulla per riportare a Milano Marittima la clientela di qualità che potrebbe riportarla in auge. Fintanto che certa gente continua a svendersi fra booking, pacchetti e pacchettini, moltiplicazione di bad e breakfast o family hotel, Milano Marittima non tornerà mai in auge, perché questo target non può dare lavoro alle boutiques, ai ristoranti, ai bar, quindi possiamo fare strade d’oro e aprire attività di assoluto prestigio ed eccellenza ma non servirà a nulla, è come avere in garage 10 Ferrari ma poi non c’è la benzina per farle girare! Finora bene o male il baraccone ha tenuto, infatti si riesce ogni anno a trovare qualche povero illuso, qualche ingenuo, che pensa di venire a far soldi come se Milano Marittima aspettasse solo lui… Se nel centralissimo Gramsci sono sparite boutiques come la Rossana, la Pantani, la mia Tartana e ora abbiamo Yamamay, Champions, Falconeri, e altri negozi da Ipermercato qualche domanda bisognava farsela già anni fa… e lasciando perdere quando proprio la Perla si propose come piadineria a strisce bianche e rosse come gli altri chioschi (2012/2013)…. Per anni il partito dei negazionisti ad oltranza ci ha ripetuto che avere vetrina a Milano Marittima era un prestigio ambito anche dai grandi brand, che anche se non fatturavano avevano i mezzi per pagare qualsiasi affitto, e ora vediamo che era una boiata, perché alcuni manco sono venuti pur annunciati (Armani, Baldinini, ecc) altri sono scappati (Cucinelli, Diesel).

Il Conte

Milano Marittima al market

Milano Marittima era una città autosufficiente con tanti negozi di prima necessità e molti più market di quanto si possa immaginare.

Quando un residente storico e fan di questo blog mi ha detto che esistette una latteria anche in viale Leopardi, sono rimasto dapprincipio stupito, poi ho pensato che in fin dei conti confermava ciò che ho sempre scritto, che in passato non solo Milano Marittima godeva di più ampia offerta commerciale di generi di prima necessità come i market, ma che questa offerta fosse altresì più diffusa sul territorio, a beneficio delle varie zone, tutta l’anno!

Ultimamente, sento spesso lamentare a Milano Marittima la mancanza di negozi di alimentari e a ciò si associa la lamentela dei prezzi “da gioielleria”. Riguardo ai prezzi, non discuto le scelte che sono individuali, semmai una cosa mi irrita parecchio, quando questi prezzi molto alti vengono giustificati come “sono prezzi da Milano Marittima”.

Anche una volta i prezzi degli alimentari di Milano Marittima potevano essere leggermente più alti, ma non si arrivava certo alle cifre odierne, e posso assicurare che Milano Marittima era molto più “in” di oggi, visto che non era poi raro trovare a far la spesa contesse o domestici in livrea, cosa che adesso sembra lontana anni luce per spazio e tempo. È anche un controsenso che, dopo la moltiplicazione esponenziale di appartamenti e case rispetto al passato, l’offerta alimentari sia invece ridotta ai minimi termini.

I MARKET DI MILANO MARITTIMA

Fino a tutti gli anni ’80 molti negozi di alimentari hanno lavorato benissimo e hanno spesso coesistito anche vicini. Basta fare una piccola rassegna mentale, che consiglio di leggere ai nuovi residenti (i primi a lamentarsi) e farsi poi qualche domanda.

Alla Sedicesima Traversa c’era e c’è tuttora un minimarket, oggi Crai, che quando ero piccolo era gestito dalla famiglia Fantini, poi c’erano i due market delle sorelle Bellettini (della nota famiglia hoteliera) una alla Tredicesima Traversa e l’altro alla Quarta, poi i tre market dei fratelli Bolognesi, uno in Ottava Traversa, uno in viale Gramsci (oggi Matisse) ed uno in Rotonda Primo Maggio (oggi Slurp).

Milano Marittima al market

La famiglia di Gino e Anita Rossi della frutta e verdura in piazzale Napoli

Sempre in Rotonda Primo Maggio, il più vecchio market era quello dei Pansecchi, poi diventato la gelateria La Perla. In viale Forlì c’era quello dei Manuzzi, in viale Ravenna quello di Fernando e Osvalda, in viale dei Pini vicino alla pompa Galbucci un altro, in viale Dante ce n’erano ben tre, in viale Matteotti c’era il mitico Bertasi (subentrato alla Cooperativa Consumo), poi trasferitosi in viale Bologna nel 1980. Poi ricordo Alessandri nel viale Due Giugno (oggi agenzia Bazzocchi e Focaccia) e in Rotonda Primo Maggio addirittura la prima Coop (oggi Bar Cognac) gestita da sua zia con lui come giovane commesso.

Milano Marittima al market

L’alimentari di Rosvalda e Fernando in Viale Ravenna

Insomma, tutto il territorio di Milano Marittima era debitamente servito senza bisogno di allontanarsi da casa o andare addirittura a Cervia. Un piccolo esempio: quando sono nato nel 1974 al numero 47 di viale Verdi, dietro al bar Verdi per intenderci, girato l’angolo di casa, mia madre senza neanche allungarsi alla vicinissima rotonda, aveva a disposizione un fornaio, un macellaio, un minimarket, oltre che un bar, un tabacchi, una merceria, un negozio di articoli per la casa… Quindi cosa ci raccontiamo oggi?

IL CAMBIAMENTO

A forza di costruire solo appartamenti per uso estivo, a forza di eliminare tutti i negozi di prima necessità per avere solo negozi di abbigliamento che poi trovi dappertutto, ecco che Milano Marittima ha perso vita, come luogo da vivere 365 giorni all’anno. Sparendo i negozi e sparendo i residenti storici, ecco il mortorio attuale che si vuol tamponare con iniziative che possono vivacizzare al massimo pochi giorni, ma non possono rivitalizzare un economia e una comunità cittadina.

È come pensare di far vivere una persona privata dei polmoni…

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi

A Milano Marittima l’estate durava sei mesi

Ultimamente si sente dire spesso che non esistono più le “mezze stagioni”. A Milano Marittima, perlomeno per quanto riguarda noi residenti storici, non esistevano due stagioni intere, cioè Primavera ed Autunno! Esistevano solo i sei mesi dell’Estate, cioè il lasso temporale corrispondente alla stagione turistica, ed i sei mesi dell’Inverno, cioè quando Milano Marittima era praticamente solo nostra.

a milano marittima la stagione durava sei mesi

Mi fanno perciò ridere quelli che ogni tanto sostengono ancora di aperture di hotel e attività commerciali dal 15 Giugno (o giù di lì) fino a Settembre, come mi fanno rabbia quelli che, oggi, vogliono allungare la stagione turistica, quando appunto già era lunga ed assai redditizia, e magari sono gli stessi che hanno contribuito ad accorciarla e rovinare Milano Marittima con scelte deleterie. Ma naturalmente nessun mea culpa, la colpa è sempre altrove! Io posso assicurare che per il mio compleanno, 10 Aprile, già cominciava la rumba, e il 5 Ottobre, per quello di mia madre, alla Ottava Traversa (e non solo) le boutiques erano ancora aperte fino alle 22.30 perché giravano ancora fior di tedeschi! Che spesso erano gli stessi tedeschi di alto censo che avevano già aperto la stagione. Naturalmente ci sarà sempre chi, specialmente di là dal confine del canale della Madonna del Pino, dirà di no col solo scopo di contestare me, che ho il brutto vizio da quando esiste questo blog (2012) di raccontare la verità. Allora facciamo parlare altri, a partire da un testimone chiave della Milano Marittima del boom fra anni ’50 e 1980, cioè il parroco della Stella Maris. Nel suo libro di memorie padre Geremia Ronconi è chiarissimo, e lo è a più riprese. A pagina 13 scrive che la nostra era “una parrocchia ove i fedeli residenti diventavano irreperibili da Maggio a Ottobre impegnati parossisticamente dal movimento turistico”. A pagina 18 riguardo le feste di Pasqua (che per quanto mobile mi pare non ricada mai attorno al 15 Giugno) scrive che “sono sempre state curate con amore e solennità anche per la PRESENZA DEI PRIMI TURISTI DELLA STAGIONE, PARTICOLARMENTE TEDESCHI”. A pagina 32, infine, insiste nello scrivere delle attività “nei mesi invernali Ottobre-Aprile”. Lo sappiamo che Aprile è in Primavera, non in Inverno, e lo sapeva pure il nostro parroco. Non era mica scemo. Ma appunto perché era il nostro parroco, sapeva che per noi di Milano Marittima il calendario era questo! Se poi riflettiamo che Pasqua può cadere fra fine Marzo e primi di Aprile, tutto coincide, compreso il mio personale ricordo, e il computo di 6 mesi per arrivare appunto ad Ottobre… Del resto proprio perché la stagione era così lunga e gli altri 6 mesi Milano Marittima era comunque molto più abitata e viva di oggi, oltre alla stazione dei Carabinieri avevamo anche un nostro piccolo presidio dei vigili urbani attivo tutto l’anno che ebbe varie sedi, la prima in vialetto Ortigara su Piazzetta Mercatino.

A Milano Marittima la stagione durava sei mesi

Cartolina della Pensione Villa Azzurra inviata il 4 ottobre 1958. Una conferma che ad ottobre gli hotel erano ancora aperti.

Alcuni ricorderanno di Pasque con la neve, a Milano Marittima, e ciò è successo spesso, ancora a fine Anni ’80, con albergatori un po’ in difficoltà a scaldare i primi ospiti. Perché a Giugno non nevica! Se non vi fidate del sacro, fidatevi del… profano, ovvero dell’Azienda Autonoma di Soggiorno, che per esempio già nel ormai siderale anno 1967 pubblicizzava il “Centro Termale” di Cervia con la indicazione “Stagione 1 Maggio-31 Ottobre” quindi significa che per tutto Ottobre qualche hotel aperto doveva pur esserci! Dato che nel 1989 le Terme erano ancora una landa desolata non certo il quartiere popoloso pieno di case che vedete oggi! Fra l’altro nella stessa pubblicità c’è una frase che fa pensare “Le antiche Terme di Cervia, le più moderne d’Europa al vostro servizio”.

estate durava 6 mesi

Depliant dell’Hotel Centrale con la stagione dal 15 Aprile al 30 Ottobre

Domanda spontanea ai saputelli ed agli esperti di turismo: negli anni ’60 avevamo già le Terme più fighe d’Europa, e perché oggi non le teniamo aperte tutto l’anno proprio per allungare il turismo? Perché poi nei primi anni ’80 io e tanti altri venivamo dirottati invece a Castrocaro? Vala’ che qui come al solito starete zitti, non mi darete la soddisfazione della risposta… Come mai oggi 2019 una città che è indubbiamente più sviluppata del 1967, e che si propaganda come regina della Riviera e del Grande turismo del wellness non arriva a farlo? E istericamente si aggrappa a qualche iniziativa estemporanea come la pista di Natale e i mercatini rionali agganciati a sagre di cozze e cardi? E basta raccontare che Milano Marittima apriva a metà Giugno, e basta raccontare che a Milano Marittima d’inverno era tutto chiuso e non abitava nessuno, e basta raccontare che dobbiamo tutto al baraccone di veline e calciatori, e basta raccontare che Milano Marittima l’hanno fatta i Cervesi ecc… Senno’ non urge tanto un libro di storia quanto un bel check up tossicologico. A Milano Marittima gli alberghi iniziavano ad aprire per Pasqua, e per il Primo Maggio la nostra macchina da guerra turistica era praticamente partita al 90%, poi a Cervia sarà stato diverso non discuto, anche perché abbiamo sempre avuto target assai differenti. Per noi boutiques proprio il mese di Giugno era quello più redditizio, e posso assicurare anche che le svendite di fine stagione non iniziavano prima di Settembre, e già a farle così “presto” faceva parlare dietro ai temerari. A fine Giugno un po’ tutti avevano messo in cassa abbastanza per pagare tutte le spese, compresi merci e stipendi, e tutto ciò che si incassava poi, da Luglio, era tutto guadagnato, ed ecco spiegato anche come è nato tanto nostrano benessere. Se la stagione turistica fosse partita a metà Giugno e finita a Settembre, o come adesso che non pochi hotel chiudono già il 30 Agosto, col cacchio che molti si sarebbero fatti i soldi, a Milano Marittima. Erano sei mesi, erano la Stagione.

Il Conte

Terremoto

Nessuno botto, lasciamo perdere con sta storia dei botti prima delle scosse: non è Capodanno, è stato come un sordo rullio di tamburo, o come quando passa il camion del Comune a pulire neve e ghiaccio e raschia la strada. Contestualmente, tutto ha tremato, in crescendo, alcuni secondi, come sempre, ma che parevano minuti… Dico subito che il terremoto mi terrorizza, non tanto per paura di restarci, ma per paura di perdere casa, l’unica casa che ho. Stavolta pare che abbiamo restituito la cortesia al Friuli, anche se in misura minore, da quella sera del Maggio 1976 quando a Milano Marittima la scossa la sentimmo benissimo, e tutti giù per strada. Poi recentemente abbiamo sentito i terremoti in Emilia, Marche, Abruzzo e Molise. Che la “botta” sia stata pesante, anche da un particolare, l’avviso del nostro Sindaco sui social con la frase “Terremoto chi la sentito?” dove quella mancanza di apostrofo ha forse tradito un po’ di paura e la fretta di voler allertare subito la popolazione e dare il segnale che, per fortuna, non tutti dormono solo nel senso del letto. Letto che a me si è spostato, e non solo a me. Ci sono ancora dei cretini che dicono che non siamo zona sismica, grazie alla sabbia, invece è esattamente il contrario, un po’ come altri cretini che, quando vedono il nebbione, lo imputano all’umidità della pineta, quando tutti sappiamo che a Milano Marittima la nebbia vien dal mare… Dicono sia stata la scossona più forte in provincia di Ravenna negli ultimi 30 anni: non sono esperto, ma ci credo! Una cosa però la so, è che ogni volta che qui o altrove succede qualcosa di simile, davvero ci rendiamo conto del poco che siamo, di come in 10 secondi potrebbe cambiarci una vita o perdere ciò che abbiamo davanti da secoli, e sarebbe il caso di ricordarselo anche a “bocce ferme” e pensare a essere persone migliori.

Il Conte

Mi ricordo Lo Sporting

L’articolo del Corriere del 13 Gennaio 2019 sul definitivo “sbaraccamento” dello Sporting intitolato “Sporting, finisce un era” ha ovviamente suscitato subito una valanga di commenti. Il mio primo pensiero, è stato che in realtà anche stavolta si è girata la frittata, perché una vera e propria “era Sporting” finì quando da bar Gelateria aperta nel 1962, divenne ristorante nel 2001 pur mantenendo il nome…

Il Conte in inverno davanti allo Sporting nel 1979

Poi i ricordi, innumerevoli, della mia infanzia, legati anche al fatto che dal 1978 al 1984 proprio di fianco mio padre aveva la boutique La Tartana Due… Quindi un rapporto giornaliero coi gestori come Enzo, con i giovani camerieri, ma anche con chi lo Sporting lo aveva concepito e costruito, la famiglia Pasini di Bertinoro, ci conosciamo da sempre. Dice tutto il fatto che anche l’ultima volta che abbiamo parlato con Adele Pasini, per noi lo Sporting fosse essenzialmente un prolungamento di casa, mentre poi è diventato (in linea con la nuova Milano Marittima) una vetrina, un palcoscenico, per chi voleva rappresentare la propria ricchezza o anche solo mettersi in mostra per una cena. In noi evoca ricordi semplici, forse insignificanti, come per me il profumo del gelato, o il minuscolo bagno a scomparsa dietro una porticina semi invisibile nel pianerottolo, o le cabine e gli elenchi dei telefoni pubblici al piano di sopra… Del resto la vetrata del gazebo che pare verrà smantellata, si offriva perfettamente a questo clownismo, quando un tempo non c’era che la intelaiatura in ferro, che esclusivamente in stagione ospitava il tendone, poi veniva tolta, e così era dappertutto. Un altro ricordo meccanicamente legato allo Sporting di quegli anni riguarda i tardi pomeriggi estivi quando sempre allo stesso tavolino sempre alla stessa ora, ci sedevamo io e la mitica Carmen Pantani della omonima Boutique, io con la coppa di gelato e lei con la Schweppes. Un rito, con un vero personaggio lontano distanze siderali per savoir faire e savoir vivre da tanti bottegai e tante commesse della Milano Marittima attuale che si credono chissà chi e sono solo dei gran maleducati. Leggo nell’articolo altre gravi imprecisioni. Tipo “Negli anni ’70 svolgeva il ruolo insigne di gelateria, quando il cono e i caffè concerto erano diventati il marchio di Milano Marittima”. Ma per carità! Sporting, Perla, Nuovo Fiore erano gelaterie d’accordo, ma in primis per sedersi! Non paragonabili alle gelaterie successive, sebbene con prodotti pregiatissimi, come la Cremeria Mozart al condominio La Bussola o lo Slurp ecc. Il fatidico “cono da lecco” era più una prerogativa dei cervesi e dei campagnoli in trasferta, che giusto quello potevano permettersi, e gustarlo seduti su qualche panchina… Perché c’è un altra frase assolutamente decontestualizzata, cioè “A poco a poco le gelaterie vennero sostituite da altri locali più modaioli e tiratardi”. Non è assolutamente andata così. I bar come Sporting ecc hanno ceduto il passo perché qualcuno, nel viale vicino aveva iniziato ad aprire locali che attiravano una clientela che pian piano aveva fatto scappare quella dei bar storici ed eleganti! Come si fa a dire che uno Sporting non fosse modaiolo se ci facevano anche le sfilate di moda! Io me le ricordo, ma io c’ero!

Il Conte in estate davanti allo Sporting nel 1979

E poi la clientela, appunto, quella che andava anche al vicino e concorrente Nuovo Fiore dove “sedersi valeva ben oltre un gelato” (Corriere 19/12/12). Questa Estate 2018 più di una volta commentando questo spicchio buio della Rotonda Primo Maggio abbiamo incrociato e condiviso ricordi con vecchi habitué come il Conte Emaldi o il marchese Luti de Sere, e quanti ne potrebbe regalare l’avvocato Giardini di Ravenna, noto playboy e pure nipote di quel Nullo Baldini che da nome al viale che immette a Milano Marittima! Gente mia, dovete capirla prima o poi che non è elegante un posto com’è stato lo Sporting perché eri in vetrina in centro e pagavi una pepata di cozze 14€ ed uno spaghetto 18€, Milano Marittima era elegante perché allora ci girava gente elegante, e dava il tono! Adesso nelle vostre testoline pensate sia un posto elegante perché hanno sostituito i negozi di prima necessità con le boutiques dalle griffes dozzinali… e la magia di Milano Marittima è finita. Pensare che uno è elegante e VIP perché si mette un vestito firmato e frequenta certi locali di Milano Marittima è come credere che se si mette in mano uno Stradivari ad una scimmia questa automaticamente diventa Paganini. Ma si finisce con la sorpresa. Sempre il Corriere del 13/1/19 ci informa che una parte dell’ex locale, facente capo ad un noto esperto di turismo glamour fashion VIP esclusivo sempre pronto a magnificare Milano Marittima ha già affittato ad un negozio di che? Di alimentari! Staremo a vedere se verrà un negozio di alimentari VIP come, per esempio, a Bologna in via Oberdan c’è “Bruno e Franco” oppure in via Caprarie c’è “Tamburini”, certo insorgeranno quelli che stupidamente dicono che fintanto che Milano Marittima aveva proprio alimentari, macellerie, lattai, fruttivendoli, inverno compreso, allora non era ancora un posto figo! Come al solito da qualche anno, tante sparate, tante arie, tante arroganze, poi per fare cassa si finisce a tarallucci e vino…

Il Conte