Il pensiero del Conte Archivi - Pagina 29 di 72 - Il blog di Cervia e Milano Marittima % %

Milano Marittima cotta e mangiata

Le vecchie ville di Milano Marittima

Villa Carlotta, oggi gelateria L’Ottocento

È stato come trovare il carbone nella calza della Befana per un bambino. Ma quello vero. Ero al bar con una mia amica, una contessa del nord innamorata di Cervia e di Milano Marittima, soprattutto della storia locale, e commentando la notizia del giorno, mi si gelava il cuore, già che mi si erano gelati i piedi… Almeno avevo una persona con cui riflettere sulla mazzata in maniera intelligente, dopo che avevo sentito i primi commenti entusiastici di alcuni cervesi, roba da far girare le palle, e non quelle dei nostri blasoni. Già per il Centenario un noto imprenditore della Rotonda Primo Maggio aveva detto, giustamente, che era ora che Milano Marittima decidesse se tornare luogo di èlite o trasformarsi definitivamente in luogo di vacanza popolare (Corriere 28/7/12). A questo punto, la scelta non solo è stata fatta, ma si è addirittura andati oltre. Del resto già all’epoca c’era stato il “partito” pro turismo ciabattone con lo slogan “Anche all’Élite ci vuole un freno” (Carlino 14/8/13) nonostante un altro noto esponente della Pro Loco avesse avvisato “Si sta innescando una pericolosa corsa al ribasso dell’offerta (Corriere, Voce e Carlino 14/6/13). Alla faccia dei proclami di Lorsignori che davano (e danno) Milano Marittima “località ricercata dai miliardari” (Carlino 18/11/12).

Oggi sul Corriere dell’8 Gennaio 2019 troviamo che è cambiato il piano regolatore, e quindi sarà permesso di aprire attività di bar e piccola ristorazione anche nei villini storici di Milano Marittima! Il che non mi pare né molto glamour, fashion, VIP, né una necessità, vista già l’abbondante offerta! Milano Marittima da “capitale europea del turismo 5 stelle” (Carlino 20/4/11) a capitale delle 5 stelle Michelin, forse… Una celebre assessora ci aveva illusi ripetendo che Milano Marittima doveva assolutamente reimpossessarsi della sua anima persa a favore della immagine superficiale di vetrina (Corriere 31/8/14). Non avremmo mai immaginato che all’immagine di vetrina si sarebbe sostituito il retro delle cucine.

le vecchie ville villa berné

Villa Bernè

Voi che leggete, magari per la prima volta, dovete capirmi, sono uno dei pochissimi che si ricorda ancora i camerieri in giacca e guanti bianchi servire in quelle ville dove domani potrebbero rivendere kebab e pizzette, quelle ville dove non entravi se non avevi certi cognomi, e gli altri guardavano da fuori. Sul Corriere del 10/1/19 leggiamo infatti che secondo il Palazzo si tratta di un opportunità per recuperare i villini in disuso che altrimenti andrebbero in rovina, tutti potranno frequentare queste testimonianze storiche magari potendo sorseggiare un caffè in un elegante giardino, possibilità ora concessa a pochi… una scusante di stampo populista che cozza coi continui sbandieramenti di località esclusivista, e sappiamo benissimo che di soluzioni eleganti a Milano Marittima ne abbiamo viste poco o niente ultimamente. Se Milano Marittima fosse ancora un posto davvero elegante non ci sarebbe proprio bisogno di aprire osterie nei villini storici in disuso perché essi sarebbero ancora abitati e degnamente vissuti dai proprietari, mi sembra palese! Quante volte ho sentito dei cretini dire che, se una volta Milano Marittima era piena di negozi di prima necessità come macellai, fornai, fruttivendoli ecc (cioè prima di avere quasi solo boutiques) allora non era un posto VIP. Difatti, era un posto da Signori. E ora che probabilmente ci ritroveremo pizzette e piadine addirittura nei villini storici ditemi, cari esperti, ditemi voi che posto è? È un posto glamour? Già tempo fa mi scagliavo contro una Milano Marittima ridotta specie nel “centro” ad una grande mangiatoia/abbeveratoio, e ora? È questo un passo avanti nella tutela dell’identità del posto? Come ho appunto già scritto cento volte, mai seguito anche da chi oggi strepita e si strappa i vestiti sui giornali, Milano Marittima è da anni gestita come un paese di campagna, perché quella è la matrice di chi la comanda, mercatini, sagre e… osterie! Una grande festa dell’Unità dove al posto degli stand adesso avremo le ville dei vecchi “signori”. Ristorante nella storica pescheria comunale, ristorante nel Magazzino Darsena, ristoranti nelle ville storiche di Milano Marittima, perché non fare un bel ristorante dentro la chiesa Stella Maris, con una bella insegna “Qui si mangia da Dio”?

Le vecchie ville di Milano Marittima

Villa Garofalo

La mentalità di mettere sempre tutto a rendita, sacrificando bellezza, storia, cultura, identità, unica cosa fare cassa, Milano Marittima una grande fabbrica di soldi, il resto non conta. Definire i villini storici come non disabitati ma in DISUSO (Corriere 10/1/19) con una terminologia non da bene culturale o di lusso ma da fabbrica, fa capire tutta un vision… Anni fa riguardo la cementificazione scrissi “Ormai Milano Marittima è la nuova frontiera della Bauhaus, cioè l’ideale di far vivere da Signori in casette da operai”. Adesso Milano Marittima è ormai la nuova frontiera di Master Chef! Buonanotte, pardon, buon appetito…

Il Conte

Il buio oltre il Canalino?

Il Canalino di Milano Marittima. Chi non lo conosce! Che poi non si chiama neanche così, ma è sempre stato individuato con dei soprannomi, a seconda dei momenti: Canalino del Duce, Canalino di Amadori, poi Canalino e basta. Oggi qualcuno dei “nuovi” lo chiama “il canaletto” come il pittore, e davvero è stato soggetto privilegiato di tanti quadri. Il Canalino, era quasi un altro viale alberato di Milano Marittima, perché di qua e di là fino al viale Due Giugno c’erano così tanti pini! Naturalmente poi fatti sparire tutti, senza pericolo di ripiantumarne altrettanto. Rido spesso quando sento raccontare, o dai “nuovi” o anche da gente in età che comunque allora certo non frequentava assiduamente Milano Marittima come fa oggi, che dopo il Canalino, non esisteva praticamente nulla, e questo per decenni e decenni fino agli anni ’70 almeno. Una cagata pazzesca direbbe Fantozzi.

Viale Matteotti milano marittima

Il Bar Centrale sul Canalino di Milano Marittima

Eppure che a Milano Marittima il boom turistico iniziò con gli anni ’70 lo abbiamo letto anche recentemente sul Corriere del 3/12/18 quando sappiamo che ciò avvenne ben vent’anni prima. Partendo proprio da lì, e fino alla Terza Traversa, per esempio, già prima della seconda guerra mondiale c’erano le varie Ville Barbanti, dove poi hanno trovato sede attività come il Caminetto, Le Jardin, il ceramista Onestini, il minigolf di Gatta morta, il Circolo del Bridge, la sala giochi Hippy e appunto il bar Barbanti! Dove andava sempre Guareschi, che poi faceva visita alla Stella Maris, la cui terra era stata regalo di Mussolini ai frati… Dall’altro lato del viale verso quelle che sono oggi le scuole Mazzini, le ville De Maria della famiglia del Woodpecker, o quelle di importanti personaggi quali il dottor Loreti o il poeta Carioli (dei quali ben conosco i discendenti). Alla Terza Traversa il complesso originario di ben quattro ville della contessa Porcelli, verso il mare la villa degli illustri conti Bernabei (altri amici) e la villa del famoso politico Delcroix. Sempre li in Piazzale Napoli già nel 1951/52 c’erano dei negozi come il fruttivendolo Rossi o il calzolaio Foschi detto Giolo e fratello maggiore di Italo Foschi del negozio Alexander. Non penso avessero aperto per soddisfare solo le esigenze di Cappuccetto Rosso, Biancaneve ed i Sette Nani. Direte, ma dai, fra prima e terza siamo ancora prossimi al cosiddetto Centro… E allora vi rispondo: come si fa a dire che oltre il Canalino non ci fosse nulla se già ancor prima della seconda guerra mondiale nella zona intermedia delle Traverse, il cosiddetto Piccolo Parioli, c’erano almeno 5 importanti ville, la Perelli, la Picone (opera dello stesso Focaccia del Mare Pineta), la Frassineti, la Guidi e la Ginanni Fantuzzi, tutte fungevano da collettori dell’alta società. Fulcro la Settima Traversa, con una volta la più alta concentrazione di famiglie nobili ed oggi ancora con la più alta concentrazione di hotel iperstellati, la traversa dove il citatissimo Arrigo Sacchi abitava anche d’inverno e dove poi ha scelto di comprare un hotel, la traversa dove era il ristorante più “in” di Milano Marittima (La Lanterna Da Beppe) e dove anche uno dei primi fotografi blasonati, era anche nobile di suo, il barone Carlo Gaetano Apperti (Foto Lux). In tema di fotografi VIP, anche Gabriele Benini, alla Ottava Traversa dal 1971, che pure aveva iniziato tempo prima al condominio La Bussola in “pieno centro ” direbbero oggi… E scuserete la citazione, anche quella che da tanti è stata definita “una vera istituzione di Milano Marittima” (perlomeno per chi la frequentava davvero) cioè la Boutique La Tartana dei miei genitori. In anni molto indietro in cui certo la terra libera non mancava ed i prezzi erano normalissimi, quindi c’era solo l’imbarazzo della scelta, furono follie le scelte di alcuni grandi imprenditori di posizionare le proprie attività in luoghi che oggi stupidamente verrebbero dati come periferia, e mi riferisco in primis all’Hotel Bellevue di Collina, che non mi stancherò mai di ricordare aveva una clientela di alta gamma come o talvolta anche superiore al Mare Pineta? Mi pare poi che anche il ritrovo ballerino più glamour non fosse in centro ma di qua del Canalino, col primo Woodpeecker del caro amico Amelio De Maria, dove tanti cervesi avulsi dalla nostra way of life venivano a sbirciare come poi alla mitica villa degli animali (appena passata di mano) magari col vestito “buono” fatto apposta per quella che era davvero per loro una trasferta non tanto extra territoriale, ma in un altro mondo. E chi oggi fa finta di non ricordare o non sapere, stia certo che su questo blog gli verrà sempre rinfrescata la memoria (altro che le fantasie che propina Milano Marittima Life). A fare una breve rassegna mentale posso dire non ci fosse Traversa che non contasse almeno su una presenza importante, fosse un singolo o una famiglia. Se la moltiplicazione degli appartamenti come la moltiplicazione dei pani e dei pesci è partita proprio qui nelle Traverse “intermedie” e ben prima che il centro diventasse quel casinificio invivibile che è da qualche anno, sarà perché è sempre stata la zona più ambita, è assolutamente! Il cosiddetto Centro (perché per sua natura una Garden city come un campo agricolo o una foresta non può avere un centro come un borgo o un paese di contadini) è sempre stato una CERNIERA, un luogo di incontro e passaggio fra la prima Milano Marittima dei milanesi con le loro ville a sud (attorno Rotonda don Minzoni per capirci) e la seconda Milano Marittima delle grandi famiglie e del boom turistico (appunto oltre il Canalino) a nord. Tutto il resto sono falsi ricordi o invenzioni di sana pianta come il titolo e il casato di quella pur simpatica “marchesa d’Aragona” che scommetto sarà la prossima grande “adorata” amica di Milano Marittima catapultata a sostituire Valeria Marini nella parte!

Il Conte

Game of Thrones Marittima

Game of Thrones MarittimaErano i primi anni ’80, nel vasto giardino di una pensione dove fra l’altro Arrigo Sacchi mangiava altrettanto bene come al Caminetto, sgambettava e giocavano con le nipoti dei titolari due bimbi olandesi, uno che appunto voleva fare il calciatore (poi credo sia finito all’Aiax) e suo fratello, che voleva fare il cantante, ed è finito attore, e pure di successo: Michiel Huisman, il protagonista belloccio delle più fortunate stagioni di Games of Thrones! Allora erano tanti i turisti olandesi, tutte persone carinissime, amanti del nostro mare e soprattutto del nostro verde, e anche quello, allora, era tanto. Forse anche questo è stato un motivo perché li abbiamo persi, perché dal Dopoguerra c’è stata una escalation a eliminare il verde, e le motoseghe in pineta alle prime traverse per tre settimane a fine novembre (2018) a far cataste vanno in questo senso: ma la nuova malattia degli alberi non era a Pinarella? Perché segare qua? È uno dei tanti, e soliti, misteri, in un paese che richiama proprio la trama di Games of Thrones, un paese sempre più inaridito in mano al capriccio miope ed egoista di pochi “personaggi” e congelato nella sua autoreferenziale arroganza di “località ricercata dai miliardari” (Carlino del 18/11/2012) come si legge ogni tanto… Robert Retford miliardario lo è, e pare anche un po’ VIP, sicuramente non è uno scemo. Ha appena messo in vendita la sua magione in California per 6,5 milioni di euro: 10 ettari di terreno piantumato, un vasto frutteto, la piscina (il must del classico cafone arricchito) e 500 mq di residenza.

Poi aprì il nostro Corriere del 7/12/2018 e lessi che i vecchi appartamenti dei salinari (per carità, robina storica, antiquariato vintage) ma comunque fatiscenti un bel po’, vogliono farli pagare sui 300 mila euro, contro un offerta media di 50/60 mila euro degli inquilini. Già qui si possono fare dei ragionamenti. Un buco malconcio ha il prezzo di un appartamento medio della vicina vippissima Milano Marittima? Strana stima, su che criterio? Ancor più incredibile, forse un errore di stampa se non un regalo di Natale, che la Colonia Monopoli è passata da milioni 16,6 a dieci volte meno 1,5 milioni! Al prezzo circa del ranch di Retford i valori complessivi di liquidazione della società Pentagramma per l’area del Quadrilatero di Cervia (6,9 milioni) o del Canalino di Milano Marittima (5,8 milioni) cioè dove doveva sorgere l’ecomostro.

Ricordo bene quel 5 Dicembre 2012 quando la mattina leggevamo sul Sole 24 Ore che in tutta Italia erano crollati del 85% i permessi edilizi, e la stessa sera ci presentavano proprio il mega Grattacielo, un orrendo ammasso di cemento. Il “bello” che erano previsti pure 31 negozi, altrettanto inutili, dato che proprio pochi giorni prima sul Carlino del 4/12/12 un noto personaggio diceva che tempo 12 mesi e Milano Marittima avrebbe visto chiudere ben 14 delle sue attività… Insomma, un ecomostro non certo fatto per noi milanomarittimesi o per il turismo…

 

L’anno dopo il trionfalismo muratorio era per i mitici villini che, come dimostra il recente numero 21 di Milano Marittima Life, sono ancora in parte “disponibili “… Stando al Corriere del 14 e 16 Luglio 2013, non solo i “Camilliani” era prossimo a convertirsi in hotel 5 stelle (invece gira voce che la stagione 2019 vedrà uno storico 4 stelle superiore di Milano Marittima convertito in Family Hotel, perché si sa che si diventa sempre più glamour abbandonando ricchi premi e cotillon e darsi alle tagliatelle di Nonna Pina zumpappa’). Ma “rigorosamente ad invito circa 300 persone erano confluite” (quel “confluite” fa più ingorgo in tangenziale che fashion party) alla inaugurazione dei villini, prezzo cadauno 2,7 milioni (anche se le voci davano molto di più)…

game of thrones marittima

Altrettanto stupefacente la storia dei lotti alla 14a Traversa, aree in zona altamente piantumata, quindi di grandissimo pregio, sia per verde sia per posizione. La Voce del 1/12/12 dava notizia che il lotto alla 14a sul Matteotti era stato ceduto per 200 mila euro, quindi meno del prezzo di un loculo dei salinari, ammesso non ci fosse stato un errore di stampa, altrimenti pure qui alla faccia del regalo! Se invece è vero che il lotto fu venduto ad 1,2 milioni non è stato un regalo ma quasi, dato che solo nel 2008 il lotto retrostante di pari entità affacciato sull’Anello del Pino fu ceduto dal Comune a tre volte di più cioè 3,5 milioni, cifra che la stampa di allora dava per “astronomica”: evidentemente le cifre sono esose ed astronomiche solo quando ci fanno fuori un polmone verde… e fa un po’ ridere notare, scusate se insisto, che 4 appartamenti scassati dei salinari valgono come una pineta di Milano Marittima, dove poi è stato speculato con altissimo margine di guadagno, poca spesa tantissima resa…

Il Conte

Il giardino segreto di Milano Marittima

il giardino segreto di milano marittimaSe Cervia ha visto nascere il Parco Naturale nel 1963, a Milano Marittima come sempre eravamo già più “avanti” perché dal 1953 esisteva una casa, meglio sarebbe dire una magione visti gli oltre 5000 mq, che era un vero parco naturale, la chiamavamo proprio “la villa degli animali”. A quel giardino, che per tanti decenni è stato una sorta di Giardino dei Finzi Contini nostrano, compresi i sogni dei tanti che ci passavano da fuori, e che ospitava cervi, pavoni, fenicotteri, anche un lago coi pesci, tartarughe, ho dato un saluto giorni fa con gli storici ma ormai ex proprietari. Non scorderò mai la preoccupazione della padrona di casa “per i miei pini”… dove quel MIEI non era ispirato dal possesso ma dall’affezione per il verde, ereditata forse dalla madre. Anche la villa ha sopportato tante intemperie, eppure nessuno dei pini è andato giù, nessuno è stato segato, nessuno si è ammalato, solo 4 sono stati legati perché un po’ piegati… Strano se si pensa che nel limitrofo Anello del Pino fu strage nel 2015, imputandola alla forte burrascata del 6 Febbraio, quando però le motoseghe andavano già a tutto spiano fra il 26 ed il 29 Gennaio, e si sentivano a distanza, come in questi giorni le sentiamo anche alle prime traverse con eco dalla pinetina dell’ex Aeroporto Militare, e le cataste lo dimostrano. Pare che il tolto al momento non sarà sostituito, ancora una stranezza nella città verde che anni fa statuiva che tolto un albero, se ne dovessero ripiantumare ben due! Fra l’altro abbiamo visto, anzi non abbiamo visto, il tanto strombazzato progetto per rinverdire proprio l’Anello del Pino, ormai una landa sempre più abbandonata dove non possiamo più andare a trovare funghi, rucola, margherite e muschio per il Presepio.

Se pensiamo che nel 700 lo storico Ginanni, le cui ultime discendenti abitano proprio a Milano Marittima, scriveva che la pineta era di ettari 889 ed oggi ne abbiamo ancora solo 260, capiamo che forse già negli anni ’50 faceva bene Spallicci a denunciare che qua di amore per il verde, ce né poco (Gazzetta di Cervia n.5 anno 1958). Il grande rimboschimento del 1984 è stato un unicum.

Fu proprio nell’anno del Centenario di Milano Marittima che intervenne, ovviamente inascoltato, addirittura il DIFENSORE CIVICO REGIONALE (Lugli) che con le sue considerazioni fu oggetto di un articolo del 28 settembre “A Cervia l’albero è sempre malato”… Mentre scrivo, a Mantova, si tiene proprio il primo forum mondiale della FAO con 400 congressisti, sui benefici della FORESTAZIONE URBANA (cfr. La Stampa 26/11/18). A Milano Marittima con Palanti ed i milanesi la FORESTAZIONE URBANA la avevamo già nel 1911/12! Leggendo l’articolo scopriamo che “le città verdi ci guadagnano, gli investimenti in alberi aumentano il valore delle metropoli, si genera ricchezza, c’è più appeal per case, terreni, aumenta la capacità di attrarre aziende, alle multinazionali piace installarsi in luoghi gradevoli, le quotazioni delle case +16%, -19% invece il tasso di obesità infantile per le città con buon accesso a spazi verdi, addirittura -50% l’uso di aria condizionata mettendo GLI ALBERI NEI POSTI GIUSTI, infine calo del 10% dei rumori da traffico grazie alle fasce di piante”… Poi il giorno dopo apri il Corriere (1/12/18) e la notizia cervese è che la prima cosa fatta per rilanciare il Grand Hotel è stato abbatterne i pini! Ovviamente “minacciavano l’edificio e la preziosa fontana artistica”. Per carità, ci mancherebbe, magari piantarne altri nuovi e sani no? In quasi 45 anni di vita a Milano Marittima tutto l’anno non ho mai sentito di Pini/alberi che dovevano essere fatti fuori perché minacciavano gli edifici, evidentemente è una malattia nuova. Anzi, i pini erano INGLOBATI dentro tantissimi edifici! Anche i più giovani e quelli che di Milano Marittima non sono, sanno che i tronchi dei Pini li si vede anche nella pista centrale della discoteca PINETA! Se fossero stati pericolosi o comunque un fastidio allo spazio ballerino li avrebbero segati già mezzo secolo fa, no? Invece sono rimasti lì, come sono rimasti tanti Pini o alberi in tanti caseggiati, e guai a toccarli! E ripeto guai. Chi ha perlomeno la mia età dovrebbe ricordare che la pizzeria Il Caminetto, aperta nel 1965 da Lorenzo Di Pietro (e non nel 1970 come leggo ancora sul Corriere del 3/12/18) era ospitata in Villa Barbanti e nel giardino ancora a metà anni 80 c’erano sabbia e radici dei pini, come erano rustici altri ristoranti più importanti che oggi si vuole dimenticare, come La Lanterna Da Beppe in Piazzale Genova o Da Raffaele (oggi Pagliaio).

il giardino segreto di milano marittima

In alcune traverse però, dove poi sono sorti nuovi appartamenti o nuovi alberghi, la malattia li ha fatti fuori tutti e subito, porcaccia la miseriaccia che sfiga… Nelle zone dove la copertura arborea è invece rimasta intangibile perché di privati (come la villa degli animali) o di certi enti (come l’enorme pinetina della Colonia Varese) guarda te non è mai caduto un cavolo, forse qualche pigna, ma è ancora tutta in piedi. Quanto all’alt al “consumo” del suolo non mi pare derivi tanto da una sensibilità al riguardo, ma al fatto che ormai c’è una pesantissima e generale crisi dell’edilizia, ed è fermo pure il mercato, quindi tanto vale darsi una calmata, pardon una regolamentata.

Il Conte

Milano Marittima nel blu dipinto di blu

Milano Marittima al verde

Villa Angelina

Era il 9 Settembre 2008 quando sulla pagina locale del Carlino il mio ex vicino di casa Luca Goldoni, in un tagliente articolo di constatazione di fatto (e non di critica) lo titolava “Milano Marittima mia, sei una nobile decaduta”. Oggi Milano Marittima è più una falsa aristocratica, come la televisiva marchesa Daniela d’Aragona, che sicuramente questa Estate se non per Natale o Capodanno, sarà paracadutata nel baraccone “VIP”… E proprio nobile e decaduta (ed è un eufemismo) la ormai altrettanto famigerata “casa verde” o “villa verde “, come l’hanno più volte chiamata prima che mi ostinassi a far rilevare che la struttura ha un nome, Villa Angelina, e che dar nomi femminili improntati alla padrona di casa era prassi consolidata, a Milano Marittima. Angelina, appunto, dal nome della prima proprietaria, una contessa vera, dal cognome doppio, e bisnonna di una mia cara amica la cui famiglia ha fatto nella cultura, nel turismo, nell’economia e nell’arte la storia tanto di Milano Marittima che Cervia. Mi “prestano” il loro banco in Duomo quando vado per esempio all’annuale Messa della Virgo Fidelis dei Carabinieri. La villa rimase alla famiglia per generazioni, abitata anche, e fino all’alba del nuovo millennio che invece iniziava a segnare il tramonto della “nostra” Milano Marittima. Ci venivano a passare le serate dei miei amici d’infanzia, anche loro dal cognome doppio aristocratico e toscano, e ci sono ultimamente (era Agosto) riandato anch’io per una cena spassosissima in onore della figlia d’un altro mio caro amico forlivese di altrettanto millenario casato con tre cognomi. E avevo negli occhi il progetto che avevo visto, come credo tanti, allorché un grande imprenditore aveva comprato la villa per farne un angolo boutique davvero carinissimo, un bell’esempio di restilyng e di “restituzione” di un luogo. Progetto poi chissà perché abortito, e questo ben che sarebbe da chiedere a lorsignori, abortito o esiliato come negli scorsi anni e decenni lo furono altri bellissimi progetti di grandi imprenditori o imprenditori all’avanguardia, basti citare il Woodpeecker dell’amico Amelio esiliato alla Bassona, il Centro Ippico Le Siepi che dovette ripiegare a Savio nel comune di Ravenna (altro che Milano Marittima), o la tanto sospirata SPA di lusso ai Camilliani (dove anche lì si salvava e restaurava a nuova vita un altro immobile storico di Milano Marittima primigenia). Per non dire (quante volte ne ho già scritto!) delle grandi colonie, come la Varese (che ebbe una serie di proposte salvifiche una meglio dell’altra a partire dal grande complesso hoteliero superlusso già negli anni ’80) o la Monopoli di Stato che io già nel 2005 insistevo perché già bella e pronta ospitasse il nostro centro congressi (alla faccia del capannone della frutta poi fatto all’ex Tiro a Volo). Nell’Ottobre 2017, se non erro, la villa coi suoi 1400 metri quadri è stata messa in vendita tre milioni e mezzo di euro (fonte immobiliare.it). Ero lì davanti, la mattina del 22 Luglio 2018 quando stavano tinteggiando la villa verde di blu non certo per ricordare gli ex nobili padroni, e pare che al 26 risalga il verbale di contestazione. Poi si è scatenata la polemica. Sul Corriere del 14/8/18 abbiamo appreso trattarsi di “testimonianza del Ventennio” per poi sforare in ricordi infondati come il fatto che “il giardino aveva ospitato negli anni d’oro il mitico ristorante Zi Teresa” (Corriere 2/9/18), una sciocchezza che molto ha fatto ridere uno che da sempre alla Zi Teresa aveva il tavolo sempre pronto, cioè mio padre… Poi c’è chi ai piani alti della politica cittadina ha chiesto conto dello scempio, se ci fosse una lista dei villini da proteggere, e da “valorizzare l’ampio patrimonio di villini” (Corriere 2/11/18). Innanzitutto, la lista dei presunti villini c’è (qui la nostra), o perlomeno c’era, la prestai tempo fa e non mi è più tornata indietro, ma ricordo che era fatta male, numeri civici errati, intestazioni confuse, vi comparivano case che non capivo cosa avessero di storico e viceversa mancavano strutture davvero uniche e su manuali di architettura anche esteri, come Villa Perelli poi diventataTouring… Si direbbe fatta alla cazzo di cane, perché poi bisogna chiamare le cose col loro nome. Fra l’altro scrivo queste righe reduce dall’ultima visita alla mitica “villa degli animali” alla Decima Traversa, dove gli storici proprietari sono preoccupatissimi del futuro del vasto parco e dei pini.

Milano Marittima nel blu dipinto di blu

Villa Egle di proprietà del gerarca fascista Italo Balbo. Non più presente.

Sul Corriere del 21/11/18 letto prima di andare alla suddetta Messa in Duomo, il competente assessorato rispondeva a tante domande nate col caso, e anche qui mi stupisco parecchio di come un laureato in conservazione dei beni culturali, fra l’altro con una tesi di diritto, possa affermare “La valorizzazione delle ville storiche rientra nelle strategie di sviluppo sostenibile di questa Amministrazione (…) le norme tendono a favorire perlopiù interventi di restauro conservativo prevedendo solo in alcuni casi la possibilità di demolizione e ricostruzione, laddove sia ampiamente già stata dimostrata la sua perduta di valore storico originario, diventando al contempo motivo di degrado e mancato decoro per quegli immobili limitrofi meritevoli di tutela”. Ora, non mi pare che bisognasse aspettare Luglio 2018 col muro blu per vedere che tutta l’area è degradata, e negli anni le proteste dei vicini mi pare non siano mancate, ma di tutela del decoro nessuno mi pare si sia preoccupato, o no? La villa si trova non solo in “centro del centro”, ma addirittura davanti ad assi viari principali, come viale Romagna e viale Milano: nessuno ha mai visto nulla passando in auto, in bicicletta, a piedi? Che a Milano Marittima nei decenni, e specialmente negli ultimi, chi governa si sia premurato di valorizzare ville storiche è pura fantasia, altrimenti ditemi quali è quando!

Le vecchie ville di Milano Marittima

Villa Malagola

 

L’unica villa storica davvero ristrutturata in maniera filologica ed encomiabile è la villa della contessa Malagola (villa Wanda) in Rotonda don Minzoni, e ad opera di un privato bolognese che dobbiamo tutti ringraziare. Nel vicino Hotel Mare Pineta, un simbolo di Milano Marittima, è stato per tutela che recentemente è stata abbattuta tutta l’ala storica del Focaccia per costruire un orrendo “scatolone”? Altre ville o sono state rase completamente al suolo, o sono state snaturate con accorpamenti di nuovi appartamenti a pollaio, o trasformate in discutibili modi come villa Carlotta (Bar-Gelateria L’Ottocento), circondata da una serie di negozi. Le sole rimaste fedeli all’originale sono la villa dei miei amici in viale Gramsci, la villa delle Orsoline (già Galli, un dei fondatori) la Palanti ( anche questa restaurata pregevolmente) ed il Touring. Quanto alle villette di viale Ravenna, la facciata c’è, il resto boh… insomma un “patrimonio ” molto scarso, altro che…

Milano Marittima nel blu dipinto di blu

Villa Bianchi. Oggi al suo posto c’è l’Hotel Flora

Poi vorrei capire, perché coi miei studi ancorché brillanti non ci arrivo, cosa vuol dire perdere valore storico originario, e soprattutto chi lo stabilisce? A sto punto chiunque potrebbe eccepire che quell’ammasso di mattoni che a Roma si chiama Colosseo non è che un enorme scheletro vecchio ed inutile, perdipiu simbolo della crudeltà umana ai limiti del sadismo, quindi buttatelo giù e magari ci facciamo un bel parcheggione o un centro commerciale! Ricordiamoci sempre che Cervia voleva abbattere nel Dopoguerra la Torre San Michele e Magazzini del Sale, cioè come a Pisa abbattere la Torre o a Parigi abbattere la Tour Eiffel, quindi sai che sensibilità culturale verso le ville degli odiati signori (i fondatori o i grandi nomi venuti dopo) o dei gerarchi fascisti! Sono state cancellate dalla toponomastica e dalla storia o tutelate e valorizzate le Bianchi, Tempini, Radaelli, Redenti, Cadorna, Facheris, Orti, Berné, Egle, Valzania, Arani? Per cortesia! Ma la storia di Cervia e soprattutto di Milano Marittima da un po’ di tempo la dipingono come villa Angelina: di verde, poi di blu, ma sempre come gli pare…

Il Conte Ottavio