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Milano Marittima e il male d’inverno (prima parte)

Milano Marittima e il male d'inverno

Sono al bar Riviera, ascolto l’ennesima cretina planata qui col weekend e in estasi dice quanto le piacerebbe vivere a Milano Marittima anche d’inverno, e perfortuna qualcuno mi distrae domandandomi per la millesima volta se ho novità sullo Sporting… Lo Sporting! La prima cosa che vedevo uscendo sul balcone dell’ appartamento Stradaioli sopra l’attuale Cognac Bisquit, affittato tutta Estate dalle mie zie onorarie Malvina ed Annarosa Franchini di Forlì con la mitica nonna Nella Arfelli! Quante patate fritte quante polpette mi facevano, adesso Milano Marittima è tutta un cibo di strada ogni due metri! Lo Sporting che poi ho vissuto fra il 1978 e 1985 dappresso, e ho nelle narici ancora l’odore di quando facevano il gelato, e quando mi sedevo a metà pomeriggio assieme alla mitica Carmen Pantani che mi adorava… Lo Sporting, un buco nero nelle serate di Milano Marittima, una ferita alla sua storia, in una cittadina che alcuni con arrogante quanto ridicola fantasia chiamano ancora “la Montecarlo italiana” (Carlino e Corriere 31/7/2018) ma che è morta e buia come lo Sporting… per questo non capisco questa smania, questa moda, questo mantra del volersi trasferire qui per il cosiddetto Mare d’inverno!

Milano Marittima e il male d'inverno

Il mare, l’inverno, Milano Marittima, c’erano anche prima, o no? Dov’era questa gente? Oggi che non ha nulla da offrire, cosa ci vedete di così bello e seduttivo, di attrattivo, che io fatico a vederci? Vorrei capire. Vorrei una spiegazione. Una Milano Marittima talmente morta che non abbiamo neanche i “nostri” morti! Ormai nei cartelloni ci portano i manifesti anche dal Forese per non lasciare il vuoto. Un paese che fu disprezzato da subito, perché cittadina a sé, e tale è rimasta fino agli anni ’80. Chi dice il contrario mente spudoratamente. Perché fondata dagli “stranieri” milanesi, dei quali i Cervesi hanno sempre parlato male, e rivalutati oggi solo per marketing, e malvisti anche perché legatissimi al Fascismo (pensate a Redenti). Poi perché Milano Marittima era una enclave fra Cervia e Lido di Savio (posti popolari) di turismo d’élite, quello dei signori, dei Nobili, degli industriali, insomma dei “signori”, quelli delle ville inaccessibili, e quelli degli hotel che magari non erano stellatissimi ma mantenevano buona gamma, mentre oggi hanno 4 stelle e fanno 19 euro a capoccia con clientela conseguente… Milano Marittima, la cittadina cui Aldo Spallicci, con una idea infausta spalleggiata dai politici locali, voleva cancellare il nome, trasformarla in Romagna Marittima o Cervia Marittima, mentre oggi il nostro toponimo è ossessivamente istericamente ripetuto usato ed abusato in primis dagli stessi cervesi che lo hanno eretto a comune, da Cervia si è diventato Cervia-Milano Marittima quando non addirittura si trova Milano Marittima-Cervia! Una Milano Marittima dove sistematicamente hanno fatto fuori i fondatori milanesi (scappati via dopo manco una generazione), le loro ville Liberty, il turismo d’élite e quello teutonico (per 50 anni colonna portante della economia di Milano Marittima), tantissimo verde con mille pretesti, i locali più rappresentativi, i negozi di prossimità, i residenti annuali… insomma che cazzo venite a cercare adesso addirittura in inverno?

Milano Marittima e il male d'inverno

Addirittura tuttora sento molti cretini dire che d’inverno Milano Marittima era deserta e non ci abitava nessuno, con ciò togliendo alle famiglie come la mia una dignità una storia e forse qualche po’ di merito di aver contribuito alla vita del posto, il che sfiora l’offensivo. Una località che sempre più arranca anche in estate alla faccia dei trionfalismi sui giornali (un po’ come lo scrivente, che sulla carta ha un titolo nobiliare per ogni giorno del mese ma poi nessuna proprietà o rendita corrispondente ma solo pezze al culo, anche se pezze col blasone) e che quest’anno rischia non avere attrattive neanche per le feste natalizie 2018/19, vedi il disperato bando ci aiuti chiunque può (cfr. Carlino 18/8/2018)… Quando Milano Marittima era un posto normale, vivo, verdissimo, ben servito, addirittura con prezzi e costo della vita altrettanto normali, su tutto, dagli affitti al cibo ecc dove eravate? Non vi piaceva Milano Marittima d’inverno? No, magari avevate anche l’appartamento, ma la disprezzavate, ci prendevate in giro, dicevate che stavamo a marcire nelle nebbie, vivevamo “nel bosco” ecc.. Almeno allora gli appartamenti erano relativamente recenti, adesso sono datatissimi (per ammissione delle stesse agenzie che faticano a piazzarli) quanto ai nuovissimi, sono a prezzi proibitivi e sono quasi tutti dei loculi che certo non offrono agio per viverci 365 giorni all’anno con la famiglia. L’unica spiegazione è che volete venire qui perché avete ridotto uno schifo le vostre città e qui state meno peggio, il resto è fantasia, e andate a raccontarlo ad un altro non a me che sono qui a Milano Marittima tutto l’anno da ormai mezzo secolo burdel! Continua…

Il Conte che non conta

Settima Traversa Milano Marittima

Settima Traversa Milano MarittimaÈ arrivato per il quarto anno Matteo Salvini. Un milanese in trasferta nella Milano del mare, che c’è di strano? Non è nella nostra storia? Persona gradita, anzi graditissimo visto lo smitragliamento di selfie ed una ressa paragonabile a quella, sere fa a Cervia per il sciur Moratti, al quale mia madre fra due ricordi di via San Pietro all’Orto ha anche prestato la penna per finire di autografare i libri! La “Stampa” del 29/7/2018 titolava “L’Estate dei sovranisti cancella Capalbio e Cortina, i nuovi potenti fra Milano Marittima e la Puglia, anche la bussola del potere si è spostata, l’Agosto del nuovo establishment ha coordinate inaspettate, ad esempio Milano Marittima”. Insomma vai dove ti porta il popolo, gazebo, piadina e salsiccia… Il Giornale di oggi, 31 Luglio, invece scrive di un Salvini a Milano Marittima uomo del popolo che frequenta a petto nudo il popolo nei lidi popolari, in barba al comunicato Ascom Federalberghi che lo stesso giorno su Carlino e Corriere invita il ministro a difendere Milano Marittima nota come la Monte Carlo italiana!

Settima Traversa Milano Marittima

Il recente selfie di Salvini a Milano Marittima

Se è vero che la Milano Marittima dell’ultimo Ventennio tende sempre più al nazionale popolare, non esageriamo, e soprattutto non confondiamo il passato, che tutto è stato tranne che prendi il kebab e vai. Sere fa guardando il cielo e pensando al motto di famiglia “Volavi usque ad sidera” mi dicevo che bene o male la mia traversa, la Settima, è sempre stata la più ed è tuttora la più stellata. Se aprite la guida degli hotel ordinati per categoria, noterete la più alta concentrazione di alberghi pluristellati, appunto, gli unici due 5 stelle più tre 4 stelle. Ma anche andando agli anni pregressi, Palme, Kent, Touring e Geranio Principe (già il nome tutto un programma) delle varie storiche famiglie Baldani, Amenduni, Venturi, Arfelli, Baracchini e Focaccia (ed i Benzi del Bagno Loretta pure lui) gareggiavano nell’ospitare clientela di alta gamma, esponenti cioè dell’aristocrazia del blasone, del denaro, dello sport, della cultura .Incrociavi artisti come Zauli e Biancini, sportivi come Alfieri Maserati e il Conte Castiglioni, gli eredi dei Modiano e dei Rolex o dei Ferruzzi, intellettuali come Goldoni ed il mitico Alteo Dolcini, imprenditori di livello mondiale come Montezemolo ed Amenduni… E dove lo mettiamo Giovannino, alias Giovanni Guareschi, del quale quest’estate ricordiamo la scomparsa proprio a Cervia dove aveva finito per comprare casa? Ogni giorno da Cervia biciclettava verso Milano Marittima, preghiera alla Stella Maris nuova di zecca, e puntatina al Bar Barbanti, sempre in terza Traversa, dove incontrando magari Salvini avrebbero avuto delle conversazioni davvero interessanti, visti i due tipi entrambi passionali padani e senza tanti peli sulla lingua (senza tante pugnette, diremmo noi romagnoli). Era la traversa costeggiata da roseti che portavano in spiaggia, l’unica ad essere servita da ben tre campi tennis (Palme ora piscina, Pansecchi ora parcheggio, Touring ora erbacce). Adesso i campi più vicini (!) sono al Circolo Tennis in via Gora…. Il “guru” della Milano Marittima calcereccia, il sempre gentile ed educatissimo Arrigo Sacchi, aveva casa alla Settima Traversa ben prima dell’albergo. E poi c’era il ristorante più “in” cioè “La Lanterna Da Beppe” (oggi Baya) detto il Toscano perché di Lucca .Domicilio di varie famiglie nobili (oggi siamo rimasti in due) in una Milano Marittima che vedeva almeno un blasonato in ogni Traversa! Addirittura era stata “scelta” ad inizio anni ’80 (forse non casualmente quelli “da bere”) come possibile location per la terza sorella della Ca’ de Ven dopo quelle di Ravenna e Bertinoro, naturalmente debita versione easy-chic. Non scordiamo che anche il blasonatissimo hotel “Mare Pineta” offriva in illo tempore il chiosco piadinesco, perché allora si puntava molto sull’etnico nostrano, non certo su kebabbate, brasilianate e prosciuttate torere… Insomma la Settima Traversa un enclave di sobria eleganza lontana da rombi di macchinoni smargiassi e lucine Las Vegas… La Milano Marittima del grande pugliese Nicola Amenduni che questo 2018 ha compiuto 100 anni ed al quale dedico queste povere righe di ricordi di un pezzo di strada fatto “insieme” mi si passi il gioco di parole…

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Moda Milano Marittima

Moda Milano Marittima

Milano Marittima 2018

Quante volte hanno scritto, scrivono e scriveranno ancora, che Milano Marittima è modaiola, ma poi in realtà… Il 21 Luglio 2018 leggo su “La Stampa” un articolo spassosissimo per quante cazzate concentra, sotto la rubrica “Esserci di stile” ed il titolo “I bermuda si sintonizzano sul classico”. Cari miei, basterebbe guardare come andava in spiaggia il duca di Windsor, e sareste edotti che avete scoperto l’acqua calda! Poi “Il blu è in netta ascesa” (sai che novità!) per arrivare alle camicie dal taglio “quasi sartoriale” una scemenza illeggibile, perché un capo o è sartoriale, o non lo è, punto! Quasi sartoriale non significa nulla. Si finisce con un esperto riminese, già in forza a Pucci, che tira in ballo Fellini (mah) ed i calzoncini rossi dei bagnini… A Milano Marittima quindi, ti aspetteresti di trovare legioni di fashion victim debitamente dressati… ed invece… Ed invece basta sedersi la sera, su una panchina del Viale Matteotti, vecchio e nuovo, e guardare, e vedere, e vedere anche nel weekend, come gira tanta, troppa gente. Fra l’altro sedendosi su una panchina alle traverse dopo le 22 guardando il rientro dal centro si vedrà che praticamente l’unico shopping sono le bottiglie di acqua da portare in hotel o al mare, buste dei negozi griffati non se ne vedono, e dire che da piccoli ci divertivamo a contarle e scommettere su quale negozio aveva venduto di più. Innanzitutto, se vedi un uomo con la giacca, al 99% è sicuramente un cameriere o un receptionist che sta andando al lavoro, o ne torna, purtroppo la giacca ormai è out anche per la clientela maschile di hotel pluristellati, e non è più neanche conditio sine qua non per salire nella nota discoteca… Alle orrende infradito, che mantengono non solo il piede perennemente sporco ma offrono la vista di pedicure dovute a discepoli di Jack lo Squartatore, sono assortiti non già eleganti bermuda (come sopra) ma jeans tagliati corti sopra il ginocchio, con orlino risvoltino che fa molto pescatore Sampey. E sopra, l’immancabile T-shirt uso 24 ore su 24 (e relativi odori accumulati). Qualche elegantone osa invece una polo, ma sono rari. I più sportivi e fisicati prediligono calzoni corti coi tasconi sui lati, che danno quel tocco elettricista/muratore che ormai è sempre più il nostro target del weekend giovanile (ma non solo). La Domenica, i veri fighi, quelli della serie manager arrogante rampante, via coi costumi pantaloncino possibilmente fantasia floreale, e sopra l’immancabile camicia classica, ovvero quella più sbagliata, quella cioè da ufficio ecc che andrebbe sempre dentro i pantaloni perché le camicie da portare fuori sono ben altre… Purtroppo dilagano le canottiere ascellari, che forse fa molto salinaro cervese, e l’omaggio è anche simpatico, ma fuori dalla spiaggia non è mai un bel vedere: volgare nei ragazzi anche fisicati, penosa negli anziani. Spesso la vediamo accessoriata di marsupio, davvero un evergreen che pensavamo più retaggio di Ostia Lido e C. ed invece… Qui le soluzioni sono due. Chi piazza il marsupio sulla maletta, quasi un extension al maschile del pacco, chi un po’ sopra in girovita, stile Fantozzi Couture, con effetto gonnellino falpala’ sottostante. Cote’ femminile, tante girano per le Traverse come fossero un prosieguo dei bagni o di casa propria, quindi spesso in costume succinto Inter chiappale, che però altrettanto spesso sembra più un cordone che tiene due mozzarelle scadute… E da parecchio, mai vista tanta giovane cellulite come quest’anno, mia madre a 77 anni non è così! Passando dalla celllulite alla celluloide, quest’anno molte le rifatte, che sembrano accordarsi anche nello stile, con florilegi di robette comprate a kilo dai vucumpra’ pakistani e spacciate poi per Positano ecc. Anche tuniche lunghe e striscianti stile comparse film Sinuhe l’Egiziano… Insomma per ambosessi mai un bel pareo, mai una bella camicia di lino naturale, e veramente sartoriale, mai un bel mocassino o un bel sandaletto davvero stile Capri. Piuttosto tanti sandaloni tipo Birkenstock (per l’uomo abbinato a calzino corto) comodissimi, per carità, ma poco Milano Marittima Fashion e da far apparire al confronto le Sanagens come la scarpetta di Cenerentola. Il ridicolo di certe donnette sicuramente piene di soldi ed onuste di chincaglieria stile Mago Otelma già di mattina e per di più in spiaggia (obbrobrio!) offre almeno la possibilità di farci qualche risata in questa Estate che da ridere ci offre invece poco… Insomma, lontanissimo il tempo in cui i Cervesi per primi si facevano il vestito buono per fare un giretto a Milano Marittima davvero glam, e seduti col gelato sulle panchine ammiravano il passaggio elegante! Se penso che a 14 anni mio padre già voleva vietarmi i bermuda (quelli veri sartoriali) dopo il tramonto, sia per la sopravvenuta Maggiore età, sia per convenienza vestimentaria, davvero ho vissuto in un altro mondo, ma una cosa è certa: ricchi e poveri forse non avevano la stessa qualità di abbigliamento, ma tutti indistintamente conoscevano il DECORO PERSONALE.

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Blasco e il figlio del Woodpecker

“Ma che storia è, certo che sei un bel fenomeno anche tu, ma sei in forma ue'”… Ebbene si, è storia di Milano Marittima il Woodpeecker, com’è tuttora un bel fenomeno chi canta questa canzone e altre ne cantava allo Stadio dei Pini oltre 30 anni fa! Ma andiamo con ordine! In tutto sto martellante revival (ormai il cupolone di Milano Marittima è sui giornali più di quello di Roma) che, di fatto, è partito da questo sito assieme a Rai Storia (2014) posso dire che sono “il figlio del Woodpeecker” perché i miei genitori si sono conosciuti lì, quando l’orchestra di mio padre era venuta ad inaugurarlo nel 1968. La più simpatica rassegna dei cantanti famosi passati per Milano Marittima specie negli anni ’60/’70 la troviamo nel libro di foto della famiglia Laghi del “Pineta” (2012). La mia vive dei ricordi dei miei genitori, specie papà, con tutti i suoi ex colleghi e spesso amici, dagli Showmen (ricordate le foto mentre mangiano in mare?) a Gino Paoli, ai Ricchi e Poveri (che lo hanno corteggiato anche l’ultima volta che vennero in piazza Costa, me presente a testimoniare l’insistenza del buon e sfortunato Franco), oppure Anna Oxa, cliente di papà alla Tartana Due (vestiva molto mascolina e mi faceva un po’ impressione). Ma soprattutto Rodolfo, ovvero il mai citato abbastanza Rodolfo Grieco, col cui complesso suonavano alla “Gatta” nel 1972. “Rodolfino” ha scritto pagine di musica memorabili, a partire da Califano, che quando invece era ispirato lui, andava a chiedere consiglio a mia madre, anche in piena notte, squadernando fogli con parole e musica per terra o sull’auto! Del resto anche il mio nonno materno viveva solo per la musica, e aveva dato un calcio a tutto il resto, padre, madre, titoli e sette sorelle sconsolate una più incazzata dell’altra… Se abbiamo sentito fino a farci sanguinare le orecchie la canzone della piccola Laura Pausini agli esordi che allietava le serate cervesi (e tralasciamo il vero tormentone di Piero Focaccia, roba da far concorrenza all’onnipresente Al Bano). Milano Marittima può rispondere con un vero calibro da ’90 avendo ospitato un concerto degli esordi del Blasco alias Vasco Rossi!

Blasco e il figlio del Woodpecker

Maria Sani ricorda quel concerto con la presenza di sole 300/400 persone e Vasco Rossi stava in un camper poco distante con un asciugamano al collo

Era il 3 Agosto 1984 ed era reduce già di due successoni “Vita Spericolata” e “Bollicine” i cui temi ci riportano ad una problematica giovanile che per la Milano Marittima di allora era un altro mondo, oggi è la squallida protagonista, invece, di ogni weekend estivo, la “Malamovida” che infesta le Traverse per lo strazio di residenti, turisti e certi operatori più sensibili (vedi Corriere 16/7/2018). “Vivere è una favola” è la canzone del Blasco (1987) che allora poteva essere il nostro manifesto pubblicitario. Oggi il titolo più pregnante sarebbe “Fegato spappolato” (1979) mentre “Stupido Hotel” (2001) non solo nel titolo, ma anche nell’anno, si potrebbe agganciare a certa politica al ribasso (il prezzo fa la clientela, ve lo dirà pure la Bocconi) che finalmente comincia ad essere stigmatizzata anche da certa dirigenza di categoria (Corriere 17/7/2018). Se è stato riportato solo dalla presunta diretta interessata, che “Albachiara” fu scritta per lei, la presenza a Milano Marittima della signora Parietti ce la ricordiamo solo dalle ospitate del VIP Master in qua, mentre è storica la frequentazione (ospite di amici) del suo ex Bonaga, accessoriato di fratello, due accaniti fumatori per la gioia dello storico tabaccaio Sedioli della Ottava Traversa. Di certo Vasco ha scritto per Patty Pravo, che Werther Morigi diceva essere diventata sua “allieva” proprio durante una passata a Milano Marittima. Alcuni aneddoti del Blasco bambino a scuola, li ho sentiti da una sua insegnante, habitué dell’hotel Residence Touring e nostra buona conoscente, ma quelli li tengo per me. Nel 1984 Blasco era reduce dalla galera, dove oggi invece dovrebbero andare alcuni personaggi che ci hanno massacrato la nostra Milano Marittima chic”. Quanto ad altri nomi, li sapete tutti, forse farà piacere al Sindaco sapere che nel 1976 quando il suo omologo zio Gilberto Coffari premiò Cousteau, c’erano presenti Mia Martini, Aznavour e Bruno Lauzi, mentre altri ricordano i pochi soldi di Lucio Dalla, le fughe di Celentano, e tanti altri nomi e fatti che potrete scoprire spulciando questo bellissimo blog!

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Milano Marittima viale del tramonto

La morte della marchesa Claudia Travaglini Diotallevi, della vecchia e più scelta élite di Milano Marittima, principalmente del mio Piccolo Parioli, mi ha riportato alla mente tanti nomi, cognomi, e tutte le atmosfere annesse e connesse a quei nomi e cognomi, spesso doppi. Persone, emozioni sono parte integrante di qualsiasi città, che non è né può ridursi al mero tessuto urbanistico e commerciale. Era sposata ad un noto architetto, donna Claudia, e proprio poche ore prima della sua scomparsa “Il Giornale” del 5/7/2018 pubblicava una illuminante intervista a Giuseppe Cappochin, Presidente del Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori alla luce dell’Ottavo Congresso Nazionale “Abitare il pianeta, città e territori nel futuro”. Già, abitare il futuro… Quanti lavori per la nostra città, che dovrebbero farcelo vivere meglio.

Milano Marittima viale del tramonto

Il Viale Matteotti nel 2018 dopo il restyling

Uno è il nuovo pezzettino di Viale Matteotti, ormai aperto da un mesetto. Il presidente Capocchin ci dice che quando Renzo Piano ha progettato a Londra “The Shard” lo ha dotato di soli 40 parcheggi perché li passano tutte le linee della metro che servono. Noi a Milano Marittima centro non solo non abbiamo ancora un parcheggio funzionale degnamente proposto ed utilizzato ,ma tantissimi turisti non sanno neanche dove trovare i biglietti dell’autobus di linea che ci passa… Capocchin dice che a Lubiana la riqualificazione del centro ha generato PLUSVALORE, incentivando i privati ad investire, mentre ogni euro pubblico ne ha generati 4 privati, idem ad Amburgo per “Hefencity”, investiti 2,4 miliardi che poi hanno prodotto 8,5 miliardi di investimento privato… A Milano Marittima già si era partiti che i privati proprietari dei negozi antistanti avevano detto no a partecipare alle spese. Quanto a nuovi investitori esterni, sedotti dal nuovo Viale nemmeno la prospettiva, quanto al richiamo turistico, quelli che passavano prima passano oggi, anzi, forse meno dato che l’unica cosa sicura in questo tira e molla è che in quel tratto non si parcheggerà più. Un gruppo di negozianti Lunedì 9 Luglio ha portato in Comune una petizione per riaprire il tratto “pena il peggioramento della situazione economica delle varie attività del centro” si legge sul Carlino… L’imprenditore Massimo Natali parla anche di “qualcuno che aveva sostenuto la petizione per chiudere Viale Matteotti adesso ha cambiato idea”… Da una parte viene il parallelo col Ponte Mobile di Cervia, che appena fatto già non funzionava, né poi ha dato segni migliori, quindi un opera bella e nuova ma fatta tanto per fare piuttosto che per servire. E poi il solito gap, manca una vision generale, urbanistica ed economica, alla fin fine pur di far cassa va bene tutto o il contrario di tutto, speriamo nel caldo nel sole e nella Madonna, alla faccia della committenza alla Bocconi e delle campagne germanofile… Quando avevamo una Milano Marittima ancora decisamente rustica e selvaggia, avevamo una clientela ed un turismo di famiglie “in” tipo i Travaglini Diotallevi, e ci sono ancora esercenti di lungo corso, proprio del cosiddetto Centro, che ripetono spesso “Allora avevamo ancora strade di sabbia ma eravamo pieni di bella gente e gran signori eleganti che spendevano”. Adesso abbiamo arredi nuovi e presunti fighetti, e non serviranno certo a richiamarlo, quel target… Fra l’altro molti vedono nei cento metri del Matteotti una continuazione del Gramsci, già intristito anni fa e dove le attività soffrono (andate a parlare coi negozianti) i negozi di alta gamma sono quasi tutti spariti (due gioiellerie aiutano a tenere alta la bandiera) a favore di attività dozzinali da barcaccia da ipermercati non certo da viale esclusivo fashion glamour VIP. Ma mentre il Gramsci ha avuto costi ridotti il nuovo tratto Matteotti ha avuto costi esorbitanti rispetto a quello che non servirà e quello che, purtroppo, non renderà…

Milano Marittima viale del tramonto

Il Viale Matteotti di una volta

Se si voleva riqualificare, penso le priorità fossero ben altre! A partire da tutto il restante viale Matteotti dove c’è il vero cuore pulsante di Milano Marittima, anzi il vero cuore economico, dato che sono lì gli hotel, che sono lì gli appartamenti venduti o affittati a prezzi da Montecarlo, visto che sono sempre state lì le vecchie famiglie che facevano girare l’ economia. Tante volte non solo di Milano Marittima ma anche quella nazionale o internazionale. Dove tuttora non ci sono marciapiedi decenti, dove tuttora non c’è illuminazione decente ,dove tuttora le Traverse sono tanto piene di buchi da sembrare piccoli minigolf. Perché lo sappiamo dagli anni ’50 che i quattro pirla del Forese che vengono a fare i fighi e a spararsi la posa specialmente nel weekend attorno alla Rotonda Primo Maggio sono non solo socialmente inesistenti ma economicamente e turisticamente inutili. Il vero VIP o presunto tale che per esempio paga quel che paga per la villa o per la suite figa in hotel alle traverse ,poi si trova a fare un vero Camel Trophy se non una prova di sopravvivenza prima di arrivare allo splendido nuovo centro, il che nel 2018 è improponibile! E poi non si può continuare ad abbandonare il 99% di Milano Marittima e far piovere sempre sul bagnato, visto che anche quel 99% paga (eccome) le tasse al comune di Cervia che, essendo storicamente “di Sìnistra” distinguo classisti fra zone e relativi cittadini di serie A o B non dovrebbe farne… Molto più bello ed utile il Lungomare, sperando che prima o poi con qualche scusa non facciano i mercatini pure lì! A tutti coloro che insistono sul fatto che negli ultimi anni tutti i centri storici cittadini sono stati chiusi al traffico voglio far gentilmente notare che questo avviene esclusivamente per evitare che smog e vibrazioni del traffico veicolare possano minare monumenti, antiche chiese palazzi eccetera, monumenti chiese e palazzi storici del tutto assenti dal tratto di cui parliamo, che è solo un viale di negozi senza ormai più residenti, ergo il parallelismo non solo è sbagliato ma fa anche ridere, denotando ancora una volta la sopravvalutazione al limite del feticismo del luogo.

P.S. Comunque per chi vuole ancora continuare a sognare, c’è sempre Milano Marittima Life.

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