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Chi guasta il glamour (Prima parte)

“Degli 11 alberghi a 5 stelle in Emilia Romagna 4 sono a Milano Marittima” scrive sulla Voce del 10.08.2013 Ottavio Righini, annunciando la nascita a Milano Marittima della suite “più prestigiosa della riviera”. Conoscevo Righini, la cui famiglia aveva la Pensione Cina in Viale dei Pini e che da anni ha venduto la casa dove giocavo con la figlia Francesca ed il cane lupo Silla. Volentieri conoscerei il parere di “Nani” Marcucci-Pinoli patron di “Alberghi di classe per ospiti di prestigio” (abbiamo amici comuni) sui “prezzi trattabili per i lunghi periodi” della suite; il che più che un hotel di lusso ricorda un annuncio della Pulce (Carlino 14.08.13 e Voce 10.08.13). Se Batani nel nuovo hotel di Cesenatico ha bagni firmati Versace, pochi sanno che da anni alla Stella Maris abbiamo i bagni piastrellati Valentino! L’ambasciatore mondiale del marchio non si chiama CACA DE SUOZA? Un nome, un destino. Fra lussi di cessi, con annessi e connessi, “a Milano Marittima però c’è anche chi guasta il glamour” (Corriere 20.07.13).

Sarà perché William e Kate d’Inghilterra hanno snobbato i villini della nostra città (che offrono tanto di Personal Concierge adattissimo a dei neo genitori) per una cascina nel Senese? Chiederò lumi alla senese marchesina Bargagli-Petrucci, di blasone senese DOC come la nipote del marchese Bartolini-Salimbeni. A Milano Marittima però, che guastano il glamour ci sono sicuramente i venditori abusivi e i cassonetti, “Viale Gramsci è diventato terra di nessuno, dove non si notano mai vigili e gli abusivi vendono palloncini e zucchero filato, abbiamo perfino le cartomanti”. E dire che un anno fa (Carlino 12.07.12) l’assessore Coffari diceva del Gramsci “è stato individuato come area d’alto valore istituzionale ed è discrezionale la sua concessione”. Finita l’era, ancor primi anni 80, in cui “Milano Marittima metteva soggezione” (Carlino 25.07.12) come ricordano i cervesi sopra i 50 anni, Lamborghini s’accontentava di Lido di Savio e Ferrari di Viserba (Carlino 14.08.13). Troppe inverso le parti della città dove imperversano soggetti ben più invasivi! Intanto, odio sto “Mi.Ma” anche se prima di scrivere queste righe ero nel bagno omonimo dove aleggia la scuola di Sovera, in compagnia di Gualfreduccio Degli Oddi e con Guido Farneti-Merenda-Salecchi, che molto si diverte al mio racconto di come sia tosta suor Libera nell’allontanare dalla spiaggia privata delle Orsoline i vucumprà o “i mori”, come li chiama lei in dialetto. Suor Libera, rovigotta che ama la Romagna ed i romagnoli, sarà anche vecchietta ma sa far la voce grossa come Tarzan, sia quello dei film che quell’altro, ovvero il loro bagnino Primo, detto appunto Tarzan per via del nome che s’era messo come radioamatore. Diffidate sempre di chi dice “Il turismo è cambiato” perché al 99% è uno di quelli che ha contribuito al cambiamento (in peggio) e non vuol prendersene la responsabilità/colpa. Siamo noi che facciamo cambiare le cose, il Destino ci parla col linguaggio delle nostre scelte. Sul Corriere del 28.07.12 un noto esercente si poneva e ci poneva la domanda giusta, cioè se Milano Marittima vuol tornare ad essere località d’élite o vuol essere popolaresca e da sballo.

Negli stessi giorni, la stampa nazionale (La Repubblica 12.08.12) irrideva al nostro turismo di ragazzi che cenano all’aperitivo e dormono in auto o in spiaggia. Fondatore del turismo nostrano, Primo Grassi “protestò con veemenza contro la vacanza a 16 euro tutto compreso (Così si uccide il turismo) e contro l’aridità degli operatori contemporanei” (Voce 18.08.13). Qui fanno tanto i fashion-glam, poi gli “eventi” sono sempre una sagra ed un mercatino. Così anche per il Centenario, col mercatino “speciale Centenario” all’Anello del Pino. Pensare che Guido, che ha 15 anni più di me, ha vissuto gli ultimi anni davvero d’oro di Milano Marittima con gli amici Orsini-Mangelli, Ferniani, Rodino Dal Pozzo parenti di Vittorio Cini, quello del Festival del Cinema figlio di Ida Borelli. Sere fa fui travolto da un gruppo che diceva ai passanti “Sémo de Torpignattara!”, ecco la Milano Marittima attuale, fra l’epoca di Torlonia e quella di Torpignattara. Qualcuno (Carlino 14.08.13) dice che “anche all’élite Ci VUOLE UN FRENO”: ma il freno ai ragazzotti che perpetrano sistematici vandalismi, poi messi in conto a noi residenti? non guastano il glam? Eppure il Codice Penale art. 674 punisce tali comportamenti, al pari degli schiamazzi notturni, altro must delle notti glam. Se una pattuglia girasse a piedi fra le 3 e le 6 di mattina per sanzionarli, il Comune incasserebbe parecchio! “Danneggiano 7 auto, rovesciano cassonetti e reagiscono a poliziotto”; “Auto danneggiate in serie, due arresti. Nella zona dei locali notturni hanno spaccato 7 specchietti laterali di auto ma in totale fra calci e pugni le vetture danneggiate sono state una quindicina” (cfr. Voce e Carlino 11.08.13). E questi erano solo due.

La morte del Cardinale Tonini è stata annunciata sulle nostre spiagge. Nelle giornate del Pio Manzù del 1998, Tonini parlò dell’educazione al futuro per i giovani: “sarà creato da coloro che sono in grado di mettere il respiro nell’anima dei ragazzi”. Noi abbiamo un viale pedonalizzato fino alle 2.30 dove possono invece mettersi dentro fiumi d’alcol. Alla faccia delle utili e innocenti fontanelle (tutte chiuse) di cui ha nostalgia anche Luca Goldoni: ne ha parlato sul Carlino del 15.08.13 e ne ha parlato con me, ricordandoci quando eravamo vicini di casa (viene a Milano Marittima dai primi anni 70 “siamo venuti per la tua nascita” diceva ridendo). E’ ora di finirla anche con un’altra canzone, suonata troppo spesso in una compilation di tre/quattro luoghi comuni che fanno comodo. Che, cioè, tutto può convivere a Milano Marittima è FALSO. Con degrado, maleducazione, vandalismi, rumore, abusivisimo NON si può né si deve convivere. Certa gente o capisce che non è gradita o va sanzionata. La gente glam, la gente perbene, vuole l’opposto, tranquillità, ordine, decoro, non ragazzotti casinari e cafoni in trasferta dal contado. Tutto e tutti non possono convivere in un posto che, ossessivamente, martella propagandandosi come “esclusivo”. E’ una contraddizione in termini e nei fatti! Spesso i nostri fashiongiornalisti paragonano Milano Marittima a Forte dei Marmi e Saint Tropez. Un mio conoscente ha l’appartamento dal 1968 che affitta e adesso non ci vuole più venire e se ne va proprio a Saint Tropez dove c’è anche quel Port Grimaud (since 1964) tutto PRIVATO. In una recente intervista (Carlino 08.08.13) Gherardo Guidi della “Capannina” del Forte diceva “Oggi arrivano frotte di giovani indiavolati e le attrazioni sono le veline e i calciatori…” (come da noi e sappiamo chi ringraziare) “…prima c’era più ordine e l’ordine si sa, porta stile”. Caro Guidi, evidentemente qui non lo sanno… Se lo stile avesse almeno lasciato il posto al semplice decoro, invece neanche quello! Se in tempi non lontani chi girava per Milano Marittima pareva l’incarnazione di un cartellone di Dudovich e di una foto di Slim Aarons ora i più paiono usciti da un video cafonal di musica latina, da una puntata di Jersey Shore (quando li cacciarono da Firenze li accolse Rimini), o peggio. Un ristorante si è munito di un muretto strategico forse per non far più vedere i vip che, appena a tavola, subito si tolgono le scarpe, più spesso le ciabatte, il che inquadra subito il target circolante… Quanto al resto, li vedi conciati così la mattina a colazione, così il pomeriggio in spiaggia, così la sera per il centro, e pure così vanno a letto. Comodità non significa trasandatezza, sciatteria. Ciabatta infradito (declinata in tutti i colori), t-shirt, calzoncino sopraginocchio mutuato dalle partitine di calcetto, questa la tenuta base di troppa gente, anche 40/50 enni, e di non pochi esercenti di note boutiques. Qualche elegantone usa la polo, ma rarissime le camicie e i pantaloni lunghi (i tedeschi li avevano sempre, altro che sandali coi calzini). Magari un marsupio sulla maletta, che da quel tocco di sportiva eleganza décontracté, ideale per lo shopping nella nostra glam-city! A molti con la canottiera manca solo la cassetta del pesce in spalla e son pronti più per una foto ricordo in Borgo Marina che per una fashion night.

Quando una radio locale imperversava con una canzoncina “A Milano Marittima ti fai toccare, tutto è concesso, la vita è sesso” lo segnalai a chi di dovere, ma nessuno si prese la briga non tanto di rispondermi, ma di bloccare l’emissione, anzi, un noto rappresentante di categoria si mostrò scocciatissimo della mia segnalazione. Non interessando l’immagine della città, mi rivolsi a chi si occupa di moralità, ed ebbi prontissimo riscontro ed interessamento dal Vescovo Verucchi: la lettera scrittami è a disposizione come “prova” di quanto sopra. Continua…

Il Conte che non conta

Chi cerca non trova

Da qualche anno chi sente il nome di Milano Marittima subito lo identifica con una parola (purtroppo): MOVIDA, in primis sulla spiaggia. La stampa locale, continuamente, parrebbe confermarci questa idea che, però, pare sia ormai solo una fissazione più che una realtà (per fortuna). Infatti, la stampa nazionale e non solo quella, sono di parere molto diverso! Un documentatissimo reportage sull’argomento apparso su “La Repubblica” del 16.7.2014 s’intitolava “Musica, tuffi e cocktail bar. Le spiagge della meglio gioventù”. Riportava con dovizia di particolari e fonti, la top-ten delle più gettonate spiagge del continente. Ai primi due posti due località italiane: primo posto per il bagno Turquoise di Rimini, secondo posto per il Pogo Bay di Porto Cesareo. Fuori dalla top-ten altre località balneari italiane: Gallipoli, Panarea, Fregene, Capocotta… e Milano Marittima? Non era citata manco en-passant cari amici lettori! Del resto, parlando proprio con un giovane DJ che lavora spesso in un bar di Mi.Ma (l’acronimo che detesto), riguardo Gallipoli mi ha confermato che ormai “Gallipoli è la nuova Milano Marittima”. Un’affermazione che riflette un’epoca. Il ragazzo ha ventanni, la metà dei miei, non può sapere cosa fosse la VERA Milano Marittima, perché da quando lui è nato, Milano Marittima è questa roba qui! Ma noialtri continuiamo a leggere ossessivamente sulla stampa nostrana che siamo la spiaggia chic e vip, nonostante anche qui la stampa nazionale ci confermi il contrario. Con l’inizio dell’Estate, il quotidiano “Il Giornale” ha iniziato una serie di reportage dalle varie zone di mare. Uno dei primi, se non il primo, è apparso il giorno 6.7.2014 intitolato “Turismo con stile”. Qui Milano Marittima veniva citata, ma al negativo, come meta dei cosiddetti “TRUZZI” cioè dei cafoni, scrivendo: “…i quali frequentano in massa Milano Marittima, Ibiza, Mykonos e Sharm”. Più chiari di così! Mentre Forte dei Marmi che tanto spesso si vuole assimilare a noialtri, era data a metà strada fra S.Tropez ed appunto Milano Marittima. Ma tutto già si sapeva dalla fine degli ’80, basta guardarsi il film “Roba da ricchi” del 1987, quando in una scena, Lino Banfi, un industrialotto pugliese in trasferta con la famiglia a Montecarlo, fa una battutaccia dove mette sullo stesso piano Milano Marittima con Ostia e Terracina! Questo è quanto, ma nessuno naturalmente, vuole leggere i giornali nazionali, né guardare film rivelatori del passato.

Il Conte che non conta

Che sapore ha una giornata uggiosa

Il Generale Inverno è arrivato. Oggi 5 Ottobre, mentre scrivo, è proprio una giornata uggiosa. La news del giorno è l’ennesima stoccata del Papa “No ai cristiani da pasticceria”. Sugli stessi giornali, un’altra notizia è la morte dell’imprenditore Panattoni, il “re dei gelati” nonché inventore del gelato gusto stracciatella, il mio preferito. Originario di Lucca e trasferitosi a Bergamo nel 1946, creò questa variante a metà anni 50. Vent’anni dopo fu tristemente noto per il rapimento del figlio, il primo bambino a subire rapimento in Italia. Vicende da anni tutte ben note a chi scrive, in quanto la nuora Giusy e i nipoti di Panattoni vengono in ferie a Milano Marittima da sempre, prima all’hotel Pic Nic che era della famiglia di Emanuela Rossi (nel 1951 ospitò gli sfollati del Polesine), ed attualmente all’hotel Arizona, delle sorelle Nardi (dove padre Geremia portava i suoi ragazzi modenesi e dove disse probabilmente la prima Messa ben prima di fondarci la parrocchia). Ironia della sorte i congiunti di un altro protagonista di un celebre rapimento (Cesare Casella) venivano in vacanza nella pensione Villa Grazia della fam. Zanetti nella stessa Ottava Traversa. Peccato che nonostante i reiterati inviti, non siamo mai andati a trovare i Panattoni nella tenuta-ristorante “il Pianone” dove nel 1750 nacque l’illustre matematico Lorenzo Mascheroni, amico di Napoleone, che lo onorò con funerali di stato a Parigi!

A ragione dicesi che nulla sia più evocativo di un sapore, eppure ci sono tante cose che, comunque, mi riportano subito negli anni che furono della mia Milano Marittima e difficili da far capire a chi non li ha vissuti. Dicono anche che siano gli inglesi quelli fissati a parlare del meteo, ma anche noi non scherziamo, infatti parlando del più e del meno con parecchi dei vecchi residenti ho notato che si finiva sempre proprio sul meteo, che nella Milano Marittima della mia infanzia era diversissimo e con molte giornate uggiose.  Tolte certe “ottobrate” da far invidia a quelle romane e per molti versi sublimi bisognava aspettare almeno la Pasqua per avere stabilmente bel tempo o almeno un tempo accettabile. Ricordo alcune nevicate proprio a Pasqua, neve che da sempre è magica poesia a Milano Marittima e fare a palle di neve in riva al mare è un’esperienza unica. A rendere davvero la nostra città gemellata con Milano, era la nebbia, anche lei presente molto spesso, un vero must delle giornate uggiose locali con annesso il suono del nautofono. Ricordo il nebbione che spesso saliva dal mare, ed invadeva le strade e la pineta, ammantandola in poesia e facendola davvero quel quadretto decadentista descritto nell’800 dal francese de Vogué: come se da un momento all’altro, da questo fumo quasi innaturale potesse riaffacciarsi Dante! L’umidità era un’altra componente fondamentale, come ricorda specie al mattino, con le macchine quasi completamente bagnate, la simpatica Giovanna Baratelli, manco fossero uscite da un autolavaggio! Ricordo poi il freddo. Che anche d’estate le temperature fossero più basse e piovesse più spesso, lo ricorda Ada Serena-Monghini, innamoratasi di Milano Marittima tanti decenni fa. Adesso bastano tre o quattro giorni di pioggia d’inverno e giù a urlare emergenza e se questo accade d’estate, i turisti giù a urlare rimborso. Sembra uno scherzo ma è vero: per l’estate 2014 a Cesenatico partirà “Soleggiati o rimborsati”, ossia i turisti non pagheranno per i giorni di maltempo (cfr. Carlino 29-09-2013). Sono diversi i ricordi “old” Milano Marittima altamente evocativi, almeno per chi scrive, per esempio quando dai rubinetti scendeva acqua gialla, poteva sembrare Thé (anche altro ma siccome siamo in località glam non si può dire) e talvolta arrivava anche la sabbia! Un piacere quando dovevo lavarmi i denti la mattina presto. Questo ricordo lo abbiamo evocato con i Bianchi Baggio discendenti di fondatori milanesi, allorché hanno avuto non pochi grattacapi con le vecchie tubature della villetta. Passeggiando lungo il Canalino, con Elena Chertizza (praticamente sosia con la celebre creatrice Art Déco Elizabet Eyre de Leanux) ricordavamo invece quello strano odore, anzi profumo, che questo a volte esala e che, quando lo inalo, subito mi riporta alla mia fanciullezza con tutti gli annessi e connessi. Le tante giornate uggiose, fredde, nebbiose, facevano si che noi bimbi giocassimo nelle case, che spesso erano gli hotel visto che molti albergatori vi vivevano tutto l’anno. Sicché tutt’oggi conosco tante di quelle case e soprattutto hotel da potermici muovere ad occhi chiusi. I cartoni animati li vedevamo su Antenna Nord, sul canale della Svizzera Italiana, su Tele Capodistria, su Telemare e su RTV38, che usava come sigla un canzone tuttora molto nota. Un altro motore non indifferente di ricordanze legate alla mia Milano Marittima della fine anni 70 inizio 80, fu “Year of the cat” di Al Stewart. Per non dire delle canzoni di Cristopher Cross dell’album del 1979, fra cui la magica “Sailing” degna colonna sonora dell’atmosfera che promana da quello che oggi dicono “il mare d’inverno”. Le messe vespertine per noi pochi in cappellina alla Stella Maris, le lezioni di catechismo con padre Francesco Colaianni in primavera, o in anguste stanzette per contenere il caldo con addosso sciarpe, berretti e cappottini. Il fare salotto degli adulti, specie le donne, nei vari negozi aperti, (più di quanti pensiate e più di quanti ricordi qualcuno). Il Motoclub e l’idea del circuito motociclistico dell’Anello del Pino non nacquero nel retrobottega della macelleria Battistini? Che sapore avevano quindi le “giornate uggiose” di Milano Marittima? Per me il sapore della stracciatella di Panattoni, un mix del dolce della crema e del amaro del cioccolato fondente…

Il Conte che non conta

Kazzenger

Ho appena appreso (Carlino 16.2.2013) che il conduttore di “Voyager” dovrebbe venire a presentare qua il suo ultimo libro. Veramente, con tutte le stronzate che si leggono e si sentono su Milano Marittima, si potrebbe fare un enciclopedia per “Kazzenger”, la sua parodia. Per esempio, ho nelle orecchie lo spot radio che pubblicizza un locale dove viene servito un aperitivo “in stile Milano Marittima”, oppure certe fashion-victims che dicono “sono vestita da Milano Marittima”, quali siano gli ingredienti di tale aperitivo o i vestiti che fanno subito individuare se uno è di Milano Marittima, francamente sfugge e forse davvero servirebbe un’inchiesta di “Cazzenger”. Una volta mentre passeggiavo per Viale Gramsci con un simpatico bastardino, una ragazza vestita da Milano Marittima, mi disse un po’ schifata che il mio non era un “cane da Milano Marittima”. Anche senza essere iscritti all’E.N.P.A. di sicuro possiamo dire questo: a Milano Marittima il Pedigree dei cani è quasi sempre inversamente proporzionale a quello dei padroni. Le famiglie più in vista e blasonate della vecchia e solida élite si distinguono dai “nuovi” proprio perché da sempre hanno in casa cagnetti d’incerta o nessuna razza, indecifrabili bastardini, magari trovatelli o cani adottati nei canili lager del sud. Il giorno 5 Febbraio Sotheby’s di Londra ha venduto il ritratto che Dalì fece alla leggendaria miliardaria americana Mona von Bismarck, la cui fortuna negli anni attorno al 1920 era calcolata in 600 milioni di dollari. Regina dell’alta società internazionale, girava per Capri con un bastardino rossastro: con tutti i suoi miliardi avrebbe potuto permettersi mute di Levrieri, invece. L’indecifrabile meticcio fu battezzato dai cinofili “Capri’s Terrier”. Qui, che siamo molto più alta società, il mio indecifrabile meticcio è stato bollato “cane non da Milano Marittima”. Questo episodio dimostra a quale livello di stupidità e distorsione mentale siamo arrivati dopo un decennio di bombardamento continuo di cazzate vip, glamour e fashion. Nei giorni passati s’é ricordata la morte di un’altro miliardario icona di stile: Agnelli. Visto che siamo (meglio dicono che siamo) “la capitale nazionale ed europea del turismo 5 stelle” (Carlino 20.4.2011) “una località ricercata dai miliardari” (Carlino 18.11.2012) In quanto “capitale indiscussa del jet-set”, cosa potrebbe fare oggi Agnelli a Milano Marittima 2013? La domanda non è campata in aria, perchè nel passato vari suoi congiunti a Milano Marittima venivano spesso, come i conti Nuvoletti-Perdomini e Teodorani-Fabbri (cognati) la contessa Campello e il duca Torlonia (nipoti).

Ebbene, i bar più prestigiosi sono spariti: La Perla, Lo Sporting, il Cluny Bar, il Nuovo Fiore, La Caffetteria e il Caffè Martini. E’ improbabile che un simili-Agnelli possa sedersi sui trespoli dei bari di strada. Com’è impossibile immaginarlo agli Happy Hour a sbraitare sui lettini. Per fortuna è rimasto L’Ottocento, che nonostante il nome, ha una storia relativamente più recente. Impossibile ammazzare il tempo andando a giocare a Tennis o andando a cavallo. I nostri due prestigiosi maneggi, Le Siepi, e Mare Pineta, sono il primo chiuso ed in vendita e l’altro sostituito da palazzine. Quanti ai campi da Tennis che, fino agli anni 90 pullulavano, sono quasi tutti spariti sempre per fare appartementi o parcheggi: solo alla Settima Traversa ne sono spariti tre. Un po’ irritato Agnelli vorrebbe sfogare con un altro sport da “signori”, il Tiro a Volo, ma anche questo sport ha da tempo dato forfait a Milano Marittima. Quando si finisce depressi, si mangia. Peccato che anche in tale ambito blasonati professionisti del calibro di Plazzi della Brasserie e Bolognesi della Frasca abbiano gettato la spugna, pardon il mestolo. E nel 2013/14 altri colleghi di ristoranti storici potrebbero imitarli (Corriere 23.10.2012). Nell’intervista al Carlino del 13.9.2010 Bolognesi (ricalcando analoghe interviste di Luca Goldoni, Peppino Manzi ecc) affermava “Qui mancano locali per persone che amano il bello, servono qualità e stile, invece ci sono solo chiasso, rumore e confusione. Non esistono solo i quindicenni e i ventenni, ci sono anche persone che gradirebbero uscire la sera ed avere un piano bar, un club, insomma un luogo piacevole”. Invece apprendiamo (Voce 9.2.2013) che per qualcuno lo streetfood delle piadinerie è il “vero e proprio biglietto da visita della città” anzi “elemento strategico di promozione”. Domanda: ma come può una cittadina che si vuole glamour e capitale del turismo d’élite, avere poi come elemento promozionale e distintivo, biglietto da visita, nelle piadinerie? Se qualcuno definì la piada “cibo degli Dei”, nessuno oserà dire che sia anche il cibo caratterizzante dei vip: davvero non m’immagino Carolina di Monaco o Lady Diana con piade e crescioni in mano o a discettare se sia meglio metterci lo strutto o l’olio di Brisighella. Non ci risultano simili chioschi in altre località turistiche fashion e del jet-set tipo Gstaad, Cortina, Capri, S. Moritz. Chi scrive è rimasto ad ostriche, caviale ed aragoste, ma evidentemente del glamour di Milano Marittima non capisce niente. Per fortuna, sulla Rotonda affaccia un blasonato ristorante di pesce, che quest’anno ha pure aumentato i prezzi, da 11 a 12 euro: si sa che a Milano Marittima i prezzi sono un po’ proibitivi!

“Milano Marittima compie 100 anni e si fa bella: il glamour romagnolo villeggia qui, tra hotel ridisegnati, gelaterie storiche, concerti e party” questa era una delle frasi che si potevano leggere su “Style” n.7-8 Luglio Agosto 2012, il supplemento al Corriere della Sera. Già dire che Milano Marittima “si fa bella” per il Centenario, è quasi dire che prima non lo era. Tralasciando da chi sia rappresentato questo “glamour romagnolo” villeggiante, si vorrebbe sapere dove si sono tenuti tutti questi concerti e party. Si vorrebbe anche sapere dove l’articolista ha visto le “gelaterie storiche” di Milano Marittima, hanno chiuso tutte. Ma l’articolo riserva altre sorprese, “L’atmosfera d’inizio Novecento ricorre ancora oggi nei decori moreschi e nei dettagli neogotici di molti palazzi del centro e nella fontana delle Quattro Colonne realizzata da Palanti nel 1912″. Ancora ho delle domande: cara giornalista, che tra l’altro scrivi per il quotidiano più famoso d’Italia, ma ci sei stata davvero a Milano Marittima? Dove li hai visti i decori neogotici e moreschi? Dove sono i “molti palazzi del centro”? Da quando la Rotonda 1° Maggio ha 4 colonne? E perchè sarebbe opera di Palanti del 1912 quando invece fu fatta nel 1928 dalla ditta Savini? E’ mai possibile accumulare in poche righe così tante imprecisioni ed invenzioni? L’articolo, che si vuole pubblicitario, è anche corredato da una foto del vecchio ristorante Kalumet. che da anni non c’è più. Quindi, un’altra imprecisione, pubblicizziamo ciò che non c’è più.

Altrove la sostanza c’è invece. A San Remo per esempio sono ancora ben 400 i villini storici protetti. Basta girare per Milano Marittima, specie in Viale Matteotti, per vedere che fino hanno fatto non pochi villini Liberty. Ed i nostri non sono certo iscritti (purtroppo) all’A.N.D.E.L. (Associazione Nazionale Difesa Edifici Liberty). A leggere l’articolo di “Style” più che a Milano Marittima pareva d’essere a Roma, in Piazza Mincio nel quartiere Coppedé, dove effettivamente vari stupendi edifici Liberty fanno da corona alla piazzetta, meta notturna dei giovani come la Rotonda 1° Maggio. E come vicino alla Rotonda noi abbiamo lo storico “Pineta”, presso Piazza Mincio loro hanno lo storico “Piper”. I parallelismi si fermano qui. A Milano Marittima c’è solo una villa che è rimasta tal quale fu concepita e recentemente oggetto di un intervento d’encomiabile filologico, ed è la villa Wanda che fu della contessa Malagola, in Rotonda Don Minzoni.

Ma c’è di peggio di chi ci racconta di ciò che non c’è, si tratta di che vuol farci credere che ha portato a Milano Marittima qualcosa che prima non c’era. Il “gioco” può anche essergli facilitato dal fatto che molta gente ha la memoria corta, e che ormai i residenti “storici” sono pochissimi e non hanno voce. Un architetto che è all’origine di un megaprogetto che ormai da mesi sta facendo discutere la città, ha detto ai giornali (cfr. La Voce 5.1.2013) che la sua opera porterà a Milano Marittima “una nuova piazza verde e pedonale dove camminare”, socializzare, prendere un caffè” per non direi dei trenta negozi e dei duecento appartamenti. A leggere questa cosa, a prescindere se si sia o meno favorevoli all’ennesimo palazzone di cemento, viene da chiedersi: prima di questo progetto mancavano a Milano Marittima “piazze verdi” dove camminare? Mancanvano luoghi pubblici dove socializzare e bersi un caffè? Si potrebbe pensare che prima qui ci fosse il deserto, o no? In cento anno (1912-2012) come abbiamo vissuto d’estate e soprattutto l’inverno? Nelle capanne all’ombra dei pini? Forse qualcuno pensa che a Milano Marittima, oltre agli smemorati, abitino solo i Puffi e Biancaneve ed i Sette Nani? Quanto ai trenta negozi, che dire? Già quelli sotto al grattacielo Royal Palace, che l’architetto Berardi già definiva un palazzone (Voce 4.1.2013), non hanno mai fatto fortuna, non si vede perché dovrebbero averne quelli nuovi della Prima Traversa. E’ risaputo che il viale commerciale di Milano Marittima è il Matteotti, con la propaggine del Gramsci. E anche i viali limitrofi, pur in posizione liminare al centro, cioé i viali Ravenna e Forlì, non hanno mai avuto fortuna come assi commerciali. Perchè quindi la gente dovrebbe arrivare fino all’incrocio tra la Prima Traversa e il 2 Giugno non si sa. E’ altresì sotto gli occhi di tutti quelli che conoscono la storia commerciale di Milano Marittima, che anche Viale Matteotti ha le sue differenze, perché quasi tutti i negozi sono posizionati nel marciapiede lato mare. Sul marciapiede lato pineta praticamente non ci sono negozi, se non dal Canalino alla Rotonda. E’ sempre stato il marciapiede deputato ai ristoranti, vedi Notte e Dì, Gallo Cedrone, Pallino, Baya, Touring, Pescatore.

Infine, riguardo la “piazza verde” promessa, già c’era in quel punto e bella grande, basta visionare questa foto d’epoca che ci mostra una vasta distesa verde.

Kazzenger

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi

Cartoline dal passato

Mentre nella Milano Marittima di oggi si dà caccia al (presunto) vip in quella della mia infanzia e gioventù le persone note cercavano solo discrezione. Essendo in larga parte gente molto conosciuta, e quasi tutti di loro, certo non passavano il tempo a rincorrersi e fotografarsi a vicenda! E anch’io se ci penso, di tanti non ho una foto che sia una, non ci pensavamo. Anche perché c’erano i riservatissimi (come tuttora la figlia di Ettore Muti), chi col suo selezionatissimo “giro” d’amici. Il paese era comunque uno straordinario laboratorio di “social climbing”, basti pensare al tabaccaio possessore d’uno dei più antichi castelli di Romagna, e la discendente decaduta d’uno dei più antichi casati di Romagna fare la manicure per campare. Se il fotografo Ghergo, a suo tempo, immortalò varie signore dell’aristocrazia e della più alta borghesia aventi legami parentali e vacanzieri con Milano Marittima, e la sua èlite (baronessa Berlingieri, principessa Ruspoli Salviati, Marella Caracciolo Agnelli), il Cecil Beaton della mia Milano Marittima, era il fotografo “Nando” (Nando per “noi” a dir la verità) alias il grande fotografo milanese Fernando Cioffi, tutt’ora professionista di fama internazionale, con un curriculum dove s’incontrano Richard Avedon ed Irving Penn. Ritraeva una Milano Marittima al contempo semplice ed elegante, votata al relax e senza affettazioni cafonal come oggi, distante anni luce dai paparazzi e dalle paparazzate che secondo alcuni giornalisti locali sarebbero centro e motore della località. Il negozio di “Nando” Cioffi si chiamava “Foto Blu” alla Quarta Traversa accanto al bar “Tre Gazzelle” dove partiva la gara di moto del circuito di Milano Marittima. Giocavo a Villa De Maria difronte al Caminetto coi suoi nipoti, che sono anche nipoti del grande pillicciaio milanese Lanati, amico di quella Paola Borboni che ebbe nel cervese Fabio Battistini il suo ultimo giovane compagno. Oltre che con la pellicola, si fotografa anche con la mente, la memoria. Ricordo in estate che il mio amico più caro, che veniva sempre a cercarmi era Marco Magli, rampollo della dinastia calzaturiera, la cui madre già allora parlando con la mia aveva avuto parole profetiche su ciò che si avviava a divenire Milano Marittima allineandosi alle località limitrofe (Savio, Pinarella, Cesenatico, ecc..) già preda delle orge del turismo di massa (e difatti vendette la villa per andare nella Sardegna dell’Aga Khan). Un’altra mia amica d’infanzia con radici cervesi ha recentemente contribuito con una bella bimba a perpetuare un’altra dinasty industriale (since 1820) di liquori, pelati e marmellate (Buton e Santa Rosa). Poi conobbi uno dei nipoti di Wanna Marchi, che aveva una nonna fruttivendola per 50 anni a Milano Marittima. La Wanna nazionale era l’opposto dell’immagine televisiva: gentilissima, schiva, all’ascolto del parere altrui. Era molto più sveglio di me, e le prime ragazzine le abbiamo corteggiate insieme. Timido come me, Giovanni Gardini, oggi direttore dei musei diocesani ravennati. Quante volte il nostro pallone finì nel giardino della villa della Giorgetta Ghetti, fra il Cluny e Baldani (oggi vi è un passaggio pedonale con negozi che collega i Viali Milano e Gramsci).  Le sorelle Rosina ed Erma Neri, zie dello studioso Giovanni, avevano vicino allo Sporting un bazar di giocattoli, uno dei più vecchi negozi di Milano Marittima. Ottime enigmiste, sempre pronte allo scherzo, si scambiavano le barzellette con Gino Bramieri (ecco, grazie a loro una foto con lui ce l’ho!). Altro zio era Remo Benini, molto amico di Guareschi.  Invece cercavo in tutti i modi di evitare i biondissimi e terribili pronipotini di Torquato Tasso, che dalla madre avevano ereditato l’illustre ascendenza dalla sorella del poeta, ma purtroppo non la sua solare simpatia contagiosa. Alla Terza Traversa vicino all’albergo della Stella Maris e alle scuole Mazzini, c’era la villa con ampio giardino del grande poeta dialettale romagnolo Bruto Carioli, la cui nipote Anna Carioli era mia compagna di ginnasio. D’estate facevamo gruppo alla sala giochi Hippy.

Quando l’uomo di fiducia di Donna Rachele Mussolini, il quale fra l’altro a Milano Marittima aveva pure aperto un bar alla quinta traversa (Bar Aurelia aperto negli anni 60), seppe da mia madre la mia fissa per i cappelli, mi regalò un sombrero messicano così grande che parevo Miguel Son Mì dello spot del Caffè Paulista versione baby. Morto da poco, penso proprio fosse uno dei pochissimi a ricevere gli auguri da Andreotti (di suo pugno) e a entrare in Vaticano con l’auto personale (che poi guidava da spavento e chissà quante volte l’avranno mandato a farsi benedire, e non certo in Vaticano). Purtroppo, tra i tanti nomi che avrei voluto fare di gente conosciuta di persona, non c’è quello della grande attrice Perla Peragallo, la cui madre aveva la casa di famiglia vicino alla mia. Il che è strano anche visto il fatto che le nostre famiglie avevano amicizie comuni, dalla Callas al numeroso nipotame di Papa Pacelli sparso tra Roma, Milano, Verona e Lugo. E non è molto che sua zia, l’ultranovantenne contessa Susanna Ginanni–Fantuzzi essendo io scapolo (o signorino come dice lei) mi ha simpaticamente proposto di sposarci per “rubare” alla duchessa Cayetana d’Alba il primato delle nozze fra una quasi centenaria ed un giovanotto! Un gioco, una boutade mentre mangiavamo la merenda ma che mi ricorda come ultimamente a Milano Marittima abbiamo visto fidanzamenti inventati solo per scopi pubblicitari, per mangiarci su e finire sui giornaletti delle sciampiste. Ora che è stato riportato in auge ai Magazzini del Sale lo stemma di Papa Innocenzo XI° Odescalchi (Papa e beato come Giovanni-Paolo II°) grazie al Lions Club Cervia Ad Novas ed al gruppo culturale Civiltà Salinara (cfr. Resto del Carlino e La Voce del 18.5.2013) voglio dedicare un ricordo a due carissime amiche della mia famiglia, per tanti anni habitués di Milano Marittima e pronipoti di questo pontefice. Gisela e Daniela erano di sangue misto slovacco, ungherese e tedesco. Gisela, la madre ad 80 anni era ancora una bellissima donna piena di fascino, e vero prototipo di cosmopolitismo mitteleuropeo (parlavano varie lingue e anche l’Italiano). Sua nonna la principessa Geraldina Odescalchi era dello stesso casato del Papa. Vivevano in Germania (Dortmund) dove s’erano rifugiate per sfuggire alle purghe comuniste dell’est, che già avevano ucciso il marito di Gisela colonnello dell’aviazione. Ufficiale dell’aviazione era anche il marito della nota romanziera “Liala” anche lei discendente degli Odescalchi e fra l’altro molto simile a Gisela come aspetto. Alta, severa, religiosissima, sebbene mi volesse molto bene e tenessimo regolare corrispondenza in tre lingue, mi sgridava spesso dandomi dell’ateo solo perché a differenza di lei non andavo a messa tutti i “santi” giorni! Gisela e Daniela avevano anche una parentela con Ida Ferenczy, la dama di compagnia preferita dell’imperatrice “Sissi” d’Austria.

Il Conte che non conta