La storia di Cervia e Milano Marittima - Scopri la storia della nostra località.

La fondazione di Milano Marittima

La fondazione di Milano Marittima ha radici molto vecchie ed il primo atto è datato 18 Giugno 1907, quando la famiglia Maffei ed il Comune di Cervia stipulano una convenzione riguardante dei terreni edificabili. In seguito la società sarà rilevata dal milanese Giuseppe Palanti, che avendo abitato nei primi villini dei Maffei conosceva bene questa famiglia ed il posto.

La fondazione di Milano Marittima

La prima foto aerea di Milano Marittima nella quale è possibile notare come un tempo fosse tutta pineta

Il secondo atto fondativo di Milano Marittima è datato 1 Giugno 1911 con la costituzione della Società Milano Marittima per lo sviluppo della Spiaggia di Cervia. Contemporanemente Palanti propone il primo progetto urbanistico di come voleva fosse realizzata la località. Il progetto, però, non fu realizzato che parzialmente e con non poche modifiche, basti vedere il Piano Regolatore del 1931 ancora abbastanza simile al progetto di Palanti.

La fondazione di Milano Marittima

Il Piano Regolatore originale disegnato da Giuseppe Palanti

Il terzo atto fondativo è datato 14 Agosto 1912 ed è la convenzione stipulata davanti al notaio ravennate Venturini fra la predetta società ed il Comune di Cervia. Ultimamente sono circolate voci che messe in giro ad arte, vorrebbero attribuire il merito di successivi atti fondativi a famiglie e persone che, all’epoca dei fatti di cui trattiamo, a Milano Marittima non solo non erano ancora presenti, ma che anche volendo mai e poi mai avrebbero potuto cedere o regalare terreni in loco, essendo questi terreni da secoli esclusiva proprietà del Comune di Cervia. In origine queste terre appartenevano al Papa, poi nel ‘500, un pontefice decise di ricompensare l’importante comunità cervese donandole proprio le terre dove poi sorse Milano Marittima. Essendo, quindi, terreno demaniale del XVI secolo, è molto difficile che famiglie di privati abbiano potuto cedere alcunché, quando anche i fondatori milanesi dovettero sottostare a contrattare con il Comune di Cervia! Va ricordato che con il rogito del notaio Auzzani del 3 Novembre 1924 il Comune di Cervia rientrava in possesso di un vastissimo pezzo della concessione fatta ai milanesi dodici anni prima (praticamente la metà) ossia tutta l’area delle attuali traverse, fra il Canalino e Lido di Savio. In fin dei conti erano favorevoli anche due fondatori illustri, Palanti e Redenti, nella speranza che questi terreni fossero utilizzati per costruirvi colonie per i bambini poveri. In un articolo apparso su “La Costa Verde Adriatica” dell’Aprile 1934 si leggeva “Resta ora ai dirigenti della cosa pubblica il compito di saper sfruttare con criterio il terreno recuperato dal Comune non lesinando, se del caso, agevolazioni giuste ed oneste verso eventuali ammiratori dell’incantevole spiaggia”.

Non si può chiudere questo articolo senza citare i nomi dei 12 pionieri che fondarono la nostra Milano Marittima: Felice Bianchi, Giovanni Facheris, Giuseppe Galli, Gavazzi Giuseppe, Alberto Redenti, Napoleone Tempini, Augusto Nova, Anselmo Orti, Gerolamo Pirinoli, Enrico Redaelli, Ettore Saglio e ultimo, ma non per importanza, il pittore Giuseppe Palanti.

Il Conte Ottavio Ausiello-Mazzi

Cervia Steam tug, storia di un mito

Nel porto di Ramsgate, in Inghilterra, si trova la Cervia Steam Tug, un vecchio rimorchiatore a vapore con una storia davvero affascinante.

La Cervia Steam tug, che in inglese significa rimorchiatore a vapore, fu costruita come rimorchiatore marittimo e fu lanciata dal cantiere Alexander Hall and Co. Ltd ad Aberdeen, in Scozia, il 21 gennaio 1946 con il nome Empire Raymond. Nel dicembre dello stesso anno fu venduta alla William Watkins Ltd per la somma di £ 36.000.

cervia steam tug ramsgate

La Cervia Steam Tug in una foto recente

L’ORIGINE DEL NOME CERVIA STEAM TUG

Nel 1947 il nome Empire Raymond fu cambiato in Cervia in onore della nostra località, dove la famiglia Watkins possedeva una villa per le vacanze.

Il nome era stato già precedentemente utilizzato su di un altro rimorchiatore sempre di proprietà di William Watkins che prese parte all’evacuazione di Dunkerque nel 1940 dalla quale tornò con 230 soldati.

Mentre il rimorchiatore era ancora conosciuto come Empire Raymond, fu impiegato insieme ad altri rimorchiatori nella ristrutturazione della nave Queen Elizabeth.

cervia steam tug

L’ATTIVITÀ LAVORATIVA DELLA CERVIA STEAM TUG

Il ruolo principale della Cervia Steam Tug è stato come rimorchiatore tra i porti del Regno Unito e dell’Europa continentale. Cervia faceva parte originariamente del programma di costruzione ordinato per l’Operazione Overlord, l’invasione dell’Europa, ovvero il famoso D-Day.

La barca fu completata solo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale ma aveva comunque mantenuto alcune caratteristiche del progetto destinate all’invasione come una timoniera blindata e postazioni per installare cannoni.

cervia steam tug

La Cervia Steam Tug in una foto d’epoca

Cervia continuò a lavorare fino al 1983 e il suo ultimo contratto fu quello fatto per agire come rimorchiatore per il nuovo servizio di traghetti cross-channel a Ramsgate. Il contratto è stato risolto quando il servizio di traghetti non è più riuscito a gestire un servizio regolare a causa del difficile clima economico dei primi anni ’80.

L’INCIDENTE CON LA MORTE DEL CAPITANO

Fu vittima di un tragico incidente quando è stata coinvolta nello smantellamento della nave di linea Arcadia, durante le manovre, l’Arcadia era andata avanti velocemente per evitare la collisione con la nave di linea Orcades. L’ondata formatasi causò il capovolgimento di Cervia. Nonostante i loro valorosi sforzi per liberare la gomena trainante, il Capitano di Cervia “Russell” e cinque membri dell’equipaggio morirono.

DISARMO E RIUTILIZZO FINO AI GIORNI NOSTRI

Cervia fu messa in disarmo accanto all’East Pier al Royal Harbour di Ramsgate. È stato dopo questo periodo che ha ricoperto un ruolo diverso e ha esordito come location cinematografica in un episodio della serie comica Rippin Yarns intitolatoThe Curse of the Claw” e nel film “Rogue Male” a metà degli anni settanta. È stata anche oggetto di un libro per bambini nel 1986, Cervia the steam tug”.

st creva storia di un mito

La copertina del libro

Nel 1986 la Cervia Steam Tug fu visitata dalla Regina Elisabetta Madre per celebrare il 50° compleanno dell’imbarcazione. Lo storico rimorchiatore a vapore è ora ormeggiato nel porto di Ramsgate e si pensa che sia l’ultima nave dell’Impero ancora esistente nel Regno Unito, oltre ad un raro sopravvissuto allo sviluppo delle navi a vapore.

ESTERNI ED INTERNI DELLA STORICA IMBARCAZIONE

Thomas Venturi

Campo di prigionia di Tagliata

Il 15 Maggio del 1945 gli inglesi dell’Ottava Armata crearono Enklave Rimini, un’aera che si estendeva da Cervia a Riccione che fu il più grande campo di concentramento italiano di lunga durata degli sconfitti della II Guerra Mondiale che conteneva ben 150.000 prigionieri. Nei due anni che il campo fu aperto si stima che ve ne transitarono fino a 300.000.

L’area coperta dal campo di prigionia di Tagliata

Il comprensorio di Cervia era particolarmente vasto, forse il più grande, basti pensare che i campi di prigionia si estendevano fuori dal centro abitato nelle campagne fino a Castiglione di Ravenna, precisamente nell’area Borgo Pasini, e come confine nord avevano il fiume Savio. Il campo di prigionia di Tagliata si estendeva su 250 ettari di terreni prevalentemente privati fatta eccezione per una piccola porzione che era del Comune di Cervia. Fu aperto il 10 Maggio 1944 ed era diviso in settori denominati 15,16,17 e 18. I settori 16,17 e 18 erano semplici campi di transito, mentre il settore 15 a nord accoglieva i militari russi collaborazionisti (i cosiddetti ost-batallion). Nella parte orientale del campo c’era un allevamento di cavalli, la parte occidentale aveva 60 buche utilizzate come gabinetti, mentre la parte centrale accoglieva gli attendamenti. Il campo di prigionia di Tagliata fu chiuso a fine Novembre del 1945 e oggi non ne rimane più nulla.

Di seguito pubblichiamo per completezza di informazioni la lista dei proprietari terrieri sui quali insisteva il campo di prigionia di Tagliata: Arfilli Giuseppe, Sbrozzi Dino, Ricovero Zarabini, Comune di Cervia, Eredi Baratelli, Gardella Enea, Marconi Giuseppe, Benedettini Natale, Raggi Gianni, Rossi Luigi e Magnani Stefano.

Thomas Venturi

La Rotonda di Giancarlo Palanti

rotonda primo maggio progetto gian carlo palanti

Il disegno originale custodito dalla nipote di Giuseppe Palanti mostratoci in esclusiva

Questa mattina Giovedì 21 Settembre 2017 il Conte si è alzato ricevendo uno scoop dalla nipote del fondatore Palanti, la simpatica signora Paola Romagnoli Motta di Torino. Il ritrovamento fra le vecchie carte del nonno del bozzetto per la fontana della nostra Rotonda Primo Maggio. La firma conferma quanto hanno sempre sostenuto sia Paola che sua madre, cioè che il disegno si deve all’architetto Giancarlo Palanti, figlio di Giuseppe. Ancora una volta questo blog offre a Milano Marittima e a tutti quelli che la amano un’altra eccezionale rarità documentale e storica in esclusiva assoluta.

Ottavio Ausiello Mazzi di San Bartolomeo

Ho volato con Icaro

Ho volato con Icaro

Icaro Abbondanza

Vorrei ricordare un mio caro amico, Icaro Abbondanza, che già dalla notte del sabato 16 maggio 1964, per un tragico incidente nella rotonda del lungomare Grazia Deledda di Cervia, causato da un amico incosciente che voleva giocare con la velocità della sua misera auto,  non è più tra noi; aveva 26 anni. In quella data, avendo io la direzione dell’apertura del Ristorante Cosmopol in viale 2 Giugno, all’inaugurazione invitai un gruppo di miei amici paracadutisti, al rientro a casa avvenne la disgrazia. Per molto tempo mi sentii responsabile di quel tragico avvenimento, in quanto la tragedia successe al ritorno della cena che raggruppava tutti gli amici da me invitati. In quegli anni Icaro erano in molti a conoscerlo: per il suo gioviale carattere, per la sua aperta simpatia, sempre in giro con la sua Lambretta, per essere stato uno stimato e capace giovane lavoratore che si faceva apprezzare dagli amici e colleghi di lavoro alla Cooperativa Muratori e Cementisti, perché era un buon trombettista e un appassionato paracadutista. Quando tornai da un mio periodo di lavoro in Svizzera ebbi l’occasione d’incontrarlo alla Grotta da Ettore. Lui aveva appena finito di fare il servizio militare nella Folgore a Pisa, era caporale maggiore e suonava la tromba. Io avevo sempre lavorato nel settore alberghiero trascorrendo molti anni della mia gioventù nelle maggiori città italiane e all’estero per imparare il “mestiere” e pertanto avevo fatto, fino ad allora, poca attività sportiva. Per il suo carattere aperto e compagnone lo frequentai e lo apprezzai subito come amico e così mi portò nella sua compagnia di ragazzi, giovani altrettanto vogliosi di cimentarsi in imprese avventurose, così come desideravo io, che non avevo fatto il servizio militare per ragioni di responsabilità famigliari. Fu così che Icaro formò un gruppo e diede l’avvio all’impresa di formare dei paracadutisti (civili). Ci  istruiva e preparava all’impresa di fare lanci col paracadute. La sua tenacia e volontà di prepararci al volo fu tale, anche in assenza di attrezzature e palestre adeguate, che mi sorprese tanto la capacità di far fare con me esercizi atletici a me impensabili, dato che non avevo mai messo piede in una palestra prima di allora. E così venne il giorno del battesimo del lancio col paracadute.

Ho volato con Icaro

Peppino Manzi

Nel mese di settembre del ’63 all’aeroporto di Rimini ero a bordo di un C.119 (il vagone volante dell’aeronautica militare oggi sostituito con il C.130); lanci organizzati in Romagna dal Maggiore della Folgore Lassalle Errani di Faenza, ex combattente a El Alamein. Nel programma di lancio dovevo essere secondo alla porta, Icaro che doveva essere il primo ed aprire un’uscita di 40 paracadutisti, da un’altezza di 400 m. (oggi lanci vietati per la loro pericolosità e ridotti a un’uscita di 20 uomini), al momento di salire a bordo e agganciare il moschettone lui invertì velocemente, alla chetichella, la posizione e mi mise davanti a lui; così il mio battesimo al lancio non fu una veloce fuga nel vuoto, uno dietro all’altro, ma  un momento indimenticabile alla porta di parecchi minuti prima del “via” a contemplare cielo e terra e considerare che mi stavo buttando nel vuoto, ma avevo il mio amico Icaro alle spalle, l’angelo che mi proteggeva. Così sentivo l’amicizia, un senso anche di protezione. Ancora una volta Icaro con quel gesto dimostrò il suo altruismo e generosità, attento e responsabile verso l’amico. Con Icaro feci altri due lanci: ad Altopascio-Pisa e a Forlì; poi altri, uno anche in mare davanti alla nostra spiaggia di Cervia, ma lui era volato troppo in alto e come vuole la leggenda, anche se con quel primo lancio ci si erano invertiti i ruoli: lui era Dedalo ed io Icaro, gli si sciolsero le ali, ma non abbastanza per seguirmi e proteggermi ogni volta che feci ancora dei lanci. Nel ricordo della mia vita l’amico Icaro mi è rimasto nel cuore e lo ringrazio sempre della grande emozione che mi ha fatto vivere assieme al breve tempo che mi ha dato la sua cara e generosa amicizia. Nel tempo ho fatto altre esperienze di sport avventurosi, ora mi immergo con i miei amici della Paguro sub di Cesenatico, ma mai emozione più forte ha raggiunto quella datami dal lancio col paracadute. La sua tomba, entrando nel cimitero di Cervia, è nel secondo vialetto a sinistra, una cappella con una foto di Icaro in tenuta da lancio. Per me è rimasta una meta obbligata ogni volta che mi reco al cimitero dai miei famigliari, ed è stato sempre con orgoglio che la mostravo ai miei figli piccoli ed ora ai miei nipotini, dicendogli che “quel giovane parà era mio amico”.

Ho volato con Icaro

Chissà se c’è ancora qualche cervese che si ricorda di quel buon giovane spavaldo che girava per Cervia con la sua Lambretta rosa.

Peppino Manzi