La storia di Cervia e Milano Marittima - Scopri la storia della nostra località.

La storia di Cervia e Milano Marittima

Il muro cervese delle Torri Gemelle

Bathtub è l’unico muro rimasto intatto dopo l’attacco alle torri gemelle. Lo costruì il cervese Arturo Lamberto Ressi.

Era l’11 Settembre 2001 quando le Torri Gemelle crollavano su loro stesse a causa di un attacco terroristico. Fu la devastazione più totale, ma qualcosa, in quel cumulo infernale di macerie, resse.

Era “The Bathtub”, il muro posizionato sotto alle torri che serviva da contenimento per trattenere le acque del fiume Hudson. Questa grande opera ingegneristica di settanta metri fu costruita negli anni ’60 sotto la guida del cervese Arturo Lamberto Ressi, discendente della nobile famiglia di conti che diede il nome alla scuola media.

il muro cervese delle torri gemelle - the bathtub

The Bathtub

CHI ERA ARTURO LAMBERTO RESSI

il muro cervese delle torri gemelle

Arturo Lamberto Ressi

Ressi era arrivato in America a 27 anni dopo un dottorato in ingegneria ottenuto all’Università di Bologna e lavorò al muro tra il 1967 e il 1968. Durante l’attacco alle Torri Gemelle, il loro crollo creò una pressione che gli addetti ai lavori definirono “impensabile”, ma nonostante questo, fortunatamente, il muro resistette. Fortunatamente c’è da dire, perché se non avesse retto, l’acqua del fiume Hudson sarebbe entrata nella metropolitana di New York e questo avrebbe causato la morte di migliaia di persone.

OGGI ESISTE ANCORA IL BATHTUB?

La struttura, comunque, fu parzialmente danneggiata e si temeva che la rimozione del risultante cumulo di detriti potesse indebolire le pareti e farle crollare mettendo in pericolo i lavoratori e, eventualmente, compromettendo altri edifici e allagando una parte significativa della metropolitana. 

Durante l’operazione di recupero e pulizia è stato scoperto un pericoloso degrado delle pareti che ha portato a un’operazione di emergenza per installare dei sostegni sul substrato roccioso per puntellare le pareti del muro. Questo ha reso necessario lo scavo di un nuovo Bathtub, realizzato tra il 2006 e il 2008, che ha raggiunto una profondità di 26 metri.

il muro cervese delle torri gemelle

Il muro durante i lavori del museo

Oggi il vecchio muro è diventato una delle pareti del National September 11 Museum.

Ressi, il suo supervisore alla costruzione, è morto nel 2013 all’età di 72 anni, e per l’occasione il celebre giornale New York Times gli ha dedicato un articolo di ben tre pagine

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Cervia al tempo dei contrabbandieri

Cervia al tempo dei contrabbandieri non era la tranquilla località di mare che tutti ci immaginiamo. Dai racconti di Paolo Maraldi.

La Torre San Michele è conosciuta dai non più giovani come la “torre dei finanzieri”, che in romagnolo diventa “la tora di finanzir”, meglio conosciuti come “i ciutur”: i tappi.

Non so esattamente il perché ma ci sono tante discordanti motivazioni, non tutte molto simpatiche. La torre era la caserma dei finanzieri e c’erano anche le celle con tanto di robuste inferriate per i catturati in attesa di trasferimento a nelle carceri a Ravenna. A quei tempi, fino alla fine degli anni ‘50 praticamente, il compito della Guardia di Finanza era quello di combattere il furto di sale dalle Saline di Cervia e dai rispettivi magazzini, più gli sbarchi in mare degli scatoloni di sigarette contrabbandate dalla ex Jugoslavia.

Cervia al tempo dei contrabbandieri

La torre quando c’erano i finanzieri

COME FUNZIONAVANO GLI SBARCHI

Era un compito non proprio facile, poiché questi sbarchi funzionavano così: una grande motobarca partiva dalla Jugoslavia carica di scatoloni di sigarette, si fermava a un tot di miglia dalla costa e a quel punto entravano in azione i contrabbandieri, che con grandi e veloci motoscafi, tutti blu per mimetizzarsi, trasbordavano gli scatoloni dalla motobarca e velocemente, cercando di non essere intercettati, arrivavano a terra, le sbarcavano, e quelli a terra le caricavano su auto o furgoni per portarle nei vari depositi. La Guardia di Finanza con mezzi meno veloci, sia in mare che in terra, doveva impedire che ciò accadesse, e possibilmente sequestrare i vari carichi arrestando i manigoldi.

I punti preferiti per gli sbarchi erano le foci dei fiumi. In un secondo tempo, quando tutte o quasi, le barche da pesca a vela della nostra flotta marinara erano state motorizzate, si aggiunse il contrabbando della nafta, e a questo erano impreparati. Questo, era dovuto al fatto che la nafta per queste barche era pagata da parte dei pescatori un quarto del costo di quella al distributore. Ogni imbarcazione veniva rifornita in base alle ore di pesca e relativo consumo. E qui inizia il contrabbando! I pescatori dichiaravano molte più ore di navigazione e spesso restavano in porto perché guadagnavano di più vendendo la nafta in esubero che andando a pesca.

CERVIA AL TEMPO DEI CONTRABBANDIERI TRA PESCATORI E NAFTA

Il tutto non era così semplice come sembra dalla mia descrizione, anzi, poiché i pescatori dovevano riuscire a dimostrare il consumo e di notte, con vari espedienti, dovevano passare la nafta ai contrabbandieri che caricavano queste botti metalliche in auto; di solito erano delle Ardea perché erano veloci e capaci di caricare queste botti.

Se le auto venivamo fermate, erano scoperti, poiché la nafta veniva controllata e quella da pesca aveva un colore diverso da quella venduta nei distributori.

I personaggi mito di questo traffico erano Malo, per il contrabbando, e Piumino per la Guardia di Finanza.

Paolo Maraldi

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Lo squero di Cervia

 Cos’è e a cosa serviva lo squero di Cervia? Ce lo racconta un cervese DOC, Gabriele Bini, in questo articolo dal sapore storico.

Nel 1892 i marinai chiesero al Comune di Cervia un pezzo di terreno vicino al faro per costruirvi uno squero che doveva servire per le riparazioni delle barche dei pescatori.

Il porto ai tempi del corno di bue

Lo squero negli anni ’50

COS’É LO SQUERO

Uno squero è una infrastruttura nautica che permette di tirare in secca le piccole imbarcazioni e svolgere alcuni lavori di manutenzione. (Fonte: Wikipedia)

QUANDO VENIVA UTILIZZATO LO SQUERO DI CERVIA

Lo squero veniva usato di solito in luglio o gennaio e febbraio, mesi di pesca scarsa. Le barche venivano portate all’imboccatura dello squero e quando si alzava l’alta marea erano tirate in secco con l’aiuto di un argano, poi inclinate sul lato da riparare e poste all’asciutto. Col passare del tempo le chiglie delle imbarcazioni subirono cambiamenti per cui lo squero non fu più all’altezza e andò in disuso.

lo squero di cervia

LO SQUERO OGGI

Nel 1980, con la sistemazione delle banchine, lo squero fu chiuso e l’area venne utilizzata come parcheggio; lo stesso che noi tutti vediamo oggi.

Gabriele Bini

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Il luna park di Cervia

Il luna park di Cervia è nei ricordi di Paolo Maraldi e di quanti come lui hanno vissuto una Cervia diversa da quella di oggi. Leggiamo i suoi ricordi e immergiamoci in un’atmosfera da zucchero filato e papere (finte) catturate con orgoglio.

Tanti, tanti, decenni fa, su di un piazzale a lato del lungomare di Cervia, dove adesso c’è un piccolo parco urbano e due campi da tennis, fino agli anni cinquanta d’estate era occupato da un un luna park, molto assortito di stand, i baracconi come li chiamavamo noi. C’erano l’autoscontro, le giostre, il calcinculo, il tiro a segno con i gessetti tondi come bersaglio, oppure il tabellone coi vari livelli di bravura, e anche quello che se centravi il bersaglio ti scattava la foto, ma era quasi impossibile colpirlo, poiché il pallino andava per conto suo e non dove miravi tu, così per farti la foto dovevi sparare almeno un sacco di colpi, poi, lasciandoti credere di aver centrato il bersaglio, te la scattavano loro.

I GIOCHI DEI PICCOLI DEL LUNA PARK DI CERVIA

C’erano i giochi per i più piccoli, come la pesca delle papere. Queste papere, piccole e ovviamente finte, galleggiavano, e con una canna da pesca con una lenza con legato un anello, dovevi infilarlo nel collo della papera e pescarla. Premio: un pesce rosso che ti consegnavano in un sacchettino di plastica pieno d’acqua, o l’immancabile bambolina.

I premi potevano essere cumulativi e sommarli anche a quelli dei giorni futuri. Un altro gioco a premi, era quello degli anelli; compravi un certo numero di anelli di legno e il bersaglio era il collo di bottiglie di vino o di Vermout, e se lanciandoli ne infilavi almeno uno, vincevi quella bottiglia. Ce n’erano tanti altri di giochi, ma i pezzi da novanta del luna park di Cervia erano: la donna cannone, la donna barbuta, i nani saltimbanchi e il carrozzone con gli specchi deformanti. 

Sembrava impossibile, ma tutte le volte che entravi, davi delle craniate da bernoccolo.

Quando a Cervia c'era il luna park

LA CORSA DEI CAVALLINI E LO SMERCIO ILLEGALE DELLE FICHES

Di giochi e baracconi ce n’erano tanti altri, ma vi parlerò solo di un altro, accompagnato da un breve aneddoto. Eravamo io e mio cugino Giorgio, abitavamo a poco più di cento metri, alla pensione Trieste, quindi tutte le sere eravamo lì, e il gioco che ci piaceva, era quello della corsa dei cavallini, naturalmente di plastica; era un piccolo ippodromo, circolare, con dieci piste, ognuna delle quali aveva sotto un meccanismo che faceva avanzare i Cavallini, ma era palese, che Galliano, il proprietario, faceva vincere chi voleva lui, ovviamente il cavallo meno puntato. 

Il gioco funzionava così: ogni giocatore poteva scommettere sul cavallo che voleva e il premio, in caso di vincita, era una bottiglia di Vermout. Anche qui, volendo, ad ogni vincita potevi chiedere un buono per il cumulo e c’erano dei premi molto belli ma solitamente irraggiungibili. 

Su un cavallino potevano esserci, per esempio, puntate dieci fiches, e sugli altri da zero o più. Le fiches le compravi da Galliano e costavano cinquanta lire l’una, e non erano altro che quelle fiches di plastica che si usavano in casa o nei bar quando si giocava a carte. 

Quelle fiches in negozio costavano dieci lire, semplice; quei due birichini di Paolo e Giorgio avevano comprato tante fiches in negozio, poi in diversi bar avevano dato le nuove in cambio delle vecchie, e udite, udite, oltre che qualche volta giocare loro, le vendevano a un prezzo inferiore a quello di Galliano. 

Naturalmente questo commercio, avveniva lontano dall’ippodromo e chi le voleva doveva comprarne qualcuna anche “legalmente”. Nel frattempo Galliano era un po’, anzi, tanto preoccupato, perché tutte le sere le sue fiches aumentavano e non riusciva a capire chi incolpare.

Una sera, che avevamo vinto una bottiglia di Vermout, decidemmo di berla, e ovviamente ci ubriacammo di brutto. Nausea, vomito, non riuscivamo a stare in piedi, e se riuscivamo ad alzarci, facevamo qualche metro barcollando, e poi di nuovo a terra. 

Qualcuno, che evidentemente ci conosceva, andò ad avvertire mio babbo, che immediatamente con mia zia venne a prenderci. Una volta in piedi, videro, che avevamo le tasche dei pantaloncini rigonfie. Guardarono il contenuto e videro che erano piene di fiches, e non solo mia zia si incaricò di riportarle a Galliano, apostrofandolo di brutto, ma pretendeva il rimborso, minacciandolo addirittura di denunciarlo per essersi approfittato di due bambini. Naturalmente Galliano ha capito subito e ha spiegato chi era la vittima e chi eventualmente doveva essere rimborsato. Immaginate com’è andata a finire? Avete indovinato!

UN’AMICIZIA NATA DA UN IMBROGLIO

Galliano in seguito si è accasato con la moglie a Cervia e frequentava d’inverno il Circolo C.R.A.L. Dopo qualche anno, ho incominciato anch’io a frequentarlo, e la prima volta che mi ha visto, con un sorriso mi ha salutato dicendo “Ehi lazzarone, sei venuto a vedere se puoi imbrogliarmi anche qua?”.

In seguito, a tutti quelli che vedeva quando c’ero anch’io, raccontava, quasi con orgoglio, quel che gli avevo combinato e siamo poi diventati molto amici. 

Il luna park di Cervia si è poi trasferito per qualche anno dietro lo stadio di Milano Marittima. Qualche volta ci sono andato con la mia ragazza, diventata poi la mia fidanzata, infine mia moglie.

Paolo Maraldi

 

Romagna tedesca

Romagna tedesca: quando nasce questo sodalizio tra i tedeschi e i romagnoli? Molto prima degli anni del boom e delle vacanze in Riviera. La parola al Conte con un aggiornamento storico di qualità

Mi viene da sorridere quando leggo o sento che la Romagna ha scoperto i tedeschi e soprattutto le tedesche, con la guerra ed il seguente turismo balneare dal boom in poi. In realtà il legame fra queste due terre e questi due popoli è molto più antico e molto più concreto.

romagna tedesca

UN PO’ DI STORIA: QUANDO INIZIA LA ROMAGNA TEDESCA

Già basterebbe citare quanta importanza ha avuto questa terra bizantina per gli imperatori germanici del medioevo, e la trasmissione di quel diritto romano che li giustificava nelle loro pretese universali, nonché anti comunali e anti papaline.

Poi essere ambedue popoli di grandi guerrieri e condottieri. Addirittura intere dinastie di guerrieri e capitani di ventura, come i Naldi, i Barbiano, gli Sforza Attendolo, gli Zampeschi, i Malatesta, per non tacere di personaggi come i due forlivesi Giovanni dalle Bande Nere e quel Mostarda da Forlì che fu il rinnovatore della arte militare medievale, il primo che fece anche vestire di ferro I suoi soldati, che prima vestivano di cuoio.

LEONARDO DA VINCI NON AMAVA I ROMAGNOLI

Se Malatesta è il Lupo di Rimini, Caterina Sforza è la Tigre di Forlì. Famiglie come i Manfredi ed i Malatesta sfoggiano motti araldici in un tedesco addirittura arcaico, e molte famiglie come Malatesta, Rasponi, Guidi o Calboli vantano origini tedesche da grandi stirpi comitali carolingie o addirittura imperiali sassoni. Mentre i francesi hanno sempre avuto la puzzetta al naso e non hanno mai perso occasioni per rubare qualcosa, e così purtroppo Leonardo Da Vinci, oggi tanto celebrato a Cesenatico, che ebbe a scrivere proprio a Parigi “Romagna, capo d’ogni grossezza d’ingegno” (Codice Primo Quaderno 72 di Parigi).

WIR SIND IN DER ROMAGNA: SIAMO IN ROMAGNA!

Invece i tedeschi non solo non ci hanno mai derubato, ma ci hanno portato ricchezza, hanno avviato per esempio i primi scavi del palazzo di Teodorico addirittura nel 1943, in pieno conflitto, e ci hanno sempre ammirato  accogliendo a braccia aperte i nostri geni. Uno dei più sconosciuti è il conte di Linari, Rocco Guerrini, che costruì parecchie fortezze in Germania, dove poi trasferì la famiglia, i tuttora esistenti principi von un zu Lynar.

La famiglia veniva da un castello presso Faenza, ed era nota dal 1168. La famosa monarchia militare prussiana gli deve molto. Un altro della famiglia, Pietro, coi suoi studi avanguardistici e la cattiveria di Leonardo sui romagnoli rozzi e grossolani di cervello.

Il Conte

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