La storia di Cervia e Milano Marittima - Scopri la storia della nostra località.

La storia di Cervia e Milano Marittima

Bunker tedeschi a Cervia

Il Bunker Tour virtuale alla scoperta dei bunker tedeschi a Cervia.

La necessità di proteggere il fianco orientale della Linea Gotica al fine di impedirne l’aggiramento da parte delle forze Alleate, rese necessaria la realizzazione di migliaia di appostamenti difensivi lungo tutta la fascia adriatica. Ogni linea difensiva tedesca costruita in Italia è stata unica, esse erano create per sfruttare le caratteristiche naturali della zona. Gli avamposti consistevano in difese passive come fili spinati, campi minati e Denti di Drago, il tutto sotto la copertura di cannoni costieri e mitragliatrici Flak (acronimo di FliegerabwehrKanone – Cannone antiaerei) installate nei bunker.

PERCHÈ CI SONO I BUNKER TEDESCHI A CERVIA?

Le fortificazioni vennero costruite perché i tedeschi si aspettavano un attacco dal mare nella nostra fascia costiera che era più profonda rispetto a quella della laguna di Venezia e quindi più adatta ad uno sbarco come quello che avvenne in Normandia. Erano convinti che gli Alleati volessero approdare sulle spiagge e percorrere la Via Romea per arrivare a Nord nel cuore della difesa tedesca; per questo motivo a Bosco Mesola la Romea venne pesantemente fortificata con ben 29 bunker. Lo sbarco, però, non arrivò mai.

LE TIPOLOGIE DEI BUNKER

Tra le varie tipologie di fortificazioni che si possono trovare nella nostra città, quasi tutte sono di tipo Tobruk. Ne è un esempio perfetto quello che si trova in Viale Vittorio Veneto, che in questo caso serviva per tenere sotto controllo il Canale Madonna del Pino. I Tobruk erano bunker interrati e ospitavano da una a due persone che tramite un’uscita circolare nel tetto potevano adoperare una mitragliatrice Flak o, per quanto riguarda i modelli MD I, un mortaio (a Cervia ve ne sono due di questa tipologia).

La tipologia di bunker più interessante che possiamo trovare tra Cervia e Lido  di Savio si chiama Regelbau. I Regelbau sono bunker interrati piuttosto grandi che fungevano da rifugio, potevano contenere al loro interno fino a sei soldati e tutto l’occorrente per la sopravvivenza come i letti, che erano appesi alle pareti e richiudibili, il bagno chimico, la stufa per il riscaldamento e ovviamente il munizionamento. I Regalbau solitamente hanno al loro fianco un corridoio che porta ad un bunker Tobruk in modo da avere anch’essi una difesa attiva ma possono, nel caso dei modelli 669 (vedi Hotel Franca), ospitare al loro interno un cannone. Sia i Regelbau che i Tobruk venivano costruiti con muri molto spessi, si parla di 2 o anche 3 metri di spessore per resistere a bombe aeree del peso di 500 libbre. Tutte le tubazioni interne agli spessi muri di cemento armato venivano create con snodi a gomito; in questo modo se un nemico avesse inserito una bomba a mano, per esempio nel tubo della caldaia, la bomba si sarebbe fermata al centro del muro e sarebbe esplosa senza uccidere nessuno. In ogni bunker vi era sempre un’uscita d’emergenza che a volte era percorribile solo a carponi.

CHI HA COSTRUITO I BUNKER TEDESCHI A CERVIA?

Di certo non i soldati tedeschi, era invece una ditta costruttrice che rispondeva al nome di Org. Todt dal nome dell’ideatore Fritz Todt. Questa organizzazione fu una grande impresa di costruzioni che operò, dapprima nella Germania nazista e poi in tutti i paesi occupati dalla Wehrmacht costruendo strade, ponti e bunker, impiegando al lavoro coatto (ma retribuito con appositi libretti) uomini e ragazzi del posto.

Per comprendere quanto fossero resistenti questi bunker riportiamo un evento accaduto nella pineta di Marina di Ravenna dove, poco dopo la fine del conflitto, si cercò di distruggerne un esemplare di Regelbau 668 riempiendolo con la dinamite. Quando fecero detonare l’esplosivo alcuni frammenti volarono fino al centro di Marina di Ravenna uccidendo tre persone, il bunker collassò su se stesso ma non abbastanza da essere smantellato. In seguito per eliminarli si preferì nasconderli nel sottosuolo, questa operazione viene ancora oggi eseguita scavando attorno al bunker e riempendo la fossa d’acqua così da creare delle sabbie mobili e farlo sprofondare con il suo stesso peso.

Attorno ad alcuni bunker troviamo ancora oggi diversi sbarramenti anticarro chiamati Denti di Drago. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale si iniziarono a demolire gran parte di questi sbarramenti con il solo ausilio di martello e scalpello, fino all’avvento del martello pneumatico, che rese il lavoro più agevole. Tutti i bunker erano collegati l’uno all’altro da trincee scavate nel terreno.

Bunker tedeschi a Cervia

Alcuni Denti di Drago a Cervia

Bunker tedeschi a Cervia

Gli stessi Denti di Drago nel 1944. In lontananza è visibile il Grand Hotel Cervia

IL TOUR VIRUALE DEI BUNKER TEDESCHI A CERVIA

I bunker ancora presenti sono cerchiati in rosso mentre quelli che sono stati interrati hanno una croce.

bunker tedeschi a cervia

Bunker a Cervia

bunker tedeschi a cervia

Bunker a Lido di Savio

BUNKER REGELBAU 668 CON TOBRUK ANNESSO – Davanti Hotel Viamare

All’interno di questo bunker è conservato un dipinto originale tedesco riportante una frase del poeta tedesco Schiller che nell’originale parla di un leone e una tigre mentre i militari tedeschi a Cervia cambiarono questi due animali con un cane e un gatto e la traduzione è la seguente “È pericoloso svegliare il gatto, il dente del cane è fatale, ma la cosa più spaventosa di tutte è l’uomo nella sua follia”.

Clicca qui per visitarlo all’interno

bunker tedeschi a cervia

dipinto tedesco

BUNKER REGELBAU 669 –  Inglobato dentro all’Hotel Franca, non è visibile da fuori

Questo bunker è una variante del Regelbau appena descritto, infatti, non veniva usato come rifugio ma al suo interno ospitava un cannone. L’Hotel Franca vi è stato costruito sopra inglobando il bunker dentro all’edificio, per questo non è visibile esternamente. Il piano superiore dell’albergo presenta una pavimentazione deforme perché riprende la forma del tetto del bunker.

bunker tedeschi a cervia

Grazie alle immagini satellitari e tenendo conto della direzione della feritoia del bunker, abbiamo avuto la conferma che il cannone puntava dritto verso il mare, percorrendo gran parte del porto canale di Cervia e avrebbe abbattuto con facilità qualsiasi cosa vi fosse entrato.

bunker tedeschi tra cervia e lido di savio

Modello 3D del bunker dell’Hotel Franca

BUNKER TOBRUK – Dietro il bagno Peppino

Questo è un classico esempio di bunker Tobruk. L’ingresso circolare superiore è stato chiuso da un vetro ma ai tempi della guerra era presente una mitragliatrice Flak. Posteriormente è visibile una cunetta di cemento sul margine del profilo del bunker, li sotto c’è l’uscita d’emergenza.

bunker tedeschi a cervia

BUNKER TOBRUK – Dentro il giardino dell’Hotel Aurelia

Questo bunker Tobruk è stato dissotterrato ripulendo tutta la terra che lo ricopriva. In questo caso l’ingresso circolare nel tetto è stato murato ma è possibile entrarci dall’uscita d’emergenza. Attualmente è utilizzato dall’albergo come ripostiglio per il materiale da Tennis ed è visitabile internamente durante i nostri Bunker Tour.

bunker tedeschi a cervia

BUNKER TOBRUK – Giardino del Circolo Nautico

In questo caso entrambe le aperture del bunker sono state murate ma la conservazione del manufatto è impeccabile.

bunker tedeschi a cervia

BUNKER TOBRUK –  Villa Pina

Anche in questo caso entrambe le aperture del bunker sono state murate. Il bunker è stato inglobato nella recinzione di Villa Pina.

bunker tedeschi a cervia

BUNKER TOBRUK –  Argine del canale in Viale dei Pini

Il bunker Tobruk in questione è stato murato ma un buco nell’apertura del tetto ci ha permesso di fotografarlo all’interno calando una macchina fotografica. Nelle pareti interne sono presenti residui di vernice verde fluorescente. Durante la guerra i soldati potevano individuare con facilità le uscite dei bunker grazie proprio a questo stratagemma. Si è poi scoperto che questo tipo di vernice era cancerogena per via dell’alta presenza di piombo.

bunker tedeschi a cervia

BUNKER TOBRUK –  Argine del Canale della Cupa

Questo bunker venne scoperto per caso da alcuni ragazzini che giocando in spiaggia vi caddero dentro rischiando di annegare nelle acque stagnanti dovute alle piogge. E’ interessante notare le ammaccature di proiettili di grosso calibro sul fianco del bunker. Purtroppo, nel 2019, il bunker è stato murato per rinforzare i piloni di sostegno del ponte pedonale che passa sopra al canale.

bunker tedeschi tra cervia e lido di savio

Il bunker sotto le ringhiere e i segni dei proiettili sul fianco

BUNKER MD I –  Nella villa in Viale V. Veneto angolo con Via Paisiello (1)

Questo bunker non è facile da individuare perché è inglobato nelle scale dell’abitazione. Il modello è simile al Tobruk ma più grande, il tetto più basso e l’imboccatura superiore più larga per ospitare un mortaio. Non è visitabile al suo interno perché è allagato dalle piogge.

bunker tedeschi a cervia

BUNKER MD I –  Nella villa in Viale V. Veneto angolo con Via Paisiello (2)

Si trova nella casa difronte ed è identico in tutto per tutto al bunker sopracitato. L’ingresso è murato e guardando al suo interno attraverso una piccola fessura abbiamo visto che anche questo è allagato.

bunker tedeschi a cervia

BUNKER REGELBAU 669 –  A Lido di Savio inglobato nell’Hotel De Paris

Un altro esempio di Regelbau 669 (bunker con cannone come l’Hotel Franca), in questo caso il bunker è inglobato nell’hotel e confina con alcune proprietà.

bunker 669 lido di savio

BUNKER REGELBAU 668 –  A Lido di Savio nel giardino in angolo Via Sarsina / Meldola

Questo bunker è identico a quello davanti all’Hotel Viamare ma è stato modificato dai proprietari del condominio. In questo caso la postazione Tobruk rimane dietro ad un muro di confine tra le abitazioni.ù

regelbau 668 lido di savio

BUNKER TOBRUK –  A Lido di Savio nel giardino del condominio in Viale Romagna 38

Un classico Tobruk con entrambe le aperture murate.

tobruk lido di savio

BUNKER REGELBAU 668 –  A Lido di Savio nel parcheggio dell’Hotel Amalfi

Purtroppo non è possibile accedervi e fare foto perché il bunker è murato tra gli edifici ed è possibile solo fotografarne l’ingresso.

regelbau 668 lido di savio

Foto Enrico Palazzo

BUNKER TOBRUK –  A Lido di Savio in un cortile in Via Verghereto 24

Bunker Tobruk utilizzato come cantina dai proprietari.

tobruk lido di savio

Foto Enrico Palazzo

BUNKER TOBRUK –  A Cervia sulla sponda est del Canale Madonna del Pino in un giardino privato

Questo bunker Tobruk è stato scoperto per caso in seguito alla pulizia dell’argine del canale.

bunker tedeschi tra cervia e milano marittima

Se questo tour virtuale ti è piaciuto, vieni ad uno dei nostri Bunker Tour (qui tutte le informazioni per partecipare) e tocca con mano i reperti della Seconda Guerra Mondiale!

Informazioni storiche e materiale fotografico sui bunker tedeschi a Cervia sono proprietà di Thomas Venturi.

Cimitero militare tedesco

Il cimitero militare tedesco si trovava in un campo dietro allo Stork, un luogo che ben si prestava per la sensazione di pace che trasmetteva.

Il Comando Britannico di Riccione ne aveva autorizzato la costruzione con una comunicazione telefonica all’inizio dell’Agosto del 1945 bocciando la proposta tedesca di realizzarlo nell’area boscosa di “Welluzia”, località mai identificata. Il cimitero venne edificato nella macchia di pineta vicino allo Stork a Lido di Savio, che un tempo era proprietà terriera delle famiglie Travaglini-Diotallevi e dei Pergami-Belluzzi.

cimitero militare tedesco

LA COSTRUZIONE DEL CIMITERO MILITARE TEDESCO

I lavori iniziarono in Agosto e vennero conclusi alla fine di Settembre del 1945. Il 4 Ottobre venne inaugurato e in tutto vi erano sepolte le salme di 450 caduti in guerra nelle zone di Cervia, Cesenatico e Rimini, compresi i prigionieri morti in cattività nell’Enklave Rimini. Già a partire da Dicembre il cimitero era stato ripetutamente ampliato, tanto che a fine Maggio del 1946 era stato inaugurato un nuovo settore e in Luglio le salme erano già salite a 3.800. La manutenzione del cimitero era stata affidata ad una specifica unità di lavoro, di conseguenza, dislocata in permanenza nel campo di Cervia.

cimitero militare tedesco

Il cimitero militare tedesco in una foto aerea degli anni ’50.

I successivi ampliamenti comportarono l’individuazione sistematica delle singole tombe sparse nei dintorni e l’incarico era stato affidato ad un gruppo di ufficiali. Ritrovare le tombe aveva creato non poche difficoltà, le stesse non erano più riconoscibili, anche perché i contadini, al termine delle ostilità, avevano ripreso a lavorare la terra. Grazie alla collaborazione delle autorità eclesiastiche e comunali si era proceduto alla perlustrazione dell’area compresa tra i comuni di Cervia, Borghi, Verucchio, Montescudo e la zona della Valconca fino a Cattolica. A Miramare dal 1° Maggio 1946 operava, trasferito da Merano, un gruppo per la registrazione dei caduti tedeschi che in Settembre verrà poi trasferito a Roma.

LA CHIUSURA DEL CIMITERO MILITARE TEDESCO

Nel Marzo del 1947, poco prima che l’Enklave Rimini venisse definitivamente smantellata, a Cervia riposavano più di 6.000 caduti, oltre ai 208 deceduti in prigionia. Grazie al paziente lavoro del gruppo per le registrazioni si riuscì a indentificare gran parte delle salme. Nel 1959, malgrado l’opposizione manifestata dalle associazioni tedesche dei combattenti, dallo stesso ente per le onoranze funebri ai caduti germanici e l’interessamento del Ministero degli Esteri della Repubblica Federale, il Comune di Ravenna aveva deciso lo smantellamento del cimitero realizzato dai prigionieri tedeschi. In realtà la definizione “Cimitero di Cervia” era impropria, perché ubicato a Lido di Savio. La motivazione dello smantellamento veniva dal fatto che da parte italiana era stata concessa un’autorizzazione per una struttura provvisoria, mentre il Comune di Ravenna evidenziava che quella zona era di grande interesse turistico e rappresentava la naturale area di espansione delle località di Milano Marittima e Lido di Savio, in grande crescita in quel periodo. Così l’ente per le onoranze ai caduti germanici acconsentì allo smantellamento e al trasferimento delle salme nella nuova struttura che verrà realizzata nel Passo della Futa. Per ricordare la provenienza del cimitero di Cervia le salme traslate alla Futa sono state collocate in una cripta dove si possono ancora vedere le lapidi commemorative originali.

LE IMMAGINI DEL “DAS BUNDESARCHIV”

cimitero militare tedesco

DAS BUNDESARCHIV

cimitero militare tedesco

DAS BUNDESARCHIV

Il cimitero era custodito da Fritz (alcuni hanno nominato anche un certo Naci), uomo pieno di anelli con carattere bonario che amava collezionare cimeli di guerra. Testimoni dell’epoca riportano che parecchio materiale bellico racimolato dallo smantellamento fu temporaneamente raccolto presso l’Hotel Majorca prima di essere liquidato.

custode fritz

Fritz nel 1956

IL LIBRO DI FERRO

Murato all’interno di una colonna al centro del cimitero fu rinvenuta una strana cassetta di legno del peso di 20Kg. Questo contenitore, rifinito con con serrature metalliche fatte a mano, una volta aperto ha svelato un contenuto unico al mondo: un libro fatto completamente di ferro. Segui questo link per scoprire la storia e i dettagli di questo incredibile ritrovamento.

Il Libro di Ferro

Il libro di ferro ritrovato nel cimitero

Attraverso il libro di ferro abbiamo scoperto che vi furono seppelliti anche 6 italiani: Bonelli Albino, Calori Francesco, Campoli Italo, Paoletti Amerigo, Milanesi Carlo e Cebeni Umberto.

Thomas Venturi

Aeroporto militare di Milano Marittima

“Eravamo ancora una volta in movimento, ci spostarono lungo la costa, questa volta a Cervia, che era stata un villaggio di pescatori trasformato in un luogo turistico con un sacco di piccole ville”…“Attraverso la pineta avevamo scavato una pista pavimentata con piastre in acciaio collegate tra loro”…”Tante cose sono accadute a Cervia, gli aerei volavano in continuazione”…” Non abbiamo visto molto di Cervia. La maggior parte di noi erano troppo occupati per andare a ubriacarsi in paese…”.

Ricordi di Bill Barwick, pilota del 112° Squadron RAF

mappa aeroporto militare di milano marittima

Ricostruzione dell’aeroporto basata sui reperti e le foto © Thomas Venturi. Clicca per visualizzare in HD

Era il 22 Ottobre del 1944 quando venne liberata Cervia e a Novembre il comando inglese iniziò i lavori di costruzione dell’aeroporto militare nella pineta di Milano Marittima. Questa zona fu probabilmente scelta per la sua posizione discretamente nascosta dai pini e per la comodità di avere le due grandi colonie Montecatini e Varese a disposizione per la rimessa degli aerei in riparazione. Il disboscamento a monte del Viale Matteotti non fu un problema per i potenti bulldozer dei militari. L’aeroporto militare di Milano Marittima era popolato da inglesi, australiani e sudafricani. La pista era lunga almeno 1500 metri ed era composta da grelle, strisce d’acciaio traforato inventate dalla U.S. Army Waterways Experiment Station negli Stati Uniti, con il nome Marsden Matting. Abbiamo testimonianza che a costruire la pista dell’aeroporto fu il 112° Squadron RAF arrivato per primo il 19 Novembre del ’44. L’aeroporto militare di Milano Marittima era in posizione tattica, a sole 24 miglia dal fronte e quindi eventuali richieste di supporto alle truppe di terra potevano essere soddisfatte in tempi brevissimi. Il 3° Squadron RAAF portava sostegno all’avanzata dell’Ottava Armata e aveva inoltre il compito di tenere sotto pressione le linee di comunicazione tedesche nel nord Italia, sia ferroviarie che stradali, per evitare l’arrivo di rinforzi al fronte, effettuando nel contempo azioni in Jugoslavia contro le truppe tedesche che combattevano i partigiani di Tito. Tra le tante missioni ce ne sono due delle quali abbiamo rintracciano la documentazione, la prima riguarda il bombardamento di Reggio Emilia e la seconda fu quella denominataOperation Bowler” con obiettivo il porto di Venezia della quale facciamo un breve riassunto. Erano le 14.30 del 21 Marzo 1945 quando gli aerei capitanati dal Colonnello George Westlake, decollarono dalla pineta di Milano Marittima per radunarsi sopra a Ravenna e andare in direzione Venezia. La missione di bombardamento fu talmente chirurgica che alcune persone uscirono nelle terrazze delle loro case a guardare gli aerei. La missione durò in tutto un’ora e mezza, di cui dieci minuti di furiosi scontri nei quali i tedeschi ebbero la peggio. Alle 16.05 le squadriglie poggiarono di nuovo le ruote sulla pista di Milano Marittima.

Il generale Alexander a Milano Marittima

L’arrivo a Milano Marittima del generale Alexander (a sinistra). Notare l’aereo B-25 con il quale è atterrato.

La pista d’atterraggio fu usata per far atterrare il B-25 sul quale viaggiava il generale Alexander che venne in Romagna per presenziare alle esercitazioni di sbarchi dal mare con i Fantails che da metà marzo 1945 si tennero sulle spiagge dei lidi ravennati in previsione dello sfondamento finale sulla Gotica.

rimboschimento pineta milano marittima

Rimboschimento pineta. Foto: Sante Crepaldi

L’aeroporto militare di Milano Marittima fu attivo per soli 7 mesi e fu smantellato tra Maggio e Giugno del ’45 conseguentemente alla resa delle forze tedesche in Italia. Quando gli Alleati lasciarono Milano Marittima si curarono ben poco di ripulire la pineta, in pratica non fecero altro che abbandonare tutto ciò che non riuscirono a portare con loro, per questo motivo abbiamo ritrovato numerosi reperti e nel 2005 furono ritrovate addirittura diverse parti di un Mustang australiano. E’ doveroso ricordare l’impegno prezioso che profuse Germano Todoli nel piantare una quarantina di ettari di pineta. Con l’appoggio del comando forestale lavorò per anni per neutralizzare l’inquinamento lasciato dall’aeroporto utilizzando i fanghi dell’impianto di depurazione per arricchire il terreno e ripiantando in continuazione piante nuove in sostituzione di quelle cadute. Finalmente nel 1987 venne eliminata la recinzione di filo spinato che la delimitava e la striscia di pineta fu aperta al pubblico.

Nel ’46 tornai a Milano Marittima e vidi che c’era rimasta solo metà della torre della colonia Montecatini”…”Un giorno andai in pineta a vedere l’aeroporto, l’avevano rasa al suolo!”

Ricordi di Aurelio De Maria

pineta di milano marittima

aeroporto pineta giorni nostri

Da questa immagine è possibile capire come nella foto precedente manchino più dei tre quarti della pineta (Google Earth 2015)

Leggi anche: Colonia Varese parte dell’aeroporto militare di Milano Marittima

Leggi anche: Colonia Montecatini parte dell’aeroporto militare di Milano Marittima

Leggi anche: Cosa rimane dell’aeroporto militare di Milano Marittima

GLI SQUADRONI CHE OPERARONO NELL’AEROPORTO MILITARE DI MILANO MARITTIMA

3° Squadron RAAF (Royal Australian Air Force) “Desert Air Force” con aerei North American P-51D Mustang che rimasero a Milano Marittima fino al 18 Maggio 1945

stemma 3 squadron

450° Squadron RAAF (Royal Australian Air Force) “Desert Harassers” rimasero a Milano Marittima dal 25 Febbraio al 19 Maggio 1945 con aerei Curtiss Kittyhawk P-40 e capo squadriglia Jack Carlisle Doyle

stemma 450 squadron

112° Squadron RAF (Royal Air Force) del Regno Unito, con aerei North American P-51D Mustang rimasero a Milano Marittima dal 19 Novembre 1944 al 25 Febbraio 1945

stemma 112 squadron

260° Squadron RAF (Royal Air Force) del Regno Unito con aerei North American Mustang Mark III rimasero a Milano Marittima da Febbraio a Maggio 1945

stemma 260 squadron

250° Squadron RAF (Royal Air Force) del Regno Unito con aerei Curtiss Kittyhawk IV rimasero a Milano Marittima da Febbraio a Maggio 1945

stemma 250 snq raf

5° Squadron SAAF (South Africa Air Force) del Sud Africa con aerei North American Mustang Mark III rimasero a Milano Marittima da Febbraio a Maggio 1945

stemma 5 squadron

657° Squadron RAF (Royal Air Force) del Regno Unito, con aerei Auster rimasero a Milano Marittima dal 29 Novembre al 15 Dicembre del 1944

657sqn

LE LIVREE DEGLI SQUADRONI PRESENTI A MILANO MARITTIMA

Il 3° Squadron RAAF aveva come insegna sul timone la costellazione “Croce del Sud” costituita da 5 stelle bianche in campo azzurro di cui quattro a sette punte e una a cinque punte. Inoltre su alcuni aerei, in coda c’era disegnato un piccolo coccodrillo nero del quale però non si conosce l’origine e che sembra fosse presente anche sugli aerei della S.A.A.F.

112° Squadron RAF colorazione operativa a Milano Marittima

112° Squadron RAF colorazione operativa a Milano Marittima

3° Squadron RAAF colorazione operativa a Milano Marittima

3° Squadron RAAF colorazione operativa a Milano Marittima

 

IL VIDEO DELL’AEROPORTO

LE FOTO DALL’AEROPORTO

Primavera del 1945, gli armaioli portano 4 bombe da 3 pollici ad un North American Mustang Mark III del 260° Squadron RAF.

Primavera del 1945, gli armaioli portano 4 bombe da 3 pollici ad un North American Mustang Mark III del 260° Squadron RAF.

North American P-51D Mustang del 3° Squadron RAAF staziona a Milano Marittima nel maggio del 1945. Notare anche i Curtiss Kittyhawk sullo sfondo. Probabilmente quella striscia di terra che si vede dietro agli aerei è il canale della cupa che confina con Lido di Savio.

North American P-51D Mustang del 3° Squadron RAAF staziona a Milano Marittima nel maggio del 1945. Notare anche i Curtiss Kittyhawk sullo sfondo. Probabilmente quella striscia di terra che si vede dietro agli aerei è il canale della cupa che confina con Lido di Savio.

North American Mustang del 112° Squadron RAF, caricati con bombe GP da 500libre, pronto a partire per un volo a sostegno dell’offensiva in primavera dell’8° Armata nella pianura padana.

North American Mustang del 112° Squadron RAF caricati con bombe GP da 500libre, pronti a partire per un volo a sostegno dell’offensiva in primavera dell’8° Armata nella pianura padana.

Kittyhawks a pochi minuti dal decollo. Notare l’equipaggio sulla punta delle ali per guidare i piloti nel rullaggio.

Kittyhawks a pochi minuti dal decollo. Notare l’equipaggio sulla punta delle ali per guidare i piloti nel rullaggio.

aeroporto militare di milano marittima

Un Martin Marauder, bimotore USA bombardiere leggero in fase di rifornimento. L’edificio dietro all’aereo sembra essere compatibile con la colonia Varese che ha in realtà 4 piani di finestre ma è probabile che da questa prospettiva il primo piano venga nascosto dalla vegetazione.

North American Mustang Mark III, del 260° Squadron RAF, decolla dall’aeroporto, armato con otto missili da 3 pollici posti sotto ogni ala. L’ombra dell’aeromobile rispetto al sole è un chiaro segno che il decollo era in direzione Lido di Savio.

North American Mustang Mark III del 260° Squadron RAF decolla dall’aeroporto armato con otto missili da 3 pollici posti sotto ogni ala. La striscia di alberi che si vede sembra essere quella a margine dell’attuale Golf Club.

Armatori montano missili da 3 pollici su un North American Mustang Mark III del 260° Squadron RAF.

Armaioli montano missili da 3 pollici su un North American Mustang Mark III del 260° Squadron RAF.

La coda danneggiata di un Curtiss Kittyhawk Mark IV, FX529, del 450° Squadron RAAF, che è stato trasportato di nuovo alla base di Milano Marittima, dal comandante di Squadriglia J.C. Doyle, dopo essere stato colpito dal fuoco antiaereo durante un attacco. L’edificio che si vede dietro è un angolo della colonia Varese.

La coda danneggiata di un Curtiss Kittyhawk Mark IV, FX529 del 450° Squadron RAAF che è stato trasportato di nuovo alla base di Milano Marittima dal comandante di Squadriglia J.C. Doyle dopo essere stato colpito dal fuoco antiaereo durante un attacco. L’edificio che si vede dietro è un angolo della colonia Varese.

Curtiss Kittyhawk Mark IV, FX745 ‘OK-Y’, del 450° Squadron RAAF, caricato con tre bombe GP da 250 libre per un volo a sostegno dell’offensiva in primavera dell’8° Armata nella Pianura Padana.

Curtiss Kittyhawk Mark IV, FX745 ‘OK-Y’ del 450° Squadron RAAF caricato con tre bombe GP da 250 libre per un volo a sostegno dell’offensiva in primavera dell’8° Armata nella Pianura Padana.

Marzo 1945, cpl Robert “Jock” Sinclair, sull’ala dell’aereo Mustang Mk IV, pilotato da David Musther.

Marzo 1945, cpl Robert “Jock” Sinclair sull’ala dell’aereo Mustang Mk IV pilotato da David Musther.

Il sergente John (Jock) McAuley posa davanti al suo Mustang sulla pista dell’aeroporto.

Il sergente John (Jock) McAuley posa davanti al suo Mustang sulla pista dell’aeroporto.

1945, il maresciallo John Taylor esamina il proiettile tedesco che ha colpito il suo aereo.

1945, il maresciallo John Taylor esamina il proiettile tedesco che ha colpito il suo aereo.

1945, l’aviere JL Gilmore fa il bagno in uno dei numerosi canali di irrigazione a Milano Marittima. Il canale attraversa il campo del 450° Squadron RAAF.

1945, l’aviere JL Gilmore fa il bagno in uno dei numerosi canali di irrigazione a Milano Marittima. Il canale attraversa il campo del 450° Squadron RAAF.

1945, un danneggiato P-40 Kittyhawk Curtiss del 450° Squadron RAAF sotto la manutenzione del meccanico. Non è in buone condizioni ma volerà di nuovo.

1945, un danneggiato P-40 Kittyhawk Curtiss del 450° Squadron RAAF sotto la manutenzione del meccanico. Non è in buone condizioni ma volerà di nuovo.

1945, ritratto dell’ufficiale di volo Bill Purssey di Brisbane davanti al suo Mustang. Pilota del 3° Squadron RAAF.

1945, ritratto dell’ufficiale di volo Bill Purssey di Brisbane davanti al suo Mustang del 3° Squadron RAAF.

1945, ritratto dell’ufficiale di volo Burton, un pilota del 3° Squadron RAAF. Questa squadriglia ha dato un valido supporto all’Ottava Armata.

1945, ritratto dell’ufficiale di volo Burton, pilota del 3° Squadron RAAF. Questa squadriglia ha dato un valido supporto all’Ottava Armata.

1945, Ritratto del maresciallo John Taylor del 3° Squadron RAAF.

1945, ritratto del maresciallo John Taylor del 3° Squadron RAAF.

1945, membri del 3° Squadron RAAF davanti ad un North American P51 Mustang. Da sinistra: Flying Officer I.G Purssey, maresciallo J.B. Taylor, Flying Officer B. Burton e il capitano A.F. Lane.

1945, membri del 3° Squadron RAAF davanti ad un North American P51 Mustang. Da sinistra: Flying Officer I.G Purssey, maresciallo J.B. Taylor, Flying Officer B. Burton e il capitano A.F. Lane.

1945, l’aviere e cuoco RJ Lewis del 450° Squadron RAAF suona la fisarmonica per intrattenere J. Madigan di Melbourne pochi minuti prima del pasto serale.

1945, l’aviere e cuoco RJ Lewis del 450° Squadron RAAF suona la fisarmonica per intrattenere J. Madigan di Melbourne pochi minuti prima del pasto serale.

Marzo 1945, uomini del personale di terra del 3° Squadron RAAF leggono le lettere con le ultime notizie dalle loro famiglie.

Marzo 1945, uomini del personale di terra del 3° Squadron RAAF leggono le lettere con le ultime notizie dalle loro famiglie.

Marzo 1945, con l’offensiva di primavera in pieno svolgimento, le due squadriglie di caccia bombardieri RAAF della Desert Air Force sono state molto impegnate dalla mattina presto fino a tarda notte, in stretto sostegno all’Ottava Armata nella Pianura Padana. In questa foto il personale di terra della Desert Harassers del 450° Squadron RAAF sta prendendo un pasto frettoloso tra le operazioni di routine.

Marzo 1945, con l’offensiva di primavera in pieno svolgimento, le due squadriglie di caccia bombardieri RAAF della Desert Air Force sono state molto impegnate dalla mattina presto fino a tarda notte in stretto sostegno all’Ottava Armata nella Pianura Padana. In questa foto il personale di terra della Desert Harassers del 450° Squadron RAAF sta prendendo un pasto frettoloso tra le operazioni di routine.

Marzo 1945, alcuni uomini fanno manutenzione ad un North American P51 Mustang. In basso a destra si vede quella che presumibilmente è la casa dietro al Woodpecker. La posizione sembra essere confermata dalle ombre che vanno da sud a nord.

Marzo 1945, alcuni uomini fanno manutenzione ad un North American P51 Mustang.

Marzo 1945, uno dei membri dell’equipaggio di terra fa rifornimento di carburante e armando con bombe un North American P51 Mustang.

Marzo 1945, uno dei membri dell’equipaggio di terra fa rifornimento di carburante e armando con bombe un North American P51 Mustang.

Maggio 1945, durante le fasi finali dell’offensiva di primavera, i cacciabombardieri australiani erano continuamente in aria a sostegno dell’Ottava Armata a Trieste. Il personale di terra RAAF ha fatto la sua parte in modo significativo, montatori e armaioli in particolare, hanno fatto un lavoro splendido e qui sono al lavoro su un Kittyhawk del 450° Squadron RAAF (Desert Harassers). Da sinistra a destra: E. Brown, F. Edwards, L. F. Wilson. Nota: l’edificio in rovina è la Colonia Montecatini.

Maggio 1945, durante le fasi finali dell’offensiva di primavera i cacciabombardieri australiani erano continuamente in aria a sostegno dell’Ottava Armata a Trieste. Il personale di terra RAAF ha fatto la sua parte in modo significativo, montatori e armaioli in particolare, hanno fatto un lavoro splendido e qui sono al lavoro su un Kittyhawk del 450° Squadron RAAF. Da sinistra a destra: E. Brown, F. Edwards, L. F. Wilson. Nota: l’edificio in rovina è la Colonia Montecatini.

Marzo 1945, uno dei membri dell’equipaggio di terra fa rifornimento di carburante e arma con bombe un North American P51 Mustang prima di un’altra missione di perlustrazione a Bologna e nella Valle del Po, a sostegno dell’avanzata dell’Ottava Armata.

Marzo 1945, uno dei membri dell’equipaggio di terra fa rifornimento di carburante e arma con bombe un North American P51 Mustang prima di un’altra missione di perlustrazione a Bologna e nella Valle del Po a sostegno dell’avanzata dell’Ottava Armata.

Marzo 1945, ritratto del maresciallo Arthur William Pardey del 3° Squadron RAAF, seduto nel suo cacciabombardiere Mustang Mk III (notare il tettuccio di tipo Malcolm). Arthur si appresta a decollare per l’ultima missione operativa della sua squadriglia.

Marzo 1945, ritratto del maresciallo Arthur William Pardey del 3° Squadron RAAF. Seduto nel suo cacciabombardiere Mustang Mk III (notare il tettuccio di tipo Malcolm) Arthur si appresta a decollare per l’ultima missione operativa della sua squadriglia.

Tenda nell’aeroporto. Nota: borsa di tela per l’acqua e tela lavabo esterne. La primavera era arrivata.

Tenda nell’aeroporto. Nota: borsa di tela per l’acqua e tela lavabo esterne. La primavera era arrivata.

Tre armatori del 450° Squadron RAAF caricano bombe da 500 Libre su un rimorchio.

Tre armaioli del 450° Squadron RAAF caricano bombe da 500 Libre su un rimorchio.

Aprile 1945, Un P-51 Mustang del 3° Squadron RAAF

Aprile 1945, un P-51 Mustang del 3° Squadron RAAF

Marzo 1945, il P-51K Mustang dello squadron leader Murray Nash del 3° Squadron RAAF

Marzo 1945, il P-51K Mustang del leader di squadriglia Murray Nash del 3° Squadron RAAF.

Aprile 1945, P-51K Mustang del 3° Squadron RAAF

Aprile 1945, P-51K Mustang del 3° Squadron RAAF.

Aprile 1945, l’anglicano Padre Bob Davies di Newcastle, da la comunione nella “Koala Casa” (nome originale): il club ricreativo australiano che confina in pineta con gli hangars degli squadroni della RAAF.

Aprile 1945, l’anglicano Padre Bob Davies di Newcastle da la comunione nella “Koala Casa” (nome originale): il club ricreativo australiano che confina in pineta con gli hangars degli squadroni della RAAF.

31 Marzo 1945, giornata dello sport per gli australiani del 3° Squadron RAAF. Il tempo era bello, i concorrenti erano in gran forma e gli spettatori applaudirono e urlarono a squarciagola. JB Taylor controlla la barra del salto in alto. Il campo che si vede è quello dello Stadio dei pini di Milano Marittima.

31 Marzo 1945, giornata dello sport per gli australiani del 3° Squadron RAAF. Il tempo era bello, i concorrenti erano in gran forma e gli spettatori applaudirono e urlarono a squarciagola. JB Taylor controlla la barra del salto in alto. Il campo che si vede è quello dello Stadio dei pini di Milano Marittima.

Maggio 1945, foto di gruppo sulla pista d’atterraggio a Milano Marittima del 450° Squadron RAAF (Desert Harassers) davanti ad un loro Curtiss P-40 Kittyhawk.

Maggio 1945, foto di gruppo sulla pista d’atterraggio a Milano Marittima del 450° Squadron RAAF (Desert Harassers) davanti ad un loro Curtiss P-40 Kittyhawk.

ANNOTAZIONI E INCIDENTI CERTIFICATI NELL’AEROPORTO MILITARE DI MILANO MARITTIMA

(Fonte Aerei Perduti)

4 Gennaio 1945 – Spitfire IX

Pilota Lt. J. Roelofse del 4° Sqn. SAAF . Precipitato nella zona delle saline di Cervia per avaria del motore.

25 Febbraio 1945 – kittyhawk

Il Pilota Douglas Lachlan ha subito ferite alla testa e agli arti inferiori, quando con il suo aereo Kittyhawk ha attraverso un campo minato a Milano Marittima. Jack Doyle e Stan Watt hanno assistito alla collisione e il diario personale di Stan riporta quel giorno memorabile: “Ho seguito con attenzione i passi di Jack attraverso il campo minato e l’ho poi aiutato a portare Doug all’ambulanza”.

Questo episodio segnò la fine del servizio di Douglas nel 450° Squadron RAAF e come lui stesso ricorda: “Sono andato molto bene fino a quando sono riuscito ad abbattere uno dei velivoli di Sua Maestà.” In seguito è stato insignito del Distinguished Flying Cross per i suoi sforzi coraggiosi.

9 Marzo 1945 – Kittyhawk IV – Kittyhawk IV

Nel pomeriggio dodici kittyhawk IV del 250° Sqn. RAF erano di ritorno dal bombardamento dello scalo ferroviario di Cittadella. Durante la manovra di avvicinamento alla pista, a sudest della medesima, due velivoli entrarono in collisione: il nr. FT882 del Lt. D.B. Tattersall ed il nr. FT865 del Lt. Somerset, sudafricani. Entrambi i piloti restarono uccisi nell’incidente.

18 Marzo 1945 – Kittyhawk IV

Il Lt. R.S.M. Wingfield, sudafricano del 450° Sqn. RAAF stava decollando alle 13,20 con il suo Kittyhawk IV nr FX568 quando esplose il pneumatico del ruotino posteriore. L’aereo sbandò per alcuni istanti poi si impuntò con il muso sulla pista.

3 Aprile 1945 – Mustang

Il Mustang CV-L, KH-806 del F.O.I.S Purrsey fu colpito dalla contraerea e venne recuperato dopo un ammaraggio di fortuna nelle acque dell’Adriatico.

16 Aprile 1945 – Mustang IV

Alle 15,25 decollarono dodici Mustang IV del 3° Sqn. RAAF diretti verso Reggio Emilia in missione di bombardamento. Immediatamente l’aereo nr KH710 del W/O D.J Wells accusò gravi problemi di surriscaldamento costringendo il pilota al rientro: il motore non gli permise addirittura di raggiungere la pista e il Mustang si fermò prima, fracassandosi in un rovinoso atterraggio nei pressi dell’aeroporto. Fortunatamente le due bombe da 500 libbre che aveva ancora sotto le ali non esplosero e Wells se la cavò senza riportare ferite.

12 Maggio 1945 – Kittyhawk IV FT930

Il ventunenne sergente Ronald Henry Scharf del 450° Sqn. RAAF perde quota durante una planata di avvicinamento e si impunta con l’aereo al suolo. L’aereo prendere immediatamente fuoco uccidendo il pilota che verrà seppellito nel cimitero di guerra a Ravenna.

Informazioni e materiale fotografico sono ricerche di Thomas Venturi

Chi siamo

chi siamo thomas venturi

THOMAS VENTURI – FONDATORE E AMMINISTRATORE

Proviene da una famiglia di imprenditori storici insediatasi a Milano Marittima già nei primi del ‘900. Il legame con la città lo ha portato nel 2012 ad aprire la pagina Facebook Cervia e Milano Marittima e il blog nel 2014, due realtà nate con lo scopo di effettuare ricerche storiche sul territorio e divulgarne gli esiti. Col passare degli anni, il progetto “Cervia e Milano Marittima” ha prodotto svariate collaborazioni con il Comune di Cervia, la RAI e associazioni operanti nel territorio. Tutte le ricerche sono convogliate nel libro “Milano Marittima: storia di un sogno” scritto con la collaborazione dell’amico Ottavio Ausiello-Mazzi. Oggi, Cervia e Milano Marittima, è una realtà seguita da migliaia di persone ed è un punto di riferimento per cittadini e turisti che vogliono tenersi informati sul passato e il presente delle due località.

chi siamo ottavio ausiello mazzi

OTTAVIO (IL CONTE) AUSIELLO MAZZI – STORICO

Laureato in Conservazione dei Beni Culturali archivistici e librari, nasce a Cesena nel 1974 e da sempre abita stabilmente nella Città Giardino (Sua madre è qui dal 1951 e suo padre dal 1968). Appartiene ad una nobile famiglia ed è erede dei Principi di San Giorgio a Cremano. Combatte ogni giorno le false informazioni e le fuorvianti affermazioni che girano attorno alla nostra città. Sa tutto di tutti, probabilmente anche di te che stai leggendo! Si occupa anche di storia e tradizioni romagnole e collabora con E’ Rumagnol. E’ anche collaboratore del giornalino parrocchiale della chiesa Stella Maris.