Il lampadario di cristallo

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1968, panoramica sul Viale Matteotti

L’immagine di Milano Marittima che viene ormai veicolata da un ventennio può paragonarsi ad un lampadario di cristallo che riproduce all’infinito la stessa luce e le stesse immagini. La conferma di ciò, l’ho trovata in una pubblicazione che può essere considerata l’antesignana dell’attuale “Milano Marittima Life”. È una pubblicazione più spartana e ristretta rispetto alla pomposa edizione attuale della patinata rivista dalla splendida veste grafica. Però nella sostanza, come in un disco rotto, i contenuti sono sempre quelli. Venuta fuori da un cassetto con l’odore di muffa “Milano Marittima Estate ‘95” pare scritta oggi! Nella copertina è specificato “in distribuzione gratuita a Bologna, Forlì, Faenza e Milano Marittima” mentre all’interno si dice che nasce “da un’idea di Christian B.” che è il mio compagno di giochi d’infanzia Christian Benini la quale sorella, Marilù, è production and events Manager di Roberto Cavalli. Foto di Christian Benini, progetto grafico di Gianluca Umiliacchi e Riccardo Bianchi, stampa affidata alle Grafiche Morandi di Fusignano. Una ventina di pagine in bianco e nero perlopiù di pubblicità con qualche intervista, e chi è che viene intervistato dalla collaboratrice Serena Saragoni? Arrigo Sacchi, Antonio Cabrini, Marino Bartoletti e Alessia Tomba sorella dello sciatore. La rubrica “Gradisca l’intervista” dell’Estate ’95 è poi stata presa a modello per centinaia di successive interviste sempre alle stesse persone. Magari si parla più di Seedorf e di Balotelli, di Sara Errani più che dell’Albertone sciatore, ma in sostanza (l’inaffondabile Arrigo docet) siamo alle solite. Nell’intervista al CT leggiamo “E’ un estimatore di Milano Marittima ospite ma non proprio forestiero dato che risiede nella vicina Fusignano”. In verità, Fusignano dista da Milano Marittima 60Km altro che vicina! Per fortuna è proprio l’intervistato a rimettere in riga l’intervistatrice “I miei genitori comprarono qui l’appartamento 30 anni fa. Stiamo costruendo una casa ma non prevediamo una piscina perché preferiamo andare in spiaggia”. Parole sante! Da buon romagnolo di vecchio stampo, Sacchi non si è lasciato contagiare dall’assurda moda della villa con piscina cara a tanti, troppi neoricchi che ultimamente allignano nella Città Giardino. Quanto a Cabrini (ne conobbi la madre e la nonna) dice “Venivo qui da bambino” e come me ama l’ora del tramonto, bello tanto in spiaggia, quanto in pineta e in salina. Condivide l’amore per il coucher du soleil Marino Bartoletti da Forlì, che però mi lascia perplesso quando lo ricorda. Bartoletti è un uomo molto educato, molto colto ed ho sempre trovato piacevole ascoltarlo anche quando tratta di argomenti, come il calcio, che non sono certo il mio pane. In mezzo a tanta ignoranza e saccenteria, è sempre motivo di arricchimento ascoltare chi davvero “sa”. Però in quest’intervista proprio non lo seguo, dice d’essere legato a Milano Marittima “da quando ero bambino e cioè nei primissimi anni ’50 quando Milano Marittima quasi non esisteva”. Affermazione discutibile! Milano Marittima esisteva eccome, già da oltre 40 anni, a meno che Bartoletti non faccia riferimento alla Milano Marittima del boom, dei locali e degli alberghi, che effettivamente fiorirono dalla fine degli anni ’50. Ma c’è altro che proprio mi lascia perplesso, dice che nella nostra città praticamente va tutto bene anche se c’è qualche metro cubo di cemento in più, poiché, aggiunge, in fin dei conti “ciascuno la dimensione della propria serenità se la costruisce indipendentemente da quello che gli sta attorno”. La domanda mi nasce spontanea, per riecheggiare la nota frase di quell’Aldo Biscardi che Bartoletti avrà conosciuto benissimo: se ciò che ci sta attorno è poi così trascurabile, perché il Sig. Bartoletti da 50 anni viene sempre a Milano Marittima? Perché non va a fare esperienze interiori a Selbagnone, a Castrocaro, Cesenatico o addirittura Scampìa? Se da mezzo secolo lascia Forlì per venire da noi allora ci sarà pure qualcosa che Milano Marittima ha a livello di esteriorità che gliela fa preferire! Tale intervista, comunque, è perlomeno la spia d’un dato di fatto: già nel 1995 c’era il problema della cementificazione, ma del quale molti si sono accorti solo adesso con l’affaire telenovela del mega grattacielo previsto sul Canalino. A pag. 3 della rivista dice “Milano Marittima Estate ’95 vuole essere una traccia, un viaggio, alla scoperta di uno stile inconfondibile, lo stile di una Milano Marittima viva, che sa miscelare rumori e silenzi, momenti festosi e quiete. Appunti, idee e soprattutto immagini dedicati a te che già conosci Milano Marittima, a te che ancora non la conosci o a te che vorresti saperne di più. Proposte che per alcuni saranno conferme, per altri idee nuove. Lasciati sedurre”. Riguardo a tutto ciò che, con questa “tirade”, viene ormai ripetuto come un disco rotto e nonostante l’evidente discrepanza fra parole (meglio chiacchiere) e oggettiva realtà, si può fare un recentissimo esempio a proposito di quanto leggasi a pag. 7 del libro-catalogo dedicato alla mostra sull’architetto Matteo Focaccia. Scrive il nostro Sindaco “La mostra dedicata all’architetto Matteo Focaccia centra il duplice obiettivo di presentare e far conoscere attraverso i documenti un cervese non ancora abbastanza noto, e di approfondire lo sviluppo della nostra città attraverso le architetture CHE ANCORA OGGI LA CARATTERIZZANO“. Domanda, che non è di politica ma di logica, soprattutto di colpo d’occhio: dove sarebbero tutte queste architetture caratterizzanti della città? Prendiamo il Mare Pineta, opera di Focaccia (1926) e che nel libro-catalogo occupa molte pagine (pp. 24,25,28.38,53,68,69, controcopertina finale). E’ stata rasa al suolo giusto pochi mesi prima della mostra in questione e sostituita da un enorme scatolone, l’ala vecchia che ancora “resisteva” e caratterizzava il prestigioso hotel e caratterizzava tutta Milano Marittima ricordandoci la nostra gloriosa storia imprenditoriale! Su “Trova Casa” n.83 Giugno-Luglio 2013 c’è un articolo-recensione sul “nuovo volume dell’architetto Gabriele Gardini dedicato al Centenario della fondazione di Milano Marittima” e su tre immagini, due sono foto dell’ala del Mare Pineta distrutta questa primavera. Nella recensione si legge anche una frase molto giusta e molto veritiera “Gardini riprende tutti i fili della storia antica di quella che AVREBBE DOVUTO essere una Città Giardino e poi è diventata BEN ALTRO“. Una breve frase-verità che riassume cento anni di storia. E’ lo scarto fra l’ideale ed il reale, che tutti abbiamo sotto gli occhi, ammesso lo si voglia vedere. Secondo un noto proverbio, non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere. FALSO, non c’è peggior cieco di chi non vuol VEDERE SE STESSO e la propria città con lui.

Il Conte che non conta