“Bisogna sempre sentire tutte le campane, purché non suonino troppo, o solo a propria distesa” ammoniva tempo fa Luca Goldoni in un’intervista riguardo la situazione di Milano Marittima (cfr. Carlino del 11.09.2008). Era una stoccata, neanche tanto velata, ai soliti due o tre personaggi che non solo si sono autoproclamati portabandiera della città in tutto e per tutto (le campane che suonano troppo) e continuamente sui giornali e media vari; ma più che altro parlano di Milano Marittima per farsi pubblicità, a loro e alle loro attività (le campane che suonano a propria distesa). Poi, ci sono anche gli “altri”, quelli che come al solito si accodano, e mai e poi mai fanno un esame di coscienza sul proprio operato e sul proprio operare: se qualcosa non va é sempre colpa di qualcun’altro o qualcos’altro. Gesù in croce ha avuto dubbi e sconforto, loro mai. Luca Goldoni, a differenza di altri “giornalisti” non ha mai leccato nessuno a Milano marittima anzi, tra il serio e il faceto ha sempre messo in evidenza il bene e il male di una cittadina che viveva, nel vero senso del termine. Non s’é mai limitato neanche al giochino, ormai collaudato da tanti vip, dei quattro cantoni, cioè l’andare nei soliti quattro locali prestabiliti, gestiti dagli amici o dagli amici degli amici, senza instaurare un vero rapporto col resto del paese e con la sua gente. Neanche ha mai sfruttato il nome di Milano Marittima a fini di brand e propri. Anzi, in un suo recentissimo libro pur parlando della nostra Stella Maris il nome di Milano Marittima non lo fa, volendo mantenere un’aura di protettiva segretezza nei confronti di questo suo luogo del cuore. Questo é “vivere” un posto: entrare nel suo intimo. Non farne un brand da sbattere continuamente nei giornali in maniera ossessiva. Una campana, meglio un campanello d’allarme é stato da poco fatto suonare dal vertice degli albergatori nostrani: “Gli alberghi non possono garantire un livello adeguato di ospitalità senza il concorso di negozi, bar, ristoranti e servizi turistici di ogni genere. C’é necessità di una forte cooperazione fra gli imprenditori dei diversi settori” (Corriere del 24.5.2013). Invero, non é la prima richiesta di cooperazione. La domanda, però é questa: la cooperazione fra imprenditori di settori diversi dev’esserci sempre, o solo quando fa comodo a qualcuno? É come le lampadine di Natale, che funzionano solo ad intermittenza? Se ci sono tanti negozi chiusi (per sempre o solo pro tempore) siamo sicuri che la colpa sia dei negozianti? Non é troppo facile appellarsi alla crisi? Non sarà il caso UNA BUONA VOLTA che un po’ TUTTI si facciano un sincero e profondo ESAME DI COSCIENZA? La crisi é innegabile. É innegabile che tenere in piedi un’attività rappresenti uno sforzo non indifferente. Ma crisi e sforzi non sarebbero meglio affrontabili se alle spalle davvero funzionasse un solidale e proficuo tessuto turistico? Parliamoci chiaro, i negozianti sono un po’ l’ultimo anello della filiera o catena: il primo sono gli albergatori. I negozi e le attività (bar, ristoranti ecc) chi hanno in larga parte o chi dovrebbero evere in larga parte per clienti, se non coloro che alloggiano negli hotels? Ora, davvero gli albergatori sono convinti di ospitare una buona clientela in grado di far lavorare oltre a loro anche il resto delle attività? Sono gli albergatori che non possono garantire livelli adeguati di ospitalità senza le altre attività, o sono le attività che non riescono più a stare in piedi proprio perché gli albergatori hanno una clientela che non é più ai livelli abituali di Milano Marittima? Se qualcuno ancora si ostina coi trionfalismi da giornale (Milano Marittima “capitale nazionale ed europea del turismo a 5 stelle” si leggeva sul Carlino del 20.4.2011) poi scopriamo che la realtà é diversa. Negli ultimi anni la nostra città ha omologato il suo target a quello d’altre realtà da sempre più nazional-popolari della Riviera Romagnola, inutile raccontarcela. Un target, quello delle famigliole, dei ragazzotti del weekend o degli anziani dei comuni, che notoriamente non ha un “portafoglio” che permetta spese extra-alberghiere oltre i pacchetti tutto compreso. E questo vale per le pensioni, ma purtroppo anche per i più blasonati alberghi, se é vero come ha ammesso un direttore di un notissimo hotel che i suoi clienti contrattano sui prezzi! (Carlino del 27.9.2012). Quando ero bambino, nello stesso hotel, ed in quelli simili, se qualcuno avesse chiesto “quanto costa” gli avrebbero risposto “Non abbiamo posto grazie”. Perché se chiedi il prezzo vuol già dire che non te lo puoi permettere, visto che chi fa una certa vita i prezzi di certi posti li sa già! Dicono che il turismo é cambiato, NO! Lo avete fatto cambiare. Andate al Principe di Piemonte a Milano, al Baglioni di Bologna o al Danieli di Venezia a contrattare sul prezzo dicendo che il turismo é cambiato. Vi rideranno in faccia, e faranno bene, ammesso che davanti a simili stupidaggini si prendano anche la briga di rispondervi. Se la crisi c’é, dev’esserci dappertutto. Se in altri posti turistici non é arrivata, é perché hanno mantenuto la vera élite, quella che i soldini li ha sempre, ci sia il sole o la pioggia (quella del meteo contrario é un’altra delle scusanti spesso adotte). E questa élite se ne é andata gradualmente da Milano Marittima perché chi di dovere, invece di tutelare, ha cambiato tutto un tessuto sia economico, che cittadino che paesaggistico, nel quale questa élite non si ritrova più. A molti negozi é stata praticamente così azzerata la clientela storica. Infatti molte attività hanno chiuso non per debiti o per crisi ma proprio perché la sua clientela non viene più. Il problema di chi ha i soldi é solo uno: DOVE andare a spenderli. Qui non più. Un’altra intervista la dice lunga, perché riporta la realtà nuda e cruda di chi questa situazione la vive nel suo campo: “Se in certi weekend si vede un bel passeggio poi però mancano gli acquisti. Del resto Milano Marittima sta subendo un lento declino a causa di un modello sbagliato, che adesso dovrà essere riconvertito. Occorreranno anni. La gente dei fine settimana non esprime il livello di clientela al quale eravamo abituati. Stiamo perdendo la nostra identità” (Intervista al titolare della boutique Alexander, Corriere del 25.5.2013). Peccato che le stesse identiche cose le dicessero anni fa anche altri imprenditori, in primis il titolare della boutique La Tartana, ma venivano guardati come alieni. Cari signori, si può avere la Ferrari ma se non si ha la benzina da metterci non parte. Così è la nostra città, abbiamo tanti bei negozi, ma se la gente non ci va é come se non esistessero. Chi dovrebbe promuovere il territorio inculca ormai da anni l’idea nella gente che a Milano Marittima c’é solo una certa zona degna di considerazione e di shopping. Nell’ultimo opiscolo di Hotelservices fatto anche col Comune, fra le tante cose leggiamo “É una delle passeggiate più famose che si snoda nello spazio di alcune centinaia di metri nel cuore di Milano Marittima” ALCUNE CENTINAIA DI METRI? E chi non ha attività in questo tratto? Si vede trascurato, trattato da serie B. Ma che bella promozione turistica! Che cooperazione fra gli imprenditori! Fino a non molti anni fa prima di questa sorta di lavaggio del cervello ossessivo sul “centro”, tale idea di disparità fra zone non esisteva. Non esisteva neanche nei prezzi dei negozi, fossero appunto alle traverse o in Viale Gramsci. Noi che siamo davvero di Milano Marittima queste cose le sappiamo, altro che fantasie. Poi, cominciato questo pompaggio che vuole il deserto fuori dal “centro” ecco che é iniziata davvero la desertificazione del resto di Milano Marittima. Le attività site altrove hanno perso appeal, sono state deprezzate, la nuova clientela ha “imparato” che erano trascurabili perché bisognava andare solo in centro, ed ecco come siamo arrivati alla deplorevole situazione odierna, che non aiuta nessuno.

Il Conte che non conta

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