Visioni d’Oriente a Milano Marittima

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Visioni d'Oriente a Milano Marittima

1968, panoramica sul Viale Matteotti

lo smeraldo dell’infilata di pini del Gramsci, stagliantisi sul cielo cobalto d’una sera piovosa al tramonto (com’è stato di sfondo per il recente karaoke) avrebbe offerto lo stesso colpo d’occhio con le palme? “Un luogo non è solo un posto, ma uno scrigno prezioso che comprende ambiente, persone, storie, tradizioni, ricordi ed emozioni” dice il dépliant della mostra “Ti racconto una cosa” voluta dal Comune di Cervia… parole sante! Durante lo Sposalizio del Mare, il cervese Assessore Regionale al Turismo (Corsini) ha detto che “bisogna ancorare l’offerta alle tradizioni” (cfr. intervista a Nuovarete). Ma se bisogna valorizzare la cultura del territorio e della sua gente, perché a Milano Marittima da anni i bar devono essere stile Barcellona, gli hotel stile Dubay, le spiagge stile Miami? Adesso via i pini e sotto con le palme per farla diventare “Il Cairo Marittima”? E domani, via il cervo dallo stemma è sotto con il cammello? “Dopo un secolo, Milano Marittima è uno dei pochi esempi di città giardino fedeli all’originale” diceva il sindaco Zoffoli al Carlino il 2 Marzo 2012, ma già Spallicci si lamentava del contrario (cfr. Gazzetta di Cervia biennio 1957/58), per non parlare dell’ultimo quindicennio! Le recenti burrascate hanno fatto molti danni perché l’uomo, facendo fuori i pini, ha eliminato gli scudi naturali alle intemperie! “A Cervia si ha la fortuna di trovare una spiaggia coperta da un’immensa boscaglia di resinosi pini fiancheggiante la riva del mare che modera la violenza dei venti, scriveva la Santa Milizia nel lontano 4 Agosto 1934. I pini, il nostro simbolo, da scudo a vittime, fra poco addirittura un ricordo? È vero che il clima di Milano Marittima è molto cambiato, è più caldo rispetto al passato quand’ero bambino io o, ancora prima, quando la marchesa Bartolini-Salimbeni poteva correre sul Canalino ghiacciato! Ma l’idea dei palmizi sostitutivi dei pini cozza non poco con l’idealtipo di paesaggio nostrano e sconvolge la “vision” del fondatore Palanti. Siamo già tanti nelle famiglie storiche ad essere contrari e non è mera mentalità retrogada, perchè ad esempio già in alcune ville come quella della contessa Malagola le palme sono presenti. Poi c’è l’aspetto economico. Proprio mentre si piantavano recentemente le nuove palme in piazzale Tripoli… Ops Torino, un lungo articolo della Stampa del 27 Febbraio 2015 spiegava come e perché stanno togliendo le palme in tutta Italia “Taglio, trasporto, smaltimento come rifiuto speciale hanno costi proibitivi, migliaia di euro per ogni pianta. Ci sarà come c’é già stato chi preferirà disfarsi delle proprie piante ancora sane e vegete per evitare indebitamenti a vita” per non dire delle rogne burocratiche sul mantenimento (un dedalo di decreti).

Il Conte che non conta