Gatsby Marittima

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Gatsby MarittimaIn un immaginifico articolo in occasione del Centenario (cfr . Corriere 28.6.2011) si favoleggiava di ben 150 ville di milanesi a Milano Marittima e della collaborazione dei cervesi nei loro confronti, en passant per il capitolo sfollati di guerra. Il numero delle ville è spropositato e quanto agli sfollati sarebbe stato meglio definirli occupanti abusivi dato che nel Dopoguerra ci volle del bello e del buono per sfrattarli dalle ville. Molti i casi di mobilio sparito e vasche da bagno simpaticamente usate per tenere a mollo le anguille. Alla faccia di chi dice che “il passato è passato”, dopo 70 anni ci risiamo. I nostri Carabinieri, con in testa il Tenente Giacomini (che fra gli avi conta Papa Sisto v° Peretti), hanno scoperto ben 21 abitatori abusivi nell’ex sala cocktail “di un villino storico risalente alla fondazione” (cfr. Carlino 14.6.2015) ed altri 15 in un appartamento del centro di Milano Marittima “proprietà d’un facoltoso imprenditore che vive negli USA” (Voce 14.6.2015). Del resto siamo a Milano Marittima ed è logico che anche i vucumprà decidano di occupare location VIP il che, per usare la terminologia basica d’una nota giornalista, rende il tutto molto glamour, fashion ed esclusivo. Ma un altro parallelismo mi interessa di più, che un po’ si evince leggendo un libro mitico, il Grande Gatsby. L’autore del libro andava infatti in vacanza a Great Neck sulla costa settentrionale di Long Island, posto per “nuovi ricchi”. Mentre i “vecchi ricchi” erano sulla sponda opposta della baia, a Manhasset Neck. Tutto ciò ricorda la divisione che alcuni, sbagliando, continuano a fare tra la parte a sud del Canale di Cervia e quella Nord lato Milano Marittima, prendendo per confine quest’ultimo (Leggi I veri confini di M.M.). Nel romanzo, la zona degli “arrivati” è chiamata West Egg, mentre la zona “aristocratica” è l’Est Egg. Proprio a Maggio scorso è morto Francis Fleetwood (1946-2015) l’architetto che diede la sua impronta “sburona” a West Egg! La sua architettura prevedeva enormi ville neovittoriane, con patii, torrette, giardini enormi e siepi “così alte che dalla strada non consentivano neanche di intravedere la casa” (La Stampa 18.5.2015), come ad esempio la Villa Majani di Milano Marittima. E’ un vero peccato che nella nostra città le case dei nuovi ricchi non abbiano lo stesso concept di Fleetwood, perché le chiamano “ville” ma non sono altro che case a schiera e condomini, con affaccio diretto su strade e marciapiedi e soprattutto mancano di veri giardini. Il che è un vero controsenso in una cittadina nata “verde” come Milano Marittima.

Il Conte che non conta