La sindrome di Milano Marittima (Seconda Parte)

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La sindrome di Milano Marittima (Seconda Parte)Tarda mattina di una Domenica di Giugno, al Bar Riviera di Milano Marittima, seduto vicino a me c’è un quarantenne firmatissimo da capo a piedi, campionario ambulante di Pitti Uomo. Eloquio forzatamente dialettale intriso di volgarità in stile “io posso” a decibel udibili fino a Cervia. Accessoriato di “figa da compagnia” che a forza di tirarsela rischia l’autosoffocamento. Il prototipo del cafone destituito da ogni senso di colpa in trasferta a Milano Marittima. Quello che crede che la moda sia tutto e non capisce cosa sia lo stile che è innanzitutto educazione. Ad un certo punto chiude in bellezza dicendo “Adesso alziamoci che devo andare a Milano Marittima a comprare dei sandali”, come se alla Quinta Traversa fossimo già Lido di Savio… poi dicono che siamo noi del blog quelli dei confini stretti? In questi anni ho notato che la Sindrome di Milano Marittima inizia ad ammorbare fin da bambini. Anche se hanno asili e scuole sotto casa, guai a non portare i pargoli alle Mazzini o alle Orsoline, potrebbero sviluppare complessi di inferiorità! Ogni mattina solerti mamme macinano decine di chilometri, e dire che solo la Via Pinarella ha ben 3 scuole elementari (Spallicci, Manzi, Deledda) mentre Palazzone, Savio, Castiglione e Pisignano hanno sia le elementari che gli asili propri. E poi vuoi non mandarli a catechismo alla Stella Maris di Milano Marittima? Se il Papa, anche nella Messa di Natale si consuma la lingua nel predicare l’umiltà, il rifiuto di ogni vezzo e velleità mondana e superficiale, e addirittura incita ad andare verso le periferie, qui i frati e noi parrocchiani abbiamo tutto facilitato: sono le periferie a venire da noi! Basta guardare nomi e cognomi di battesimi, nozze, cresime, comunioni, funerali. Con la crescita, la scocciatura del deplacement finisce: c’è chi si riscrive addirittura l’indirizzo di casa, ad esempio togliendo Lido di Savio o Savio e mettendo Milano Marittima Nord. Quelli che invece comprano casa nella “vera” Milano Marittima, dopo solo 24 ore d’incubazione del virus, ecco che con la tipica arroganza dei pidocchi rifatti iniziano a farla da padroni e chiedono a te, che qui ci vivi da sempre, “Chi sei?” stupiti di averti vicino perché non ti hanno mai visto. A fare colore, più dei Vucumprà, ci sono gli “aficionados” del weekend, quelli che alla faccia di qualsivoglia condizione meteo (nubrifragi, uragani e sbarchi alieni) si sentono indisposti se non vengono anche solo per la pizzata proletaria del Sabato sera o la vasca della Domenica pomeriggio. Poi ci sono quelli che si sentono glam perché si sono messi il jeans bianco (magari con camicia nera che fa molto gerarca) o col cagnetto in braccio. Tutto un mix sociale all’arrembaggio, fra la voglia di protagonismo figlio dei tempi mediatici e gossippari, e complessi d’inferiorità atavici e sedimentati, in cerca di facile riscatto comprando un abito nella data boutique o prendendo il caffè nel dato street bar.

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