Made in Italy (Seconda Parte)

hotel casa major

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Made in Italy (Seconda Parte)

Torre dei Guinigi, Lucca

Appurato che l’idea di Città Giardino non è un’idea originale di Ebenezer Howard ma si ritrova in tutto il Rinascimento italiano, a partire dall’Alberti, passando per Sabbioneta, fino ad arrivare allo splendido progetto di città con al centro un Palazzo Giardino di Vespasiano Gonzaga. Vediamo in questo modo come il passato sia fonte d’ispirazione e dialogo costruttivo. Così fu per il grande architetto e conte milanese Lodovico Barbiano di Belgiojoso (+2004), che 80 anni fa su Domus scriveva “La tradizione sana dell’abitazione è quella che va dalla casa pompeiana che portava nelle stanze il cielo e di Ostia dai lunghi balconi; alle case dell’Italia del Rinascimento, che facevano largo all’aria ed al sole attraverso finestre e loggiati”. A guardare le recenti case fatte a Milano Marittima, nulla vi è di tutto ciò, giusto (ma per altri motivi) qualche grande balcone. L’amore per la natura gli venne da una madre pittrice come Palanti (una contessa Confalonieri, casato amico della mia famiglia) e forse gli fece comodo, come padre di 4 figli, perché i bimbi avevano bisogno di spazi e di verde. Così era per le prime ville a Milano Marittima dove i villeggianti cercavano la natura, e il termine villeggianti illumina di per se su un progetto vacanziero oggi tornato in auge solo per gli agriturismi. Le nozze con una Mozzoni lo collegano ad un altro conte architetto milanese antesignano dell’ecologismo, Guglielmo Mozzoni (+2014), marito d’una Crespi legata ad alcuni fondatori di Milano Marittima, le cui proposte erano ben in anticipo su altre che oggi sono spacciate per novità tipo il “Bosco Verticale” di Boeri. Senza pensare che in Italia i giardini già c’erano sulle torri medievali (vedi foto in alto). Philippe Daverio ha scritto che a Milano si è tornati a progettualità di qualità dopo anni di edilizia ad ogni costo (cfr. Corriere della Sera Style Magazine n.5 Maggio 2015), mentre a Milano Marittima anche le proposte più recenti sono ferme al cemento (ad esempio l’area ex garage Europa dove il grattacielo che volevano erigere mi pare identico al progetto di Kuma Kengo per la stazione di Susa) o alla provinciale fissa del darsi anima e corpo alle “trovate” dell’architetto fighetto di turno, preferendo il disegno al bello e dimostrando che l’architettura contrattata, già applicata da Palladio, non ha insegnato nulla. Si veda, per esempio, a Milano Marittima l’idea di coprire con un capannone il Viale Gramsci “Una copertura con i crismi della progettazione architettonica da archistar, secondo un progetto selezionato tra i migliori architetti” (cfr. Riviera di Cervia Giugno 2015). Barbiano era uno dei 4 del mitico BBPR con Banfi e con Banfi finì a Gusen-Mauthausen. Banfi vi morì insieme ad un altro grande, Giuseppe Pagano-Pogatschning e all’industriale veronese Attilio Mazzi (+1944). Al BBPR si deve nel 1956 la Torre Velasca, quando a Milano Marittima il grattacielo Marinella suscitava polemiche per l’altezza. Già sotto il Fascismo, a Milano in Piazza Piemonte, due edifici “alti” 38mt avevano derogato ai limiti comunali (28mt), come a Milano Marittima non volevano, del resto, edifici più alti dei pini: allora l’estetica c’era.

Il conte Ottavio Ausiello-Mazzi