Il sale di Cervia e zia Matilde

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Il sale di Cervia e zia Matilde

Nel sito salinadicervia.it riguardo la produzione di Parmigiano Reggiano Vacche Rosse si dice che già nell’anno 1192 i monaci emiliani lo facevano con il sale cervese importato. Il che è provato da un documento dell’Archivio di Stato di Modena. Poi si legge “Pare che questa concessione derivi addirittura dall’interessamento di Matilde di Canossa. Non è facile documentarlo, ma se fosse vero…”. Fin da piccino sono cresciuto col mito di Matilde di Canossa, anche per il fatto che la sua famiglia e la mia hanno la stessa origine com’è provato da tanti genealogisti. Infatti, il marchese di Toscana Adalberto II il Ricco, fu il padre del marchese Guido, capostipite dei Mazzi (romagnoli e veronesi) e zio di Sigifrido capostipite dei Canossa. Fra l’altro, nei secoli le due famiglie sono state a contatto più volte e tuttora condividiamo i nomi di battesimo a partire dal mio. Io capisco che per motivi di marketing e promozione pubblicitaria fa “colpo” fa “effetto” citare Matilde, collegandola al revival del sale cervese degli ultimi anni, ma la storia è storia. Dopo la citazione matildica perlomeno c’è un “pare” e si ammette che la correlazione è difficilmente documentabile! Dicevano i latini, “quod non est in actis non est in mundo” ciò che non risulta dai documenti non esiste. Comunque, intanto la si è buttala là. Matilde muore molto prima, nel 1115, ma c’è ben altro, come una nutrita serie di atti, statuti cittadini, patti commerciali, specie alcuni datati 1195, 1200 e 1212, che dimostrano come l’arcigno Comune di Ravenna aveva una politica monopolistica e commercialmente molto, ma molto restrittiva riguardo il sale cervese! I commerci erano via terra e finalizzati perlopiù a città della Romagna, da Imola a Rimini. La quantità commerciabile, per imposizione, era limitatissima. Per scoraggiare e sfavorire l’esportazione s’era legiferato che i trasporti non avvenissero con i muli ma “a spalla”, il che è tutto dire. Che nel 1192 i monaci reggiani abbiano avuto una concessione a Cervia è credibile, ma è assai improbabile che dopo la legislazione degli anni 1195, 1200, 1212 ed oltre, l’abbiano mantenuta ricevendo tanto sale per i loro salumi! Il sito museidelcibo.it al capitolo “Le acque salse e l’industria dei salumi”  riferendosi proprio ai salumi emiliani, non ne fa parola. Mentre spesso si citano le saline della zona di Parma come Salsomaggiore per esempio, col castello dei Pallavicini, il castello di Scipione, tuttora loro dopo mille anni. Da un po’ di anni la storia di Cervia si fa con troppi “pare”, “sembra” o “si dice”, ma la storia si fa con i documenti.

Il Conte che non conta