Tanti saluti (da) Milano Marittima

hotel casa major
Marcello Aliprandi

Il regista Marcello Aliprandi

Così s’usava scrivere nelle cartoline, prima di Facebook, Mail e WhatsApp. Vere perle da collezione per rarità e per l’effetto nostalgia sono le sconosciutissime fotocartoline di Milano Marittima realizzate negli anni ’50 dalle Dizioni Zanotti-Cavazzoni e Figlie, e le Edizioni Maria Barbanti. Se il regista Aliprandi portò la nostra località nei suoi film, la famiglia di sua moglie (la dolce Grazia) s’era già data da fare. Testimonianze di una Milano Marittima a 360°. Mentre oggi la promozione non va oltre i soliti nomi di quattro locali, a quei tempi nelle fotocartoline si mostrava tutta Milano Marittima a partire dalle sue ville. Oggi, che siamo nella strombazzata “civiltà dell’immagine”, promuovono Milano Marittima con l’immaginario collettivo o con quello proprio. Tralasciamo trovate come i mosconi dei bagnini buttati sulle nevi del Trentino (stile nuova Arca di Noé) o gli inevitabili mercatini da paese non proprio sintonizzati col tormentone che fanno della località al 100% glam/fashion/esclusiva. Ho letto (Corriere 25.3.2016) di certe passeggiate atte a favorire “la promozione della consapevolezza fra i cittadini, intesi come soggetti culturali, e della loro interazione col patrimonio in cui vivono e lavorano, testimoni del territorio, con le loro esperienze personali”. Parole tante, fatti pochi. Quando questo blog testimone del territorio ha dato visibilità ad un locale storico come il Woodpecker portando i ricordi e le esperienze personali di vari cittadini tra cui l’ex proprietario, non mi pare che chi di dovere abbia speso due parole per sostenere e pubblicizzare un documentario realizzato addirittura con Rai Storia. O sbaglio? Comunque le suddette iniziative editoriali sono un’altra tangibile testimonianza di come già 70 anni fa a Milano Marittima alcuni residenti-imprenditori (tali sono le famiglie Barbanti e Zanotti-Cavazzoni) non solo avessero una consapevolezza del proprio territorio, ma dimostrassero per questo, amore (realizzare cartoline costa) e desiderio di farlo conoscere il più lontano possibile, a più gente possibile. Il valore culturale è dato dal fatto che le cartoline, per esempio sulle ville, non pubblicizzando attività economiche non erano finalizzate a interessi di bottega ma, appunto, a far conoscere le bellezze locali. Se Ottavio Di Canossa, del casato gemello al mio e bravo produttore di pasta (magari da cuocere con il sale di Cervia) ha stilato per Tods “I segreti di Bologna raccontati da Ottavio Di Canossa per vivere la città all’insegna dell’eleganza italiana” cosa potrei scrivere io per Milano Marittima? Dei mosconi sulla neve? Dei mercatini? O dei dieci negozietti etnici che hanno sconvolto la cartolina di Viale Matteotti fra Ottava Traversa e Piazzale Napoli (li ho contati: 7 bazar, 1 kebab, 2 market)? Dei negozi da ipermercato alla Rotonda 1° Maggio?

Il Conte che non conta