Milano Marittima, bottana industriale!

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Locandina del film

“Il paesaggio trasformato in un ignobile landa televisiva” scrivono Fruttero e Lucentini nel libro “A che punto è la notte” quando le gemelline s’affacciano a veder la neve. Milano Marittima, con la sua “notte” della movida casinara, e la “notte”, il buio del cervello, di Milano Marittima “vip”, dei personaggi del gossip di più bassa lega, dei protagonisti del nulla… Una Milano Marittima che fa da accessorio alle paparazzate. E poi mi dicono che non devo rimpiangere la mia Milano Marittima, quella dove venivano i personaggi veri, l’élite, quelli che muovevano l’Italia ed il Mondo non i fotografi o le ragazzine a caccia di selfie! La Milano Marittima dei capitani d’industria, che magari avevano a Milano Marittima casa propria, e lasciavano mance, facevano spese. Non come i vip di oggi che vengono spesati e rimborsati, e vivacchiano di regalie ruffiane e lecchinesche! Eppure, su quel bel mondo, spesso i cervesi hanno sputato veleno, vedendolo il mondo “altro”, quello dei “signori”, magari anche orientati politicamente da tutt’altra parte, ergo invisi due volte. Dai milanesi fondatori, considerati in blocco degli sfruttatori, alla denigrazione puntuale e scientifica (magari inventata di sana pianta) delle altre famiglie notabili. Così i M. scambisti omosex. Passando ai T. nudisti scandalosi tanto da non trovare personale. Quanto ai C. dediti all’incesto fraterno, mentre in casa G. si era portati al lesbismo. Più nella norma la signora F. un po’ zoccola e scappata con l’autista. O il Sig. P. morto pazzo e con l’abitudine di sondare i cassonetti. La situazione del rapporto di amore-odio dei cervesi (ecc.) per Milano Marittima è un po’ quella che ritroviamo nel bellissimo film “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” della Wertmuller. I cervesi sono come Carunchio, che non vedono l’oro nel loro odio di classe di fottere la “bottana industriale” di Milano Marittima ma da essa sono poi attratti. Il film è ambientato in una spiaggia selvaggia e “vergine” come la nostra quando affascinò il fondatore Palanti. La signora Pavoni-Lanzetti non solo rappresenta l’élite della bella vita, ma col suo doppio cognome ricorda proprio tante famiglie della Milano Marittima nobiliare ed alto borghese. Quando Carunchio dice “Chiamami signore, che mi piace” ricorda gli arricchiti di oggi che si pavoneggiano a Milano Marittima pensando di essere “signori” anche loro. Quando dice “Siete viziosi, ricchioni e drogati” ricorda propria tutti i pettegolezzi citati sopra. Quando dice “Il partito è cosa sacra, tu non lo devi nominare il partito” ricorda come, da quando a Milano Marittima comanda più certa politica che l’imprenditoria, quella bella imprenditoria pioneristica e sognatrice, tutto è andato progressivamente declinando.

Il Conte che non Conta