profughi e papi
Stemma famiglia Odescalschi

Il tema profughi è attualissimo. Dei profughi del Polesine ho scritto più volte, ospitati a Milano Marittima come di tanti italiani che, cacciati dalla ex colonia libica, si legarono ancora a Milano Marittima. Giorgio Falco nel libro “La gemella H” Ha addirittura scritto di profughi nazisti venuti a Milano Marittima ad aprire un hotel (ma qui nessuno di quelli che solitamente attacca me, ha trovato da dire sulla cattiva pubblicità!). Il più noto Filippo Farkas, responsabile a vario titolo dei rapporti culturali e commerciali italo-ungheresi, in una serie di recenti interviste e conferenze ha ricordato la vicenda del padre Janos, fuggito dall’Ugheria natale dopo i fattacci del 1956. Il Giornale del 17 Ottobre 2016 titolava “Quei ragazzi del ’56 salvati dai preti di Bologna. Dall’archivio della diocesi riemergono documenti”. Arrivarono in Italia 3480 profughi, grazie ai cardinali e vescovi di Cervia Lercaro e Negrin. Il 1956 è un anno topico per noi. Nel 1956 iniziano a costruire il grattacielo Marinella. Il Trebbo Poetico (nato a Milano Marittima nel 1953) si trasferisce a Cervia. L’artista Biancini realizza il monumento a Grazia Deledda. A Milano Marittima avviene la posa della prima pietra della nuova chiesa Santuario Stella Maris. Dopo un viaggio rocambolesco, Janos Farkas arrivò proprio ospite a Milano Marittima “E’ la prima volta che vede il mare. Le solette delle scarpe si scollavano dai suoi piedi mentre cammina lungo il bagnasciuga, finalmente libero”.

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Stemma famiglia Balzano estinta negli Ausiello

Il P.C.I. cervese, come tutti, era ferocemente ostile a questi profughi, dati per “reazionari”, ed ecco ancora una volta il solco fra la città del sale e la città-giardino, non solo a livello sociale, ma anche politico (Milano Marittima non ha mai avuti sedi del P.C.I., ma ne ebbe ben tre dei Repubblicani). Una vicenda simile l’ho sentita tante volte da una nostra amica di famiglia, morta nel 2010, mezza ungherese mezza slovacca, venuta per una vita a Milano Marittima all’Hotel Majestic. Il marito, colonnello dell’aviazione, fu arrestato dalla polizia politica, e non lo rivide mai più. Decise poi di fuggire in Germania con la figlioletta. Gisela si chiamava e aveva un legame forte con Cervia, e ne parlavamo spesso, perché teneva molto alle sue origini italiane. Come io tramite la bisnonna Balzano Ausiello sono imparentato a Papa Innocenzo XII (Ottavio-Antonio Pignatelli, quello che volle Cervia Nuova a fine ‘600 e quello cui devo il nome per volere di mio padre onde rimarcare il legame col luogo). Gisela tramite la sua bisava Odescalchi era imparentata a Papa Innocenzo XI che proprio nel 1956 fu nominato Beato. Papa Odescalchi fu colui che diede impulso ai Magazzini del Sale e alla Torre San Michele. Nel marzo 2013 Orestino Zattoni ha donato proprio lo stemma di Papa Innocenzo al MUSA, salvato a suo tempo da Carlo Saporetti dopo gli sfregi napoleonici.

Il Conte che non conta

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