Abbiamo perso la bussola

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Abbiamo perso la bussola

Il pittore Pantieri

Il condominio La Bussola è certo dei più vecchi, insiste fra i viali Gramsci, Bologna, Romagna e Corsica. Non so perché il suo piazzale interno, ultimamente oggetto di un simpatico e carinissimo restyling da parte dei negozianti, è stato però ribattezzato “Piazzetta Corsica“! Ennesimo mistero della “nuova” Milano Marittima, dove ormai tanta storia pregressa viene occultata o dimenticata. Vuoi perché oggi il 99% di quelli che si spacciano per gente di Milano Marittima poi in verità di Milano Marittima non lo sono, vuoi perché certi storici e certi giornalisti la “vera” Milano Marittima non la conoscono neppure loro e si fermano alle solite cose trite e ritrite. Uno sguardo pregresso al condominio La Bussola fra fine anni ’60 e fine ’70, fra l’altro, conferma due verità storiche incontrovertibili da me sempre sostenute, ovvero che Milano Marittima di allora (e fino a metà anni ’90 compresi) sia stata molto più bella, varia, intraprendente, stimolante di quella che ci hanno proposto negli ultimi vent’anni. La Milano Marittima del casinificio, della ragazzaglia ubriacona, delle risse, dei sedicenti vip. E la favoletta (pompata ad hoc specie per il Centenario) dei cervesi che da ex salinari e pescatori si riciclano imprenditori turistici negli anni del boom non regge (La Stampa 16/6/2012). Infatti il boom di Milano Marittima a tutti i livelli lo dobbiamo a tanta gente venuta dalla campagna, soprattutto da quella di Forlì-Cesena.L’ho già scritto in “Onore al merito?“. Molti identificano Milano Marittima col Pineta, e la famiglia Laghi di dov’è originaria se non di Forlì? Il fotografo della Dolce Vita di Milano Marittima Zangheri, non era cesenate? Addirittura un veneto, lo storico fotografo cervese Crepaldi. Prima che arrivasse anche Onestini, alla Bussola l’arte di altissimo livello era già presentissima.

Abbiamo perso la bussola

1978, il Conte Ottavio Ausiello-Mazzi nella Piazzetta Corsica

Dell’atelier del mantovano Imerio Venturini ho già scritto, qui cito invece il meldolese Claudio Pantieri, noto per i simpatici galletti, ma artista di prim’ordine. Sua la fontana davanti al Palazzo del Turismo a Cesenatico. Poi c’era la galleria d’arte dell’ottimo Borghi, che proponeva opere di autori come il famosissimo Schifano, che proprio nel 1965 con la Biennale di S. Marino s’era fatto conoscere. Ma c’erano anche due sarti per uomo, Cecchini ed Arfilli, venuti da Bagnarola di Cesenatico e che avevano i manichini in “dehors” diremmo oggi. Mi viene in mente il noto fotografo Grabiele Benini di Tagliata ma oriundo del cesenate, che immortalava le serate della vicina “Gatta” (nel 1971 si trasferì all’Ottava Traversa) e che conosco da 42 anni. Poi il negozio di scarpe “Jean Claude” che nonostante il nome era di Cesena pure lui. A fine anni ’70 era ancora li, lo ricordo perché ho una foto proprio davanti alla sua vetrina, visto che in quella piazzetta anche in inverno ci giocavo spesso. Perché io di Milano Marittima lo sono davvero…

Il Conte che non conta