Il visconte di Milano Marittima

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il visconte di milano marittimaIl coro della Stella Maris riceve la Comunione dopo i fedeli dei banchi. E con loro per ultimo, sempre per ultimo ricevo la Comunione anche io. Se però non c’è il mio simpaticissimo amico Conte Bernabei, di famiglia legatissima a Milano Marittima da 80 anni ( la mia da circa 70). Perché a noialtri l’umiltà è la prima cosa che ci insegnano. Distanti anni luce da chi per esempio ogni giorno pur abitando lontano, porta i figli alle scuole Mazzini come fosse Poggio Imperiale o al catechismo della Stella Maris manco fosse la chiesa di Versailles, credendo di promuoversi socialmente. Tempo fa qualcuno commentò un mio articolo dicendomi che i titoli nobiliari ormai valgono come carta da cesso usata, parole testuali. Eppure nessuno, qui a Milano Marittima e a Cervia dove ha tanti amici e sostenitori, ha commentato allo stesso modo la strabiliante ascesa nobiliare di un noto politico legatissimo alla nostra località molto prima dei vari Casini o Poletti. Non è certo uno di “noi” cioè i nobili autentici della Milano Marittima “signora” (non VIP quella tenetevela!) ma un alto dirigente del Partito Comunista Italiano appena tornato in auge! Massimo D’Alema già da ragazzo veniva con la famiglia in campeggio a Lido del Savio, il campeggio Old River sui terreni della mia cara amica la marchesa Travaglini-Diotallevi. Il padre Giuseppe D’Alema, nativo di Ravenna, proprio a Cervia aveva organizzato i partigiani con Boldrini Bulow. Tuttora a Cervia e Milano Marittima i D’Alema contano solide amicizie, famiglie che conosco chi più chi meno anche io… ma nessuno ha avuto da ridire sul blasone bramato dal compagno Massimo. Surreale non solo che un alto dirigente comunista avesse chiesto il titolo di Conte (e da qui tutto un fiorire di articoli sul Visconte Max dopo il Conte Max di De Sica e Sordi) ma che lo abbia chiesto al Vaticano! Che si è limitato a dargli la Gran Croce dell’Ordine Piano di papa Pio IX odiato da tutti i romagnoli di fede Repubblicana o Comunista! Ma che permette a D’Alema di integrarsi “Nobiluomo” con tanti privilegi che non credo lui ritenga carta da cesso usata.

Il Conte che non conta