Negli ultimi anni un pezzo della Milano Marittima storica continua a lottare fra aperture e chiusure. La colpa non è di chi prova i revival, ma di una mentalità che ha svuotato la città del suo target.

Io cerco di spiegarvela, ma evidentemente qualcosa, da parecchi anni, perlomeno da quando è aperto questo blog (2012), non funziona, perché alcuni concetti proprio non volete capirli. E non perché io sia quell’autentico, arrogante e falso nobile che qualcuno ad arte mi dipinge ma, perché come sono un autentico blasonato, sono anche un buon conoscitore di casa mia.

Bar Gelateria Sporting
Il bar gelateria Sporting in una foto del secolo scorso.

Ieri, 2 settembre 2025, arriva un’ulteriore conferma della cessata attività dello Sporting dopo circa 9 mesi di nuova gestione. Sul Corriere leggo che quest’ultima aveva rilevato la vecchia gelateria, uno dei simboli di Milano Marittima mia, con “l’obiettivo di rinverdire gli antichi fasti”, il che collima con quanto già si era letto in un analogo articolo del Carlino del 31 Agosto 2025 “Abbiamo cercato di ridare a Milano Marittima un luogo magico, far rivivere un locale storico“. Ora, prima che salti su qualcuno che voglia farmi dire quello che non penso e neanche scrivo, chiarisco che ringrazio la gestione che si è impegnata nel tentativo di revival che è vittima, innanzitutto, di una mentalità sbagliata che si è fatta avanti a Milano Marittima anni fa e che ha fatto e continua a fare danni a tutti: cioè che basta il nome.

Che a Milano Marittima, da tempo, non fosse rimasto che il nome, il blasone, anche questo ve lo aveva spiegato un altro grande esperto della città (mio ex vicino di casa, fra l’altro), Luca Goldoni, che con un articolo sul Carlino del 9 Settembre 2008 scriveva “Milano Marittima mia sei una nobile decaduta”. Anche lui rimasto inascoltato, anche lui spernacchiato dai nuovi professori di “MIMA”. Se oggi fate finta di non aver chiari i veri confini territoriali di Milano Marittima, sappiate che un tempo e neanche tanto lontano, il confine sociale e turistico fra Milano Marittima, Cervia e Lido di Savio era chiarissimo a tutti.

Non basta il nome per far marciare un’attività, come non basta comprare casa a Milano Marittima per diventare vip o men che mai “signori”. Milano Marittima era un posto chic perché ci veniva gente chic, e fintanto che è venuta gente chic, la gente non diventava chic perché veniva in ferie o comprava casa a Milano Marittima. Esattamente come ottenere un titolo nobiliare non rende nobili, ma solo titolati. Del pari era una certa clientela dello Sporting (ma non solo) che rifletteva sul locale la sua impronta (e lasciamo perdere fasti e magie) senza ovviamente nulla togliere a chi allora gestiva.

Se il concetto non entra ancora, pensate a Versailles, pensate che oggi la reggia è ancora lì, anzi, è tenuta anche meglio dell’epoca di Maria Antonietta e della Pompadour, visto che pisciavano pure nei saloni e per le scale, con puzze tremende, eppure, solo un cretino può paragonare i frequentatori della casa di campagna del Re Sole con i frequentatori di oggi. Erano quelli là che davano fasto e magia, anzi, vita alla reggia. Per buona parte della mia infanzia lo Sporting è stato il mio vicino di negozio, anche un luogo di gioco specialmente al piano superiore dov’erano i telefoni pubblici, ricordo ancora il profumo di quando facevano il gelato o quando mi sedevo al solito tavolino per fare compagnia a qualche adulto come la mitica Carmen Pantani che mi aveva soprannominato Il Tartanino (dal mio negozio La Tartana).

Lo Sporting parte, se non erro, nel 1962 con i 50 anni di Milano Marittima, proprio quando c’era il famoso progetto di urbanizzare mezza pineta e nell’altra metà farci un parco giochi, alla faccia di chi oggi piange in maniera falsa e ipocrita sulla strage di pini della buriana della settimana scorsa. Tantissimi mi chiedono di scrivere il mio pensiero sull’accaduto e sul futuro, purtroppo i grandi dolori (e le gradi gioie) sono muti, come diceva qualcuno. La mia Milano Marittima ha avuto il colpo definitivo, potete ripiantare i pini, oppure baobab o banani a piacer vostro ma, purtroppo, un ambiente paesaggistico è perso per sempre, come l’ambiente sociale cui ho accennato sopra riguardo la clientela dello Sporting in particolare e di tutta la mia Milano Marittima in generale, e sappiamo chi dobbiamo “ringraziare” a livello turistico, a livello urbanistico e a livello ambientale.

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi