A un mese dal Natale, si parla solo di eventi o meno, invece di ripensare tutta la situazione di Milano Marittima in generale.

Sarà che abbiamo lasciato da poco le festività dei Morti, ma davvero vien da dire che Milano Marittima, se morta non lo è anche lei, sicuramente è in coma e non voglio scrivere coma irreversibile. Qualcuno accusa questo blog di essere troppo “passatista” e di non puntare, invece, su quello che potrebbe essere il futuro della nostra località, parlando di sedicenti proposte e di improbabili nuovi volti sedicenti imprenditoriali.

milano marittima natale

Posto che siamo partiti e restiamo prima di tutto un blog di storia che vuol ricordare quella della nostra località e della nostra gente (visto che Milano Marittima non si è né fatta né mantenuta da sola, ma pare che, a ricordarlo, ad alcuni dia fastidio), personalmente non voglio proprio pensarci a questo futuro, se guardandomi attorno vedo in quale disastro, al limite del criminale, sia ridotta Milano Marittima, proprio grazie a chi, pochi anni fa, ci illustrava le sue proposte e le sue scelte, poi attuate sia nel pubblico che nel privato. Una città fantasma lasciata all’abbandono e al degrado 10 mesi all’anno, quando fino agli anni ’90 era viva 12 mesi all’anno, sia i sei di stagione turistica, sia gli altri 6 lasciati ai residenti e alle attività di un normale paese. Sono solamente la mia educazione e i miei 900 e passa anni di albero genealogico che mi impediscono di dire e scrivere cosa pensa il mio cervello e cosa sopporta il mio cuore quando leggo di “una località dove la qualità della vita e l’offerta turistica mantengono l’eccellenza” (Corriere 24.10.25) oppure “località solida e attrattiva” (Carlino 17.10.2025).

Una località talmente solida, attrattiva e di alta qualità di vita che il 99% dei residenti storici è scappata altrove, e dove fra attività all’asta, in vendita, chiuse per l’inverno o chiuse per sempre (speriamo siano meno di quelle annunciate in questo periodo) è un vero disastro, e ci mettiamo come è, anzi, come non è mantenuta, a partire dalle infrastrutture e arredo urbano. E a vendere tutto questo uno come me ci sta male, malissimo, perché come scriveva Pavese per le sue Langhe, la popolazione è la sua terra, il suo paese. Io non sono di Milano Marittima, io sono Milano Marittima, come qualsiasi residente storico.

Continuo a sentire che sarebbe evidente che si privilegia Cervia e si mortifica Milano Marittima, anche adesso per le incipienti festività natalizie. Eppure non riesco a capacitarmi come sia possibile mortificare la località che, dagli anni ’60 in poi, è stata la gallina dalle uova d’oro del Comune, poiché da sola assicurava il 70% delle entrate comunali. Se c’è un complotto è un complotto imbecille, e non vale manco la spiegazione che col depopolamento non siamo più neanche un feudo elettorale utile ma trascurabile.

Mentre butto giù queste riflessioni, fra l’altro neanche nuove, un imprenditore si lamenta con me di come sia possibile programmare la propria attività quando non si sa ancora chiaramente cosa saranno le feste a Milano Marittima, ma rispondo che anche se avessimo le iniziative e gli eventi più belli d’Italia, passato il santo e la festa, poi come si gestirebbe il periodo successivo, che una volta riprendeva a girare a pieno ritmo a Marzo, mentre adesso bisogna aspettare Giugno? Chi ha una qualsiasi attività sa cosa significhi avere un fermo pressoché totale di 5 mesi anziché 2. Una volta i tanti residenti assicuravano una vita commerciale florida anche fuori stagione turistica, oggi quel contributo è pari a zero, perché ormai, di residenti, non ce ne sono più.

Qualcuno ha bollato i miei articoli definendoli ridicoli. A questi soggetti vorrei dire che di articoli ridicoli, vere e proprie prese per il “lato B”, le leggono altrove. I miei articoli sono invece drammatici, perché c’è quella verità che come tutte le verità fa male e, credetemi, fanno male in primis a me che le scrivo.

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi