Siamo arrivati al 2026 e noi, famiglie storiche di Milano Marittima, vere marmilanesi, siamo ormai scomparse e completamente snobbate.

Qualcuno dice che siamo 800, ma secondo me siamo molti meno, addirittura una pattuglia, se contiamo fra quelli davvero residenti, quelli come chi scrive che hanno a Milano Marittima la loro vita da oltre mezzo secolo. Siamo quelli a cui neanche veniva riconosciuto un vero nome distintivo, con l’invenzione (fra le tante) della dicitura “milanomarittimesi”, quando sappiamo da vecchie fonti, anche giornalistiche, che “marmilanesi” è il nostro nome.

marmilanesi in rotonda primo maggio
Marmilanesi in Rotonda Primo Maggio negli anni ’30.

Quante cose ci avete negato nel tempo, quante continuate a negarci, dalla effettiva residenza, anzi, esistenza, ai meriti di aver fatto letteralmente questo paese e di averlo mantenuto per tanti anni. Ora che, sebbene parecchio decaduto, vi ci venite a rifugiare in fuga dalle vostre città ridotte a cessi di vivibilità e di degrado sociale. Sembra che prima di voi qui fosse il bosco e basta e, francamente, lo era. Un bosco incantato con una cittadina inserita dentro, addirittura con gli alberi dentro le mura delle case ,dei condomini e dei locali. Una cosa unica in Italia e, forse, non solo. Tutti conoscono la battuta secondo cui oggi guai a essere o dimostrarsi intelligenti, perché i deficienti, o meglio i diversamente intelligenti, potrebbero sentirsi offesi in nome dell’inclusività e del politicamente corretto. E così vale per noi, guai quando diciamo, magari con una punta di orgoglio legittimo, di essere di Milano Marittima, di essere a casa nostra, di essere i veri e vecchi residenti, arrivano puntuali le recriminazioni, le offese anche di “loro”, quelli che si sentono marmilanesi perché vengono a fare le ferie solo il weekend, solo lo struscio davanti le vetrine o hanno preso casa da poco. Quelli che ci dicono che siamo pretenziosi, che dobbiamo fare bagni di umiltà ecc… loro! Quelli che quando Milano Marittima d’inverno era bellissima, era viva di gente residente e di tanti negozi aperti, dicevano che a Milano Marittima non c’era nessuno, a Milano marittima era tutto chiuso. Perché appunto non c’erano loro e per loro noi non eravamo nessuno. Dicevano che non era bello il mare d’inverno, anzi, era tutta una solfa di spocchiosa alterigia cittadina “Come fate ad abitare a Milano marittima d’inverno? Io mi suiciderei, io andrei in depressione. Se qualcuno vi si trasferisce, evidentemente ha qualcosa da nascondere” dicevano loro, quelli di città, loro della piccola o media borghesia limitrofa e corregionale, che guardavano noi poveri bifolchi provinciali dall’alto in basso. E noi lo ricordiamo bene.

Ma adesso che loro scappano dalle città, ecco che con la loro solita faccia tosta (vorrei scrivere altro ma sono un signore) Milano Marittima è un paradiso, guai adesso a dire la verità. Perché adesso ci sono loro, e loro non possono dire onestamente che vengono a prendere casa o rifugio in una località completamente decaduta e ridotta l’ombra di quello che fu. Anzi, manco l’ombra, dato che, sega sega, a Milano Marittima non c’è più manco l’ombra dei nostri meravigliosi pini, pini che erano parte di noi, parte della famiglia. Un po’ è stata anche colpa nostra. Negli anni d’oro non ce la siamo tirata, come sarebbe stato forse utile fare, perché Milano Marittima è stata fatta nel Dopoguerra da tanta brava gente della campagna, specialmente quella forlivese e cesenate, gente rimasta umile, che pensava al lavoro e non a tirarsela, come fanno oggi loro, coi loro ridicoli sogni di signorilità toponomastica. Guai a chiarire che magari casa loro non è effettivamente a Milano Marittima!

Quanti ne ho conosciuti dei vecchi marmilanesi che erano rimasti legati ai paesi di origine, e mentre oggi qualsiasi coglione neo arrivato, magari anche solo in affitto, si proclama già di Milano Marittima (fanno fede tanti profili Facebook, oltre a chi si è cambiato l’indirizzo) i vecchi dicevano, e hanno fino alla morte detto, di essere di Forlì, di Cesena, della Caserma, di Predappio, del Ronco, della Calabrina, delle Balze, di Civitella o Santa Sofia, nonostante la stragrande parte della loro vita fosse stata qui. Tanti figli, magari, hanno passato solo l’infanzia a Milano Marittima e poi si sono stabiliti fuori. E non parliamo poi dei nipoti, e purtroppo questo, in un lasso temporale breve, non ha fatto sì che si creasse una coscienza di paese, un senso di appartenenza sincero e sentito, ben diverso da quel finto senso di appartenenza basato sulle cazzate del vippismo, dell’esclusivismo che tanti oggi fanno proprio nella loro MIMA.

Un gap importante, perché ha fatto una debolezza della località, e che invece vediamo essere un punto di forza (come dappertutto) a Cervia, dove il sentimento di appartenenza (al netto delle due anime della città) è rimasto forte e rende viva la località, quindi i rapporti sociali e ovviamente commerciali, mentre a Milano Marittima la sparizione dei veri residenti e delle attività commerciali normali ha creato una situazione asfittica che vede ormai resistere, e mi sa ancora per poco, solo il cosiddetto centro. Che sarebbe morto pure lui, non fosse per due banche e una farmacia che movimentano un po’ di traffico. Perché solo un folle o un imbecille può credere che una località, anzi uno spicchio di località, possa stare in piedi con 4 negozi di un solo tipo, con una stagione turistica di povera gente ridotta da sei mesi a due e senza un utile bacino di potenziali clienti residenti.

Trasformare una località attiva a 360 gradi tutti i 365 giorni dell’anno in un mero centro commerciale è stato l’errore iniziato a fine anni ’80. E si è volutamente rimasti sordi e ciechi fino a oggi, come se i problemi di Milano Marittima fossero nati all’improvviso con 4 maranza. Del resto questa narrazione fa comodo a tanti. Noi invece siamo rimasti pochi, non abbiamo voce, non abbiamo peso, anzi, a loro diamo pure fastidio, perché noi non siamo vip, non siamo fashion, non siamo glamour, non siamo neanche stronzi come loro, noi siamo solo veri marmilanesi.

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi