Fra vecchi e nuovi egoismi di zona e di categoria il rilancio di Milano Marittima è pura illusione.

Sul corriere del 31 Marzo 2026 si dà conto di una lettera di un gruppo di commercianti, credo del cosiddetto centro di Milano Marittima, che denuncia un evidente e progressivo disequilibrio fra la spiaggia ed il centro città, in sostanza ci si lamenta che tutta la vita turistica sia stata dirottata praticamente sul lungomare e nei bagni dove, fra l’altro, sempre stando alla lettera di denuncia, la concorrenza non solo sarebbe dirottata, ma addirittura sleale perché priva dei debiti controlli. Si parla di una Sorta di linea di confine fra spiaggia e centro, di concorrenza sleale nei confronti del centro cittadino i cui negozi aperti tutto l’anno vengono penalizzati, di disequilibrio ormai strutturale, di svuotare progressivamente il centro de compromettere la qualità complessiva dell’offerta della località.

milano marittima

Ora, da residente storico e di famiglia di storici negozianti, gli unici fra l’altro a fine anni ‘70 e primi ‘80 ad avere a Milano Marittima 2 punti vendita, uno dei quali proprio nel cosiddetto centro (di fianco allo Sporting), voglio chiedere a chi ha scritto questa lettera: voialtri dove eravate quando sono andati in crisi progressivamente, per poi chiudere, tutti i negozi di Milano Marittima NON centrali? E parliamo soprattutto del Viale Matteotti, la classica via della passeggiata di un tempo, dove adesso invece sembra un’interminabile sequela di negozi pakistani ed affini? Dove eravate? I negozi ed i negozianti di Viale Matteotti e di altre zone non facevano parte dell’offerta complessiva? Non facevano parte dell’offerta di qualità? Cari negozianti del centro, si è avverato quello che avevano presagito alcuni lungimiranti come mio padre, e che cioè la ruota gira, e che bisognava essere tutti compatti invece di pensare al proprio orticello e per compartimenti stagni.

Abbiamo subito e ancora subiamo un bombardamento psicologico e propagandistico che da anni ha inculcato nella vision collettiva che chiunque avesse o abbia un’attività fuori dal sacro circolo di Viale Romagna non valeva niente, anzi neanche era considerato di Milano Marittima, perché Milano Marittima era solo il centro, solo chi aveva ed ha un’attività in centro è degno di rispetto e considerazione. Una mentalità cancerogena che ha svalutato piano piano il 90% di Milano Marittima, dove le attività hanno iniziato a essere snobbate perdendo prestigio e clientela anno dopo anno, fino a chiudere praticamente tutte. Perché molte pubblicità e pubblicazioni indicavano ai turisti che lo shopping a Milano Marittima era solo nelle vie del centro. E gli unici che si sono fatti avanti per subentrare sono stati i negozi etnici, perché tutti gli altri possibili acquirenti o affittuari non erano più interessati se non eri o tuttora non sei in centro.

Questa dicotomia, questa sperequazione così marcata fra cosiddetto centro e resto di Milano marittima una volta non esisteva, o perlomeno era quasi insignificante, tanto che affittare o vendere in Viale Matteotti o in Viale Gramsci pari era. Il cancro è iniziato a fine anni ’80, quando si è iniziato a distruggere tutte le attività annuali di varia tipologia in nome di una mala intesa vipperia, e soprattutto far credere alla gente con una mentalità tipicamente paesana e retrograda che il paese Milano Marittima si riassumeva e si riassume esclusivamente attorno alla piazza, alias la Rotonda Primo Maggio. Personalmente credo che i commercianti che hanno scritto questa lettera alle autorità cittadine e ai candidati abbiano ragione, fra l’altro la situazione è così evidente che nessuno può dire il contrario. Il Lungomare è stato creato apposta, però chi è causa del proprio male dovrebbe anche piangere se stesso facendo autocritica, perché si è stupidamente creduto e anche fatto credere, che mentre altre parti di Milano Marittima fossero diventate trascurabili, quella cosiddetta centrale sarebbe rimasta immune proprio perché ammantata da tutta una mitologia cretina che purtroppo ammorba ancora la nostra località, creando appunto danni enormi.

Il centro ha sempre agito pro domo sua senza solidarietà verso le altre parti della località, anzi continuiamo appunto a leggere articoli come questo, dove il centro sembra essere lui solo l’espressione di Milano Marittima. Se muore il centro muore Milano Marittima. Il centro e gli imprenditori hanno bisogno di aiuto e tutela, e tutti gli altri che hanno dovuto soccombere fuori dal centro? Non avevano pari dignità? Non avevano pari diritti di ascolto e di tutela? Non pagavano esattamente le stesse tasse allo stesso Comune?

Questo mi chiedo oggi, vedendo che si parla tanto di rilancio di Milano Marittima ed invece si va avanti con un sistema completamente deleterio che continua a far avanzare il deserto e dove pare che nessuno si senta parte di una stessa grande comunità con una equilibrata visione di insieme.

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi