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Aradori fa festa a Lido di Savio

Il famoso giocatore di basket Pietro Aradori fa festa a Lido di Savio con altre 15 persone e viene scoperto attraverso una foto.

Il giocatore della Fortitudo, Pietro Aradori, si era già fatto notare nei giorni scorsi quando, attraverso la sua pagina Instagram, aveva postato un messaggio negazionista che avevano fatto discutere a tal punto che è poi stato prontamente cancellato.

Non contento del primo scivolone, Aradori ha pensato di organizzare nel weekend pasquale una festa a Lido di Savio in un noto hotel che si affaccia sul mare…

Tutto procedeva al meglio e nell’anonimato più assoluto, fino a quando, uno degli invitati ha postato ingenuamente una foto sul proprio account Instagram (succede sempre così, come fanno a non arrivarci?), svelando quanto stava accadendo nell’hotel: 16 persone accalcate e senza mascherina. Il top considerato il periodo pandemico che ci troviamo a vivere.

Aradori fa festa a Lido di Savio

Aradori festeggia a Lido di Savio

La foto incriminata vede il cestita in alto a destra ed è diventata subito virale con annesse polemiche per gli assembramenti vietati, specialmente con la stretta sotto le feste pasquali che tutti ci siamo trovati a subire.

«Ottimo per contagiare», sottolinea un utente Instagram a cui è seguita la risposta dell’autore della foto: «…ti fanno il tampone prima di entrare».

Comunque, al di là di questo scivolone, è interessante notare una cosa: quando c’è da fare bella figura, è Milano Marittima anche Ponte Cucco a Cesena, ma se c’è la marachella poco edificante di mezzo, viene usata la toponomastica precisa come neanche un cartografo saprebbe fare.

Tanto per farvi capire la mentalità odierna, l’hotel in questione nel suo sito internet fra le tante cose scrive: …a pochi passi dal centro di Milano Marittima. Alla faccia dei pochi passi, ci sono 3 chilometri e 700 metri misurati con Google Maps, pari a 45 minuti di camminata. Forse hanno tutti clienti maratoneti!

Thomas Venturi

Le regole da seguire in spiaggia a Milano Marittima

Un breve prontuario delle regole da seguire in spiaggia a Milano Marittima e Cervia nella prima estate Covid.

Nessuno se lo aspettava, perlomeno non così presto, ma è di ieri la notizia della riapertura delle spiagge il 18 Maggio, con almeno 12 giorni di anticipo rispetto alla data del 1 Giugno che era stata ipotizzata. Per dovere di cronaca, le spiagge non saranno le uniche attività riaperte, vi saranno ad esempio bar, ristoranti e parrucchieri ma è sulle spiagge che andremo a concentrarci in questo articolo.

Ce lo chiedevamo ormai da settimane: come staremo in spiaggia a Milano Marittima e Cervia? Finalmente c’è una risposta, una prima risposta, perché non è detto che le regole possano variare col passare dei giorni e delle settimane, anzi, sicuramente assisteremo a delle varianti nel corso dell’estate. Ma intanto andiamo ad analizzare quelle che sono le direttive odierne, ovvero quelle in vigore dal 18 Maggio per chi vorrà andare al mare.

LE REGOLE DA RISPETTARE IN SPIAGGIA: NO HAPPY HOUR E ASSEMBRAMENTI

E’ bene precisare che, c’era da immaginarselo, saranno vietati gli happy hour e tutte le forme di assembramento musicali e non. Ma andiamo alla questione più importante, ovvero le distanze da mantenere tra chi prende il sole o semplicemente si fa una camminata in riva al mare. Come per quando si va a fare la spesa, per accedere allo stabilimento balneare si dovrà mantenere la distanza di almeno un metro con percorsi differenziati per chi dovrà entrare o uscire. Va da sé  che, in caso di alto afflusso, i bagni potranno rendere obbligatoria la prenotazione attraverso il sito internet o una App. Il personale dovrà essere munito di ogni dispositivo atto a contenere il contagio, come mascherine, guanti e disinfettanti; proprio quesi ultimi andranno utilizzati più volte al giorno in ogni area comune come docce e bagni.

Veniamo alla parte più “importante” se così si può dire, il distanziamento tra gli ombrelloni. In spiaggia gli ombrelloni andranno posizionati in modo da avere una superficie di almeno 12 metri quadrati, basteranno invece 1,5 metri tra i singoli lettini o teli da mare appoggiati a terra. Come per tutti gli altri luoghi pubblici vale la regola di indossare sempre la mascherina laddove ci sia un certo numero di persone e non si riesca a garantire il famoso metro. Ovviamente chi andrà al mare con famiglia al seguito potrà stare entro questi limiti e varrà la responsabilità individuale.

Insomma, alla fine non ci saranno cabinotti in plexiglass a proteggerci, per fortuna oseremmo dire, ma delle semplice regole di distanziamento sociale. Siete pronti a prendere finalmente il sole? Cosa ne pensate di queste prime norme? Fatecelo sapere nei commenti!

Per conoscere tutto quello che c’è da sapere sul Coronavirus nel comune di Cervia, anche in diverse lingue, ti invitiamo a consultare la pagina del Comune (qui)

Se vuoi conoscere cosa succede a Cervia e Milano Marittima e rimanere aggiornato sulle notizie, visita la nostra sezione dedicata all’Attualità (qui)

Cos’è il verde per Cervia?

Cos’è il verde per Cervia?Tale Gesù, che di cognome faceva Cristo e di mestiere Figlio di Dio, qualche dubbio l’ha avuto, come vero uomo e vero Dio. Tutti abbiamo dubbi, tutti nella vita facciamo anche delle cazzate, o perlomeno guardando indietro cose che sicuramente non faremmo o non faremmo propri allo stesso modo. A Cervia invece si ha la grazia della totale gioia paradisiaca, qui tutto è sempre bello, ben fatto, un successo, da premio. Che Dante abbia preso la nostra Pineta come paragone del Paradiso si sa. Cosa fosse e sia per la gente nostra, un po’ più difficile dirlo.

Il giorno ultimo di Settembre 2019, un comunicato del sindaco annunciava la morte dell’architetto Campos Venuti, artefice del nostro più recente piano regolatore e col defunto ex sindaco Ivo Rosetti dobbiamo loro il primo concetto di verde non come mero arredo urbano accessorio e di cornice, ma di verde parte integrante della cittadina. Il nostro simpatico sindaco lo sappiamo, ama tantissimo la sua città, ed è solo un bene, però quando si ama è facile anche lasciarsi un po’ prendere la mano. In realtà, l’idea non è affatto una primizia del binomio Campos Rosetti, è storia vecchia, molto vecchia, come ho già fatto notare nel mio articolo Made in Italy. L’idea della città giardino non è neanche un idea originale del signor Howard tanto spesso citato dalle guide, é una splendida idealità del rinascimento italiano, e fa capo a Leon Battista Alberti, punto.

Hanno subito trovato applicazione, per esempio, a Sabbioneta nel progetto di Palazzo Giardino di Vespasiano Gonzaga, con fior di studi successivi a sviscerare la faccenda. Ideali ripresi nel Dopoguerra da illustri architetti milanesi quali Guglielmo Mozzoni e Ludovico Bariano. Anche per lo stesso Palanti il verde era DNA della Milano Marittima, non arredo di giardinetti. La cosa che stupisce di più è però il bando europeo per raccogliere fondi per la ripiantumazione della pineta devastata dal tornado il 10 Luglio 2019. Il Corriere, il primo ottobre, scrive di uno stanziamento di fondi regionali per 500mila euro ed uno comunale pari a 481mila.

Cos’è il verde per Cervia?

Una parte della pineta colpita dal tornado del 10 Luglio 2019

Proprio lo stesso giorno mi arriva in buchetta “Cervia il giornale della città” anno xv n. 7 settembre 2019 dove a pagina 3 leggo che il Comune ha partecipato alla realizzazione della già inaugurata tensostruttura di Savio, costo complessivo 600mila euro, già trovati 400mila ne mancano 200mila anche qui parte raccolta fondi magari anche tramite il 5 x mille. Domanda: non è una cifra esorbitante per un capannone di metri 20×40? Non era prioritario dirottare i fondi per la Pineta? Possibile che si spenda in proporzione molto di più per un capannone a Savio rispetto ai fondi regionali per un bene assoluto e storico di tutti come la Pineta devastata? A leggere le cifre pare che essa valga o conti di meno… Siamo messi male se una intera regione ed un colosso finanziario come la regione da solo 500mila euro per un disastro e la piccola frazione di Savio si permette 600mila ero per un tendone. Per chi volesse far finta di non capire e magari buttarla in politica, dico chiaro e netto che io ne sto facendo solo esclusivamente un discorso di proporzioni. L’attenzione al verde ha sempre destato comunque attenzioni politiche o dei governanti, da quando il papa regalò l’usufrutto della Pineta alla intera comunità cervese, fino a Mussolini che anche qui a Milano Marittima ha lasciato parecchie impronte.

Cos’è il verde per Cervia?

Anni ’60, Rotonda Primo Maggio. Notare le staccionate realizzate con rami di pino.

Ultima considerazione rivolta al signor Pierre Bonaretti, con tutta la simpatia vorrei far notare a lui e ricordare anche ai più giovani che la idea di riutilizzare il legno dei Pini non è per niente una novità dato che per tanti decenni, per esempio, i rami di pini o altri alberi erano utilizzati per le staccionate che delimitavano tutte le aree verdi di Milano Marittima, a partire dall’intero Anello del Pino o anche l’attuale Piazzale Treffz, per non dire Via Jelena Gora e tanti altri.

Il Conte

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Bunker tedeschi di Lido di Savio

Le foto inedite del 1971 scattate da Paolo Giordani ai bunker tedeschi che erano presenti a di Lido di Savio.

Per comprendere al meglio quanto andremo a spiegare sui bunker tedeschi di Lido di Savio potrebbe esserti utile leggere la storia delle fortificazioni tedesche tra Cervia e Milano Marittima.

Quella che segue è una foto della ricognizione aerea fatta dalla Royal Air Force il 27 Marzo 1944 in piena occupazione tedesca e mostra la fase di costruzione delle fortificazioni nella spiaggia di Lido di Savio.

foto aerea raf

Le frecce indicano i quattro bunker che prenderemo in esame nelle foto che seguono

Partendo da sinistra verso destra troviamo i primi due bunker tedeschi di tipo “Regelbau” che possiamo vedere anche nella foto d’epoca qui sotto.

cartolina d'epoca

Il bunker di sinistra è sprofondato inclinandosi da un lato

I bunker tedeschi di tipo Regelbau erano delle postazioni di comando nelle quali potevano trovare alloggio fino a sei soldati. Al suo interno c’era tutto l’occorrente per la sopravvivenza come il bagno chimico, la stufa e i letti.

linea gotica

Notare sul tetto del bunker di destra la sporgenza quadrata dove era installata la mitragliatrice “Flak”

bunker tedeschi a Lido di Savio

Sulla sinistra la barriera antisbarco “Panzermauer” e sul fianco del bunker il muretto che serviva a riparare la scala che portava sul tetto. Sotto la scala è visibile l’uscita d’emergenza che però è stata murata

Bunker tedeschi Cervia e Milano Marittima

Una vista laterale dei bunker tedeschi di Lido di Savio

Il bunker nella foto qui sotto è il terzo partendo da sinistra della foto della RAF. Anche questo è un Regelbau ed è presente anche un tunnel che porta verso il mare e che termina in un bunker chiamato Tobruk dal quale usciva una mitragliatrice Flak.

Bunker tedeschi Cervia e Milano Marittima

Notare nella parte superiore del bunker il buco cementato nel dopoguerra dal quale usciva la mitragliatrice

Nelle prossime foto di Paolo Giordani vediamo un altro Regelbau con Tobruk annesso e in questo caso ad essere fotografato è l’ultimo bunker a destra nella fotografia della RAF. Il bunker è identico a quello sopracitato, il quale è visibile a destra in lontananza.

Bunker tedeschi Cervia e Milano Marittima

Anche in questo caso la postazione Tobruk si è staccata dal tunnel di collegamento finendo per insabbiarsi nella spiaggia. A destra in primo piano è visibile una parte della barriera antisbarco

Bunker tedeschi Cervia e Milano Marittima

Una veduta verso il mare dove è ben visibile la barriera antisbarco sulla destra del bunker

Bunker tedeschi Cervia e Milano Marittima

Il bunker visto dal lato nord e dietro in lontananza la Colonia Montecatini (ex Monopoli di Stato)

Bunker tedeschi Cervia e Milano Marittima

Un dettaglio della postazione Tobruk e del tunnel che porta al Regelbau. Sulla sinistra la barriera antisbarco. Notare il buco per la mitragliatrice nel parte superiore del Tobruk inclinato

Bunker tedeschi Cervia e Milano Marittima

Una sezione della barriera antisbarco che era presente sulla spiaggia di Lido di Savio.

Tutti i bunker in questione sono stati interrati negli anni ’70 e oggi nulla è rimasto in superficie.