pini Archivi - Il blog di Cervia e Milano Marittima

Il problema alla radice

Un tempo la radice del pino non era un problema. Oggi lo è, perché? Basterebbe un ragionamento elementare, ma ragionare non va più di moda.

Provate a fare mente locale. Se le radici dei pini fossero così invasive e pericolose, allora fino a qualche anno fa, a partire da noi residenti tutto l’anno, sai quanti problemi e quanti danni alle auto avremmo avuto e quanto saremmo inciampati noi che facevamo le compere a piedi tutti i giorni? Mai successo nulla di che. Provate a rifare mente locale.

strada milano marittima

Le strade di una volta. Dove sono le radici?

Zone pinetate dieci volte più di adesso, come Viale Matteotti e l’Anello del Pino, sarebbero state pericolose dieci volte di più, eppure ci passava il circuito delle moto! Tutti incidentati, tutti morti? Un circuito suicida? Le strade di Milano marittima erano una fabbrica di invalidi? Ma fatemi il piacere… Certo che una tantum qualcuno cadeva, non lo nego.

radice milano marittima

I marciapiedi di una volta. Dove sono le radici?

I marciapiedi, molti punti di Milano Marittima manco lo avevano il marciapiede (vedi foto), erano sentieri veri e propri… Eppure la gente girava in abito da sera, le donne addirittura in abito lungo… Evidentemente volavano…

IL PINO È IL NUOVO CAPRO ESPIATORIO

La storia dei pini sempre più pericolosi, come da ultima vicenda riportata in questo link dal Carlino del 22 Giugno 2022, con la condanna del Comune e del suo dipendente per la caduta e relativo risarcimento di una signora di Forlì nel 2015 sembra, più che una notizia, una voglia di mettere le mani avanti per giustificare nuove massicce demolizioni di alberi. Per la serie sempre più gente si fa male, il Comune non può affrontare tutti i risarcimenti, seghiamo a man bassa e togliamoci il pensiero, davvero alla… radice! In realtà è proprio un problema di radice ma che va inquadrato in altra prospettiva, che non fa comodo vedere a nessuno.

Purtroppo le radici non hanno più modo di espandersi naturalmente a causa della cementificazione e dei nuovi restyling dei marciapiedi, quindi cercano sfogo e si alzano dove possono in verticale, piuttosto che in orizzontale.

radice milano marittima

Il discorso è più complesso ma in sostanza è così. Quando avevamo ancora i vecchi marciapiedi a opus incertum i problemi erano molto meno. Coi nuovi marciapiedi, prima con le mattonelle quadrate bianche e poi i mattoncini rosa, è peggiorato tutto. Se si segano le radici, quelle che restano sfogano dove possono.

milano marittima marciapiede rotto

Il problema è lo stesso per strada. Il problema è la scarsa o sbagliata manutenzione delle strade. Ha ragione il Carlino a scrivere di “impetuose radici”.

PAVIMENTARE E BASTA NON È LA STRADA GIUSTA

radice milano marittima

Non avevamo bisogno del report denuncia sul pericoloso degrado del Matteotti avvenuto nonostante le sollecitazioni andate inascoltate, vedi Carlino del 22 Giugno 2022. Non lo volete vedere e non lo volete capire che questa è una Milano Marittima di mera propaganda e carta pesta, dove invece di mettere i marciapiedi in sicurezza li si pavimenta di piastrelle con incise le poesie di Ungaretti come fu per il restyling di Viale Forlì.. Cazzate inutili.. Ma tanto glamour.

milano marittima poesie ungaretti

Proprio il Matteotti, teatro della vicenda della povera signora forlivese, nel 2017 fu oggetto di un ennesimo intervento come sempre strombazzato, ma chi tuttora gira per Milano Marittima vede che siamo messi sempre peggio. Nell’articolo propaganda sul Corriere del 14 Febbraio 2017, si parlava di un nuovo viale dove sostare sicuramente e difatti si sosta cadendo….

Ripeto, strano non pensare a come mai avendo lungo i viali e le traverse, in aree private e davanti ai negozi, dieci volte meno pini di anni fa, abbiamo dieci volte più problemi, una proporzionalità inversa.

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi

Intervista all’agronoma Valeria Mariani

L’agronoma Valeria Mariani risponde alle domane del blog Cervia e Milano Marittima sul tema dei pini e la loro conservazione.

Chi ci segue da tempo sa che noi del blog Cervia e Milano Marittima siamo molto sensibili ai temi ambientali, soprattutto per quanto riguarda i pini e la loro conservazione.

Siamo anche consci però che c’è molta ignoranza e disinformazione su questi grandi alberi con i quali siamo chiamati a convivere ogni giorno. C’è chi ne vorrebbe di più, chi ne vorrebbe di meno e chi vorrebbe abbatterli tutti e sostituirli con altre piante.

Al di là delle opinioni personali, ci siamo chiesti se davvero, oggettivamente, sia possibile convivere con i pini; d’altronde chi è nato a Cervia, ma soprattutto a Milano Marittima come noi, sa che conviverci è possibile anche se è vero che qualche problema possono darlo.

Per cercare di fare chiarezza sull’argomento abbiamo chiesto delucidazioni all’agronoma Valeria Mariani, che si occupa ogni giorno di piante ed effettua valutazioni fitosanitarie dei pini e perizie di abbattimento. Chi meglio di lei può sciogliere ogni nostro dubbio?

Valeria Mariani

L’agronoma Valeria Mariani

Valeria ha conseguito la laurea triennale a Imola in Verde ornamentale e Tutela del Paesaggio nel 2015. Nell’anno accademico 2017/2018 ha partecipato ad un Master Universitario di I Livello sulla Difesa del verde Ornamentale per Produzioni e Progettazioni ecosostenibili e nel 2020/2021 ha conseguito un altro Master Universitario di I Livello sulla Gestione Tecnica e Progettazione dei Tappeti Erbosi Sportivi ed Ornamentali. Nel 2019 ha dato l’esame di Stato per l’abilitazione alla professione diventando un Dott. Agronomo Jr.

L’INTERVISTA ALL’AGRONOMA VALERIA MARIANI

Blog Cervia e Milano Marittima

Siamo convinti che la nostra città, essendo nata con i pini, con essi dovrebbe convivere. Ma non tutti la pensano così e, al contrario, alcuni nostri lettori dicono che i pini stanno bene solo in pineta e in città ci vorrebbero altri alberi meno dannosi. Cosa ne pensi, è possibile convivere con i pini nelle strade e nei cortili di casa?

Valeria Mariani

Penso che Milano Marittima senza pini non sarebbe più la stessa cosa. Concordo in parte con chi dice che questi alberi dovrebbero stare solo in pineta, ma obiettivamente la pineta ha fatto spazio alle nostre abitazioni e quindi è giusto rispettare l’habitat in cui viviamo essendo una caratteristica peculiare della nostra zona. Giustamente il Comune di Cervia li sta piano piano sostituendo con altre specie vegetali, tipo querce. Dobbiamo imparare quindi a convivere con loro, saperli gestire nel modo migliore salvaguardando la struttura scheletrica e senza deturparli della loro natura.

Blog Cervia e Milano Marittima

Ha fatto molto discutere il video che abbiamo pubblicato nel quale il Dott. Giovanni Morelli sfata alcuni miti sui pini, in particolare quello sulle potature che non andrebbero fatte. Sei d’accordo con il tuo collega?

Valeria Mariani

Si sono d’accordo con il mio collega. Con la potatura si accorcia la vita degli alberi, perché una pianta che viene potata frequentemente e in modo intenso, vive meno a lungo di una non potata. Nelle piante giovani possono essere previste potature di formazione per rimuovere i rami secchi presenti e tagliare le branche quando ancora sono piccole, meno di 2 cm di diametro; nelle piante adulte o negli alberi veterani, il legno morto deve essere conservato al fine di proteggere la biodiversità a meno che non sussistano dei rischi di danneggiamento a persone o cose. Spesso si sente dire che “i pini sporcano, soprattutto gli aghi“, “sono un pericolo per le macchine perché cadono le pigne“, “il problema della resina“, “le radici rompono i marciapiedi, alzano le cancellate, muovono i muretti“; queste affermazioni nascono perché l’albero è stato piantato o perché si trova in posizioni “scomode“ per noi e quindi facciamo di tutto per ridurre la sua vita. Bisogna tenere conto che una potatura mal effettuata è molto stressante per la pianta e può provocare l’insorgere di malattie o al peggio la morte.

Blog Cervia e Milano Marittima

Ci spiegheresti la differenza fra il pino domestico menzionato nel video e quello marittimo e come riconoscerli?

Valeria Mariani

Pinus pinea o pino domestico è un albero di altezza tra i 12 e i 20 metri, con una chioma verde intenso a forma di ombrello.

Valeria Mariani

Il tronco è generalmente dritto, cilindrico, con corteccia rugosa, profondamente solcata di colore bruno-rossiccio nelle piante giovani e di colore grigio-bruno a grosse placche rettangolari in quelle più mature. La pigna (strobilo) è di forma arrotondata, abbastanza pesante e con squame spesse e legnose (all’interno ha i pinoli).

Pinus pinaster o pino marittimo ha un’altezza compresa tra i 20-35 metri, con una chioma verde scuro a forma piramidale o cupolare.

Valeria Mariani

Il tronco può essere slanciato e colonnare, dritto o al limite inclinato, con corteccia grigia e poi con l’età rossiccia solcata da fessure più o meno profonde. La pigna è di forma allungata e compatta (non si apre come quella del pino domestico).

Blog Cervia e Milano Marittima

Si sente spesso dire che il pino è un albero instabile perché fa radici orizzontali in superficie e capita spesso che durante i lavori stradali vengano un po’ troppo facilmente recise rendendo il pino instabile. È proprio così?

Valeria Mariani

Poniamoci la domanda “Perché in pineta non si trovano tutte queste radici superficiali come nelle nostre strade?“ La risposta è perché molto spesso lungo le nostre strade sono state piantate piante provenienti da vivaio, quindi senza il fittone e di conseguenza la pianta non riesce ad andare in profondità, sviluppando cosi le radici laterali. Quindi si, tagli troppo vicini al tronco e in profondità possono rendere il pino instabile perché vanno a modificare l’equilibrio tra l’apparato radicale e la cima dell’albero, portando cosi uno scompenso e possibile caduta di esso in caso di eventi meteorologici estremi.

Blog Cervia e Milano Marittima

Alcuni affermano che i pini cadono perché le loro radici non sopportano l’acqua salata del mare, ma è anche vero che, soprattutto nella foce del Bevano e alla Colonia Varese, i pini arrivano quasi in acqua e sembrano stare benissimo. Quanto c’è di vero in questa affermazione?

Valeria Mariani

Se facciamo una passeggiata lungo la foce del Bevano o accanto alla Colonia Varese possiamo notare la presenza di Pinus pinaster, cioè pini marittimi e non pini domestici. Questo perché il pino marittimo è nato per consolidare i litorali sabbiosi e quindi resiste molto bene all’acqua salata e la particolare conformazione della chioma lo aiuta a resistere ai venti provenienti dal mare.

Blog Cervia e Milano Marittima

Un articolo della Stampa del 5 Aprile 2019 suggeriva l’esempio di Barcellona da imitare qui nelle nostre riviere, cioè piantare la varietà di Pinus canariensis, quello che in lingua nostra si chiama Pi de Canaries e che l’assessorato al Verd Urba’, il verde urbano di Barcellona, ha importato in città. Questo tipo di pino potrebbe essere utilizzato per rimpiazzare in nostri pini?

Valeria Mariani

Partendo dal presupposto che non c’è bisogno di rimpiazzare i nostri pini, il suddetto Pinus canariensis non è specie autoctona. Ha un habitat di crescita tra i 600 e i 2000 mt sul livello del mare. È una specie subtropicale incapace di sopravvivere alle gelate invernali dei climi temperati. Possiamo quindi affermare che questo pino non è ideale per le nostre zone climatiche.

Blog Cervia e Milano Marittima

Veniamo alla neve. Se, da quello che abbiamo capito, potarli è sbagliato, poi non è che ci ritroviamo un pino in testa perché cade per il peso della neve depositata sulla chioma?

Valeria Mariani

Si, può essere. Perché più noi potiamo e più loro si sviluppano e si allungano portando cosi ad uno sbilanciamento chioma/radice. Inoltre, possiamo affermare che, il pino domestico non è nato per sopportare nevicate abbondanti che, fortunatamente, nella nostra zona avvengono di rado.

Blog Cervia e Milano Marittima

Non tanti anni fa venne fuori la piaga della cocciniglia che faceva seccare i pini e assistemmo ad un’ampia opera di sfoltimento del prezioso verde in tutta Milano Marittima. Che fine ha fatto oggi quell’insetto? Siamo riusciti a debellarlo o alcuni pini vengono ancora oggi abbattuti per colpa di questa piaga?

Valeria Mariani

Questa piaga o Crisicoccus pini (cocciniglia cotonosa del pino) è ancora presente ma a livelli insignificanti e viene monitorata costantemente dal Servizio Fitosanitario Regionale. La presenza di Cryptolaemus montrouzieri e i lanci effettuati successivamente alla scoperta dell’insetto alieno, hanno portato ad un contenimento naturale del problema. Ad oggi non mi risulta che vengano ancora abbattuti pini colpiti da questa avversità.

Blog Cervia e Milano Marittima

Una curiosità. Da bambini trovavamo a terra moltissime pigne piene di pinoli che aprivamo e mangiavamo, oggi guardiamo per terra e sembrano introvabili. E’ una cosa che ci hanno riferito anche alcuni lettori. Sbagliamo la stagione o effettivamente qualcosa è cambiato?

Valeria Mariani

Qualcosa è cambiato. Non lontano da noi, in Toscana, è stata rilevata la presenza di Leptoglossus occidentalis, cimice dalle zampe a foglia, dannosa su Pinus pinea per la produzione dei pinoli, in quanto causa l’aborto delle infiorescenze e delle giovani pigne, e i pinoli raggiunti dalle punture divengono commercialmente inutilizzabili. Nella nostra zona, per ora non ci sono state segnalazioni, ma è possibile che ci sia già; nel caso non sono previsti trattamenti in quanto su quelle di interesse ornamentale non causa danni vegetativi. Un’altra causa che potrebbe provocare l’assenza dei pinoli è il cambiamento climatico e la non impollinazione delle pigne dovuta alla mancanza di polline di infiorescenza maschili.

Blog Cervia e Milano Marittima

Quindi, alla luce di tutto quello che ci siamo detti, se avessi carta bianca nella gestione dei pini di tutta Cervia e Milano Marittima, quale sarebbe la tua soluzione per far convivere persone, case e pini?

Valeria Mariani

Sicuramente la prima soluzione sarebbe piantare pini al posto giusto quindi, lontano da case, confini e strade. Dare il giusto spazio alla crescita di questa maestosa pianta che ci caratterizza come città e tutelare piante secolari valorizzandole e mettendo al corrente la popolazione e i turisti di queste meraviglie (per esempio il gelso secolare che abbiamo a Cervia e che pochi conoscono). Importante è sensibilizzare i cittadini alla protezione di questi esemplari proteggendoli dal taglio indiscriminato per motivi edilizi o futili.

Perché cadono i pini?

Il Dott. Giovanni Morelli, arboricoltore e agronomo tra i massimi esperti di gestione di alberi in Europa, ci spiega perché cadono i pini.

E dovesse cadere un ramo in testa ad un bambino… Se dovesse inciampare un bambino in una radice sporgente… Se dovesse venire una tempesta, un bambino potrebbe farsi male per colpa di un albero… Diciamo la verità, questi giganti che non riusciamo neanche ad abbracciare da quanto sono grossi ci mettono un po’ paura.

Perché cadono i pini?

Un pino caduto in Viale Forlì a Milano Marittima

Negli ultimi anni ne sono caduti diversi. Pensare che il cedimento degli alberi sia un fenomeno totalmente eludibile è pura utopia, ma mantenere gli alberi nelle migliori condizioni possibili è invece un dovere. E di questo si occupa la buona arboricoltura.

Immaginare però una città senza alberi, la renderebbe priva di quella bellezza naturale che rende un luogo accogliente e piacevole oltre a perdere il benessere derivante dalla loro ombreggiatura e dall’assorbimento dell’anidride carbonica.

La convivenza con gli alberi, come ogni altra circostanza della vita, comporta una certa dose di rischi; rischi che, se gli alberi sono ben gestiti, risultano abbondantemente compensati dai vantaggi che ce ne derivano. Non è diverso da quando prendiamo l’auto: sappiamo bene che la guida comporta una certa quota di rischi che, comunque, decidiamo di correre in nome della praticità del viaggio; se però poi decidiamo di viaggiare senza freni…

Terra, acqua ed alberi non sono in sé assassini, sono solo strumenti occasionali delle estreme manifestazioni della natura. Le vere minacce ci vengono dal luogo comune, dalla semplificazione e dall’incompetenza. Progettare, gestire e curare adeguatamente i luoghi in cui viviamo rappresenta il primo e fondamentale presupposto per la convivenza. I pini non fanno eccezione.

Vi lasciamo a questo breve video dove il Dott. Giovanni Morelli, arboricoltore e agronomo naturalista, esperto di valutazione di stabilità degli alberi e tra i massimi esperti di gestione di pini in Europa, ci spiega perché cadono i pini.

La prossima strage di pini

Il Conte torna a parlare della strage di pini di Via Melozzo da Forlì e fa una previsione su dove ci sarà il prossimo abbattimento di massa.

Francamente, mi stupisce la vampata di polemiche ed indignazione a seguito della strage di pini in Via Melozzo. È solo l’ultimo capitolo di un racconto già pieno di pagine anche peggiori e che è destinato ad averne di successivi.

La prossima strage di pini

Corriere di Romagna del 14/11/2021

Non mi pare che quando fecero fuori la pineta dietro all’hotel Mare Pineta, ampiamente boscata, e sostituita da un gruppo di palazzi e da un parcheggio quasi sempre vuoto, ci siano state lamentele. Non mi pare che quando fu eliminata dal Matteotti una pineta fra la Quattordicesima e Quindicesima Traversa, sempre per farci appartamenti e dove nei mesi scorsi il verde che era rimasto era stato ulteriormente sfoltito, abbia suscitato polemiche. Neanche quando li vicino hanno fatto fuori un lotto pinetale a ridosso dell’Hotel Monaco.

La prossima strage di pini

La pineta scomparsa in Viale Matteotti tra la XIV e la XV Traversa

Da oltre 10 anni nessuno si preoccupa della messa in vendita, a fini edilizi, del vicino lotto di pineta accanto all’Hotel Sahara all’Anello del Pino e che sarà la prossima strage di pini, se si eccettuano strane proposte per la Colonia Varese, dove anche li si vorrebbe fare tabula rasa.

La prossima strage di pini

Il lotto già in vendita nel 2011 all’Anello del Pino

la prossima strage di pini

 

Quanto al consumo del territorio, basta farsi un giro per Milano Marittima e vedere come in ogni nuova costruzione le volumetrie siano ampiamente superiori a quelle dei vecchi caseggiati demoliti.

Francamente fa specie leggere certe affermazioni del tipo che con i nuovi interventi ci sarà più verde. Se costruisci anche poco dove prima non c’era nulla, la logica vuole che aumenti non certo il verde ma la massa di cemento. Mi pare semplice. Ancora peggio leggere che ci si starebbe addirittura tenendo più stretti rispetto a parametri precedenti, insomma dovremmo quasi ringraziare? Per non dire di chi da lezione di non cementificazione, quando sotto il suo dominio si appoggiava a spada tratta la costruzione di una schifezza chiamata bonariamente eco mostro, ovvero il grattacielo dei 220 appartamenti alla prima Traversa.

Davvero non si sa più se ridere o piangere, a partire dalla mia traversa e altre limitrofe. Io da 20 anni, ed oltre, vedo solo più cemento, più caseggiati e sempre meno alberi, aiuole e fiori. Il problema è che nonostante tutto a Milano Marittima c’era talmente tanto verde che, nonostante i massacri, ancora molto ne resta agli occhi dei forestieri, che siano turisti o frequentatori del week end, tutte persone che non hanno memoria pregressa per capire la differenza abissale.

Non si capisce come mai nel paese del verde manchi costantemente di farsi sentire, a livello non politico e partitico ma a livello ambientale, il famoso partito dei Verdi. Evidentemente sono impegnati in battaglie di altri colori, dato che non li abbiamo mai visti ne sentiti a manifestare il benché minimo disappunto sul nuovo andazzo su quei cantieri che a Milano Marittima sono operativi pure la Domenica e come posso testimoniare, anche se non sarò creduto, operativi addirittura durante i fuochi di mezzanotte di un capodanno di qualche anno fa. Alla faccia dell’edilizia in crisi.

Ultimamente c’è sempre un problema col verde, c’è sempre un permesso per eliminarne, ma stranamente più ne togli più dicono che aumenta, mah. Come cittadino residente mi sento preso in giro, e non voglio pensare a quei cretini che dicono che i pini segati a Milano Marittima si possono ripiantare altrove nel comune per mantenere comunque la percentuale di verde e di alberature inalterata. Ovviamente questo è giusto a livello di numero, ma per tutto il resto è una cazzata. Se togli ad un luogo i suoi elementi caratterizzanti, quel luogo sarà completamente stravolto.

Perché mantenere in centro storico a Roma il Colosseo e il Pantheon e non farci al loro posto dei bei parcheggi o degli ipermercati, tanto li ricostruiamo pari pari fuori città così li vediamo lo stesso. Peccato che Roma non sarebbe più Roma. Possibile che sia così difficile da capire?

Come vi ho già scritto tante volte, entro il 2030 Milano Marittima sarà il clone di Lido di classe, una sequenza di case, case, e ancora case, un dormitorio per l’estate ed il week end, poco verde in linea con tante altre località, qualche negozio attorno alla Rotonda Primo Maggio e tanti saluti al meraviglioso sogno iniziato nel 1912.

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi

Strage di pini in Via Melozzo da Forlì

Un post pubblicato su Facebook mostra diversi pini abbattuti in Via Melozzo da Forlì.

Alzarsi la mattina e trovarsi già nei social le foto dell’ennesima strage di pini in Via Melozzo da Forlì a me, perlomeno a me, fa piangere il cuore. Quella nelle foto pubblicate non è la strage del tornado del 10 Luglio 2019, ma quella del 10 Novembre 2021.

Strage di pini in Via Melozzo da Forlì

Via Melozzo da Forlì, Cervia. Foto: Alessandro Turroni

Strage di pini in Via Melozzo da Forlì

Via Melozzo da Forlì, Cervia. Foto: Alessandro Turroni

Strage di pini in Via Melozzo da Forlì

Via Melozzo da Forlì, Cervia. Foto: Alessandro Turroni

Francamente, non c’è neanche bisogno di guardare Facebook e neanche di farsi una passeggiata per Milano Marittima, basta rimanere in casa propria, perlomeno noi veri residenti, perché c’è sempre, tutti i giorni, festivi compresi, qualche moto sega pubblica o privata che va alla grande e si sente come un perenne fastidioso ronzio delle zanzare di notte in camera da letto.

viale forlì milano marittima

Viale Forlì, Milano Marittima

Sega di qua, sega di là, c’è sempre una scusa pur di segare. La cosa strana è che una volta era più facile avere un miracolo da Padre Pio più che il permesso di segare anche un solo pino, stranamente adesso si va giù subito ed in quantità industriali.

“Ormai Milano Marittima fa concorrenza a certi paesi nordici per produzione di legname”.

Questo perché saremmo, secondo la propaganda, la località che ama il verde, anzi, una località sempre più verde. È facile da raccontare sui giornali, la vita vissuta è ben diversa, specie da chi appartiene ad una famiglia legata a Milano Marittima da 70 anni e ci abita tutto l’anno da 54 e si ricorda bene come fosse Milano Marittima, quella vera, quella verde.

Via Melozzo da Forlì

Ho ritrovato nel mio archivio un vecchio manifesto di qualche decennio fa firmato da Silvano Collina, dove ci si impegnava ad avere più verde più pulizia e meno rumori in una località che già era a posto così.

milano marittima

Milano Marittima

Adesso abbiamo più sporcizia nonostante la nuova tipologia di raccolta, abbiamo più rumori grazie alla movida notturna e il verde è sempre più un ricordo che rimarrà solo nelle vecchie foto.

centro climatico marino

Centro Climatico Marino, Milano Marittima

Che poi basta andare a vedere le foto di Milano Marittima, quella ancora degli anni ’80, e capire l’enorme differenza con oggi e sarebbe ora di finirla di mettere tutto in conto alla tempesta del luglio 2019 o altre piccole buriane, stanno segando a man bassa da metà anni ’90, e soprattutto non c’è ripiantumazione in tanti punti, a partire da intere traverse, e nessuno ci spiega perché dove prima insistevano 20 pini poi non è stato ripiantato neanche un cespuglio di rucola…

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi