Milano Marittima poteva durare solo 50 anni

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Forte sostenitore dell’identità locale e romagnolista convinto, Aldo Spallicci voleva ribattezzare Milano Marittima “Romagna Marittima”.

Il grande intellettuale romagnolo Aldo Spallicci, detto “Spaldo”, amava molto la Milano Marittima dei primi tempi. Abitava in una vecchia villa sul Viale Gramsci, vicino alle suore Orsoline di Viale Toti.

Milano Marittima poteva durare solo 50 anni

La villa di Aldo Spallicci in Viale Gramsci

Essendo antifascista, pare che proprio a Milano Marittima si sia nascosto, ma la cosa è alquanto strana poiché, praticamente di fronte alla villa, nel caseggiato che oggi ospita l’Hotel Belvedere, in epoca fascista c’era il Soggiorno dell’Aeronautica Militare e la sede del locale Comando Tedesco.

ROMAGNA MARITTIMA

Diceva che se la fondazione si doveva ai milanesi, essi poi non avevano fatto granché per lo sviluppo cittadino successivo e che furono tanti romagnoli a creare la località turistica ed il suo successo. Perciò, bisognava cambiarne il nome. La cosa, è evidente, non ebbe seguito. Tempo dopo, Spallicci, abbastanza infastidito dalla progressiva urbanizzazione ed evoluzione turistica, decise di lasciare Milano Marittima e prendere casa in un altra zona più tranquilla e ancora incorrotta. Prese una casetta, la “Buscaròla”, che tutt’oggi vediamo in fondo a Via Vasari a ridosso del Canale Madonna del Pino che, allora come oggi, segna il confine tra Cervia e Milano Marittima. Una lapide è poi stata posta per ricordare l’illustre inquilino.

Milano Marittima poteva durare solo 50 anni

La Buscaròla

Questa zona, che oggi anch’essa la si vuole chiamare Milano Marittima, era da sempre individuata col toponimo di “Cervia Pineta”. Difatti nella lapide che ricorda il soggiorno Spallicciano, è giustamente scritto:

“A Cervia Pineta nella sua Buscaròla per quasi sei lustri Aldo Spallicci celebrò in liriche armoniose le tradizioni e i costumi, le bellezze e l’anima della Romagna”.

La lapide, dovuta agli Amici dell’Arte della Casa delle Aie (che di toponomastica, confini e storia locale ne sapevano) è datata 24 Marzo 1974, quindi in quell’anno, quella zona gravitante attorno a Piazzale Donatello e Viale Milano, nessuno a partire dai cervesi, la considerava Milano Marittima, altrimenti nella lapide avrebbero scritto “qui a Milano Marittima…”.

LA RECENTE TOPONOMASTICA CREATIVA

Una cosa che cozza decisamente con l’ideale Città Giardino progettata da Palanti e che ha mutato lo spirito del luogo, è l’abitudine di attribuire a Milano Marittima appellativi propri, invece, di altre realtà più tradizionali, esattamente quello che non volevano Palanti ed i fondatori Milanesi.

Basti pensare al fatto che una zona sia ormai da anni individuata come “il centro”. Com’è possibile in una Città Giardino (come del resto in un campo, un orto o un bosco) avere un centro e quindi una periferia? Addirittura, in certe pubblicazioni si parla di “salotto buono”, come abitare o lavorare altrove fosse degradante; o di “centro storico” il che è ancora più fantascientifico. Infatti definire la Rotonda Primo Maggio e la zona adiacente come il “centro storico” è due volte un assurdità.

Milano Marittima poteva durare solo 50 anni

La Rotonda Primo Maggio

Al limite si potrebbe paradossalmente definire centro storico non la Primo Maggio ma la più a sud Rotonda Don Minzoni, poiché è qui che si svilupparono le prime ville dei milanesi fondatori (Bianchi, Redenti, Tempini, Galli) ed il primo hotel, il Mare Pineta.

La nuova mentalità paesana ha purtroppo preso piede sull’ideale del Palanti. Tra l’altro è poco noto che Palanti aveva battezzato Milano Marittima “Costa Verde” (ovviamente per la presenza della pineta) per contrapporla alla Costa Azzurra Francese, altro luogo di vacanza d’èlite. Basti pensare che successivamente, a partire dalla stupenda Villa Perelli (oggi Residence Touring), le grandi ville della più alta borghesia sorsero alle traverse e molto lontano dal cosiddetto “centro”, così fu anche per alberghi prestigiosissimi, quali il Bellevue del mitico Silvano Collina, su progetto dell’illustre architetto Filippo Monti.

Nella Città Giardino una location valeva l’altra, non c’era una gerarchia come nelle città e nei paesi, dove contava di più chi abitava vicino alla piazza o alla chiesa, anzi, fu proprio nella parte opposta al “centro” che andarono ad abitare tutte le famiglie nobiliari. Fino agli anni ’70/’80 solo fra la Sesta e la Dodicesima Traversa c’erano una decina di famiglie blasonate. Gli stessi fondatori Palanti e Bianchi avevano ville alla Quarta Traversa.

Nel 1948 ci fu la prima celebrazione di Giuseppe Palanti. Nel manifesto del programma dell’Azienda di Soggiorno, in data 25 Luglio, si legge che alle ore 19 in Viale Roma a Cervia ci sarebbe stata “l’orazione commemorativa del Maestro pronunciata dal senatore Aldo Spallicci”: proprio Spallicci che vent’anni dopo, come detto sopra, voleva mutare il nome alla creatura del Maestro da Milano Marittima in Cervia Marittima o Romagna Marittima.

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi