Questione di stili

hotel casa major

C’è una grande differenza, secondo il Conte, tra le idee di allora e quelle di oggi: è una questione di stili. Uno stile che oggi non c’è più

Milano Marittima é sempre stata fucina di idee, anzi, essa stessa nasce dall’idea di città giardino. Quante volte già abbiamo parlato delle iniziative dei mitici albergatori come Silvano Collina, Rudy Neumann e Tiozzi? O di come nel retrobottega d’una macelleria sia nata l’idea del circuito motociclistico, ed in un campeggio di Viale Matteotti sia nata l’idea del Trebbo poetico?

Ben pochi sanno che nell’estate 1964, esattamente nel bar La Bussola di Milano Marittima nacque un’altra realtà, realizzata già dall’anno dopo sulle colline tosco-romagnole di Valdazze: “Villaggio del Cantante“. L’idea venne al forlivese Silvio Giorgetti, che in famiglia abbiamo conosciuto bene, il quale a Milano Marittima aveva il bar Aurelia all’angolo della Quinta Traversa.

Nel corso dei decenni, il Villaggio del Cantante vide la partecipazione di una moltitudine di personaggi dello spettacolo, della politica, della religione (inclusi Mons. Tonini e Mons. Milingo) Silvio era il prototipo dell’intraprendenza romagnola. Quanti avranno letto la scritta “Valdazze” sotto i cavalcavia di un po’ tutte le strade nostrane? Ecco, a lasciare il segno come Zorro era lui, solo che lo faceva con la vernice che teneva nel portabagagli!

Nel libro del 2002 dedicato a tutta la storia del villaggio canterino, debitamente stampato e regalato solo ad amici e parenti, a pag. 45 si parla proprio di Milano Marittima vuoi il mare, vuoi le saline, evidentemente faceva bene al funzionamento dei neuroni. Ed oggi? Oggi siamo MOLTO PERPLESSI di fronte a certe trovate che di originale ed innovativo non hanno niente, e che fra l’altro dovrebbero pure veicolare l’immagine del paese.

IL LOGO PER MILANO MARITTIMA? UNA PRESA PER IL… COULÉ

L’ultimo esempio é il nuovo logo scelto per sostituire quello del Centenario e di cui già si è detto. Presentandolo il Sindaco ha detto che é stato selezionato fra ben 150 proposte e che ciò attesta “il forte richiamo di Milano Marittima” sempre al centro dell’attenzione di tanta gente. Il bando comunale del concorso richiedeva al logo di “saper evocare la sintesi di bellezza che caratterizza Milano Marittima” oltre (ovviamente) ad essere “inedito e originale”. Ebbene, quale logo ha riportato la palma della tanto esigente e selettiva commissione giudicante? Una scritta “Milano Marittima” su due righe con una “M” maiuscola per ambedue le parole. La genialata della grafica bolognese vincitrice é tutta qui.

Logo vincitore del concorso

E questa sarebbe una scelta originale? Inedita? La sintesi di storia e bellezza? Però bisogna riconoscere che una clausola é stata rispettata, ovvero quella che imponeva “la massima coesione possibile fra aspetto grafico e parole utilizzate”. Difatti scrivere Milano Marittima per pubblicizzare Milano Marittima é davvero il massimo della coesione e concisione a livello grafico!

Solo una domanda: ma non sarebbe bastato presentare alla commissione una foto di un cartello stradale con scritto Milano Marittima? E la “M” non ci pare così inedita ed originale: chiunque dei nostri padri o nonni può rintracciare nei vecchi quaderni una “M” siffatta. Quello di mio padre “Calligrafia d’oggi” (di L. Soliani, Petrini Editore 1958) la classificherebbe (in tavola XII) nella maiuscola “m” della scrittura Coulé. Del resto, qui é tutto una presa per il …Coulé! O no?

Il settimanale Gente (n.32 del 4.8.2012) quest’estate ha dedicato 6 pagine al Centenario della nostra città o almeno così pareva. Difatti nel servizio a partire dalle 8 foto, tutto c’era fuorché il Centenario e la nostra vera Milano Marittima. Una foto del Sindaco con in mano una vecchia foto di Cervia; una foto delle saline, una foto di un famoso albergatore che non é né Tiozzi, né Collina, né Benzi, né Sovera, né Allegri; due foto di ragazzotti e ragazzotte poco vestiti in due noti bagni, una foto dei militari della capitaneria di porto sulle moto, una foto coi quattro deretani delle cubiste di una nota discoteca, una foto coi camerieri del Caminetto con un vassoio di Catalana.

Tolto il Caminetto, istituzione pluridecennale, tutto il resto cosa c’entrava con il Centenario? (era un’altra clausola del bando). Fino a non molto tempo fa, era tutto diverso! La foto, trasformata in cartolina, col conte Ginanni Ferniani in motoscafo attorniato dagli amici a bagno é stata per decenni una delle cartoline più vendute dai nostri tabaccai.

Aprendo il bel libro fotografico “La dolce vita di Milano Marittima” di Laghi-Santarelli, varie persone che rientrano nel DNA della Milano Marittima storica si riconoscono o si sono esse stesse riconosciute. È appena morto il bagnino Ernesto Giunchi detto “Rancio”, vero personaggio dalla spiaggia alle traverse, come lo fu “Bucàza” Dante Benvenuti che partecipò al film “La ragazza con la valigia“.

Insomma, dal conte al bagnino nelle cartoline, nei film, nei libri su Milano Marittima ci trovavi come immagine la gente della città, cioè noi, attualmente é il contrario e la cosa può far girare molto le palle, non quelle dello stemma della casata del Conte.

Il Conte che non conta