Gosford Porch

hotel casa major

Milano Marittma, villini e pineto. Un binomio che pare indissolubile, tutt’oggi sfruttato esattamente come cent’anni fa quando Palanti e soci iniziarono l’avventura. Ma è davvero ancora così? Nel libro catalogo (pag.21) della mostra sull’architetto Focaccia (20/06-8/07/2013) uno dei curatori scrive “Luoghi, spazi, edifici che diventano memoria, una memoria che ha valore IDENTITARIO, ma che è anche una grande risorsa da giocare per valorizzare il binomio turismo-cultura”. E’ lo stesso concetto espresso durante la Notte Rosa a Cervia, in Piazza Garibaldi, da Squinzi di Confindustria, e ripreso da Brusi dell’Ascom nostrana sul numero di Luglio di “La Riviera di Cervia” (“la cultura è bene primario”). Nello stesso periodico, a pag. 5, leggiamo anche “Un tema, quello del liberty, particolarmente caro a Milano Marittima che vanta significativi esempi di architettura nei famosi villini a mare e negli hotel storici come il Mare e Pineta”. Quanto al Sindaco, nell’intervista a Milano Marittima Life Anno 3 Numero 6 dice “Alcune villette ….. sono perfettamente conservate e sono testimonianza della bellezza che cento anni fa ha ispirato la nascita della località”. Nell’intervista di prassi sul Numero 7 dice poi “…. da qui parte l’invito, vieni a vedere con i tuoi occhi, la città ti invita a essere qui a celebrare i cent’anni per continuare ad essere con noi nella storia”. Ma cosa vediamo DAVVERO con i nostri occhi in primis noialtri, i residenti, che siamo l’anima di Milano Marittima? Cosa ci rimane di tante meraviglie? Bellaria ha fatto un museo della casa di Alfredo Panzini, San Mauro ha fatto lo stesso con Casa Pascoli e idem Cesenatico con Casa Moretti. E Cervia? E Milano Marittima? La villa di Max David è all’abbandono (sembra la casa della Famiglia Addams); la villa di Rino Alessi ci pare che sia stata rasa al suolo; l’abitazione di “Trùcolo” è stata venduta; la villa di Grazia Deledda invece di essere un museo cittadino al pari delle ville dei suoi predetti amici, è il parcheggio di un hotel e dormitorio del personale… E’ questo ciò che bisogna venire a vedere? A Milano Marittima restano le due villette di V.Le Ravenna (davanti alle Poste); la Villa Malagola recentemente restaurata in modo davvero encomiabile (nel suo libro Thomas Melai, a pag. 108, dice “milanesi”, ma in realtà i Malagola hanno origini ravennati); la Villa semidiroccata in V.le Gramsci del mio amico d’infanzia Giovanni G. e Villa Palanti (anche lei recentemente ben riattata). BASTA. A Cervia c’è giusto Villa Damerini (opera del Focaccia). Sul periodico “L’architetto illustrato” n.1/97 si legge “chi ha la fortuna di accedere all’interno…ecc..”. Chi scrive ha avuto la fortuna di accedervi più d’una volta, e di chiacchierare con la Contessa Bernabei (che un po’ ricorda Bette Davis) e ricordare ciò che, oramai, è solo una bella favola da ripetere su libri e giornali. Basti dire che a Milano Marittima dov’era la villa di un suo nipote oggi vi è un caseggiato con 11 campanelli! La realtà dei villini è oggi ben altra. Recentemente la stampa locale si è occupata (ancora!) di tali costruzioni.

Gosford Porch

E’ ancora grande lo stupore per l’inaugurazione di un complesso sul mare, per cui sono confluite rigorosamente ad invito circa 300 persone (Corriere 16/7/2013). A parte le 300 persone (ma dove le hanno messe?), ed il linguaggio da tangenziale (confluite) davvero non si capisce il “grande stupore” non trattandosi nè di Versailles nè di Peterhof (la reggia sul mare degli zar, dato che anche qui si parla di possibili compratori russi). Il fatto che certa gente si stupisca così facilmente è tutto dire. La lezione viene anche da oltre mare Adriatico. Sul venerdì di repubblica numero 1322 del 19.7.2013 potevamo leggere “Le strade di Zagabria sono allegramente invase dai tavolini dei bar, frequentatissimi, e le signore che se lo possono permettere optano per un’eleganza radical-chic. Nessuna pacchianata da nuovi ricchi. La nemesi di Milano Marittima”. Il film “Gosford Park” era ambientato in una di quelle stupende magioni inglesi tutte giardino, diventate celebri anche grazie a “Downton Abbey”. Grandi case, ampi giardini, il concept della vecchia Milano Marittima. Nonostante le iperboli, oggi invece abbiamo tanti “Gosford Porch” dove, per chi non mastica l’inglese, “porch” significa “terrazzino” dato che tali ville s’articolano perlopiù in ampi terrazzini. Negli anni 60/70 erano invece due gli attici di cui parlava tutta Milano Marittima, quello dei Redenti e quello dove tutt’oggi  abito io.

Gosford Porch

A proposito di films (cfr. “Quel che resta del giorno”) che grazie alle trame hanno riportato in auge certi mestieri come il maggiordomo (il butler), quest’estate (cfr. Corriere 8.7.2013) scopriamo che un famoso hotel della nostra città s’avvale del servizio di lustrascarpe. Che, anche in questo caso,  ci viene presentato come chissà quale novità (“Il 5 adesso ti lustra anche le scarpe” è il titolo dell’articolo). Quando dovrebbe essere notorio che, sia nelle dimore signorili, o comunque dello spesso invocato jet-set (cioè quelle dei presunti clienti), sia negli hotels di lusso d’una volta, ciò era nornalissimo! Invece leggiamo “ma per i turisti ospiti sarà una vera e propria sorpresa”. Insomma, ancora stupori per ciò che, per un certo target di persone, dovrebbe essere ordinario! Avranno maggiordomi e lustrascarpe, ma mi pare sia “vip” un po’ digiuni degli usi del “bel mondo”. Leggiamo ancora “sorpresa magari da immortalare e diffondere online”, il che fa di un servizio di top class un fenomeno da baraccone. Si insiste anche sul fatto che, udite udite, ad espletarlo sia un laureato. Inoltre tale servizio non era certo svolto a bordo piscina, ma molto più discretamente nelle ore di riposo dei “signori” ospiti. Come sempre, la parola d’ordine è OSTENTARE. E non parliamo d’un altra struttura pluristellata, che alla sommità ha un’insegna la quale, più che roba da grande hotel, ricorda le insegne “Pavesini” poste sopra tutti gli autogrill. Ma del resto, come giustamente ha detto il Dott. Aurelio De Maria durante una delle nostre chiacchierate “il gusto nasce dall’educazione” e quanto a gusto e signorilità, a Milano Marittima viene commisurata alla capacità d’esborso per metro quadro. Questo articolo (Corriere 16.7.2013) mette ancora una volta Milano Marittima in pendant con località come Forte dei Marmi.

Gosford Porch

Il quotidiano La Stampa s’occupa spesso di quella località, e recentemente (cfr. La Stampa 17.7.2013) in proposito si poteva leggere questo “La magnifica pineta, salvata grazie ad un vincolo paesaggistico, nasconde le ville costruite negli anni 20 dalle dinastie fiorentine e piemontesi”. Solo da questa frase salta agli occhi che il paragone proprio non regge. 1) Quella pineta è stata “salvata” da un vincolo, mentre qui da noi è notizia di pochi giorni fa che altri 10 ettari hanno ottenuto il cambio di destinazione d’uso per lottizzare (cfr. Corriere 27.6.2013); 2) Al Forte la pineta nasconde le ville e non è un loro “accessorio” carino e seduttivo per venderle meglio. Anzi, è un bene tutelato in quanto tale, un bene a sé e per sé. Unico punto in comune qui e la, sono i bisogni di corsi di bon-ton, dato che spesso il conto in banca risulta inversamente proporzionale alle maniere. A proposito di ville, la sera della festa della Rimessa del Sale, con tutta Cervia in fibrillazione e piena di gente, sono passato in bicicletta per Viale Roma sulle ore 22. Praticamente tutte le ville, più o meno storiche, erano al buio. Possibile che qualche luce costi così tanto? Un giardino o una facciata illuminati possono anche costituire un fattore di maggior sicurezza verso certi male intenzionati. Si fa più giornalismo d’inchiesta (e non celebrativo di tizio e caio, o di questa o quell’altra attività), ma si guarda in faccia alla realtà: vedi Rimini. Sul Carlino edizione di Rimini del 18.7.2013 si poteva leggere questo articolo “Chiese e reperti storici in rovina. Così Rimini abbandona i suoi tesori”.

Il Conte che non conta