Spogliarelli, spogliatoi... spogliazioni!
Gli antichi vasi sul ponte del Canalino di Milano Marittima

È notizia fresca (anzi calda, dato l’argomento) che Sara Tommasi debitamente chaperonata dal Paolini nazionale, si sarebbe data ad uno spogliarello di “protesta” a Milano Marittima causa ritardo del suo bus. Sfugge la ratio ispiratrice di una protesta che, se fosse imitata dai pendolari di tutta Italia trasformerebbe le nostre stazioni in altrettanti campi nudisti. Il giorno 24 (cfr, Carlino 25.6.2013) Paolini stesso si sarebbe messo in mutande davanti al Comune onde protestare per il degrado delle colonie di Milano Marittima. Cosa avrei dovuto fare io, quando in pubblica riunione proposi che la Monopoli, facilmente riattabile, diventasse il centro congressi e mi fu risposto che non ne capivo niente e che né li né in altre colonie si sarebbe potuto far qualcosa? Del resto, gli spogliarelli non sono infrequenti per le strade di Milano Marittima, in primis il Matteotti, quando in pieno giorno specie nei weekend estivi i pendolari della playa li scambiano per spogliatoi. Non si fanno granché scrupolo, nel cambiarsi davanti ai passanti per andare al mare o, tornati, per andare all’aperitivo in centro.  Sono soprattutto uomini, molti i lati B visionabili, qualche lato A, molta roba di serie C. Dopo gli spogliarelli e gli spogliatoi appena citati, veniamo alle spogliazioni. Un libro appena uscito scritto da un collega docente di museologia alla Sapienza riabilita Napoleone: non è vero che ha solo spogliato l’Italia di opere d’arte. Tanto ha contribuito a restaurare e preservare, e infine qualcosa siamo poi riusciti a riportalo a casa, dice la prof. Prese. Quanto a Cervia e Milano Marittima è stato asportato, restaurato, restituito, addirittura distrutto per sempre? Per l’ultima categoria vedasi l’ala Focaccia del Mare Pineta, per far posto ad un bello scatolone. Per Milano Marittima ricordiamo le colonne originali della rotonda 1° Maggio di cui ne restano 3 su 5 delle originali e fra l’altro, proprio di questa rotonda ci sarebbero progetti di Tonino Guerra rimasti lettera morta al pari del progetto che in illo tempore Enzo Prestinenzi aveva fatto per rinnovare il Porto Canale di Cervia. Le colonne originali, malridotte, sono state riesumate per il Centenario onde arredare la Rotonda Don Minzoni, che rispetto alla 1° Maggio è molto meglio e più illuminata (sulla scarsa illuminazione anche di Viale Matteotti cfr. protesta su stampa locale in data 24.6.2013). Ciò che invece è stato asportato, ma non ancora restituito dopo il restauro, sono i 6 grandi vasi in pietra che stavano sul Canalino. (cfr. Voce e Corriere 31.3.2013). Già a Natale (cfr. Voce 19.12.2012) Giovanni Camprini aveva chiesto che, a restauro fatto, fossero riposizionati NON più sul ponte del Canalino ma in Viale Roma o sul Lungomare o presso il Comune a Cervia. Ergo, ammesso e non concesso che tornino, perché riposizionarli dove di certo non farebbero la stessa “figura” che facevano sul Canalino? In Viale Roma sarebbe come condannarli all’oblio, perché è  molto meno frequentato del Canalino, dove molti li prendevano come soggetto per foto ricordo. Inoltre potrebbero essere facile bersaglio di vandalismi da parte dei tanti ragazzotti che, visti i locali limitrofi, stazionano nella zona. Anche a Milano Marittima vandalismi non mancano, ma finora i vasi sono risultati immuni. Vorrei ad esempio ricordare che nella notte tra il 22 ed il 23 Giugno ignoti hanno distrutto invece, e per l’ennesima volta, i piloncini della catena d’ingresso alla Stella Maris. Quanto a posizionarli sul Lungomare di Cervia, è talmente lungo e dispersivo che i vasi (sono solo 6) non farebbero gran figura come nello spazio più raccolto del Canalino. Le auto parcheggiate sul Lungomare non agevolerebbero poi la loro visibilità. Eppoi, mentre ormai nessuno ha più ricordo dei vasi a Cervia (erano davanti alla Casa del Fascio), moltissimi li ricordano a Milano Marittima. Anche il restauro filologico (com’era – dov’era) ha i suoi pro e i suoi contro, quindi. Sempre ricordando Napoleone, una famiglia cervese da lui gratificata col titolo di Baroni dell’Impero, è quella dei Mazzolani, al centro di un altro caso irrisolto. La domanda è: che fine hanno fatto i mosaici dell’antichissima Chiesa di San Martino Prope Litus Maris trovati durante i lavori in un terreno di proprietà di tale famiglia? È il quesito che si pone in primis il proprietario del sito, Eros Mazzolani. Appartiene ad una radicata famiglia che, negli ultimi 300 anni, ha scritto parecchie pagine (a vario titolo) della storia tanto di Cervia che di Milano Marittima. I mosaici torneranno, ritorneranno a Cervia o rimarranno in qualche deposito della sovraintendenza? Un articolo comparso sull’ultimo numero di Milano Marittima Life (anno 5 n. 9 Estate 2013) dovuto ad una giovane giornalista che ho visto praticamente nascere poiché appartiene per via materna ad una datata e ben radicata famiglia della storica élite di Milano Marittima tratta dell’iniziativa “Mosaico in tour” cioè dei laboratori di mosaico proposti negli stabilimenti balneari della Città Giardino quest’estate. Ma i nostri mosaici, quelli veri? Un vecchio proverbio dice “Impara l’arte e mettila da parte”, ma quando l’arte viene messa da parte, o da qualche parte, come facciamo poi ad impararla?

Il Conte che non conta

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