Chiese di guerra

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Chiese di guerraDa giovane Mussolini finì per abbattere la statua della Madonna del Fuoco a Forlì, tanto cara ai salinari cervesi. Ma nel 1924 ringraziava per lettera padre Pio per averlo “ricondotto alla fede”, ed iniziò a proteggere i francescani. Nel 1938 a loro regalò la terra a Milano Marittima per la chiesa di Santa Maria della Vittoria, cioè la vittoria di Addis Abeba nel 1936 con cui Mussolini fondò l’impero. Addis Abeba era il nome del piazzale antistante (oggi piazzale Napoli alla Terza Traversa) e nel 1956 la chiesa nuova cambiò nome in Santuario Santa Maria Stella Maris. Nel 1936 era in africa padre Giacomo Giacobazzi, che nel 1947 ritroviamo a Milano Marittima. Subì la prigionia di guerra nelle isole Orcadi in Scozia e fu promotore di quella che oggi é la quarta chiesa più visitata di Scozia. Infatti i prigionieri italiani costruirono una chiesetta nota poi come The Italian Chapel dedicata alla Madonna Regina Pacis, ma nella vetrata compare anche San Francesco. La desolazione della Milano Marittima del 1947 non doveva essere così diversa da quella dell’isola scozzese e forse per questo si scelse come pioniere proprio Giacobazzi. Fra l’altro a fine 1944 proprio gli inglesi allestirono un campo di aviazione militare proprio nei terreni limitrofi alla Stella Maris. Una sorta di doppio filo conduttore, un doppio gemellaggio. È un peccato che, con tante pagine a disposizione, padre Geremia nel suo libro del 1980 non dica assolutamente nulla di questi importanti retroscena, che altrettanto assolutamente non poteva non sapere.

Il Conte che non conta