Voglia di èlite (Prima parte)

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Voglia di èlite (Prima parte)

Estate 1982, Viale Gramsci 78 il Conte che fa la bancherella davanti al suo negozio.

“La località deve reimpossessarsi della sua anima elitaria che negli anni s’é persa a favore dell’immagine un po’ superficiale di vetrina” dice bene il Comune sul Corriere 31.8.2014, ma l’anima s’è voluto perderla iniziando 20 anni fa una mutazione genetica con il baraccone dei “vip” tra bagni in spiaggia e street bar casinari. Peggio dell’immagine è l’immaginario collettivo che si è sedimentato. Michele Fiumi disse “Milano Marittima è sempre stata conosciuta per le sue belle vetrine, per la presenza di marchi prestigiosi. Le griffe facevano a gara per aprire a Milano Marittima, i turisti sono sempre venuti per shopping e passeggiate fra i negozi” (Voce 6.4.2014) ma “il quartiere glam ha perso la sua immagine di vetrina” (Voce del 17.4.2014). Mi sfugge come Fiumi possa parlare di un periodo che non ha vissuto visto che è venuto da Forlì solo 1997 quando già i tempi erano ben peggiorati per la nostra città. La mia Milano Marittima era sostanza e non immagine e la nomea la doveva alla “classe” della gente non alle “belle vetrine”! Era glam tutta, non esisteva la fissazione paesana del “centro” perché “prima che ci mischiassero con altra gente”, come dice una mia amica marchesa, noi Milano Marittima la vivevamo a 360° “era tutto naturale, familiare ed elegante allo stesso tempo” come ricordano certi habitué del bel mondo della riviera (Carlino 15.8.2014). La boutique “Maria” non aveva problemi ad essere alla Diciottesima Traversa, possono dirlo l’ex titolare (madre del velista Bianchetti) o l’ex commessa Anzia Alici. Nel 1978 mia madre aprì nel Viale Gramsci La Tartana 2 dove oggi c’è Yamamay). Pioniera dell’idea di destagionalizzare, chiese ma non ottenne, di poter tenere aperto le domeniche d’Inverno. Il Cluny si vide negare per 10 anni (fino al 1991) la veranda e la possibilità, quindi, di aprire nei weekend invernali.

Voglia di èlite (Prima parte)

La Tartana in Viale Matteotti

Oggi Fanelli parla “dell’importanza della progettualità” (Carlino 31.11.2014) e di “mettere da parte gli interessi personali” (…) “nel rispetto della località” (Voce 14.11.2014). Senza aspettare lezioncine dagli ultimi arrivati (Fanelli, Fiumi, Ciarrapica ecc) vorrei ricordare che la progettualità a Milano Marittima non è mai mancata, mica stavamo a guardare le pigne che cadono! Purtroppo non siamo stati supportati e alla fine ad essere messi da parte siamo stati noi residenti! Non a caso locali d’élite a Milano Marittima non ce ne sono più, parlo di locali come La Perla, Nuovo Fiore, Cluny, Brasserie, Caffetteria, Martini, anche Bolognesi della Frasca si disse “pentito” d’essere venuto (cfr. Carlino 13.9.2010). Che le griffes ambissero a Milano Marittima è roba da libri di Asimov! I marchi non erano nelle vetrine, erano i cognomi dell’élite villeggiante, quelle famiglie che sapevano già come vestire senza i negozietti cari a donna Letizia, che le signore di Milano Marittima hanno sempre risolutamente snobbato “per le mogli dei calciatori” o “per le commessine della Standa”. La storica sarta Antonia Molducci diceva d’aver imparato molto dalle altolocate clienti perché ne studiava gli abiti, tutti d’alta sartoria e d’alta classe.

“L’impronta esclusiva ed elitaria delle origini” fu tirata in ballo anche in un articolo di fantascienza in cui dicevasi che l’alta offerta commerciale di Milano Marittima iniziò “simbolicamente nel 1963 quando apri Julian Fashion, il negozio che in assoluto ha segnato e insegnato la qualità del vestire” (cfr. Trovacasa n.75 Giugno 2012). E solo dopo poche righe si citava “anche la Rossana attirava le curiosità”. Pazzesco! Rossana era partita molto prima di Julian ed era già negozio d’alta gamma quando ancora era in società con l’amica d’infanzia Bianca con boutique sotto al grattacielo Marinella! Julian ha “segnato” cosa e con che? Con le firme? Ma le firme nel 1963 non esistevano! Cos’aveva di così originale? Infatti a quei tempi la clientela veniva a Milano Marittima proprio per trovarvi negozi originali che a casa non trovava, non certo le firme. C’erano negozi unici come La Tartana e Pantani, Di Donna e Laurana, dove erano i titolari a dare l’impronta con il loro savoir faire! Idem dicasi per commesse come la cara Cesarina della Rossana. Ma soprattutto, ha insegnato a chi? Vogliamo dire che prima dell’apertura di Julian Blu (il nome Fashion è recente) a Milano Marittima la gente con la “G” maiuscola non sapeva vestire o vestiva abiti di scarsa qualità? Fino a fine anni ’70 Julian Blu fu perlopiù jeanseria (West Benetton) poi capì che doveva distinguersi da negozi omologhi di “moda giovane” come li chiamavano allora e si diede alle firme emergenti che allora era una novità, perché le firme classiche come Les Copains, Sorelle Fontana e Ballantine, già le avevano Rossana e Lamarr Mode (di Zoli che già negli anni ’70 aveva Ken Scott), e per la moda stile inglese avevamo già Bubani (quindi molto prima di Savile Row). E giustamente ha sempre detto che ciascun negozio doveva avere e mantenere la propria linea commerciale. Fin dai 7/8 anni ho conosciuto tutti i negozianti, che mi davano i loro adesivi per la mia bancarella, anche per questo ricordo benissimo a Milano Marittima chi vendeva cosa. Ciò che non è stato non è stato, non diviene realtà perché qualcuno scrive i giornali. Continua…

Il Conte che non conta