Voglia di èlite (Seconda parte)

hotel casa major

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Voglia di èlite (Seconda parte)

1951, la piccola baronessa Emilde Mazzi a 10 anni nel molo

Se tuttora Milano Marittima ha una gran nomea lo deve alle famiglie della veccia élite, famiglie che qua in Romagna furono mal viste o osteggiate in quanto “signore” e per questo col tempo sono sparite mantenendo invece le case di Gstaad, Cortina, Lugano ecc. Per esempio, la contessa P.C.G. non è vero che se ne andò per capriccio, ma perché stanca di continui e presuntuose angherie. E come accade alla fine dei grandi amori delusi, si sbarazzò di tutto ciò che le ricordava Milano Marittima. Quando venne Letizia Moratti avvisai chi di dovere sulla sua parentela coi Cadorna che sono legatissimi alla nostra città con ville, toponomastica ecc. Ma fu carta sprecata. Oggi fiumi d’inchiostro su chi (Chiari e Vecchioni) non ha nessun legame pregnante con la località. “Mi stavano sulle palle i velisti che venivano a Cervia dalla città. Io avevo cominciato con i pescatori, li vedevo personaggi lontani dal mio mondo” (Carlino 4.9.2014), Cino Ricci riflette la mentalità dei cervesi di allora. Nel 1944 un documento definiva Milano Marittima “località ABBASTANZA LONTANA da Cervia”. Nei successivi 30/40 anni il confine sociale fu molto più sentito di quello territoriale. Prima accorciato, poi annullato dalla progressiva urbanizzazione di Cervia Pineta e del pantano divenuto poi Zona Amati. Siccome dal dopoguerra fino agli ’60 a Milano Marittima la terra costava pochissimo, ecco che dalla campagna inizarono ad insediarsi per lavoro varie famiglie ad affiancare nobili borghesi d’anteguerra. “Sedersi al Nuovo Fiore valeva ben oltre un gelato” (Previato sul Corriere del 19.12.2012) “bella e impossibile, pensavamo di non essere mai abbastanza eleganti per frequentare i suoi viali” (Console Touring Club su La Voce del 3.9.2012). A metà anni ’60 quando mia madre scendeva all’Imperiale, i camerieri si cambiavano smoking 3 volte al giorno: bianco la mattina; celeste al pomeriggio; nero la sera. Per questo i cervesi chiamavano quelli di Milano Marittima “gli stronzi con la puzza al naso” e “con l’hobby di pranzare nei loro giardini”. Le inarrivabili rampolle “le stronzette con i gemellini” ecc. Ed ancora all’inizio degli anni ’80 il dispregio si estendeva anche ai residenti “non signori”. Se andavano al Cral, l’aria si faceva pesante. Anche io ho avuto la mia dose, avendo doppia “colpa”: essere figlio di un napoletano, ma “signore” non povero emigrante.

Voglia di èlite (Seconda parte)

1951, la piccola baronessa Emilde Mazzi a 10 anni in pineta

“Il Centenario ha fatto scoprire a tutta la città ed ai turisti, che spesso la vedevano quasi come un’entità a parte, che Milano Marittima è in realtà parte integrante di Cervia” dice Michele de Pascale su La Voce del 27.12.2012. Questa è una frase antistorica: per smentirlo basterebbe suo nonno, ex bagnino della Sesta Traversa che era una delle più blasonate. A quei tempi sarebbe stato inimmaginabile ciò che vediamo oggi, ovvero cuochi e camerieri in pausa pomeridiana, sfruttare lettini ed ombrelloni in PRIMA FILA degli stabilimenti legati ai loro hotel. Ve lo immaginate a Montecarlo? Porto Cervo?, Capri? principi e magnati che in spiaggia si ritrovano i loro servitori e dipendenti? Per questo tanta élite ha disertato Milano Marittima negli ultimi anni. Tali cadute di stile non si perdonano ad una location che si da così tante arie. Non facendone parte, né conoscendola, De Pascale non ha idea di come fosse ferocemente chiusa, classista, autoreferenziale l’élite, che mantenendo se stessa, di riflesso manteneva anche il livello alto di Milano Marittima. Basti dire che ancora in anni recenti in inverno preferivamo la messa domenicale delle 17 a quella delle 11 per “ritrovarci fra di noi”. Mentre d’estate si stava tutta la giornata chiusi in casa o in hotel (tedeschi compresi) per evitare i campagnoli in trasferta. Per essere ancora più sicuri andavamo alla messa serale in tedesco di padre Luca, nella quale io facevo da chaperon alla figlia della contessa Confalonieri di Milano, grande amica della mia famiglia. Poi man mano che facevano i soldi con il turismo, i cervesi iniziarono a scantonare sempre più spesso nel quartiere di noi stronzi. Oggi fanno di tutto per sentirsene parte al 100% ma non lo chiamano più quartiere degli stronzi, ma quartiere glam. Ma ormai “E’ finita l’era in cui Milano Marittima metteva soggezione” (Carlino 25.7.2012). E ce ne siamo accorti!

Il Conte che non conta