Ho volato con Icaro

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Ho volato con Icaro

Icaro Abbondanza

Vorrei ricordare un mio caro amico, Icaro Abbondanza, che già dalla notte del sabato 16 maggio 1964, per un tragico incidente nella rotonda del lungomare Grazia Deledda di Cervia, causato da un amico incosciente che voleva giocare con la velocità della sua misera auto,  non è più tra noi; aveva 26 anni. In quella data, avendo io la direzione dell’apertura del Ristorante Cosmopol in viale 2 Giugno, all’inaugurazione invitai un gruppo di miei amici paracadutisti, al rientro a casa avvenne la disgrazia. Per molto tempo mi sentii responsabile di quel tragico avvenimento, in quanto la tragedia successe al ritorno della cena che raggruppava tutti gli amici da me invitati. In quegli anni Icaro erano in molti a conoscerlo: per il suo gioviale carattere, per la sua aperta simpatia, sempre in giro con la sua Lambretta, per essere stato uno stimato e capace giovane lavoratore che si faceva apprezzare dagli amici e colleghi di lavoro alla Cooperativa Muratori e Cementisti, perché era un buon trombettista e un appassionato paracadutista. Quando tornai da un mio periodo di lavoro in Svizzera ebbi l’occasione d’incontrarlo alla Grotta da Ettore. Lui aveva appena finito di fare il servizio militare nella Folgore a Pisa, era caporale maggiore e suonava la tromba. Io avevo sempre lavorato nel settore alberghiero trascorrendo molti anni della mia gioventù nelle maggiori città italiane e all’estero per imparare il “mestiere” e pertanto avevo fatto, fino ad allora, poca attività sportiva. Per il suo carattere aperto e compagnone lo frequentai e lo apprezzai subito come amico e così mi portò nella sua compagnia di ragazzi, giovani altrettanto vogliosi di cimentarsi in imprese avventurose, così come desideravo io, che non avevo fatto il servizio militare per ragioni di responsabilità famigliari. Fu così che Icaro formò un gruppo e diede l’avvio all’impresa di formare dei paracadutisti (civili). Ci  istruiva e preparava all’impresa di fare lanci col paracadute. La sua tenacia e volontà di prepararci al volo fu tale, anche in assenza di attrezzature e palestre adeguate, che mi sorprese tanto la capacità di far fare con me esercizi atletici a me impensabili, dato che non avevo mai messo piede in una palestra prima di allora. E così venne il giorno del battesimo del lancio col paracadute.

Ho volato con Icaro

Peppino Manzi

Nel mese di settembre del ’63 all’aeroporto di Rimini ero a bordo di un C.119 (il vagone volante dell’aeronautica militare oggi sostituito con il C.130); lanci organizzati in Romagna dal Maggiore della Folgore Lassalle Errani di Faenza, ex combattente a El Alamein. Nel programma di lancio dovevo essere secondo alla porta, Icaro che doveva essere il primo ed aprire un’uscita di 40 paracadutisti, da un’altezza di 400 m. (oggi lanci vietati per la loro pericolosità e ridotti a un’uscita di 20 uomini), al momento di salire a bordo e agganciare il moschettone lui invertì velocemente, alla chetichella, la posizione e mi mise davanti a lui; così il mio battesimo al lancio non fu una veloce fuga nel vuoto, uno dietro all’altro, ma  un momento indimenticabile alla porta di parecchi minuti prima del “via” a contemplare cielo e terra e considerare che mi stavo buttando nel vuoto, ma avevo il mio amico Icaro alle spalle, l’angelo che mi proteggeva. Così sentivo l’amicizia, un senso anche di protezione. Ancora una volta Icaro con quel gesto dimostrò il suo altruismo e generosità, attento e responsabile verso l’amico. Con Icaro feci altri due lanci: ad Altopascio-Pisa e a Forlì; poi altri, uno anche in mare davanti alla nostra spiaggia di Cervia, ma lui era volato troppo in alto e come vuole la leggenda, anche se con quel primo lancio ci si erano invertiti i ruoli: lui era Dedalo ed io Icaro, gli si sciolsero le ali, ma non abbastanza per seguirmi e proteggermi ogni volta che feci ancora dei lanci. Nel ricordo della mia vita l’amico Icaro mi è rimasto nel cuore e lo ringrazio sempre della grande emozione che mi ha fatto vivere assieme al breve tempo che mi ha dato la sua cara e generosa amicizia. Nel tempo ho fatto altre esperienze di sport avventurosi, ora mi immergo con i miei amici della Paguro sub di Cesenatico, ma mai emozione più forte ha raggiunto quella datami dal lancio col paracadute. La sua tomba, entrando nel cimitero di Cervia, è nel secondo vialetto a sinistra, una cappella con una foto di Icaro in tenuta da lancio. Per me è rimasta una meta obbligata ogni volta che mi reco al cimitero dai miei famigliari, ed è stato sempre con orgoglio che la mostravo ai miei figli piccoli ed ora ai miei nipotini, dicendogli che “quel giovane parà era mio amico”.

Ho volato con Icaro

Chissà se c’è ancora qualche cervese che si ricorda di quel buon giovane spavaldo che girava per Cervia con la sua Lambretta rosa.

Peppino Manzi