La storia di Cervia e Milano Marittima - Scopri la storia della nostra località.

L’eccidio del Caffè Roma a Cervia

La ricostruzione dell’eccidio del Caffè Roma a Cervia e dell’assassinio dei cugini Fantini ad opera dei fascisti.

Precisiamo che il seguente testo non è opera del blog Cervia e Milano Marittima ma abbiamo deciso di pubblicarlo per intero in quanto è il più completo mai scritto sull’eccidio del Caffè Roma. Il testo è stato scritto da Enrica Cavina e pubblicato su Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia.

GLI ANTEFATTI

Nel marzo del 1944 fu costituito il Comitato Provinciale di Liberazione Nazionale, ultimo di tutta l’Emilia Romagna, cui aderì ogni partito antifascista locale. Ai comunisti fu attribuito il compito di mantenere i collegamenti con il Cln dell’Alta Italia poiché erano gli unici a disporre di un’organizzazione efficiente. L’istituzione del Cpln fu determinante per risollevare il morale di molti partigiani che, nella precarietà di un’organizzazione ancora parziale e nel limitato margine d’azione, tendevano a sbandarsi. Allo stesso tempo significò il progressivo appianarsi dei contrasti sorti tra i vari partiti antifascisti che venivano tutti chiamati a organizzare i propri quadri militari formando gruppi Gap. Fino ad allora, il peso della lotta di Liberazione era ricaduto sul solo partito comunista che, nonostante la fedeltà dei propri membri, si trovò ad affrontare consistenti difficoltà organizzative dovute alla scarsa preparazione politica e militare degli uomini.

Questo è lo scenario in cui avvengono l’eccidio del Caffè Roma e l’uccisione dei partigiani Fantini (da cui prende il nome la via e la scuola primaria). In un rapporto redatto per il comitato militare provinciale partigiano nella notte tra il 20 e il 21 marzo, il compilatore scrive a matita testuali parole:

«Questa notte, e cioè dal 20 al 21 marzo, una nostra GAP venuta a contatto con fascisti di Ravenna ed elementi locali i quali si trovavano a Cervia per fare arresti uccideva un famigerato fascista cervese (Meldoli Guido). Le forze avversarie che si trovavano sul posto non ardivano accettare il combattimento ma vigliaccamente andavano al Caffè Roma e sparavano su pacifici clienti. Tre nostri compagni uccisi e qualche altro cliente ferito leggermente. Si fa presente che durante la giornata apposite staffette anno avvertito tutti che sarebbe stata una brutta sera, ma qualcuno è stato testardo e purtroppo à pagato di persona. La popolazione è indignata. (nessuna perdita tra i gappisti)».

Lo stesso giorno, alcune ore prima, Magnati Giacinto, comandante del presidio della GNR della Rocca delle Camminate, decide di recarsi a Ravenna al fine di prelevarvi il maresciallo dei carabinieri Orru per motivi politici. Dispone la propria partenza con un auto e un camioncino accompagnato da alcuni militi. Con lui vi sono Ranieri Walter, Gelosi Aldo e altri due militi. Nel corso del viaggio fa salire sull’auto, a Predappio, Casalboni Gino, che presta servizio presso il comando tedesco locale.

Giunti a Cervia, mentre il camioncino prosegue verso Ravenna, Magnati e gli altri si devono fermare per riparare l’auto cui si è bucata improvvisamente una gomma. Il caposquadra Casalboni insieme al milite cervese Meldoli va in cerca di un meccanico. Mentre attendono che costui si alzi da letto e scenda ad aprire, Meldoli si dirige verso una persona che si è fermata sotto il portico per accertarsi della sua identità. Si sentono due colpi d’arma da fuoco e Meldoli, fatti pochi passi, cade esanime. Sono le 21.15. Un quarto d’ora prima l’attenzione degli abitanti di Cervia era stata catturata dall’esplosione di una bomba. L’umaz’, Casalboni Gino, è furioso per l’assassinio di Meldoli e con il mitra armato si dirige verso il Caffè Roma.

L’ECCIDIO DEL CAFFÈ ROMA

eccidio del caffè roma

Dove si trovava il Caffè Roma

È vestito in borghese ed è accompagnato da un milite. Sa che in quel Caffè situato sotto i portici in Piazza Garibaldi a Cervia convengono abitualmente persone che non sono favorevoli al regime fascista. Il Casalboni, affacciatosi alla sinistra della porta dell’esercizio spara una raffica di mitra, quindi esclama “Vigliacchi comunisti, vi voglio ammazzare tutti” e spara altre due raffiche. Dall’interno del Caffè non si risponde. Allora Casalboni entra ed intima di alzare le mani. “Fuori vigliacchi!” dice a quelli che si sono gettati a terra e si sono riparati sotto il biliardo. I feriti emettono lamenti. Uno chiama “Mamma!”, “Tra mezz’ora non la chiamerai più!” risponde Casalboni.

Un cliente del Caffè Roma si qualifica maestro, “Maestro di comunisti” gli rinfaccia Casalboni. Rivoltosi al milite che lo ha accompagnato gli ordina di finirlo. Il milite alza l’arma in posizione di sparo ed il maestro si getta a terra. Gualdi Danilo che pure è nel Caffè domanda al Casalboni “Che cosa fai qui? Sono Gualdi, uno dei primi fascisti. Ti conosco”. Ed il Casalboni risponde “I comunisti hanno ucciso un nostro compagno ed io lo voglio vendicare”. Sul pavimento del Caffè Roma giacciono tre morti. Uno è Valentini Attilio, autista, di sentimenti socialisti. Della somma di 42 mila lire che tiene in tasca saranno rinvenute 500 lire circa. Il secondo è l’ex fascista Venturi Giovanni, portalettere. Il terzo è il meccanico Evangelista Aldo, di sentimenti comunisti. Il mugnaio Tassinari Eugenio, mazziniano, è ferito gravemente all’altezza della seconda costa. L’intervento chirurgico non sarà efficace, morirà dopo quattro giorni. Restano feriti altresì Panzavolta Luigi, di sentimenti socialisti, l’ex fascista Barana Tacito, Tandoli Pietro di sentimenti comunisti e l’ex fascista Abbondanza Antonio.

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Le vittime dell’eccidio del Caffè Roma a Cervia

Circa mezz’ora dopo l’eccidio del Caffè Roma, Capra Carlo, segretario politico di Cervia, con altri militi, entra nell’abitazione dell’esercente del Caffè nella quale trova solo la moglie, Succi Libera Nella. Capra è lì per rintracciare il marito della donna. Nella vede un sergente a lei sconosciuto puntare il mitra contro suo figlio di due anni, minacciando di sparare se non rivela dove sia il marito. La risposta non arriva e il Capra inizia a esaminare le carte d’identità delle persone decedute. Con Capra c’è Savorini Alvaro che «pretende di far dichiarare a un ferito che la prima raffica di mitra è partita dall’interno del caffè». Sono avvertite anche le autorità di Ravenna. Il capo della provincia Bogazzi, dispone il ricovero del ferito grave Tassinari all’ospedale del capoluogo.

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I MARTIRI FANTINI

Quando Battistini Luigi giunge a Cervia due ore e mezza dopo con l’autoambulanza della Croce Rossa, nota la presenza di una trentina di militi della futura brigata nera e della GNR di Ravenna fra i quali Andreani Giacomo. Il gruppo rionale ‘Muti’ di Ravenna ha infatti ricevuto una telefonata che annuncia l’uccisione del fascista repubblicano Meldoli. Babini Giovanni, dirigente della locale federazione e comandante della squadra d’azione di Ravenna, ordina una spedizione punitiva a scopo di rappresaglia da compiersi sulla popolazione civile. Partecipano alla spedizione Fabbri Paolo, gli stessi Poletti e Babini e altri brigatisti di Ravenna, fra cui Andreani. Solo quando giungono a Cervia apprendono che la rappresaglia c’è già stata e, per ordine di Babini, ritornano a Ravenna.  Intanto i militi di Magnati diretti verso Ravenna, non vedendo arrivate la sua automobile, ritornano a Cervia. Il gruppo così si ricompone.

Sono passate le 23 quando Sbaragli Vincenzo di Carpinello sente dei colpi violenti alla porta. Non vuole aprire e sente che gli viene sfondato l’uscio del capannone. Sono cinque militi, fra i quali Ranieri e Gelosi. Si fermano a dormire e a mangiare. Conversando rivelano a Sbaragli che stanno tornando da Cervia dove hanno avuto un morto, ma in compenso hanno accoppato sette od otto persone in un Caffè e aggiungono che sarebbero tornati a Cervia il giorno dei funerali e ne avrebbero ammazzate delle altre. Il 23 marzo a Cervia avrebbero dovuto aver luogo i funerali dei tre uccisi nell’eccidio del Caffè Roma ma si stabiliscono misure di ordine pubblico che vietano l’effettuazione delle onoranze funebri e si organizza, per il 21 marzo, un servizio di controllo alle porte della città allo scopo d’impedire l’ingresso di persone armate. Tra le “misure di ordine pubblico” viene effettuata anche una sparatoria da parte di militi per terrorizzare la popolazione ed impedirle di prendere parte alle esequie.

Verso le 15 dello stesso giorno una pattuglia GNR incontra circa 40 borghesi che viaggiano a gruppi per recarsi ai funerali dei sovversivi uccisi il giorno 20 a Cervia. La pattuglia ferma e perquisisce il primo gruppo. Nel secondo un individuo getta una pistola a terra e il milite Tabanelli Primo detto Scianten spara uccidendo il possessore dell’arma e un altro individuo che portava in tasca una bomba a mano. Gli altri 6 individui del primo gruppo vengono fermati e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria. I giovani uccisi sono i cugini Fantini Nino di 24 anni, autista e Fantini Armando di 23 anni, bracciante, ambedue di Castiglione.

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Da sinistra a destra Armando e Nino Fantini

I loro corpi sono trasportati dalla polizia mortuaria, insieme a quelli degli uccisi nell’eccidio del Caffè Roma, direttamente al cimitero. Nessuna ripercussione sull’ordine pubblico.

I RISVOLTI GIUDIZIARI DELL’ECCIDIO DEL CAFFÈ ROMA

Casalboni, l’assassino di Caffè Roma, sarà giustiziato a Castellana il 26 aprile 1946, primo ad essere condannato a morte secondo quanto riferito alla moglie Amadei Iolanda dal CLN di Busto Arsizio cui si era rivolta nel corso delle ricerche del marito. Le vittime del Caffè Roma non avevano alcuna relazione con l’uccisione di Meldoli e si trovavano casualmente al bar vicino al luogo in cui era stato ucciso il milite.

Savorini Alvaro imputato oltretutto di aver causato volontariamente la morte delle vittime del Caffè Roma. Con sentenza del 20/12/1945 la corte lo giudica colpevole del delitto di collaborazione, in concorso di attenuanti generiche e lo condanna quindi alla pena della reclusione per anni trenta. La Corte suprema di Cassazione con sent. 27.9.946, ha annullato la sua stessa sentenza nei confronti di Savorini Alvaro ed ha rinviato il nuovo giudizio alla Corte d’assise sez speciale di Firenze.

Secondo la ricostruzione del giudice Scalini Paolo, la strage non sarebbe una reale rappresaglia per l’uccisione del Meldoli. Costui sarebbe stato ucciso successivamente. Al riguardo si rileva soltanto la presenza di un documento di origine partigiana, apparentemente scritto poco dopo l’evento che conferma invece le dinamiche descritte da alcuni testi fascisti e dalla ricostruzione dei carabinieri.

A Milano Marittima si fa legna

A Milano Marittima si continua a fare legna, anche se ad arrivare non è l’inverno ma la primavera. Ci si prepara forse alle sanzioni di Putin?

A Milano Marittima si fa legna, e tanta. Si potrebbe credere che ci si prepari all’autarchia se la Russia di Putin ci chiude il gas e, davvero, passando davanti a ville, residence e condomini, pare più di passare davanti a iperattive segherie di una zona artigianale piuttosto che davanti ai caseggiati di una Garden City.

milano marittima legna

Sempre più cartolina di propaganda che realtà. È Finito il tempo, pare dal 2009, del togli un albero e ne devi ripiantare addirittura due. Adesso seghi, paghi e amen. Requiem per una delle aree più verdi d’Italia. Come se le perdite arboree e tutto ciò che ne segue potessero non solo essere ripagate ma addirittura quantificate. La salute è impagabile, come il valore estetico, ovviamente.

milano marittima legna

La nuova corrente di pensiero, chiamiamola così, che leggiamo spesso, dice che i pini stanno bene solo in pineta, il che è come dire che il Palanti non fu un precursore ma un deficiente. La stessa corrente di pensiero che vedendo nei pini un continuo fastidio, o addirittura un pericolo, praticamente accusa il nostro Comune di avere per decenni messo in pericolo i cittadini proprio con l’imposizione del due per uno.

milano marittima

Ancora nel 1996, gli ultimi anni della vera Milano Marittima sotto ogni punto di vista, il Giornale di Vicenza scriveva con entusiasmo “Cervia punta sul verde, con Milano Marittima ha saputo salvaguardare il suo patrimonio ambientale, se un albero muore in uno spazio privato, il Comune ha vincolato i cittadini a ripiantarne due”. Allora si aspettava che un albero morisse. Oggi invece…

milano marittima legna

milano marittima legna

Leggiamo sul Corriere del 27 Gennaio 2022 del rimborso per l’abbattimento di alberi protetti (?) che avverrà on-line, nel caso si debbano (?) abbattere alberi privati di elevato valore ambientale o in caso di danni irreversibili agli stessi, il proprietario è obbligato a pagare a titolo di risarcimento per la collettività privata di un bene ambientale.

Soldi che sicuramente daranno ampio respiro alla casse comunali, ma toglieranno aria buona a Milano Marittima. Perché è inutile dire che il verde aumenta, se aumenta perché ripiantato altrove ma nello stesso comune, a Milano Marittima sarà sempre meno.

milano marittima legna

Sulla politica arborea a Milano Marittima le perplessità sono sempre state ignorate, dal difensore civico regionale Lugli che si chiedeva come mai ultimamente a Milano Marittima i pini fossero sempre ammalati e quindi da tagliare (Voce 28.9.2012) ad un esperto impiegato dei giardini di altra città, come il signor Lolli, che ammoniva come i pini di Milano Marittima fisserò destinati a cadere tutti in pochi anni per politiche verdi sbagliate ( Voce 1.3.2013).

via melozzo cervia

Una volta la gara fra i signori ed i ricconi era proprio sullo sfoggio del proprio verde, dei propri garden, con gli intramontabili parametri del “io ce l’ho più grande e più lungo” che si rifacevano alle dimensioni dei giardini da ostentare (pensiamo ai 3 km dei giardini reali di Caserta), con il re Sole capofila, più preoccupato per il suo verde che per il suo palazzo di marmi e specchi e che addirittura scrive di suo pugno la guida “Maniera di esibire i giardini di Versailles”. Un altro deficiente.

legna pini

Oggi il parametro è la sega. In una Milano Marittima sempre più spelacchiata ed irriconoscibile, dove solo chi non è mai venuto prima, o arriva da zone certamente non verdi, può credere di essere davvero nella città di Palanti ed in una città giardino come ci raccontano.

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi

Camminata silenziosa per l’Ucraina

A Cervia la camminata silenziosa per l’Ucraina e contro ogni forma di guerra.

È in programma questa sera, Giovedì 3 Marzo alle ore 20.00, la camminata silenziosa per sostenere l’Ucraina e il suo popolo. Il punto di ritrovo è la Rotonda della Pace (Lungomare D’Annunzio), dalla quale si partirà per poi percorrere tutto il Viale Roma fino ad arrivare in Piazza Garibaldi.

cervia camminata silenziosa per Ucraina

Il Comune di Cervia si sta impegnando molto nel far sentire al popolo ucraino la vicinanza dei cittadini cervesi e italiani, condannando fermamente la guerra e l’invasione della loro nazione da parte della Russia di Vladimir Putin.

Nella serata del 24 febbraio il Consiglio comunale aveva approvato all’unanimità un ordine del giorno per esprimere la più ferma condanna sull’invasione dell’Ucraina e la vicinanza della nostra comunità alla nazione offesa.

Già il giorno dopo, il 25 febbraio, era stata appesa sulla facciata del Comune di Cervia la bandiera della pace come simbolo di ripudio alla guerra e fratellanza fra i popoli e le nazioni. Anche la Torre San Michele era stata illuminata con i colori della bandiera dell’Ucraina.

torre san michele ucraina

Come ulteriore testimonianza di condanna a tale sopruso e per affermare la democrazia e la convivenza dei popoli, l’Assessorato alla Pace attraverso i Servizi alla Comunità, il Servizio SeiDonna e il Centro Informagiovani, in collaborazione con la Consulta del Volontariato e la Consulta dello Sport di Cervia, organizza un camminata silenziosa contro ogni forma di guerra e a sostegno del popolo ucraino, per dare valore ai principi di solidarietà e coesione, perché ogni popolo ha diritto alla libertà.

Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare alla camminata e sono gradite bandiere della pace e bandiere con i colori blu e giallo, presenti nella bandiera ucraina e anche in quella della nostra città.

Per informazioni contattare il Servizio SeiDonna al numero 0544 979266 o inviare una mail a volontariato.cervia@libero.it

Intervista all’agronoma Valeria Mariani

L’agronoma Valeria Mariani risponde alle domane del blog Cervia e Milano Marittima sul tema dei pini e la loro conservazione.

Chi ci segue da tempo sa che noi del blog Cervia e Milano Marittima siamo molto sensibili ai temi ambientali, soprattutto per quanto riguarda i pini e la loro conservazione.

Siamo anche consci però che c’è molta ignoranza e disinformazione su questi grandi alberi con i quali siamo chiamati a convivere ogni giorno. C’è chi ne vorrebbe di più, chi ne vorrebbe di meno e chi vorrebbe abbatterli tutti e sostituirli con altre piante.

Al di là delle opinioni personali, ci siamo chiesti se davvero, oggettivamente, sia possibile convivere con i pini; d’altronde chi è nato a Cervia, ma soprattutto a Milano Marittima come noi, sa che conviverci è possibile anche se è vero che qualche problema possono darlo.

Per cercare di fare chiarezza sull’argomento abbiamo chiesto delucidazioni all’agronoma Valeria Mariani, che si occupa ogni giorno di piante ed effettua valutazioni fitosanitarie dei pini e perizie di abbattimento. Chi meglio di lei può sciogliere ogni nostro dubbio?

Valeria Mariani

L’agronoma Valeria Mariani

Valeria ha conseguito la laurea triennale a Imola in Verde ornamentale e Tutela del Paesaggio nel 2015. Nell’anno accademico 2017/2018 ha partecipato ad un Master Universitario di I Livello sulla Difesa del verde Ornamentale per Produzioni e Progettazioni ecosostenibili e nel 2020/2021 ha conseguito un altro Master Universitario di I Livello sulla Gestione Tecnica e Progettazione dei Tappeti Erbosi Sportivi ed Ornamentali. Nel 2019 ha dato l’esame di Stato per l’abilitazione alla professione diventando un Dott. Agronomo Jr.

L’INTERVISTA ALL’AGRONOMA VALERIA MARIANI

Blog Cervia e Milano Marittima

Siamo convinti che la nostra città, essendo nata con i pini, con essi dovrebbe convivere. Ma non tutti la pensano così e, al contrario, alcuni nostri lettori dicono che i pini stanno bene solo in pineta e in città ci vorrebbero altri alberi meno dannosi. Cosa ne pensi, è possibile convivere con i pini nelle strade e nei cortili di casa?

Valeria Mariani

Penso che Milano Marittima senza pini non sarebbe più la stessa cosa. Concordo in parte con chi dice che questi alberi dovrebbero stare solo in pineta, ma obiettivamente la pineta ha fatto spazio alle nostre abitazioni e quindi è giusto rispettare l’habitat in cui viviamo essendo una caratteristica peculiare della nostra zona. Giustamente il Comune di Cervia li sta piano piano sostituendo con altre specie vegetali, tipo querce. Dobbiamo imparare quindi a convivere con loro, saperli gestire nel modo migliore salvaguardando la struttura scheletrica e senza deturparli della loro natura.

Blog Cervia e Milano Marittima

Ha fatto molto discutere il video che abbiamo pubblicato nel quale il Dott. Giovanni Morelli sfata alcuni miti sui pini, in particolare quello sulle potature che non andrebbero fatte. Sei d’accordo con il tuo collega?

Valeria Mariani

Si sono d’accordo con il mio collega. Con la potatura si accorcia la vita degli alberi, perché una pianta che viene potata frequentemente e in modo intenso, vive meno a lungo di una non potata. Nelle piante giovani possono essere previste potature di formazione per rimuovere i rami secchi presenti e tagliare le branche quando ancora sono piccole, meno di 2 cm di diametro; nelle piante adulte o negli alberi veterani, il legno morto deve essere conservato al fine di proteggere la biodiversità a meno che non sussistano dei rischi di danneggiamento a persone o cose. Spesso si sente dire che “i pini sporcano, soprattutto gli aghi“, “sono un pericolo per le macchine perché cadono le pigne“, “il problema della resina“, “le radici rompono i marciapiedi, alzano le cancellate, muovono i muretti“; queste affermazioni nascono perché l’albero è stato piantato o perché si trova in posizioni “scomode“ per noi e quindi facciamo di tutto per ridurre la sua vita. Bisogna tenere conto che una potatura mal effettuata è molto stressante per la pianta e può provocare l’insorgere di malattie o al peggio la morte.

Blog Cervia e Milano Marittima

Ci spiegheresti la differenza fra il pino domestico menzionato nel video e quello marittimo e come riconoscerli?

Valeria Mariani

Pinus pinea o pino domestico è un albero di altezza tra i 12 e i 20 metri, con una chioma verde intenso a forma di ombrello.

Valeria Mariani

Il tronco è generalmente dritto, cilindrico, con corteccia rugosa, profondamente solcata di colore bruno-rossiccio nelle piante giovani e di colore grigio-bruno a grosse placche rettangolari in quelle più mature. La pigna (strobilo) è di forma arrotondata, abbastanza pesante e con squame spesse e legnose (all’interno ha i pinoli).

Pinus pinaster o pino marittimo ha un’altezza compresa tra i 20-35 metri, con una chioma verde scuro a forma piramidale o cupolare.

Valeria Mariani

Il tronco può essere slanciato e colonnare, dritto o al limite inclinato, con corteccia grigia e poi con l’età rossiccia solcata da fessure più o meno profonde. La pigna è di forma allungata e compatta (non si apre come quella del pino domestico).

Blog Cervia e Milano Marittima

Si sente spesso dire che il pino è un albero instabile perché fa radici orizzontali in superficie e capita spesso che durante i lavori stradali vengano un po’ troppo facilmente recise rendendo il pino instabile. È proprio così?

Valeria Mariani

Poniamoci la domanda “Perché in pineta non si trovano tutte queste radici superficiali come nelle nostre strade?“ La risposta è perché molto spesso lungo le nostre strade sono state piantate piante provenienti da vivaio, quindi senza il fittone e di conseguenza la pianta non riesce ad andare in profondità, sviluppando cosi le radici laterali. Quindi si, tagli troppo vicini al tronco e in profondità possono rendere il pino instabile perché vanno a modificare l’equilibrio tra l’apparato radicale e la cima dell’albero, portando cosi uno scompenso e possibile caduta di esso in caso di eventi meteorologici estremi.

Blog Cervia e Milano Marittima

Alcuni affermano che i pini cadono perché le loro radici non sopportano l’acqua salata del mare, ma è anche vero che, soprattutto nella foce del Bevano e alla Colonia Varese, i pini arrivano quasi in acqua e sembrano stare benissimo. Quanto c’è di vero in questa affermazione?

Valeria Mariani

Se facciamo una passeggiata lungo la foce del Bevano o accanto alla Colonia Varese possiamo notare la presenza di Pinus pinaster, cioè pini marittimi e non pini domestici. Questo perché il pino marittimo è nato per consolidare i litorali sabbiosi e quindi resiste molto bene all’acqua salata e la particolare conformazione della chioma lo aiuta a resistere ai venti provenienti dal mare.

Blog Cervia e Milano Marittima

Un articolo della Stampa del 5 Aprile 2019 suggeriva l’esempio di Barcellona da imitare qui nelle nostre riviere, cioè piantare la varietà di Pinus canariensis, quello che in lingua nostra si chiama Pi de Canaries e che l’assessorato al Verd Urba’, il verde urbano di Barcellona, ha importato in città. Questo tipo di pino potrebbe essere utilizzato per rimpiazzare in nostri pini?

Valeria Mariani

Partendo dal presupposto che non c’è bisogno di rimpiazzare i nostri pini, il suddetto Pinus canariensis non è specie autoctona. Ha un habitat di crescita tra i 600 e i 2000 mt sul livello del mare. È una specie subtropicale incapace di sopravvivere alle gelate invernali dei climi temperati. Possiamo quindi affermare che questo pino non è ideale per le nostre zone climatiche.

Blog Cervia e Milano Marittima

Veniamo alla neve. Se, da quello che abbiamo capito, potarli è sbagliato, poi non è che ci ritroviamo un pino in testa perché cade per il peso della neve depositata sulla chioma?

Valeria Mariani

Si, può essere. Perché più noi potiamo e più loro si sviluppano e si allungano portando cosi ad uno sbilanciamento chioma/radice. Inoltre, possiamo affermare che, il pino domestico non è nato per sopportare nevicate abbondanti che, fortunatamente, nella nostra zona avvengono di rado.

Blog Cervia e Milano Marittima

Non tanti anni fa venne fuori la piaga della cocciniglia che faceva seccare i pini e assistemmo ad un’ampia opera di sfoltimento del prezioso verde in tutta Milano Marittima. Che fine ha fatto oggi quell’insetto? Siamo riusciti a debellarlo o alcuni pini vengono ancora oggi abbattuti per colpa di questa piaga?

Valeria Mariani

Questa piaga o Crisicoccus pini (cocciniglia cotonosa del pino) è ancora presente ma a livelli insignificanti e viene monitorata costantemente dal Servizio Fitosanitario Regionale. La presenza di Cryptolaemus montrouzieri e i lanci effettuati successivamente alla scoperta dell’insetto alieno, hanno portato ad un contenimento naturale del problema. Ad oggi non mi risulta che vengano ancora abbattuti pini colpiti da questa avversità.

Blog Cervia e Milano Marittima

Una curiosità. Da bambini trovavamo a terra moltissime pigne piene di pinoli che aprivamo e mangiavamo, oggi guardiamo per terra e sembrano introvabili. E’ una cosa che ci hanno riferito anche alcuni lettori. Sbagliamo la stagione o effettivamente qualcosa è cambiato?

Valeria Mariani

Qualcosa è cambiato. Non lontano da noi, in Toscana, è stata rilevata la presenza di Leptoglossus occidentalis, cimice dalle zampe a foglia, dannosa su Pinus pinea per la produzione dei pinoli, in quanto causa l’aborto delle infiorescenze e delle giovani pigne, e i pinoli raggiunti dalle punture divengono commercialmente inutilizzabili. Nella nostra zona, per ora non ci sono state segnalazioni, ma è possibile che ci sia già; nel caso non sono previsti trattamenti in quanto su quelle di interesse ornamentale non causa danni vegetativi. Un’altra causa che potrebbe provocare l’assenza dei pinoli è il cambiamento climatico e la non impollinazione delle pigne dovuta alla mancanza di polline di infiorescenza maschili.

Blog Cervia e Milano Marittima

Quindi, alla luce di tutto quello che ci siamo detti, se avessi carta bianca nella gestione dei pini di tutta Cervia e Milano Marittima, quale sarebbe la tua soluzione per far convivere persone, case e pini?

Valeria Mariani

Sicuramente la prima soluzione sarebbe piantare pini al posto giusto quindi, lontano da case, confini e strade. Dare il giusto spazio alla crescita di questa maestosa pianta che ci caratterizza come città e tutelare piante secolari valorizzandole e mettendo al corrente la popolazione e i turisti di queste meraviglie (per esempio il gelso secolare che abbiamo a Cervia e che pochi conoscono). Importante è sensibilizzare i cittadini alla protezione di questi esemplari proteggendoli dal taglio indiscriminato per motivi edilizi o futili.

Vandali a Milano Marittima nel 1963

Il Conte ci parla di un episodio volutamente dimenticato ma che poteva cambiare il turismo di Milano Marittima per sempre.

Tutti purtroppo hanno ancora presente le scene di guerriglia e delinquenza pura che hanno interessato Milano Marittima, tutta Milano Marittima e non solo il cosiddetto centro, questa primavera-estate 2021. E state sicuri che ne vedremo ancora nell’estate 2022.

Chi invece vi racconta che queste scene un tempo non erano una novità vi mente sapendo di mentire. Il problema della ragazzaglia molesta, specialmente la notte fra le 3 e l’alba, ormai sappiamo essere una conseguenza della cosiddetta movida o meglio del casinificio organizzativo e tutelato degli ultimi anni. La violenza urbana no. Vi mentono come al solito, per sviare l’attenzione e per non raccontare i veri precedenti.

LA MANIFESTAZIONE DELLA GIOVENTÙ COMUNISTA A MILANO MARITTIMA

Era il 1963, l’anno del famoso trattato sul nucleare e davvero una bomba atomica si scagliò su una Milano Marittima che proprio allora era nel pieno del suo splendore e boom turistico. Poteva essere la fine di tutto, o perlomeno un cambio di rotta nel turismo che avrebbe sconvolto il sistema di alto livello iniziato nel 1912.

milano marittima 1963 gioventù comunista figc

Milano Marittima, manifestazione FGCI. Foto: Archivio Zangheri

Era il 14 Luglio e l’assalto non fu alla Bastiglia ma a Milano Marittima, vista come la roccaforte del turismo elitario e tedesco. Un colpo davvero basso, quello della Gioventù Comunista, alla quale stranamente fu concesso di riunirsi proprio qui senza prevedere quello che era facilmente prevedibile. Come sempre in Italia. Anzi, tutelati come sono tutelati i ragazzacci di oggi, ai quali neanche a parlare di fargli delle belle multe, guai…

Milano Marittima, manifestazione FIGC. Foto: Archivio Zangheri

Milano Marittima, manifestazione FGCI. Foto: Archivio Zangheri

A vedere le foto della sfilata per le strade, conservate dal fantastico Archivio Zangheri di Cesena, li si vede in faccia, si leggono i loro cartelloni, i loro slogan di pura facciata. Un branco di vandali e delinquenti, forse resi sicuri dalla prestigiosa presenza al raduno di Enrico Berlinguer (che se era una persona educata e galantuomo ricordo che molto lo doveva alla sua nascita nobiliare e conseguente educazione), devastarono prima la pineta incolpevole sommergendola di immondizie (cfr Carlino 25.8.2021 con foto d’epoca) ma scatenarono un tale stato di paura da far chiudere i turisti terrorizzati negli hotel, mentre urlavano slogan razzisti contro i turisti tedeschi e addirittura andavano a rompere ombrelloni e mosconi in spiaggia (cfr La Stampa 16.6.2012).

Milano Marittima, manifestazione FIGC. Foto: Archivio Zangheri

Milano Marittima, manifestazione FGCI. Foto: Archivio Zangheri

Per fortuna che nei cartelli avevano scritto “Vogliamo la Pace, no al Fascismo in Spagna, vogliamo il disarmo della Polizia (e si capisce perché)”. Si vede bene qualche cartello di provenienza di compagni emiliani, proprio negli stessi anni in cui Guareschi frequentava Milano Marittima e in cui era attivo il vero Don Camillo che era originario della campagna cervese, come potete leggere in questo mio articolo.

IL TENTATIVO DI RIAPPACIFICAZIONE CON I TEDESCHI

Per fortuna allora avevamo ancora dei veri imprenditori a Milano Marittima, non come oggi con gente che spara solo cazzate di propaganda sui giornali patinati e poi si arrabbia se qualcuno racconta la verità. Per fortuna c’era Federico Tiozzi che si inventò “Il Treno dell’Amicizia”, ovvero caricare 300 turisti tedeschi meritevoli e fargli fare una settimana gratis di vacanze a Milano Marittima, un modo geniale per ristabilire la concordia con quel fondamentale turismo tedesco di Milano Marittima che già aveva avuto un colpo pesante col bruttissimo affare del Cimitero di Tedesco sradicato e sul quale meglio non dirla tutta fino in fondo.

Un modo anche molto romagnolo: la tradizione della ospitalità. Era bellissimo, per dirne solo una, vedere come si intendessero a meraviglia i turisti tedeschi, che praticamente non sapevano l’italiano, coi nostri bagnini o albergatori che neppure loro magari erano tanto pratici dell’Italiano ma più abituati al dialetto romagnolo. Per non dire di quando ci furono eventi meteo pesanti e i turisti tedeschi diedero una grande mano ai nostri concittadini.

Erano anche gli anni in cui nel campeggio di Lido del Savio veniva regolarmente la famiglia di Massimo D’Alema, quello per capirci che prima si è fatto il panfilo, poi ha iniziato a produrre vino come gli Antinori ed i Frescobaldi e nel 2011, insisti insisti, ha ottenuto dal Vaticano (per fortuna che si parla di mangiapreti) addirittura il titolo di Visconte e Cavaliere…

Distruggere il fedelissimo e lucrosissimo turismo tedesco a Milano Marittima sarebbe stato un disastro, come far abortire la nascita di uno sviluppo, e soprattutto del grande benessere di tante famiglie che a tutto ciò devono quello che sono oggi e che hanno potuto fare allora. Noi che quegli anni li abbiamo vissuti lo sappiamo bene e nessun nuovo arrivato, nessun ignorante, nessun politico da strapazzo del ultima ora deve permettersi di dire il contrario.

Negli anni ’80 il marco tedesco era più pregiato del dollaro statunitense, e fino agli inizi degli anni ’90 i tedeschi non ci hanno mai tradito, il tradimento è stato di chi ha voluto sconvolgere tutta Milano Marittima a beneficio di poche realtà, facendo allontanare il turismo classico e facendo chiudere quelle attività che di quel turismo vivevano, come la mia boutique La Tartana.

A distruggere il turismo di alto e buon livello non ci sono riusciti nel 1963, ma 30/35 anni dopo hanno centrato il colpo e, Fantasilandia Life a parte, è sotto gli occhi di tutti.

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi