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Addestramento Frecce Tricolori a Cervia (IL VIDEO)

Il video dell’addestramento delle Frecce Tricolori a Cervia effettuato nella tarda mattinata di oggi.

L’addestramento delle Frecce Tricolori a Cervia si è svolto nella tarda mattinata di oggi, Mercoledì 6 Aprile 2022, sull’Aeroporto di Pisignano, sede del 15° Stormo dell’Aeronautica Militare.

Addestramento Frecce Tricolori a Cervia

In questo periodo dell’anno, che precede l’inizio della stagione estiva italiana, le Frecce Tricolori lasciano la loro base aerea di Rivolto, in Friuli Venezia Giulia, per eseguire diversi voli di addestramento fuori sede.

La formazione si reca quindi ad Aviano, Grazzanise, Ghedi, Istrana e, per l’appunto, la nostra Cervia per trovare caratteristiche orografiche differenti rispetto a Rivolto, per fare in modo di addestrare i nuovi piloti a volare il programma acrobatico anche in assenza dei consueti riferimenti visivi al suolo.

Infatti, forse non tutti lo sanno, ma per eseguire le complesse forme acrobatiche del programma i piloti delle Frecce Tricolori fanno grande affidamento sui punti di riferimento a terra come laghi, fiumi, colline e grandi edifici con forme particolari.

Lo spostarsi dalla propria zona di comfort di Rivolto complica non poco le cose ai piloti che sono costretti a trovare nuovi riferimenti e sfruttare al massimo il loro orientamento.

Ringraziamo Azzurro Tricolore per averci inviato il video delle Frecce Tricolori a Cervia e, se siete amanti della pattuglia acrobatica più famosa del mondo, vi invitiamo a fare un giro sul suo canale YouTube perché è davvero ricco di contenuti unici e di qualità.

Ecco il video dell’addestramento delle Frecce Tricolori a Cervia.

Nuovo reperto: cingolo Sherman

E’ stato ritrovato nella pineta di Milano Marittima l’elemento di un cingolo di carro armato americano Sherman M4.

Il ritrovamento da parte di Fabio Battistini, appassionato di storia della Seconda Guerra Mondiale, di un elemento di un cingolo Sherman nell’area dell’ex aeroporto alleato di Milano Marittima, è unico nel suo genere.

Nuovo reperto: cingolo Sherman

Uno Sherman M4

L’ELEMENTO DEL CINGOLO SHERMAN

Il reperto in questione è stato rinvenuto nell’area della pista d’atterraggio ed è uno dei componenti, detti più correttamente maglie, che servivano a tenere uniti i cingoli.

Nuovo reperto: cingolo Sherman

Foto: Elisa Paolucci Giannettoni

Ogni carro armato aveva cingoli costruiti con filosofie progettuali differenti e questo elemento in particolare faceva parte degli statunitensi Sherman M4, che furono i carri armati costruiti nel maggior numero di esemplari durante la Seconda Guerra Mondiale assieme al T-34 sovietico.

Nuovo reperto: cingolo Sherman

Foto: Elisa Paolucci Giannettoni

Complice la solida costruzione, dovuta anche alla sua destinazione di utilizzo, il reperto si presenta splendidamente conservato e grazie agli scatti della fotografa Elisa Paolucci Giannettoni riusciamo ad apprezzarne ogni dettaglio rimasto sepolto nella pineta per oltre 70 anni.

IL CARRO ARMATO SHERMAN

Lo Sherman M4 era un carro armato americano armato con un cannone da 75mm e due mitragliatrici, ma i primi ad utilizzarlo furono i britannici dell’Ottava Armata Britannica in Nord Africa.

Nuovo reperto: cingolo Sherman

Uno Sherman durante lo Sbarco in Sicilia

Il 9 luglio 1943 gli Sherman vennero impiegati nello sbarco in Sicilia con la United States Army nella 2nd Armored Division e nel 753rd Medium Tank Battalion (753º battaglione carri medi). Conseguentemente hanno combattuto nello sbarco a Salerno, in quello di Anzio e a Cassino.

IL COLLEGAMENTO CON L’EX AEROPORTO ALLEATO

L’aeroporto alleato di Milano Marittima fu una struttura militare realizzata disboscando i tre quarti della pineta per fornire sostegno all’avanzata dell’Ottava Armata Britannica nel Nord Italia. La prima ad avere gli Sherman, come abbiamo visto, è stata proprio questa armata che, nel passaggio nella nostra località, ha lasciato a terra un pezzo dei loro carri armati.

Thomas Venturi e Fabio Battistini

Nuovo reperto: monete Terzo Reich

Nuovi reperti riaffiorano nell’area di pineta dove si trovava l’aeroporto alleato di Milano Marittima.

Due monete del Terzo Reich sono state recuperate nell’area dell’ex aeroporto alleato che si trovava nella pineta di Milano Marittima. Il ritrovamento è opera del nostro talentuoso collaboratore Filippo Lucchi che ha messo a segno un altro interessante colpo per ricostruire la storia del passaggio del fronte tra Cervia e Milano Marittima.

Nuovo reperto: monete Terzo Reich

IL RITROVAMENTO

Filippo spiega che, nonostante abbiano in comune il medesimo anno di conio, “Le due monete del Terzo Reich sono state trovate in due punti differenti della pineta, distanti una decina di traverse tra di loro”. Il ritrovamento non è direttamente collegabile all’aeroporto ma più probabilmente a quando i tedeschi hanno occupato Cervia e Milano Marittima per la costruzione dei bunker tedeschi della linea Galla Placidia.

LE MONETE DEL TERZO REICH IN DETTAGLIO

La cosa che più colpisce a prima vista è l’ottimo stato di conservazione di entrambe le monete del Terzo Reich, nonostante siano rimaste sepolte per oltre 70 anni nella nostra pineta.

Il Reichsmark (Simbolo: ℛℳ) è stato la valuta della Germania dal 1924 fino al 20 giugno 1948, quando è stato sostituito dal marco tedesco nella Germania Ovest. Nel corso degli anni le monete hanno subito diverse modifiche e quelle ritrovate fanno parte della versione emessa dal 1940 al 1945.

La prima moneta è 1 Reichpfennig in zinco che nella parte superiore riporta la scritta Reichspfennig con in basso due foglie di quercia e la lettera indicante la zecca, in questo caso G, cioè quella della città di Karlsruhe. Nel retro è presente l’aquila che sovrasta la croce uncinata e la scritta “Deutsches Reich” con l’anno di conio: 1940.

Staatliche Münzen Baden-Württemberg Karlsruhe

La zecca di Karlsruhe, Germania, che ha coniato la moneta da 1 reichpfennig ritrovata in pineta

La seconda moneta ha un valore di 10 Reichpfennig e in entrambi i lati è identica alla precedente, con l’unica differenza della lettera indicante la zecca, che in questo caso è la A che sta per la zecca di Berlino.

IL REICHSMARK DOPO IL 1945

Dopo la Seconda Guerra Mondiale il Reichsmark continuò a circolare in Germania fino al 1948 ma con nuove banconote e monete stampate negli USA e nell’URSS. L’ente che emetteva le banconote era l’Alliierte Militärbehörde (Autorità Militare Alleata) con la scritta In Umlauf gesetzt in Deutschland (“messa in circolazione in Germania”) sul fronte della banconota.

La notizia del ritrovamento ripresa dal Corriere di Romagna del 22 Ottobre 2021

Corriere di Romagna 22 ottobre 2021

Thomas Venturi e Filippo Lucchi

Il disastro aereo di Cervia

 4 Novembre 1971, un jet militare precipita schiantandosi sulle auto provocando quello che è conosciuto come il disastro aereo di Cervia.

Ricorre quest’anno il cinquantesimo anniversario del disastro aereo di Cervia avvenuto il 4 Novembre del 1971 e nel quale vi furono 7 morti carbonizzati tra cui 4 bambini di età compresa tra i 12 e 5 anni.

ANTEFATTO

Nel 1967 la base aera di Pisignano divenne sede del 101º Gruppo Caccia Bombardieri e Ricognitori dell’8º Stormo. Da Marzo del 1971 iniziarono ad operare nella base i nuovi Aeritalia G-91Y, che verranno poi usati durante la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate che si sarebbe tenuta quello stesso anno.

IL DISASTRO AEREO DI CERVIA

Giovedì 4 Novembre la giornata era splendida e, complice la festività, migliaia di persone si erano messe in viaggio per raggiungere il mare percorrendo la Via Bollana che collega Cervia a Cesena. In aeroporto a Pisignano tutto era pronto per ospitare la manifestazione ed era in programma uno spettacolo acrobatico per mettere in mostra uno dei nuovi G-91Y pilotato dal tenente colonnello Luigi Weber.

Il disastro aereo di Cervia

Un G-91Y come quello coinvolto nell’incidente

L’aereo decollò dall’aeroporto poco prima delle 15.00 del pomeriggio e iniziò lo spettacolo acrobatico a bassa quota lasciando a bocca aperta le persone accorse all’evento.

Ad un tratto, poco dopo le 15.00, da uno dei motori del bireattore fu vista fuoriuscire una lingua di fuoco e subito dopo l’aereo cadde in vite piombando come una bomba sopra alle macchine in Via Bollana a pochi metri dal ristorante Al Ventaglio (oggi Ca’ Nori). I serbatoi dell’aereo erano pieni di cherosene e nell’impatto si alzarono fiamme altissime che si propagarono per centinaia di metri investendo ogni cosa.

disastro aereo di cervia ristorante al ventaglio

Il ristorante Al Ventaglio

L’Unità del 5 Novembre 1971 riporta così quegli attimi infernali

«Sulla strada decine di automobilisti aiutavano come potevano i feriti mentre il fuoco divampava ancora. Per più di cento metri intorno la terra, gli alberi, i cartelli della pubblicità apparivano completamente bruciati dal kerosene».

Testimoni hanno anche raccontato di aver visto decine di pecore incendiate scappare per i campi. In seguito, il pastore Fiore Monzione, proprietario del gregge, disse che si era salvato all’ultimo gettandosi a terra. Riportò solo alcune lievi ustioni ma il suo gregge fu decimato.

disastro aereo di cervia

La Stampa

LE VITTIME

II tragico bilancio, come riporta l’Unità, è di 7 morti. Oltre al pilota trentaduenne, il tenente colonnello Luigi Weber di Bolzano, persero la vita Giuliana Gambi di 36 anni di Cervia, i suoi due figli Giampiero e Guglielmo Giordani, rispettivamente di 12 e 9, un amico dei due ragazzi, Mauro Piraccini di 12 anni. Natalina Bianconcini di 5 anni fu la vittima più giovane, si trovava a bordo di una 500 giardiniera insieme ai genitori Luigi Bianconcini di 41 anni e Martina Bachilega di 39 anni, entrambi ricoverati al Sant’Orsola di Bologna e dal quale ospedale solo l’uomo tornerà a casa.

DISASTRO AEREO DI CERVIA: COSA È ANDATO STORTO?

È difficile riuscire a isolare un solo motivo dietro ai disastri aerei, nella quasi totalità dei casi è un insieme di fattori e questo incidente non sembra fare eccezione.

Sappiamo dai testimoni dell’epoca che una fiammata è uscita da uno dei due motori e che poi l’aereo è entrato in vite. Tutti gli aerei bimotore devono essere certificati per volare anche con un solo motore e il danneggiamento di uno di essi o di entrambi non è sinonimo di disastro. Anche senza motori un aereo è comunque in grado di compiere una planata e di avere così una chance per atterrare.

Non possiamo sapere se il guasto al motore o la stessa fiammata, magari a seguito di una vera e propria esplosione del reattore, abbia danneggiato qualche componente delle superfici di controllo primarie esterne o più probabilmente interne.

Nonostante tutti i piloti siano addestrati ad uscire dalla “vite”, non posso certo farlo in mancanza di una quota adeguata ed evidentemente Weber è stato vittima, più che del guasto al motore, di un ingresso in vite a bassa quota che non gli ha lasciato tempo di manovra.

Il pilota avrebbe potuto eiettarsi dall’aereo in qualsiasi momento, ma possiamo supporre che non l’abbia fatto per cercare fino all’ultimo di dirottare l’aereo sui campi e non sulla strada, come invece è successo.

luigi weber e il 101º Gruppo Caccia Bombardieri e Ricognitori dell'8º Stormo

Luigi Weber, secondo in alto da destra, in una foto del 101º Gruppo CBR. Foto: Antonio Vettor

Come è evidente, le cause che hanno portato al disastro aereo di Cervia sono state più di una. Hanno contribuito la scelta di effettuare il programma acrobatico a bassa quota, l’incendio di uno dei due reattori, l’ingresso in vite e non da meno la presenza di migliaia di persone in macchina per la festività. Se anche solo uno di questi fattori non ci fosse stato, forse non saremmo qui a parlare del cinquantesimo anniversario del disastro aereo di Cervia.

Thomas Venturi

Nuovo reperto ritrovato: picchetto

Il picchetto ritrovato a Milano Marittima, nell’area dell’ex aeroporto alleato, potrebbe aver avuto un paio di usi.

Il picchetto in questione è stato ritrovato dal nostro collaboratore Filippo Lucchi in un’area della pineta non distante da uno dei sentieri principali utilizzati solitamente da residenti e turisti per piacevoli camminate o attività sportive.

Come ormai molti di voi sanno, la pineta che costeggia il Viale Matteotti diventò, nel novembre del 1944, un aeroporto militare ad uso degli Alleati che supportavano l’avanzata dell’Ottava Armata Britannica verso il nord Italia.

picchetto aeroporto militare di milano marittima

Mappa dell’aeroporto ricostruita in base ai ritrovamenti

In realtà i picchetti ritrovati sono due, uno è stato lasciato in posizione per essere mostrato durante i nostri Bunker Tour, l’altro è stato portato via e messo al sicuro.

A COSA SERVIVANO I PICCHETTI?

Esistono diversi tipi di picchetto, con usi e forme diverse. Possiamo però definire due tipologie di utilizzo principali: quello da tenda e quello da grella. Quale sarà il nostro?

IL PICCHETTO DA TENDA

I più comuni sono quelli da tenda. In genere sono lunghi, sottili e con forme molto diversificate, questi picchetti erano impiegati ieri come oggi per fissare i tiranti delle tende da campo. Sappiamo per certo che a Milano Marittima c’era un campo tendando inglese per via della grande quantità di anelli da tenda ritrovati in una landa. I picchetti in questione, però, provengono da un’altra area molto più a nord, ma sicuramente di tende, in tutta l’area dell’aeroporto, ce ne erano sparse un po’ ovunque.

IL PICCHETTO DA GRELLA

Meno conosciuti sono invece i picchetti da grella. Dovete sapere che a quel tempo gli aeroporti d’appoggio venivano realizzati in breve tempo proprio grazie all’utilizzo delle grelle (Marston Mats in inglese). Le grelle altro non erano che pedane di metallo della lunghezza di 3 metri e dal peso di 30kg. Il vantaggio che offriva questa curiosa metodologia di costruzione delle piste era proprio quella di essere resistente, adattabile, facilmente assemblabile e trasportabile.

picchetto grella milano marittima

La grella ritrovata a Milano Marittima da Luca Aducati

Anche le grelle, per quanto grandi e pesanti, avevano bisogno di essere stabilizzate una volta messe a terra. Ciò avveniva attraverso dei gancetti che le tenevano unite l’una all’altra in rinforzo agli incastri e grazie anche all’utilizzo di picchetti.

Picchetto

I picchetti lunghi 60cm ritrovati da Filippo Lucchi

Il picchetto veniva conficcato nei fori delle grelle posizionate ai margini della pista. Questo conferiva stabilità orizzontale alla pista ed evitava gli spostamenti laterali delle grelle dovuti agli atterraggi di grandi aerei come i bombardieri. Per evitare che la pista si deformasse, il personale di terra conficcava i picchetti lungo tutto il lato lungo del perimetro. Anche in questo caso, però, potevano avere forme differenti.

Una azienda tedesca con la quale sono entrato in contatto, mi ha inviato la foto dei loro picchetti ancora oggi in produzione e sono simili in tutto per tutto a quelli in uso nella seconda guerra mondiale.

picchetto marston mat

I picchetti da grella dell’azienda tedesca

Si nota da subito la forma triangolare del chiodo e la differenza della testa che non è quadrata e piegata su stessa ma un tondo saldato. Questo mi porta ad escludere il nostro picchetto dall’utilizzo nelle grelle ma è anche vero che essendo molto simili avrebbe potuto adempiere allo stesso scopo in caso di bisogno.

Continueremo a svelare nuovi reperti ma, se te li sei persi, scopri quelli precedenti:

Piastrina tedesca

Targhetta Vickers Wellington

Dentifricio Pebeco

Granate Mills

Anello Leone di Giuda

Fregio Corpo Militare Nativo

Thomas Venturi e Filippo Lucchi