Milano Marittima Archivi - Pagina 20 di 73 - Il blog di Cervia e Milano Marittima

A conti sfatti siamo al verde

Nonostante la deforestazione dilagante sembra che a Milano Marittima il verde stia statisticamente aumentando. Sarà mica come quella vecchia storia dei polli?

Un tal Signore (è proprio il caso di dirlo) di nome Gesù, di cognome Cristo, di professione Dio in terra, se non ricordo male, almeno due volte fu preso dal dubbio, nel deserto e sulla croce. Strano, perché noi abbiamo pletore di politici ed amministratori a vario livello che sembrano divini ed infallibili sempre, mai il dubbio di aver fatto qualcosa di sbagliato, del tutto o in parte. Sempre successi. Sempre numeri trionfali.

Stamattina esco da casa e come sempre c’è già l’immancabile motosega in azione per aumentare il verde cittadino, si vede da come sta vivisezionando, pardon moltiplicando, un bellissimo pino, giustamente pochi ne restano di così belli e vanno segati, pardon tutelati.

a conti sfatti siamo al verde potatura pino

IL GIOCO DELLE STATISTICHE SUL VERDE

Poi mi capita di leggere un rendiconto proprio sul verde dove mi si apre il cuore a leggere di tante meraviglie. Pare proprio che ogni residente del mio comune disponga di una media di 5,8 alberi a testa, ed io che da 20 anni davanti casa, e non solo, praticamente mi sono visto solo segare pini a man bassa… Evidentemente sbaglio, per esempio mi pareva che nella mia traversa la copertura arborea fosse un vero tunnel di verde fra pineta e mare poi stranamente hanno fatto due hotel nuovi e alcune palazzine ed è sparito tutto, non hanno sostituito nulla, mah… Forse a quasi 50 anni ho la memoria che inizia a perdere colpi, forse le tante foto degli anni passati sono in realtà fotomontaggi di qualche burlone… Mah…

Leggo di oltre 5 milioni di aree verdi con disponibilità per residente di 181mq rispetto alla miseria dalla media nazionale di 31mq. Francamente mi ricorda la storia dei polli, che sulla carta è molto meglio della realtà (in questo articolo è spiegata in maniera esaustiva e ci fa capire come sia facile ingannare con le statistiche).

Poi io credevo che non fosse possibile mettere a paragone chi a Milano Marittima già abitava dentro alla pineta con chi invece abita nel forese dove ovviamente a prevalere è il terreno agricolo. Leggo, come tante volte, che non temiamo paragone con nessuno, e ci mancherebbe, sempre solo successi, al massimo ancora migliorabili ma mai una volta ripensabili.

Leggo che proprio questo paradiso in terra attira tante nuove famiglie ad abitare a Cervia… Mah, forse sono famiglie che provengono da zone d’Italia e d’Europa molto disastrate o arretrate e che comunque qui trovano condizioni migliori a prescindere, quanto a Milano Marittima, sono attratte vuoi dalla nomea prestigiosa che credono si acquisti assieme alla casa, vuoi che ormai anche le città più blasonate sono talmente ben amministrate che i cittadini non vedono l’ora di scappare almeno per il week end, perché a Milano Marittima non è che stanno meglio ma meno peggio che in città da loro.

IL PASSATO SI RIPETE?

Leggo che anche nel passato si è adattato un po’ il paesaggio locale alle nuove esigenze. Certo che si, pura verità, ma un conto è cambiare, un conto è stravolgere, un conto è far fuori la pineta per far legna per le trincee della Prima Guerra Mondiale, un altro è far fuori verde per farci appartamenti e casermoni.

Leggo che oggi siamo il risultato del lavoro di generazioni che hanno avuto a cuore la loro terra e la loro storia. Non mi pare proprio. Chi fece tabula rasa della pineta di Pinarella per farci campi di patate? Chi nel 1962 voleva non solo eliminare il toponimo Milano Marittima ma fare tabula rasa della pineta dietro le traverse (qui l’articolo a riguardo) per una nuova speculazione edilizia e un parco giochi? Già nel 1912 il fondatore Palanti in una lettera scrisse chiaro e tondo che il suo progetto di città giardino aveva salvato la pineta di Milano Marittima dove il Comune già aveva iniziato a tagliare gli alberi per farci campi di riso e di barbabietole. Era per amore della propria storia che Cervia voleva fare tabula rasa dei suoi bellissimi Magazzini del Sale e della Torre San Michele perché considerati testimoni di un epoca di cui vergognarsi? Se non ci credete andate a leggere il Corriere di Romagna del 6.5.2012 e del 23.2.2013).

LA MEDIA DEL POLLO

A conti sfatti siamo al verde

Dare i numeri così non dice assolutamente nulla, perché io posso anche tagliare duemila pini a Milano Marittima e poi ripiantarne altrettanti a Cannuzzo, ovviamente a livello generale il Comune di Cervia quei duemila pini non li ha persi ma mantenuti, ovviamente, ma il paesaggio di Milano Marittima senza duemila pini risulta decisamente stravolto nella realtà oggettiva. Mi sembra che questo lo capisce anche un bambino.

Altrimenti detto, come scrivere che un dato paese è pieno di benessere perché la banca cittadina è piena di soldi e facendo la divisione per numero di residenti ciascuno è ricco, poi però nei fatti i soldi in banca sono tutti del padrone terriero del paese e i contadini fanno tutti la fame, ma possono sempre essere contenti di passare per ricchi sulla statistica del giornale, bella coglionatura.

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi

Milano Marittima e Pinarella, terre promesse

Milano Marittima e Pinarella, tante colonie, tante proposte, ma anche tante domande che sono rimaste senza risposte.

“Che fine ha fatto il piano della colonie? Stiamo vivendo una situazione di degrado che avanza” questo hanno detto gli operatori di Pinarella e di Tagliata al Carlino del 17 Novembre 2021, dopo l’incontro promosso dalle associazioni di categoria. Hanno ragione. Ma noi siamo un paese di mare, cari lettori, e come si suol dire: promesse di marinaio, promesse… e basta.

Dicono che si sono sempre accontentati, ma adesso è ora di riaccendere i riflettori sulle due frazioni, anche se vantano solo il 25% delle presenze turistiche. Cari amici, ma allora non capite che il problema non è la percentuale dei turisti che interessa a chi amministra, ma quella dei votanti. Noi a Milano Marittima da sempre abbiamo tirato da soli la carretta degli introiti comunali per tre quarti, ma poi a livello di ritorni utili alla città ed ai residenti, quelli veri, non è mai tornato quasi niente. E continua ad essere così. Solo spot, solo fumo negli occhi, fra propaganda e pubblicità debitamente pilotata e supportata da certe pubblicazioni patinate ridicole.

Guardate il viale principale di Milano marittima, il Matteotti, se non è simbolo di degrado e ormai ampiamente avanzato! Basterebbe girarci dopo il tramonto e vedere come, nonostante i nuovi lampioni, sia molto più buio rispetto al Due Giugno degli hotel o di altre arterie come il viale che costeggia la ferrovia davanti alle Aie. D’estate non lo notate, perché le luci delle vetrine dei bar e dei ristoranti aiutano a mascherare.

Milano Marittima e Pinarella, terre promesse

Il Viale Matteotti in una delle tante foto che questa estate hanno documentato il degrado

Ricordo un titolo del corriere del 14 Febbraio 2017 “Col restyling Viale Matteotti diventerà un viale giardino”. Posto che lo era già e che il restyling ha interessato solo 200 metri dei 2 km del viale, adesso è sotto gli occhi di tutti che il Matteotti è diventato il viale dei cassonetti e dei rifiuti in bella vista. Un bel ingresso vip e fashion non c’è che dire.

E non parliamo del lungomare. Sembra che ci stiano facendo un favore, quando era già un nostro diritto averlo, come da progetto del 1912 del fondatore Palanti. Nelle successive planimetrie e piani regolatori era sempre prevista questa arteria. Nelle carte del 1937 era Viale Lungomare 23 Marzo mentre in quelle del Focaccia del 1941 era Nuovo Viale della Passeggiata al Mare.

Milano Marittima e Pinarella, terre promesse

Quando a Milano Marittima c’era lo spazio per un ampio lungomare

Poi non si fece neanche durante l’esplosione turistica degli anni del boom né in quelli ruggenti degli anni 80… chissà perché, chissà chi lo aveva occupato tutto, quel terreno, a proprio uso e consumo.

Milano Marittima e Pinarella, terre promesse

Anche in questa foto si vede come ci fosse lo spazio per far passare un lungomare ampio come un’autostrada

E dire che il progetto delle colonie per Pinarella e Tagliata io me lo ricordo, esposto ai Magazzini del Sale, una sequela di bellissime proposte che, mi dissi, avrebbero spostato l’asse del turismo davvero qualificato da Milano Marittima alla nuova realtà a sud di Cervia. Per Milano Marittima, chiusa dalla propaganda solo nei fasti del passato, sarebbe stata una mazzata.

Leggi qui per approfondire l’argomento sulle colonie.

È strano che i cittadini elettori, visto che Pinarella nel ultimo ventennio è esplosa demograficamente, non si facciano valere essendo infinitamente più numerosi di noi di Milano Marittima. Come hanno sempre fatto a Savio, dove sono riusciti per esempio ad avere un costosissimo Pala Savio, mentre noi a Milano Marittima vip abbiamo si e no un centro congressi che nulla ha da invidiare ad un granaio…Scusate se ve lo dico ma io non essendo a libro paga di nessuno dico quello che penso.

Quando qualcuno, anche di fama internazionale, propose fior di restyling per le colonie di Milano Marittima già 40 anni fa, si è visto sempre la strada assolutamente sbarrata, e ci sarebbe finalmente da capire perché. Io stesso proposi la Monopoli come naturale centro congressi di Milano marittima già bello e pronto, un assessore in pubblica riunione mi rintuzzò in maniera offensiva dicendo che io non capivo nulla.

La realtà è ben diversa dalle promesse da marinai e da tanta propaganda a mezzo stampa che non vivendo qua purtroppo vi bevete, e ve ne bevete parecchia, confezionata magari fashion e glamour, ma sempre e solo propaganda resta.

Milano Marittima e Pinarella, terre promesse

Fra l’altro recentemente Pinarella ha dato a Cervia un sindaco molto giovane, e pare molto rampante, che però era più interessato ad appoggiare un orrendo ed inutile, anzi dannoso, mega grattacielo alla Prima Traversa di Milano marittima piuttosto che, appunto, riqualificare le colonie già esistenti nel suo quartiere di nascita.

Questo, cari amici di Pinarella, non ve lo ricordate?

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi

La prossima strage di pini

Il Conte torna a parlare della strage di pini di Via Melozzo da Forlì e fa una previsione su dove ci sarà il prossimo abbattimento di massa.

Francamente, mi stupisce la vampata di polemiche ed indignazione a seguito della strage di pini in Via Melozzo. È solo l’ultimo capitolo di un racconto già pieno di pagine anche peggiori e che è destinato ad averne di successivi.

La prossima strage di pini

Corriere di Romagna del 14/11/2021

Non mi pare che quando fecero fuori la pineta dietro all’hotel Mare Pineta, ampiamente boscata, e sostituita da un gruppo di palazzi e da un parcheggio quasi sempre vuoto, ci siano state lamentele. Non mi pare che quando fu eliminata dal Matteotti una pineta fra la Quattordicesima e Quindicesima Traversa, sempre per farci appartamenti e dove nei mesi scorsi il verde che era rimasto era stato ulteriormente sfoltito, abbia suscitato polemiche. Neanche quando li vicino hanno fatto fuori un lotto pinetale a ridosso dell’Hotel Monaco.

La prossima strage di pini

La pineta scomparsa in Viale Matteotti tra la XIV e la XV Traversa

Da oltre 10 anni nessuno si preoccupa della messa in vendita, a fini edilizi, del vicino lotto di pineta accanto all’Hotel Sahara all’Anello del Pino e che sarà la prossima strage di pini, se si eccettuano strane proposte per la Colonia Varese, dove anche li si vorrebbe fare tabula rasa.

La prossima strage di pini

Il lotto già in vendita nel 2011 all’Anello del Pino

la prossima strage di pini

 

Quanto al consumo del territorio, basta farsi un giro per Milano Marittima e vedere come in ogni nuova costruzione le volumetrie siano ampiamente superiori a quelle dei vecchi caseggiati demoliti.

Francamente fa specie leggere certe affermazioni del tipo che con i nuovi interventi ci sarà più verde. Se costruisci anche poco dove prima non c’era nulla, la logica vuole che aumenti non certo il verde ma la massa di cemento. Mi pare semplice. Ancora peggio leggere che ci si starebbe addirittura tenendo più stretti rispetto a parametri precedenti, insomma dovremmo quasi ringraziare? Per non dire di chi da lezione di non cementificazione, quando sotto il suo dominio si appoggiava a spada tratta la costruzione di una schifezza chiamata bonariamente eco mostro, ovvero il grattacielo dei 220 appartamenti alla prima Traversa.

Davvero non si sa più se ridere o piangere, a partire dalla mia traversa e altre limitrofe. Io da 20 anni, ed oltre, vedo solo più cemento, più caseggiati e sempre meno alberi, aiuole e fiori. Il problema è che nonostante tutto a Milano Marittima c’era talmente tanto verde che, nonostante i massacri, ancora molto ne resta agli occhi dei forestieri, che siano turisti o frequentatori del week end, tutte persone che non hanno memoria pregressa per capire la differenza abissale.

Non si capisce come mai nel paese del verde manchi costantemente di farsi sentire, a livello non politico e partitico ma a livello ambientale, il famoso partito dei Verdi. Evidentemente sono impegnati in battaglie di altri colori, dato che non li abbiamo mai visti ne sentiti a manifestare il benché minimo disappunto sul nuovo andazzo su quei cantieri che a Milano Marittima sono operativi pure la Domenica e come posso testimoniare, anche se non sarò creduto, operativi addirittura durante i fuochi di mezzanotte di un capodanno di qualche anno fa. Alla faccia dell’edilizia in crisi.

Ultimamente c’è sempre un problema col verde, c’è sempre un permesso per eliminarne, ma stranamente più ne togli più dicono che aumenta, mah. Come cittadino residente mi sento preso in giro, e non voglio pensare a quei cretini che dicono che i pini segati a Milano Marittima si possono ripiantare altrove nel comune per mantenere comunque la percentuale di verde e di alberature inalterata. Ovviamente questo è giusto a livello di numero, ma per tutto il resto è una cazzata. Se togli ad un luogo i suoi elementi caratterizzanti, quel luogo sarà completamente stravolto.

Perché mantenere in centro storico a Roma il Colosseo e il Pantheon e non farci al loro posto dei bei parcheggi o degli ipermercati, tanto li ricostruiamo pari pari fuori città così li vediamo lo stesso. Peccato che Roma non sarebbe più Roma. Possibile che sia così difficile da capire?

Come vi ho già scritto tante volte, entro il 2030 Milano Marittima sarà il clone di Lido di classe, una sequenza di case, case, e ancora case, un dormitorio per l’estate ed il week end, poco verde in linea con tante altre località, qualche negozio attorno alla Rotonda Primo Maggio e tanti saluti al meraviglioso sogno iniziato nel 1912.

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi

Nuovo reperto: cingolo Sherman

E’ stato ritrovato nella pineta di Milano Marittima l’elemento di un cingolo di carro armato americano Sherman M4.

Il ritrovamento da parte di Fabio Battistini, appassionato di storia della Seconda Guerra Mondiale, di un elemento di un cingolo Sherman nell’area dell’ex aeroporto alleato di Milano Marittima, è unico nel suo genere.

Nuovo reperto: cingolo Sherman

Uno Sherman M4

L’ELEMENTO DEL CINGOLO SHERMAN

Il reperto in questione è stato rinvenuto nell’area della pista d’atterraggio ed è uno dei componenti, detti più correttamente maglie, che servivano a tenere uniti i cingoli.

Nuovo reperto: cingolo Sherman

Foto: Elisa Paolucci Giannettoni

Ogni carro armato aveva cingoli costruiti con filosofie progettuali differenti e questo elemento in particolare faceva parte degli statunitensi Sherman M4, che furono i carri armati costruiti nel maggior numero di esemplari durante la Seconda Guerra Mondiale assieme al T-34 sovietico.

Nuovo reperto: cingolo Sherman

Foto: Elisa Paolucci Giannettoni

Complice la solida costruzione, dovuta anche alla sua destinazione di utilizzo, il reperto si presenta splendidamente conservato e grazie agli scatti della fotografa Elisa Paolucci Giannettoni riusciamo ad apprezzarne ogni dettaglio rimasto sepolto nella pineta per oltre 70 anni.

IL CARRO ARMATO SHERMAN

Lo Sherman M4 era un carro armato americano armato con un cannone da 75mm e due mitragliatrici, ma i primi ad utilizzarlo furono i britannici dell’Ottava Armata Britannica in Nord Africa.

Nuovo reperto: cingolo Sherman

Uno Sherman durante lo Sbarco in Sicilia

Il 9 luglio 1943 gli Sherman vennero impiegati nello sbarco in Sicilia con la United States Army nella 2nd Armored Division e nel 753rd Medium Tank Battalion (753º battaglione carri medi). Conseguentemente hanno combattuto nello sbarco a Salerno, in quello di Anzio e a Cassino.

IL COLLEGAMENTO CON L’EX AEROPORTO ALLEATO

L’aeroporto alleato di Milano Marittima fu una struttura militare realizzata disboscando i tre quarti della pineta per fornire sostegno all’avanzata dell’Ottava Armata Britannica nel Nord Italia. La prima ad avere gli Sherman, come abbiamo visto, è stata proprio questa armata che, nel passaggio nella nostra località, ha lasciato a terra un pezzo dei loro carri armati.

Thomas Venturi e Fabio Battistini

Strage di pini in Via Melozzo da Forlì

Un post pubblicato su Facebook mostra diversi pini abbattuti in Via Melozzo da Forlì.

Alzarsi la mattina e trovarsi già nei social le foto dell’ennesima strage di pini in Via Melozzo da Forlì a me, perlomeno a me, fa piangere il cuore. Quella nelle foto pubblicate non è la strage del tornado del 10 Luglio 2019, ma quella del 10 Novembre 2021.

Strage di pini in Via Melozzo da Forlì

Via Melozzo da Forlì, Cervia. Foto: Alessandro Turroni

Strage di pini in Via Melozzo da Forlì

Via Melozzo da Forlì, Cervia. Foto: Alessandro Turroni

Strage di pini in Via Melozzo da Forlì

Via Melozzo da Forlì, Cervia. Foto: Alessandro Turroni

Francamente, non c’è neanche bisogno di guardare Facebook e neanche di farsi una passeggiata per Milano Marittima, basta rimanere in casa propria, perlomeno noi veri residenti, perché c’è sempre, tutti i giorni, festivi compresi, qualche moto sega pubblica o privata che va alla grande e si sente come un perenne fastidioso ronzio delle zanzare di notte in camera da letto.

viale forlì milano marittima

Viale Forlì, Milano Marittima

Sega di qua, sega di là, c’è sempre una scusa pur di segare. La cosa strana è che una volta era più facile avere un miracolo da Padre Pio più che il permesso di segare anche un solo pino, stranamente adesso si va giù subito ed in quantità industriali.

“Ormai Milano Marittima fa concorrenza a certi paesi nordici per produzione di legname”.

Questo perché saremmo, secondo la propaganda, la località che ama il verde, anzi, una località sempre più verde. È facile da raccontare sui giornali, la vita vissuta è ben diversa, specie da chi appartiene ad una famiglia legata a Milano Marittima da 70 anni e ci abita tutto l’anno da 54 e si ricorda bene come fosse Milano Marittima, quella vera, quella verde.

Via Melozzo da Forlì

Ho ritrovato nel mio archivio un vecchio manifesto di qualche decennio fa firmato da Silvano Collina, dove ci si impegnava ad avere più verde più pulizia e meno rumori in una località che già era a posto così.

milano marittima

Milano Marittima

Adesso abbiamo più sporcizia nonostante la nuova tipologia di raccolta, abbiamo più rumori grazie alla movida notturna e il verde è sempre più un ricordo che rimarrà solo nelle vecchie foto.

centro climatico marino

Centro Climatico Marino, Milano Marittima

Che poi basta andare a vedere le foto di Milano Marittima, quella ancora degli anni ’80, e capire l’enorme differenza con oggi e sarebbe ora di finirla di mettere tutto in conto alla tempesta del luglio 2019 o altre piccole buriane, stanno segando a man bassa da metà anni ’90, e soprattutto non c’è ripiantumazione in tanti punti, a partire da intere traverse, e nessuno ci spiega perché dove prima insistevano 20 pini poi non è stato ripiantato neanche un cespuglio di rucola…

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi