Cucina romagnola a Milano Marittima

hotel casa major

Il Conte ci parla di come un tempo i turisti venissero a Cervia e Milano Marittima per gustare la vera cucina romagnola.

“Milano Marittima è la signora dell’Adriatico, l’unica che dalla pensione Maria con tagliatelle fatte in casa si è sempre tenuta alla larga” scriveva un disinformatissimo articolista in pieno centenario (cfr. Carlino 10.08.2012). Oltre che una cavolata, è offensivo per tutte le persone che con coraggio, intraprendenza, sudore e debiti hanno fatto la Riviera Romagnola.

Fin dai suoi esordi solo il Mare Pineta fu classificato come “albergo”, il resto erano tutte pensioni come Ebe, Quisisana, Taverna Verde, Al Bosco, Aurelia ecc. Ma forse per qualcuno tutto ciò è indegno dell’immagine di Milano Marittima di oggi e va quindi reinventata di sana pianta.

Proprio una pubblicazione del Touring Club del 1930 elogiava la cucina romagnola e casereccia del Mare Pineta quando a frequentarlo erano grandissimi nomi come i Savoia. Come al solito i documenti parlano chiaro e come al solito noi ve ne proponiamo uno davvero sfiziosetto, un menù del Mare Pineta proprio con le specialità della cucina romagnola. Basta leggere! Quanto alla striscia bianca, è facile che nasconda qualche piatto intitolato al Duce o a qualche gerarca di quelli che frequentavano il noto hotel prima dei famosi generali inglesi.

Ma come dicevamo spesso chiacchierando con Neddo e Zimbo, ormai a gestire la storia e l’immagine di Milano Marittima è tutta gente che non è di Milano Marittima e soprattutto non sa nulla della nostra città. Non sanno e né possono concepire come la vecchia élite villeggiante non disdegnasse, anzi ricercasse, la nostra tipica cucina romagnola.

hotel mare pineta

Le Fruttaie del Mare Pineta

Per decenni molti turisti, in primis i tedeschi che erano il 90% delle presenze, sono venuti proprio per questo, perché cercavano “la Romagna”. Ai tempi s’andava (come il celebre Fausto Coppi) alla pensione Mimosa o al Cacciatore per le tagliatelle e da Riccardo alla Zi Teresa per i suoi tortellini.

Che una clientela d’alto censo non disdegnasse le pensione posso ben dirlo anche io; ricordo, ad esempio, la pensione Lucciola della famiglia Villa con ottima cucina di pesce, se non mi credete chiedete alla moglie dell’assessore Grandu che ci ha lavorato.

In Viale dei Pini c’era la pensione Cigno del sindaco Masacci ed anche la pensione Cina della madre di Ottavio Righini. Lo stesso Claudio Plazzi, uno dei più noti ristoratori di Milano Marittima (Zi Teresa e Brasserie), viene proprio da una di quelle famiglie che gestivano le prime strutture di Milano Marittima come la pensione Belvedere, stesso vale per la patronessa del Caminetto (già al ristorante “Milano” di Veronese, oggi farmacia Morgagni).

Pensioni e cucina romagnola a Milano Marittima

L’orto di Batani ad Acquapartita

A smentire queste favole spacciate per storia di Milano Marittima dovrebbe essere l’associazione albergatori. Per fortuna c’è ancora chi appartiene alla vecchia guardia e dice ancora le cose come stanno: Tonino Batani, che non si vergogna mai di ricordare gli umili inizi della sua pensioncina a Cervia e tutt’oggi è fierissimo di poter viziare i suoi clienti coi frutti del suo orto personale, dicendo in una intervista a “Vero” del 1° Maggio 2014: “I turisti? Mi piace prenderli per la gola”.

Ad altri, invece, piace prenderci per il c…

Il Conte Ottavio Ausiello Mazzi