Continua da: Sogni infranti (prima parte)

Sogni infranti (Seconda parte)
Palazzo della Civiltà Italiana

Dopo Milano Marittima vs Zingonia, Milano Marittima vs l’REU. I Romani vedevano l’EUR “come se quel singolare quartiere non fosse parte integrante della città” (Venerdì di Repubblica 23.10.2015). I cervesi e non solo, vedevano Milano Marittima come entità a sé, perché così era (soprattutto socialmente). All’EUR “venivano a prendere il caffè i più grandi registi, oggi sembra un quartiere fondato sull’aperitivo” proprio come Milano Marittima dove “sedersi al Nuovo Fiore valeva ben oltre un gelato” oggi invece è tutto uno street-bar. “Quello che sembra mancare è un’identità urbana, una prospettiva, come se l’EUR fosse rimasto incompiuto e incompleto dalla nascita”. Idem per Milano Marittima dove tanta progettualità (Palanti, Bordone, Vietti-Violi ecc.) fu fermata subito o rimase sulla carta (vedi lungomare di Milano Marittima). “Non è facile tenere viva la città perché non ha un’identità storica come Cervia” (Carlino 24.10.2015). Allora quello del Palanti non fu un progetto fortemente identitario? E come ha fatto Milano Marittima ad essere vivissima fino a tutti gli anni ’80? Il problema è che l’identità di Città Giardino è stata soppiantata dall’idea di Città Mercato! Non si doveva trasformare Milano Marittima in un ipermercato con negozi di abbigliamento tutti uguali, azzerando quella pluralità merceologica (macellai, lattai, fruttivendoli ecc.) che assicurava a noi residenti annuali, una vita ottimale ed autosufficiente dalla stessa Cervia. Né fare di Milano Marittima una Mirabilandia urbana ad uso e, purtroppo, ampio consumo di un turismo non certo d’élite. Il problema del rilancio di tutta Milano Marittima è nella fissazione di coloro che la chiamano Mi.Ma riassumendola nei negozi del centro. L’articolista indica l’EUR come un “Quartiere-Città” e così era Milano Marittima. Oggi la prospettiva è una Milano Marittima in crisi demografica, un grande dormitorio di centinaia di appartamentini, perlopiù estivi (d’inverno abitati da extracomunitari e rumeni) con le attività sempre più radunate attorno alla Rotonda 1° Maggio. L’identità di Milano Marittima viva 365 giorni a 360 gradi, sia come città, sia come giardino, non poteva resistere. A breve i lavori per “un centro più bello e all’altezza dei suoi negozi” (Carlino 12.9.15). Adesso sono i negozi a dettare l’urbanistica? Ed il resto di Milano Marittima non è all’altezza di vedersi fare migliorie perché non vi sono negozi “firmati”? Dicono che bisogna puntare “sulla naturale tradizione commerciale della cittadina” (Voce 24.10.2015) ma non c’è nessuna naturale tradizione commerciale a Milano Marittima, se la sono inventata fissandosi su certi negozi! Milano Marittima mica nasce bottegaia! Si invita a farla rinascere “lavorando su glam e lo shopping” (Carlino 24.10.2015). Ma non s’era finalmente capito che doveva “rimpossessarsi della sua anima persa a favore dell’immagine superficiale di vetrina”? (Corriere 31.8.2014). Come si può rendere vivo un paese che non ha più residenti ma solo boutiques? Dove ci sono più appartamenti che gente da farci abitare?

Il Conte che non conta

Sogni infranti (seconda parte)

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